Carl Gustav Jung è da ritenersi non solo uno storico psichiatra e psicoanalista ma anche e soprattutto un grandissimo studioso delle culture e filosofie orientali. Se vogliamo, in tal senso, fu un vero e proprio precursore rispetto al crescente interesse verso dottrine tanto antiche quanto affascinanti, quali lo Yoga, il Tao e lo Zen. Il suo interesse per le filosofie orientali era quasi un'ossessione. Jung praticava lo yoga e trattava i propri pazienti con la meditazione zen e i mandala. La sua affascinazione per il Nirvana, il Karma, i Chakra, il Kundalini, il Raja Yoga, il Tao, l'I Ching... era quasi maniacale. Questo saggio indaga il viaggio culturale e spirituale che il professore svizzero compì verso tali direzioni, avvicinando e confrontando le antiche dottrine orientali con i pilastri della cultura e filosofia occidentale. Scopriremo, pertanto, uno Jung inedito e ancora più sorprendente, per quella che è stata una personalità già complessa e di rara sensibilità intellettuale. Un modo originale e diverso, perché no, di compiere un sorprendente viaggio verso e attraverso culture per noi tanto affascinanti quanto ancora misteriose e poco esplorate. Per chi è questo libro: Per chi vuole conoscere la cultura Yoga
Per chi vuole conoscere la filosofia Zen
Per chi vuole conoscere la dottrina del Tao
Per chi vuole conoscere i Mandala
Per chi vuole conoscere l'I Ching
Per chi vuole scoprire i Chakra
Per chi vuole conoscere il Buddhismo
Per chi è interessato alla Meditazione
Per chi è interessato al Nirvana e al Karma... È un libro per soli amanti e studiosi di Psicologia e Filosofia? ASSOLUTAMENTE NO!
È UN LIBRO ADATTO A CHIUNQUE abbia voglia di scoprire le filosofie orientali (o approfondirne le conoscenze), attraverso gli studi di uno dei massimi pensatori della nostra cultura. Attraverso questo libro, rimarrai folgorato dal potere magnetico delle dottrine orientali e scoprirai quali sono le sostanziali differenze tra il pensiero occidentale e quello orientale, in particolare per quanto concerne il senso della vita e la sua percezione.
In particolare scoprirai il senso più profondo del vivere secondo i crismi delle filosofie orientali. Tali conoscenze apriranno potentemente in te uno spiraglio verso un nuovo equilibrio interiore e un nuovo senso della vita... In conclusione, un libro che potrebbe rivelarsi un potente faro per una percezione nuova della tua persona e del mondo che ti circonda. Una lettura da affrontare con la curiosità di un bambino che ha sete di vita e conoscenza.

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JUNG E LE FILOSOFIE ORIENTALI. Il libro per conoscere e amare la cultura Yoga, il Buddhismo e la Meditazione Zen, il Tao, i Mandala e l'I Ching
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Eastern PhilosophyXI. PSICOLOGIA JUNGHIANA E ALCHIMIA TAOISTA; UN INCONTRO PROFIQUO
“Il Principio che può essere enunciato
Non è quello che fu da sempre.
L’essere che può essere nominato
Non è quello che fu da ogni tempo.
Innanzi che i tempi fossero,
fu un essere ineffabile,
non esprimibile”.
Lao Tze
I primi riferimenti di Jung alla tradizione sapienziale taoista, risalgono al 1921 e si ritrovano nel testo “Tipi psicologici”. Ma il grande interesse per essa si sviluppò solo a partire dal 1928, anno in cui il sinologo R. Wilhelm pregò Jung di redigere un commento alla sua traduzione di un trattato alchemico ed esoterico taoista dal nome di “Il segreto del fiore d’oro”. Lo psicologo zurighese fu profondamente attratto da questa trattazione, soprattutto dalla teoria degli aspetti complementari della vita detti yin e yang, che lui mise in analogia con le sue teorie di Animus e di Anima, così come riflettè profondamente sulla possibilità di creazione di un corpo spirituale immortale, l’embrione d’oro, che libera l’uomo dagli aspetti contingenti e materiali del divenire.
