Prefazione
Cosa accada nella mente umana sembra rappresentare unâessenza unica e imprendibile talvolta labile, altre misteriosa, ma come spesso succede può racchiudere una carica aggressiva irrecuperabile, che non permetta di poter tornare sui propri passi.
Ă quanto spesso si verifica soprattutto nella mente di soggetti maschili, che per motivi forse atavici o di forte frustrazione, sono capaci di riversare, completamente, sulle donne.
In un tracciato di scrittura notevole, per la sua creativitĂ e ambientazione, è quanto mette in rilievo lâautore del testo Una scatola di latta, Massimo Occhiuzzo, rifacendosi, in parte, a rapimenti di ragazze avvenuti in Italia negli anni passati.
Situazioni assai dolorose, che hanno coinvolto giovani donne, e indotto le loro famiglie, a ritrovarsi in un ginepraio disordinato, dal quale poter riuscire a estrapolare, indizi e motivazioni, utili alla risoluzione del caso.
In una circostanza di forte malessere interiore, agiscono alcuni dei personaggi presentati dallâautore in questo volume, inserito in una Roma che si dimostra quasi indifferente alla gravitĂ di certi avvenimenti, per la sua ormai presa di coscienza, di dar vita a una societĂ malsana, in cui si sono dissolti, quasi del tutto, remoti valori interiori.
Due innocue signore dâetĂ avanzata, dopo il ritrovamento dâuna scatola con delle missive, danno inizio a unâindagine che col trascorrere del tempo darĂ corpo a fatti su cui, le autoritĂ , potranno muovere dei passi piĂš decisi e risalire a quanto effettivamente accaduto anni prima.
Fanno la loro comparsa, gradualmente, nel volume i vari interpreti, che daranno il via a una serie di eventi ben congegnati tra loro e che metteranno in risalto, di volta, in volta, le peculiaritĂ caratteriali di ogni personaggio. AumenterĂ , nel corso della lettura la suspance della storia, in un crescendo di occasioni, che terranno avvinto il lettore alle pagine del libro, giungendo cosĂŹ, a unâinaspettata, quanto imprevedibile conclusione dello stesso.
Lâautore oltre a rendere scorrevolissima la lettura, con un attento tratteggio dei vari protagonisti, che a mano a mano, compaiono sulla scena del giallo, ne raffigura con abilitĂ lâimpronta ideologica, rendendo ognuno di loro molto vicino a una dialettica di vita che scorre giornalmente nel nostro quotidiano. In questo contesto, Occhiuzzo, rende assai appropriato alla dinamica del libro, lâatteggiamento dei vari soggetti, che si muovono in unâatmosfera precisa in tutti gli accadimenti, davvero correlati tra di loro.
Dimostra pertanto, lo scrittore, una spiccata sensibilitĂ dâanimo a pennellare personalitĂ umane dal profilo, talvolta complesso, che operano in una dimensione ambigua, celando la propria oggettivitĂ in atteggiamenti discordanti e lontani da una realtĂ accettabile di vita.
Una visione approfondita e delineata, risulta, essere stato il proponimento dellâautore, in questo testo, della primitivitĂ e violenza del maschio, che poco sembra essersi evoluto, nel corso dei secoli, dando vita a scene di possessivitĂ esasperante e cruenta nei confronti dellâaltro sesso, assai piĂš sensibile e progredito, e in grado di dare scacco a sollecitazioni mentali dai toni assai superati.
Silvia De Angelis
Prologo
Un bianco febbraio a Roma
Sulla cittĂ nevicava e tutto era completamente bianco intorno a lui. Aveva lasciato le strade consolari intasate dal traffico delle automobili e aveva deviato in aperta campagna. Cercava un posto isolato dove fermarsi. Il paesaggio, alle prime luci dellâalba, appariva spettrale. La neve aveva ricoperto tutto e il suo sguardo, attraverso il finestrino, era reso opaco dal suo stesso fiato e spaziava senza punti di riferimento. Non sembrava che si fosse fermato solo a pochi chilometri da Roma.
Era stanco, nei dintorni non câera anima viva. Accese un sigaro che avrebbe sostituito il caffè di cui aveva voglia. Aveva deciso che quello poteva essere il luogo giusto e che il suo tempo era ormai scaduto. I suoi pensieri erano giunti alla fine.
Il sigaro si consumava lentamente lasciando una scia di fumo e odore. Fece lâultima tirata e lo gettò fuori dal finestrino. Il sigaro cadde nella neve facendo una piccola fossa.
Ebbe un brivido. UscĂŹ dallâautomobile. Si guardò attorno e vide gli alberi che si erano piegati sotto il peso della neve. SalĂŹ sul parapetto del ponte: lâAniene scorreva gelido sotto di lui. In quel frammento dâistante vide con la coda dellâocchio unâombra e istintivamente fece un leggero movimento. Lâultima immagine fu quella di un uccellino che gli svolazzava intorno mentre si gettava dal ponte. Cadde nellâacqua del fiume lasciandosi andare nel buio che lo accolse stringendolo a sĂŠ. La neve non era piĂš candida e il cielo guardava muto e impietoso.
