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Le premesse storiche della Corte di giustizia dellâUnione europea
1.1 Il contesto storico
La fine della seconda guerra mondiale segna per lâEuropa non solo la fine di quel conflitto, ma anche lâuscita da un periodo politicamente ed economicamente drammatico: esso era iniziato con la precedente guerra mondiale e aveva poi visto succedersi non poche crisi e tensioni di varia natura, sfociate appunto nellâultimo conflitto verificatosi, ad oggi, sui nostri territori.
In quel contesto si inserĂŹ il progetto di costruzione dellâunitĂ europea che va visto sia come il frutto di grandi personalitĂ anticipatrici e di generosi movimenti ideali, sia come il risultato di circostanze oggettive che erano mancate tra le due guerre mondiali e che invece si presentarono dopo il 1945.
Quanto alle circostanze contingenti, lâidea di unâEuropa unita, pacificata e democratica si diffuse molto piĂš su larga scala rispetto agli anni precedenti. Ciò derivò da una reazione alla distruzione e alla sofferenza portate dalla guerra e da una forte critica al nazionalismo sviluppata dai movimenti della Resistenza antifascista e antinazista di tutta Europa. A dire il vero, questo europeismo della Resistenza non era affatto scontato, poichĂŠ essa corrispondeva anche allâidea di una lotta per la liberazione nazionale e allâidea di una battaglia per il restauro della democrazia nazionale.
Invece, dopo le devastazioni dei due conflitti, si fece strada in Europa la convinzione della necessitĂ di una nuova dimensione politica tra gli Stati, ispirata a una diffusa cooperazione tra di essi da realizzare attraverso la creazione di una serie di enti internazionali operanti in campi diversi e con geometrie differenti.
Ad esempio, il decennio successivo alla fine della seconda guerra mondiale vide un fiorire di queste iniziative, alcune delle quali andarono ben oltre i confini del continente: basti pensare allâOrganizzazione del trattato dellâAtlantico del Nord (nato) del 1949; allâOrganizzazione europea di cooperazione economica (oece), creata nel 1948 da sedici Paesi europei per gestire il Piano Marshall di ricostruzione dellâEuropa postbellica e poi trasformatasi nel 1960 nellâOrganizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (ocse); lâUnione europea occidentale (ueo) del 1948, costituita da sette Paesi europei come organizzazione di sicurezza militare e di cooperazione politica; e, infine, il Consiglio dâEuropa del 1949, fondato da dieci Paesi europei a tutela dei diritti dellâuomo e dei valori democratici, che oggi conta quarantasette Stati membri.
Questo elemento innovativo fu in qualche modo anticipato dal âManifesto di Ventotene per unâEuropa libera e unitaâ: Altiero Spinelli, Eugenio Colorni e Ernesto Rossi, costretti al confino nellâisola Pontina, nel 1941 redassero un testo in cui la collaborazione tra i Paesi europei viene declinata intorno allâobiettivo della costituzione degli Stati Uniti dâEuropa. Altiero Spinelli capĂŹ che soltanto se si fosse messo un limite alle sovranitĂ nazionali, soltanto se si fosse cercato di costruire qualcosa di diverso da una semplice alleanza tra Stati sovrani, soltanto se si fosse trovato il modo si mettere insieme delle sovranitĂ , delle funzioni, dei poteri, per esercitarli a livello sovranazionale, si sarebbero potute superare le contraddizioni ed evitare le sciagure del passato.
Unâaltra circostanza oggettiva che favorĂŹ il progetto di costruzione europea fu di natura geopolitica.
Nei Paesi vinti, come Germania e Italia, ogni alternativa nazionalista, anche democratica, allâintegrazione europea divenne improponibile, tanto che il dibattito sullâEuropa talora assunse tinte apocalittiche, sia per il ricordo recente della guerra, sia per radicale screditamento del nazionalismo, specie nei grandi partiti di massa antifascisti.
Per i Paesi vincitori, come Francia, Belgio e Olanda, lâunitĂ europea si prospettava anche come una soluzione innovativa alle preoccupazioni legate alla questione tedesca, orientata al fine di evitare gli stessi errori del Trattato di Versailles.
Centrale fu, poi, il ruolo degli Stati Uniti, poichĂŠ essi contribuirono a creare un quadro politicamente e ideologicamente favorevole allâidea dâEuropa: infatti, se movimenti europeisti di ristrette ĂŠlites idealistiche poterono finalmente influenzare efficacemente le decisioni politiche dei grandi partiti e dei governi dei sei Paesi fondatori fu anche perchĂŠ la potenza vincitrice della seconda guerra mondiale si impegnò nel dopoguerra per lâintegrazione dellâEuropa occidentale e appoggiò la volontĂ degli europei di operare una svolta rispetto a una storia antica e recente di guerre e massacri. Chiaramente, gli Stati Uniti dâAmerica di Harry Truman e di Dwight Eisenhower non furono solo mossi da un idealismo volto alla realizzazione di una pace internazionale stabile: essi furono spinti anche da interessi economici, ossia dalla volontĂ di formare un grande mercato transatlantico tra lâAmerica e lâEuropa ricostruita, e dallâesistenza di interessi politici peculiari, come il rafforzamento di un alleato prezioso nel quadro della Guerra Fredda che li oppose dal 1947 allâurss.
