Matteo Salvini è una delle figure emergenti piĂš controverse della politica europea. Dal 2013 leader della Lega italiana â partito un tempo secessionista che lui stesso ha trasformato nel campione della nuova destra nazionalista, ondeggiante fra Putin e Trump â, nel 2018 è diventato vicepremier e ministro dell'Interno di un governo di coalizione con i populisti del Movimento 5 Stelle. Accusato di razzismo, Salvini ha costruito il suo successo sul disorientamento sociale provocato dalla globalizzazione, sulla paura dell'immigrazione e su un dissacrante attivismo mediatico. Ma anche su un'abilitĂ politica coltivata in una lunga militanza nel partito, iniziata quando aveva 17 anni, che gli ha permesso di cogliere prima di altri il nuovo spirito dei tempi. Secondo i piĂš, dopo le elezioni del 2018, Salvini è diventato il leader di fatto della politica italiana, con l'obiettivo di guidare il fronte nazionalista a Bruxelles dopo le elezioni europee del maggio 2019 e, poi, il prossimo governo italiano. Questo saggio è una mappa che cerca di rispondere a una semplice domanda: chi è davvero Matteo Salvini?

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Matteo Salvini #ilMilitante. Terza edizione ampliata e aggiornata
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Capitolo 1
Il politico
Mancano due giorni a Natale. Matteo Salvini è segretario federale della Lega Nord da appena una settimana.
Il congresso del 15 dicembre 2013 a Torino gli ha consegnato le chiavi di un partito che non gode piĂš di buona salute. Ma il neo-segretario ha una prioritĂ : vuole invitare i cittadini milanesi ad andare a donare il sangue.
Lâavis, lâassociazione che raccoglie i donatori volontari, è preoccupata perchĂŠ nel periodo natalizio si presentano sempre meno persone e le scorte si stanno giĂ assottigliando in tutta lâarea metropolitana.
Câè bisogno di un appello.
La mattina del 23 dicembre, un lunedĂŹ da âponteâ lungo, lui che da anni è iscritto allâavis convoca leghisti e giornalisti nellâambulatorio di largo Volontari del Sangue, periferia nord-est di Milano.
Salvini si fa fare il prelievo. Il sangue lo donano anche i dirigenti locali del movimento. Come il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, il volto della Lega di governo che Salvini, il leghista di lotta, ha sostituito alla segreteria.
âVenite a donare il sangue. Aiutare il prossimo coi fatti, non solo a paroleâ. Lâappello di Salvini attraverso i social network suona cosĂŹ. Ă il modo di fare politica che gli ha sempre reso le maggiori soddisfazioni: prendere un problema quotidiano, ficcarcisi nel mezzo e farne oggetto di mobilitazione.
Per Salvini donare il sangue ai propri concittadini è piĂš utile che fare i âbuonisti a paroleâ verso gli immigrati che vengono da lontano.
Ma questo episodio del 2013 non segnala soltanto un orientamento programmatico. Svela anche il legame profondo che il nuovo leader ha sempre mantenuto con Milano, la città nella quale è nato e cresciuto, dove sogna di fare un giorno il sindaco-sceriffo.
A Milano
La tessera della Lega Lombarda arrivò nel 1990. Aveva 17 anni.
âSalvini me lo ricordo sin dallâinizio, frequentava ancora il liceo Manzoni e faceva parte del gruppo di giovani che venivano nella vecchia sede di via Vespri siciliani[1]â, rammenta Luigi Negri, allora segretario provinciale milanese, poi fuoriuscito dal movimento nel 1995 dopo aver guidato la Lega Lombarda.
âUna volta alla settimana câera la serata dedicata ai giovaniâ, racconta Negri. âSi studiavano i temi e si organizzavano gli incontri pubbliciâ. Câera da preparare lâattacchinaggio dei manifesti, la distribuzione dei volantini per strada, lâorganizzazione dei banchetti. Due argomenti su tutti: le autonomie e la questione morale.