Capitolo I
Un sacchetto di rifiuti
Come ogni giorno dellâanno, la signora Lucia Ascoli aveva preparato, con la solita cura, il sacchetto dellâimmondizia per gettarlo nel cassonetto situato di fronte al portone del suo palazzo.
Non câerano molti rifiuti in quella busta: della buccia dâarancia, i resti di una cena, delle bottiglie di plastica vuote, delle scatolette di cibo per animali e, appallottolato, qualche gratta e vinci senza fortuna. Lei viveva con i suoi adorati cinque gatti che le facevano compagnia nei suoi ottantadue anni portati splendidamente.
La sua vicina, la signora Elide, era lâunica conoscente in quel palazzo di soli anziani. Lucia però non soffriva mai di solitudine: aveva un insolito interesse.
Sulle pareti bianche delle stanze del suo appartamento e su ogni superficie dove era possibile farlo, erano impressi dei versi. La signora Lucia era una poetessa.
Quella mattina stava per gettare il sacchetto dellâimmondizia quando il suo sguardo sempre attento e curioso alle cose che avvenivano intorno a lei, fu attratto da una piccola scatola di latta colorata abbandonata accanto a un albero lĂŹ vicino. Era uno di quei contenitori che un tempo conteneva i biscotti, un oggetto che le ricordava un mondo che non câera piĂš, un tempo lontano che le era appartenuto.
Lucia incuriosita la raccolse e tutta contenta se la portò a casa.
Qualcuno, da lontano senza essere visto, aveva osservato attentamente la vecchia signora prendere la scatola di latta e la seguĂŹ nei suoi movimenti.
Appena arrivata nella sua dimora, il primo pensiero di Lucia fu di dare da mangiare ai suoi micetti che lâaccolsero miagolando. Risolta lâincombenza, e dopo aver dato qualche carezza ai suoi amati felini, aprĂŹ la scatola che aveva appoggiato sul tavolo di marmo della cucina.
Allâinterno trovò delle lettere scritte su una carta ormai ingiallita dal tempo. Inforcò i suoi occhiali e ne lesse una a caso. La missiva era di poche righe, macchiata, sembrava fosse stata bagnata dalle lacrime, tanto che lâinchiostro si era dissolto in alcune lettere che si leggevano sfocate:
Cara mamma, aiutami! Non sono andata via di casa. So che mi cercate ma non posso dire dove sono, nÊ con chi sono. Devo mantenere il silenzio. Posso solo dirvi che sono prigioniera contro la mia volontà e, per amor vostro, non farò nulla che possa farvi del male. Probabilmente non leggerete mai questa lettera. Voglio dirvi che voglio bene a tutti voi, a te, a papà e a mio fratello Marco. Dimenticatemi,
Emanuela
Una signora al commissariato
La signora Lucia, dopo un primo momento di stupore, capĂŹ che quella missiva che aveva letto era importante e che avrebbe dovuto fare qualcosa. Era evidente che si trattava di un fatto troppo grave. Trattenne la sua curiositĂ e non aprĂŹ le altre. Si mise il soprabito e, senza nemmeno pettinarsi, cosa non usuale per lei, impugnò il bastone che lâaiutava nel suo cammino claudicante e uscĂŹ in fretta per andare al commissariato di polizia vicino casa sua.
Il quartiere dove viveva era sempre pieno di vita a quellâora del mattino, grazie agli studenti che andavano e venivano dallâuniversitĂ e alla gente del posto che a quellâora apriva i negozi. Lucia conosceva quasi tutti che al suo passaggio la salutavano con un sorriso.
Citofonò al portone del commissariato. Lâagente di guardia le domandò: ÂŤMi dica, che desidera signora?Âť
La donna chiese di parlare con qualcuno che potesse darle ascolto. Doveva denunciare un fatto grave di cui era venuta a conoscenza.
Quella mattina era di turno la commissaria Elena Giusti. La giovanissima poliziotta, con due lauree e giĂ pluridecorata per meriti di servizio, era assonnata e mal disposta. La notte precedente aveva dormito poco perchĂŠ nellâultimo periodo le cose non erano andate benissimo. In quel momento stava bevendo un caffè alla macchinetta dellâufficio. Quando vide avvicinarsi la signora anziana, temette di non essere in grado di sopportare quella presenza mattutina, ma fece buon viso a cattivo gioco e sfoderò il suo sorriso migliore: ÂŤVenga signora, si accomodi. Mi dica, di che si tratta? Vuole forse sporgere una denuncia?Âť
La signora Lucia porse la scatola alla commissaria e disse: ÂŤStamattina stavo buttando nei cassonetti lâimmondizia e ho trovato questa scatola bellissima. Al suo interno ho trovato delle lettere e ne ho letta una a caso che mi ha convinto a venire da voi. La legga per favoreÂť.
Elena la guardò perplessa, poi lesse con attenzione e capÏ subito che qualcosa di grave era avvenuto. Voleva leggere con calma le altre lettere e con gentilezza si rivolse alla signora: La ringrazio molto della sua cortesia e per avermi portato queste lettere. Farò tutto quello che mi sarà possibile per chiarire questa questione. Oggi stesso in...