La biografia di Van Gogh: "Un libro come itinerario abrasivo connotato dalla presenza di donne, di luoghi e ossessioni quali paradigmi intorno cui si svolse la struggente vita di Vincent Van Gogh.
Non donne in carne e ossa, ma donne-guida come Mrs Jones, donne-madri come Kee Vos, Christine Hoornik detta Sien, Margot Begemann, donne-ritratti come Mme Augustine Roulin e Mme Ginoux.
Poi i luoghi, tutti infinitamente coinvolgenti: Isleworth, Amsterdam, le Borange, Arles, St. Remy, Auvers-sur-Oise, ove Vincent spese la propria esistenza nel tentativo d'imprigionare colori, atmosfere, luci.
Infine le ossessioni quali malie sottili e tragiche che lo consumarono inesorabilmente.
Una vita affannosa e infaticabile dunque in una iterazione di atti e gesti condotti per mano da una volontĂ determinata a perdersi nel nulla allorchĂŠ la follia, certamente amata e desiderata come silenzio dall'angoscia, era divenuta dolorosa compagna capace, alla fine, di acquietare nella morte".

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Vincent Van Gogh
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Biografie in ambito artistico1. URSULA (EUGENIE) LOYER, Londra
Certamente la primavera era piĂš precoce in Inghilterra che in Olanda se giĂ a maggio i meli erano meravigliosamente fioriti.
Aveva ventâanni Vincent allorchĂŠ, nel maggio del 1873, raggiunse Londra, lâantico guado che da Westminster conduceva a Durovernum Cantiorum1, a Rutupiae2 se la riva sinistra del Tamesis flumen3 venne prima recintata, poi murata a difesa della civitas Londraianum4, della civitas trinobantium5, di una civitas6.
Gotica, screziata, languida di umori fluviali, una parte della cittĂ sposava orti, parchi e broli splendenti di querce, di bossi, di verzure fitte e debordanti perchĂŠ quel West End ne fosse invaso, occupato, ingombro. CosĂŹ brezze e olezzi di fresche penombre lâassediavano sino allâantica Rotten Row7, la route de roi, battuta da cavalli serrati ai morsi da dame e cavalieri dalle giacche rutilanti. NellâEast End invece unâumanitĂ cenciosa, virale, canagliesca si stipava negli strazi, temeva un contagio di povertĂ , sâoffriva prigioniera nel ghetto delle rookeries8.
Lontano intanto, molto lontano intanto, in terra dâOlanda, infatti, perse nella nebbia di ricordi e dimenticanze, cittĂ diverse avevano segnato lâinfanzia e la giovinezza di Vincent. Anni appena trascorsi, anni perduti in altrui volontĂ . CittĂ e villaggi, e borghi, e case smarrite, consumate nella solitudine di plaghe irretite da tempi ingombri dâacqua. Dunque lâAia, Tilburg, Zevenbergen, Zundert. Proprio nel villaggio di Zundert, Vincent era nato il 30 marzo del 1853.
Zundert era paese di frontiera che si confondeva in orizzonti smarriti, in luci e ombre di un paesaggio schiuso su campi vizzi, sterili, selvaggi. Anche su borghi e case misere e ombrose, su storie che non diventavano mai storie, su vicende che schernivano altre vicende. E si confondeva Zundert in colori grigi, in nuvole basse, in venti penetranti e aspri, in silenzi immani, in corti respiri, in affanni, in tormenti, in volti atterriti dalla propria angoscia.
Tetti spioventi â cosĂŹ a sguardi appena alzati â a coprire uno spazio battuto da rare carrozze. E la casa natale di Vincent era lĂŹ: due piani e una facciata con quattro finestre e un portone in legno, allâombra del fango e di comignoli quadrati, neri, imperiosi. Sopraggiungeva a tratti il borbottio asmatico del fiume che veniva dalla cittĂ di Breda, dove lâAa e il Mark si annodavano. Il cielo plumbeo si rifletteva su visi torvi che si aggiravano per strade rotte ai riserbi, al nero di abiti furtivi, timorosi anche dâaltre presenze, dediti ad addomesticare una terra avara e scontrosa, a soppesare gesti e sentimenti. Qui la natura vigilava su affetti e passioni. Disconosceva tranquillitĂ e sorrisi. Svelava sacrifici e onori, improbabili peccati, costrizioni emendate. Si faticava a vivere nella melanconia di un tempo immobile, struggente, cupo. Il Brabant9 era cosĂŹ, con la brughiera persa negli orizzonti, fecondata da acque limacciose, carezzata dagli umidi effluvi del Maas, del fiume delle febbri.
Nella precarietĂ di una terra sterile, greve, affogata nei livori, nei pettegolezzi, nelle malattie che venne inviato a espletare una missione ecclesiale, nel 1848 e proprio a Zundert, nelle vicinanze della frontiera con il Belgio, il ventisettenne pastore della chiesa riformata Hervormde Kerk Theodorus Van Gogh, il futuro padre di Vincent, invero individuo mediocre e predicatore modesto.