Il fine principale che Jung si proponeva, era quello di colmare le distanze fra il pensiero Occidentale ed Orientale, mettendo in luce quegli aspetti di comunanza che legavano indissolubilmente le due tradizioni. Siamo di fronte quindi ad un portato ermeneutico importante rispetto ad un testo di quasi esclusiva diffusione orale, soggetto a differenti commenti e trattazioni. L’occidente, per Jung, aveva bisogno di acqusire le profondità del pensiero cinese che non aveva perso, nei secoli, nulla del suo riferimento agli archetipi e ai modelli inconsci dell’esistenza umana. I parametri orientali difatti erano profondamente collegati allo sviluppo della vita interiore e soggettiva dell’essere umano che si sostanzia in una multiforme attività immaginativa e creativa della mente. Il cinese difatti vive in un universo colmo di significati metaforici e simbolici, alla ricerca di una integrazione continua fra uomo e cosmo. Il concetto di Tao, che implica le nozioni di unità nella molteplicità, riflette bene questo atteggimento. La ricerca dell’illuminazione spirituale è difatti per l’orientale, un passo necessario e fondamentale, così come è fondamentale per Jung il suo corrispettivo occidentale, ossia il processo di individuazione. Esso espande la coscienza ed approfondisce la consapevolezza, integra gli opposti e approda all’unità e alla sintesi indivisa del Sé. Il “Segreto del fiore d’oro” forniva dunque a Jung un metodo di introspezione e di illuminazione dellla mente attraverso il controllo e la trasformazione dell’energia psichica dell’inconscio e corrispondeva al metodo introspettivo ed analitico che Jung praticava attraverso l’uso dell’immaginazione attiva e della visualizzazione. In tal modo, attraverso l’autonomia e l’auto sviluppo, l’individuo poteva approdare ad una visione più espansa e totale della vita; poteva liberarsi dalle false limitazioni dell’io e accedere ad una dimensione più spirituale ed elevata.
XI.f.1. Dimorare nel Tao
Il Taoismo emerge in Cina a partire dal V/IV seecolo a.C. Esso basa la sua filosofia e le sue dottrine sul concetto di Tao, termine tradotto con “Via”, “Sentiero”. In realtà questo concetto enuclea quel Principio primo che sta alla base della Creazione e che rappresenta l’origine delle trasformazioni e del mutamento incessante della vita. Sotto questo profilo il Tao può essere considerato anche come la legge o norma sottesa all’ Universo. Gli antichi taoisti distinguevano due tipi di Tao: il Grande Tao o Principio senza nome e senza forma anche conosciuto come Wu chi o il Grande Vuoto, da cui deriva il Tao con nome e con forma, che contiene al suo interno la polarità dinamica della manifestazione anche conosciuta come yin e yang. Questi due fattori rappresentano il “lato in ombra” ed il “lato in luce” della vita, così come anche il fattore passivo o ricettivo (femminile) ed il fattore attivo o realizzante (maschile); in entrambi i principi è contenuto in nuce il seme dell’altro a identificare la possibilità non solo dell’interazione ma della trasformazione dell’uno nell’altro. Secondo il taoismo lo yin nutre lo yang , e lo yang orienta lo yin, in un ciclo infinito di richiami. Come emerge dalle immagini della pagina precedente, nel primo caso siamo di fronte al Tao Primordiale, alla potenzialità assoluta dello Spirito indiviso, mentre nel secondo, il Tao dinamico, troviamo le attualizzazioni dei due fattori creativi vicendevolmente legati. Il ciclo vitale del cosmo è difatti connesso alla dinamicità delle energie, teso in un gioco continuo fra emanazione e riassorbimento.