La Lega Nord sarebbe nata ufficialmente solo lâanno dopo, quando al congresso di Pieve Emanuele a Umberto Bossi, che nel 1984 aveva fondato la Lega Lombarda, riuscĂŹ lâoperazione di unire sotto di sĂŠ la galassia delle diverse sigle autonomiste del Nord. Ma giĂ prima nel dna di chi frequentava le sezioni lâobiettivo era chiaro: togliere potere e soldi a Roma, lo Stato centrale accusato di sfruttare il ricco gettito fiscale della Lombardia, del Veneto, del Piemonte per mantenere il Sud.
âPadroni a casa nostraâ, recita uno degli slogan leghisti mai passati di moda. Per lungo tempo si è ipotizzata persino la rottura dellâunitĂ nazionale.
Nel 1990, però, annotava Daniele Vimercati, âbiografoâ della prima Lega, il movimento giĂ âsi scatenava su quello che è ormai diventato il suo cavallo di battaglia: il no allâimmigrazione selvaggiaâ di quelli che venivano chiamati âvuâ cumprĂ â[2].
Alle elezioni regionali di quellâanno la Lega fece il primo grande botto, uno dei segnali dello sgretolamento della Prima repubblica. A livello nazionale raccolse il 5,39%, mentre diventava il secondo partito lombardo col 18,9% dei voti, un decimale in piĂš del pci, ben davanti al psi (14,3%) e dietro alla sola dc (28,6%).
Lâanno in cui Salvini da anonimo simpatizzante decise di iscriversi al movimento era quello che stava dunque segnando la svolta per la Lega Nord.
âLa mia vita â racconterĂ lui stesso ormai al culmine della popolaritĂ â cambiò radicalmente durante il quarto anno di liceo, quando decisi di iscrivermi alla Lega. Rimasi colpito da un manifesto sul quale troneggiava uno slogan: sono lombardo voto lombardoâ[3].
I barbari
Lâoccasione di mettersi alla prova, arrivò nella primavera del 1993. Candidato al Consiglio comunale di Milano, con quel pizzico di casualitĂ che per il futuro segretario della Lega rappresenterĂ sempre un destino.
âSalvini venne messo in lista perchĂŠ volevo puntare sui giovani â sostiene Negri â e chiesi, quasi pretesi, che ne fossero inseriti molti. Dovevano fare esperienza. Ma erano tutti giovani assolutamente tranquilli, diversi dallâimmagine dipinta dallâesternoâ.
Milano non è mai stata al centro del consenso leghista, a dispetto della geografia e di quella simbologia che ne hanno poi fatto la capitale materiale e morale del Nord. La civile Milano era diversa dai rozzi paesi di montagna, si diceva.
âLa veritĂ â avrebbe spiegato Roberto Ronchi, uno dei primissimi ad avere in tasca la tessera della Lega a Milano â è che fino a pochi mesi prima non avevamo la forza di farci ascoltare. Eravamo in dieci a tappezzare di manifesti tutta Milanoâ[4].
Lâeccezione alla regola arrivò dirompente, proprio in quel 1993. Marco Formentini divenne sindaco alla guida di un monocolore della Lega, che prese il 40,6% dei voti. La prima e finora unica volta nella storia.
La Milano che era stata il crocevia del potere italiano negli anni di Bettino Craxi e lâepicentro del terremoto politico-giudiziario provocato dallâinchiesta Mani Pulite divenne di colpo la capitale leghista.
Con le truppe di Bossi erano arrivati âi barbari in municipio a Milanoâ, annotava Giorgio Bocca. Che prudentemente però usava la parola barbari tra virgolette, perchĂŠ spiegava che âsei milanesi ...
Table of contents
- Copertina
- Frontespizio
- Colophon
- Presentazione
- English Summary
- Introduzione 2019
- Introduzione 2015-2018
- Capitolo 1 Il politico
- Capitolo 2 Il leader
- Capitolo 3 A destra
- Capitolo 4 Al governo
- Capitolo 5 Le parole
- Capitolo 6 LâImmagine
- Conclusioni
- Lâintervista
- I manifesti della lega 1990-2017
- Lista dei nomi e dei luoghi citati
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