Tutto l'Occidente sta attraversando un periodo di grande scontento. La crisi non riguarda solo l'economia, ma nasce da una sensazione di incertezza circa il proprio ruolo e di pessimismo sul proprio futuro. La frustrazione e la rabbia si scaricano sul sistema politico basato sulla democrazia liberale rappresentativa. Nei paesi dove il sistema è tradizionalmente piÚ fragile sono arrivati al potere partiti populisti nati per scardinare il passato.
La difesa dall'immigrazione ed il richiamo identitario a cercare protezione nelle piccole patrie, hanno gonfiato le vele dei partiti sovranisti. La crisi economica ha fatto da detonatore di questo ribollire di sentimenti e di risentimenti.
Gli articoli ed i discorsi raccolti in questo volume vogliono aiutare il lettore a ripercorrere le tappe recenti che ci hanno portato fin qui e offrire nuovi spunti di riflessione e di dibattito soprattutto in materia economica, ma con riflessi evidenti sul piano politico.
BisognerĂ lottare, ma non si deve cedere al pessimismo. Possiamo costruire una alternativa ai grillo-leghisti, europeista ed innovativa rispetto alla vecchia politica.

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I 24 mesi che hanno messo in ginocchio l'Italia. Ecco come possiamo rialzarci
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I 24 mesi che hanno messo in ginocchio l'Italia. Ecco come possiamo rialzarci
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Capitolo 1
La slavina inizia con il referendum costituzionale del 4 dicembre 2016
Confuse e pretestuose le ragioni del NO

Zagrebelsky e Pallante sostengono che al referendum bisogna votare no perchĂŠ la riforma costituzionale in accoppiata con lâItalicum accentra i poteri a favore dello Stato e nello Stato a favore dellâEsecutivo, ma tutto questo non corrisponde nĂŠ alla lettera della riforma nĂŠ tanto meno allâItalicum â Crainz e Fusaro dimostrano chiaramente come in realtĂ la riforma e il superamento del bicameralismo paritario avvicinino lâItalia ai Paesi piĂš avanzati â La pia illusione di fare una riforma migliore se vince il No.
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Gustavo Zagrebelsky è un illustre professore di diritto costituzionale. Insieme con il professor Francesco Pallante dellâUniversitĂ di Torino ha dato alle stampe un piccolo e agile volumetto per spiegare le ragioni del No al referendum sulla riforma costituzionale (Loro diranno, Noi diciamo, Laterza, 2016).
Ă una lettura interessante che â a mio parere â chiarisce invece, anche ai non esperti in materia e ai dubbiosi, per quale ragione sia vitale per il futuro dellâItalia votare SĂŹ. Il cuore della tesi sostenuta dai due illustri cattedratici è da loro stessi riassunta in questo modo: âUna cosa è chiara, lâaccentramento (dei poteri) a favore dello Stato e nello Stato a favore dellâEsecutivo a danno della rappresentanza parlamentareâ. E ancora: âLâaccoppiata Italicum-Riforma costituzionale rende evidente come il vero obiettivo delle riforme sia lo spostamento dellâasse istituzionale a favore dellâEsecutivoâ.
Ora, a parte la denuncia del restringimento della rappresentanza dei cittadini, che porta i due studiosi a paventare la creazione di un governo oligarchico, dominato da latenti istinti autoritari che proprio non corrisponde nĂŠ alla lettera della riforma costituzionale nĂŠ tanto meno allâItalicum, uno snellimento delle procedure politiche attraverso la riduzione dei livelli di governo, il taglio del numero dei parlamentari e soprattutto una piĂš efficace distinzione tra i compiti dello Stato e quelli delle Regioni, è proprio quello di cui il nostro Paese, bloccato da oltre ventâanni di veti incrociati, ha urgente bisogno. Bisogna votare SĂŹ per dare piĂš capacitĂ di azione al Governo centrale, abolire alcuni enti inutili come il Cnel e conferire alle Regioni uno spazio chiaro di azione e una rappresentanza in un Senato che farĂ poche cose, tutte volte a un migliore raccordo tra governo centrale e autonomie locali.
Al di lĂ di alcuni aspetti tecnici, che certamente avrebbero potuto essere meglio precisati (ma anche qui bisogna vedere in quale direzione), la tesi di fondo dei due professori torinesi è che con queste riforme si rischia un assetto istituzionale che restringe gli spazi della democrazia e della partecipazione popolare. Ora, questa è una tesi del tutto infondata e â mi scusino gli illustri giuristi â anche risibile, dato che lâabolizione del bicameralismo paritario avvicina il nostro paese a quanto avviene nella maggior parte delle democrazie occidentali, senza dar luogo a dittature di sorta.
Lâaccentramento di maggiori responsabilitĂ nel Governo di Roma dĂ seguito a una richiesta avanzata per anni da tutti gli operatori economici e, soprattutto, pone le basi per mettere un freno alle spese incontrollate degli enti locali, la cui allegra finanza (spesso clientelare) è stata causa non secondaria della quasi bancarotta del Paese. Se poi si considera che, nella riforma, gli assetti di governo, come ad esempio i poteri del premier, non vengono toccati e che il ruolo del Capo dello Stato è addirittura potenziato, mentre comunque il Senato continua a esercitare su diverse materie poteri di interlocuzione e di controllo, non sembra realistico gridare alla âsvolta autoritariaâ.
Confortano in questo senso le riflessioni del libro di uno storico, Guido Crainz, e di un giurista, Carlo Fusaro, sulle ragioni di aggiornamento della Costituzione (Donzelli Editore) con una prefazione di alto valore civile e politico dello stesso Donzelli. I due autori dimostrano, con ricchezza di dati, che tutte le modifiche fatte ci avvicinano alle esperienze costituzionali dei paesi con i quali è ragionevole confrontarsi. E anche per quel che riguarda il cosiddetto âcombinato dispostoâ con la legge elettorale, non sembra affatto ragionevole pensare che la volontĂ del cittadino elettore venga distorta da un premio al vincitore, premio che permette di arrivare a una maggioranza certa e al varo di un governo.
Vale la pena ricordare quello che è accaduto in altri Paesi: in Francia Marine Le Pen prese solo 2 seggi con il 18% dei voti e in Gran Bretagna lo Ukip ebbe un solo seggio con quasi il 10% dei voti. Con lâItalicum invece il partito che dovesse prendere il 10% dei voti potrĂ contare su circa 40-50 seggi. Soprattutto, il premio di maggioranza assegnerĂ al vincitore 340 seggi, cioè 25 in piĂš della maggioranza dei componenti della Camera, quindi tutto dipenderĂ dalla compattezza del partito di maggioranza che, come si è visto negli ultimi ventâanni, non è affatto certa.
Appare quindi evidente che le critiche alla riforma Boschi sono infondate o pretestuose, come quella sulla lunghezza del nuovo articolo 70 che regola i compiti del Senato delle autonomie. Se infatti finora bastavano due righe per dire che il Senato fa esattamente le stesse cose della Camera, nel nuovo testo è stato necessario precisare invece cosa devono fare i rappresentanti di regioni e comuni. Si è scelto di andare troppo nel dettaglio? Come succede sempre, sarà poi la prassi politica a chiarire le modalità operative delle due Camere.
Le ragioni del SĂŹ alla riforma sono di gran lunga superiori alle eventuali imperfezioni che vengono usate per indurre al No. Del resto bastano due innovazioni per spingere a votare a favore: viene superato il bicameralismo paritario, con il miracolo di un Senato che ha votato a favore della propria soppressione, circostanza che non si ripeterĂ facilmente, e vengono regolati i poteri delle autonomie locali, ponendo riparo agli errori fatti sotto la spinta di uno sgangherato federalismo.
Un No per mandare a casa Renzi. Insomma si vuole buttare a mare una buona riforma per azzoppare il Governo. Anche se a questo scopo saranno a disposizione tra non molto le elezioni politiche. Poi ci sono i Ni, come quelli patetici di Parisi e Tremonti che, insieme a DâAlema, sostengono che adesso bisogna votare No per poi fare una riforma migliore. Pia illusione o malafede: bocciare questa riforma, che comunque tecnicamente non ha nulla di disprezzabile, vuol dire tenersi lâattuale sistema per chissĂ quanti anni ancora, oppure peggiorarlo di molto con una nuova legge elettorale puramente proporzionale che non darebbe luogo ad alcun governo. E questo non gioverebbe allâItalia. E forse nemmeno allâarmata Brancaleone del No capitanata da Brunetta e dal redivivo Landini.
Referendum costituzionale: lo strano NO del Prof. Monti