Jung definisce il Tao nel seguente modo:
[…] Via, metodo, principio, forza naturale o vitale, regolarità dei processi naturali, l’idea del mondo, causa di tutti i fenomeni, il giusto, il bene, l’ordine morale del mondo […] La conoscenza del Tao ha dunque lo stesso effetto di redenzione e di elevazione della conoscenza del Brahman: si diventa una sola cosa con il Tao, con l’infinita “durata creatrice”. […] Tao è un’entità irrazionale, e quindi del tutto inafferrabile (299).
Un fattore importante del pensiero taoista consiste nel non rifuggire la Natura ma nel valorizzarla, nell’integrare l’azione dell’uomo all’interno di essa attraverso un processo di armonizzazione delle energie. La meta dell’uomo è di vivere una vita intensa e piena, ricercando nella natura stessa quelle forze che permettono un’ascesi equilibrata. La coscienza dell’individuo dovrebbe così arrivare, attraverso la ricerca interiore, a dimorare nel Grande Tao Primordiale, senza mortificare il corpo e le sue funzioni e senza fuggire le responsabilità di una vita comunitaria. I trattati essenziali del Taoismo sono il “Tao te ching”, del III secolo a.C. e attribuito a Lao Tze e lo “Zhuangzi”, del IV forse II secolo A.C., di autore ignoto. In entrambi i trattati è contemplata la figura del saggio taoista che cerca, attraverso la meditazione, la serenità, la spontaneità e l’armonia dello spirito in un contatto diretto ed immersivo, di rispetto, se non venerazione, della Natura in quanto il Microcosmo è un riflesso diretto del Macrocosmo. A proposito è riportato nel “Manuale di storia delle Religioni” , il seguente passo:
Cerca il Dao nel moto delle stelle, nel fluire dei fiumi, nel comportamento degli animali e nella vita delle piante; non li sente ontologicamente diversi da sé ma uniti da quella profonda simmetria che fa sì che la scoperta degli elementi della natura sia vista come una progressiva rivelazione di se stessi (300).
Il mondo così è la grande dimensione alchemica in cui l’essere umano trova quegli elementi che gli permettono di raggiungere l’immortalità e dimorare nel Grande Tao. La tradizione taoista, soprattutto del VII secolo d.C., coniuga quindi essere e divenire, in un percorso che si avvale della meditazione e dell’ascesi buddhista così come delle tecniche alchemiche di trasformazione e sublimazione dell’energia capaci di produrre un corpo spirituale immortale. Alcuni di questi concetti, li ritroviamo espressi nel seguente passo:
I testi più antichi parlano dell’arte di “nutrire il principio vitale” che consisteva nel seguire un modo di vita “puro”, caratterizzato dal distacco, dalla calma, dalla concentrazione, e nel curare le forze vitali (il soffio, l’energia primordiale e l’essenza seminale) evitando di adoperarle oltre misura e sconsideratamente e facendole circolare in modo equilibrato all’interno del proprio corpo per renderle armoniosamente attive (301).
Non a caso gli immortali sono raffigurati, in molte immagini, nel loro “volo estatico” ; volo che li porta all’interno dell’universo nascosto e segreto della natura e del mondo superiore degli dei, come emerge dal seguente passo:
Gli immortali vivono sulle montagne sacre dei miti, la loro pelle è bianca come la neve e il ghiaccio, le ossa sono come la giada, il viso splendente, un’aureola contorna la loro testa, tutto il loro corpo è radioso di luce.[…]. Si nutrono di vento e bevono la rugiada. Appaiono e spariscono, fondendosi a tal punto con l’ambiente da non essere distinguibili. Magicamente “sprofondano nella terra” o “ascendono al cielo in pieno giorno”. Sperimentando la loro totale integrazione nel cosmo, volano sopra nuvole a cavallo di un drago fino ai quattro punti dell’universo e passeggiano sugli oceani,. Si trasformano nelle infinite forme del Dao e il loro corpo non si deteriora.[…] si tratta di un corpo trasformato, raffinato, purificato, un corpo che ha raggiunto una dimensione cosmica (302).