Come detto, oltre a queste circostanze oggettive favorevoli, fu di rilievo lâopera di personalitĂ uniche e visionarie.
Lâideale di unâEuropa unita nel segno della pace, della democrazia e della cooperazione economica fu fatto proprio, nellâimmediato dopoguerra, da autorevoli uomini politici di diversi Paesi e di diversa estrazione ideologica: conservatori come Churchill, cattolici come De Gasperi, Adenauer e Robert Schuman, socialisti come LĂŠon Blum e il belga Paul-Henri Spraak.
In particolare, lâidea del Manifesto di Ventotene di Spinelli, Colorni e Rossi fu declinata in termini funzionalisti e graduali dallâallora ministro degli esteri francese Schuman nella sua dichiarazione del 9 maggio 1950. Affermando che lâEuropa ânon potrĂ farsi in una sola volta, nĂŠ sarĂ costruita tutta insiemeâ, egli indicò nella creazione di unâorganizzazione aperta ad altri Paesi europei, che mettesse âinsieme la produzione franco-tedesca di carbone e di acciaio sotto una comune Alta AutoritĂ â, il primo passo da compiere in vista di quellâobiettivo. Determinati a impedire il ripetersi di un terribile conflitto come quello appena conclusosi, i governi europei giunsero alla conclusione che la fusione della produzione di carbone e acciaio avrebbe fatto sĂŹ che una guerra tra Francia e Germania, storicamente rivali, diventasse ânon solo impensabile, ma materialmente impossibileâ. CosĂŹ quel primo passo venne realizzato con la firma del Trattato istitutivo della ComunitĂ europea del carbone e dellâacciaio a Parigi il 18 aprile 1951 da parte di Belgio, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi. La sua creazione fu resa possibile da una spinta in avanti di questi Paesi, rispetto alle preferenze di altri Stati dellâEuropa occidentale che facevano parte dellâoece, che aprĂŹ cosĂŹ il passaggio dalla semplice cooperazione meramente liberoscambista allâidea di una integrazione piĂš profonda tra quei Paesi: da una logica puramente intergovernativa emerse una logica sovranazionale e comunitaria.
Questa svolta fu compiuta soprattutto grazie a quello che viene chiamato il âmetodo di Jean Monnetâ, che riesce a legare strettamente integrazione economica e pace tra i Paesi vicini ex nemici e a fare della soluzione comune della storica questione tedesca la leva di unâunitĂ europea di tipo nuovo.
Infatti, Jean Monnet, politico francese nutrito di cultura industrialistica e tecnocratica che fu il primo Presidente dellâAlta AutoritĂ della ceca, era convinto che la cooperazione in un campo specifico potesse stimolare un processo di unificazione europea esteso ad altri ambiti. Secondo questa idea le solidarietĂ di fatto create in settori limitati dellâeconomia avrebbero potuto avere un effetto a macchia dâolio coinvolgendo ulteriori settori. Il metodo fu abbracciato dai Paesi fondatori, tanto da diventare quello utilizzato prevalentemente nella storia del processo di integrazione europea.
1.2 La nascita della Corte di giustizia della ComunitĂ europea del carbone e dellâacciaio
Il concetto di federal-funzionalismo sintetizzò questa originale combinazione di pragmatismo funzionalista con un sistema giuridico e istituzionale condizionato sia dal pensiero federalista sia dallâimportanza attribuita tradizionalmente dalla cultura francese alla legge e, in particolare, al diritto come strumento della trasformazione della societĂ .
In questâottica si inserisce lâistituzione, fin dalle origini, della Corte di giustizia della ComunitĂ europea del carbone e dellâacciaio.
Essa fu concepita da subito come un apparato autonomo in grado di assicurare lâesercizio della funzione giurisdizionale nellâambito dello specifico ordinamento e quindi le fu conferita la pienezza dei poteri tipici di tale funzione, e tale pienezza fu rivolta immediatamente sia nei confronti delle istituzioni comunitarie e degli Stati membri sia nei confronti dei singoli cittadini.
Questo la rese un ente con una funzione giurisdizionale in senso puro, in cui lâorgano giudicante è svincolato dallâinflusso di considerazioni extragiuridiche, ad esempio politiche, e ha il compito di assicurare il rispetto del diritto nellâinterpretazione e nellâapplicazione dei Trattati a garanzia del sistema giurid...