Lâex premier voterĂ No per protestare contro questa manovra che, con i suoi tanti bonus, punterebbe a comprare il voto degli elettori: eppure, sono proprio le nuove regole costituzionali la premessa per modificare la propensione della politica ad acquistare il consenso con la spesa pubblica.
. . .
Caro professor Monti,
ci conosciamo dagli anni Settanta e ho sempre apprezzato il rigore delle sue analisi economiche e lâinnovazione delle sue proposte volte alla modernizzazione dei mercati finanziari e in generale alla ridefinizione del ruolo del settore pubblico nelle moderne economie liberali. Ma trovo una profonda contraddizione allâinterno del suo ragionamento (nellâintervista di oggi al Corriere della Sera), per il quale sarebbe indotto a votare No al referendum per la modifica della nostra Costituzione.
Il suo voto contrario non riguarda tanto le modifiche costituzionali â molte delle quali lei giudica positivamente mentre altre le appaiono dubbie, come quella del Senato â ma si riferisce al metodo adottato dallâattuale governo per âcomprareâ il consenso necessario a farle passare. Si tratterebbe della scelta di Renzi di distribuire bonus, o âmanceâ, a varie categorie di cittadini-elettori con scarsi effetti sullo sviluppo complessivo della nostra economia, ma con conseguenze assai negative sulle modalitĂ di gestione della politica e sulla stessa cultura dei cittadini, spinti a rimanere attaccati alle mammelle della finanza pubblica, invece di muoversi verso forme piĂš adulte e mature di cittadinanza.
Ma proprio qui sta la contraddizione del suo ragionamento. Sono le nuove regole costituzionali che costituiscono la premessa (necessaria, anche se non sufficiente) per mod...
Table of contents
- Copertina
- Frontespizio
- Colophon
- Presentazione
- Introduzione
- Capitolo 1 â La slavina inizia con il referendum costituzionale del 4 dicembre 2016
- Capitolo 2 â Il Governo Gentiloni visto da Montecitorio
- Capitolo 3 â Il Governo nazional-populista e i suoi effetti sullâeconomia italiana
- Capitolo 4 â Il ruolo dellâinformazione e la crisi de âIl Sole 24 Oreâ
- Capitolo 5 â Difficile ma indispensabile la ripresa di un progetto politico di riformismo sociale di mercato
- Capitolo 6 â Il sovranismo ingannevole, stare in Europa conviene
- Lista dei nomi e dei luoghi citati
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