XI.f.2 “Il Segreto del fiore d’oro”: l’embrione dell’illuminazione e la ricerca dell’immortalità
Questo trattato esoterico è stato tradotto per la prima volta dal sinologo Wilhelm nel 1928 sulla base di un testo acquisito in Cina nel 1920. Se ne conosce una traduzione francese di Pierre Grison del 1970, uscita nelle edizioni Mediterranee e appaiata alla traduzione del Wilhelm che va sotto il titolo di “Il mistero del fiore d’oro”, e una più recente, del 1991, dell’inglese Thomas Cleary, uscita in edizioni dell’Astrolabio-Ubaldini nel 1993, con il titolo “Il segreto del fiore d’oro”. Fra la traduzione del Wilhelm e quella del Grison c’è compatibilità e continuità tradizionale e interpretativa, mentre c’è un divario, anche importante, fra la traduzione del Wilhelm e quella del Cleary. Quest’ultimo ha ritradotto il testo, in edizione integrale, privilegiando il portato e gli influssi della tradizione del Buddhismo Chan settentrionale e negligendo, quasi completamente, i contenuti taoisti. Difatti non si parla della creazione dell’embrione d’oro attraverso la circolazione della Luce ma semplicemente della meditazione e della interiorizzazione della mente attraverso la pratica della meditazione buddhista. È così privilegiata una visione che analizza e indaga i processi del pensiero invece che un processo esoterico realizzativo del corpo dell’immortalità. Da quest’ultima traduzione mancano anche le immagini esemplificative del processo alchemico taoista, che sono presenti nell’originale. In questa sede verranno analizzate tutte e tre le versioni: quella del Wilhelm con l’apporto del Grison insieme alla versione della Boringhieri, sempre in traduzione del Wilhelm, che include il commento di C.G.Jung; un breve commento comparativo fra la versione del...
Table of contents
- PREFAZIONE: Una via all’introspezione cosmica…
- Introduzione: Il progresso spirituale dell’anima…
- I. JUNG E LA SCOPERTA DEL PENSIERO ORIENTALE: NOTE BIOGRAFICHE…
- II. LA QUESTIONE DELLA COSCIENZA, DELL’INCONSCIO E DELL’INDIVIDUAZIONE: UN CENTRO DI VITA DINAMICO…
- III. L’APPROCCIO PSICOLOGICO E LA MEDITAZIONE BUDDHISTA…
- IV. ARCHETIPI, SIMBOLI e MANDALA : FATTORI DELLA TRASFORMAZIONE…
- V. MORTE, RINASCITA E REINCARNAZIONE…
- VI. L’ATTINGIMENTO DEL NIRVANA E LA LIBERAZIONE: IL LIBRO TIBETANO DELLA GRANDE LIBERAZIONE…
- VII. JUNG E LA FILOSOFIA DEL VEDANTA, DEL RAJA YOGA E DEL KUNDALINI YOGA…
- VIII. LA SINTESI DEGLI OPPOSTI E L’ATTINGIMENTO DEL BRAHMAN…
- IX. LA VIA DELL’ASCESI SPIRITUALE: ELEMENTI DI RAJA YOGA…
- X. LA VIA DEL KUNDALINI YOGA…
- XI. JUNG E LA VIA REALIZZATIVA DELLO ZEN E DEL TAOISMO…
- XI. PSICOLOGIA JUNGHIANA E ALCHIMIA TAOISTA; UN INCONTRO PROFIQUO…
- XII. L’”I Ching” o il Libro dei mutamenti: introduzione di R. Wilhelm…
- Conclusioni…
- NOTE…
- Glossario termini orientali…
- Bibliografia ragionata…
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