Che cosa chiamiamo veramente "verità"? E quanto di ciò che consideriamo vero dipende dal linguaggio, dalle convenzioni e dal modo in cui gli esseri umani interpretano il mondo?
In Su verità e menzogna in senso extramorale, Friedrich Nietzsche affronta queste domande mettendo in discussione una delle convinzioni più radicate della cultura occidentale: l'idea che le nostre parole siano in grado di riprodurre fedelmente la realtà. Scritto nel 1873, questo breve testo propone una riflessione radicale sulla conoscenza, sul linguaggio e sui concetti.
Nietzsche sostiene che gli esseri umani costruiscono attraverso le parole e i concetti delle rappresentazioni della realtà e finiscono poi per considerarle come verità oggettive. La "menzogna" a cui allude il titolo non deve quindi essere intesa semplicemente come una falsità intenzionale. Nietzsche utilizza il termine in un senso più ampio, per interrogare il rapporto tra ciò che chiamiamo verità e le convenzioni attraverso le quali organizziamo l'esperienza. Il risultato è un testo breve ma estremamente provocatorio, che invita il lettore a guardare con occhi diversi il linguaggio e le proprie certezze. Una lettura particolarmente importante per comprendere alcune delle idee che Nietzsche svilupperà negli anni successivi.