Eppure i Van Gogh avevano dato lustro, pur fra alterne fortune e anche con ingegno, a progenie dâuomini segnati dalla storia sin da Johannes che, magistrato di Zytphen, era stato titolato per meriti, nel 1628, gran Tesoriere dellâUnione. Stirpe generosa e tenace che si era affaccendata senza risparmio, che aveva cadenzato il ritmo della vita fra studio, lavoro e famiglia. Con David, orafo filigranista allâAia, allâinizio del â700. Con Vincent, figlio minore di David, scultore professionista, in pieno 700. Con Johannes, nipote di David, della chiesa del Chiostro dellâAia, allâinizio del 800. Con Vincent infine, figlio di Johannes e padre di Theodorus, che, valente latinista, era stato insigne pastore a Breda, antica baronia brabantina con il vecchio castello degli Orange e la Hervornde Kerk in stile gotico del 1290.
Theodorus visse una infanzia serena in una calda, accogliente, soporifera atmosfera familiare fra sei sorelle e cinque fratelli, dei quali uno morĂŹ in tenera etĂ . La tenacia dei Van Gogh si rivelò preziosa nel saggiare forze, nellâintraprendere carriere cui consacrarsi. Poi, fra matrimoni opportunamente discussi e stipulati per due delle ragazze â spose entrambe dei generali Pompe e Graeuwen â e il fiuto per gli affari di tre dei figli maschi: Hendrick Vincent, Cornelius Marinus e Vincent (Johannes optò per la carriera militare raggiungendo il grado di ViceAmmiraglio) divenuti galleristi e mercanti dâarte, la famiglia Van Gogh conquistava prestigio e rispetto.
Resta Theodorus, confinato a Zunder ove, da bel pastore come si soprannominava, si mostrava arrendevole, infingardo, quasi rotto allâaccidia. Era ossessivamente ligio al dovere, timoroso e rispettoso di tradizioni e missioni, schivo uomo di societĂ e apostolo di saccente moderazione.
Noord Brabant se i Frakkr SalĂŽ10 la sedussero, la violarono, la resero fertile di antiche leggende e dâombre dopo aver preso il nome dal fiume olandese che un tempo era chiamato Isala, o Sal.
A Zundert il trentenne pastore Theodorus Van Gogh convolò a giuste nozze con Anna Cornelia Carbentus, di 3 anni piĂš anziana â nel maggio del â51, figlia di un facoltoso legatore dellâAia, il quale aveva ottenuto lâonore di rilegare la prima Costituzione Olandese sicchĂŠ potĂŠ fregiarsi, da allora, del titolo di âRilegatore del Reâ. Anna Cornelia era donna sensibile, emotiva, collerica, dal carattere forte e instabile a un tempo, ferita in famiglia da una sorella colpita sovente da crisi epilettiche. Era donna coraggiosa e indomabile, attiva e problematica, incline spesso allo scrivere se aveva preso lâabitudine a redigere lunghe lettere, alle quali si dedicava nella tranquillitĂ di un raccolto isolamento. Era lâopposto, insomma, dello sposo sempre piĂš inflessibile e maniaco curatore di memorie trascorse fra i sacri comandamenti di Dio.
La vita pastorale e sociale a Zundert era affatto appagante. La cittadina conservava la riservatezza di borgo medioevale. La severitĂ di terra villica e solitaria, la povertĂ dâagreste cultura da confine. Non seduceva nĂŠ voleva essere sedotta. Non sapeva essere sfrontata come le cittĂ o i ricchi agglomerati dellâovest. Sembrava decomporsi nella noia di una vita scandita dalle consuetudini, aspirava a mantenere incorrotte le proprie miserie quasi fossero allegoriche immagini di una terra abbandonata alla propria ferocia.
Intanto cattolici e protestanti riformati vivevano a Zundert nel litigioso confronto di veritĂ contrapposte, fra distinte morali, fra orgogliosi assiomi, fra leggi etiche e sociali che si negavano vicendevolmente. Theodorus vigilava senza compromettersi. Era intento e attento a convivere senza sussulti, senza turbamenti dello spirito o tentazioni della carne.
Anna Cornelia si adeguò alle monomanie verbali e mediocri del marito, si sperimentò sposa devota di un pastore di borgo. Visitava infermi e parrocchiani, si consumava fra ricami, lavoro a maglia e governo della casa. Si mostrava madre operosa e vigile nellâaccudire i sei figli: Vincent, Anna, Theo, Elisabeth Hubert, Wilhelmina âWilâ Jacoba e Cornelius âCorâ Vincent â dopo aver perduto un primogenito, Vincent, di appena sei settimane.
Nel clima ovattato, ma carico di tensioni, del presbiterio, ove rigore e disciplina erano norme, Vincent trascorse la fanciullezza in una solitudine struggente se il padre sembrava evitarlo, negarsi, ricordargli solo doveri. E Vincent intese allora una sgradevole sensazione, lesse parole mai scritte o pronunciate, avvertĂŹ di essere un nato morto per una primogenitura sottratta a un fratello, nato e deceduto esattamente un anno prima che egli venisse al mondo, e in gloria al quale i genitori gli avevano imposto il nome, e concesso affetto.
Vincent crebbe nella ritrosia, nel romitaggio. Scelse presto animali e fiori quali compagni di giochi, si concesse alla natura del giardino e dei campi, si affrancò da virtĂš ecclesiali, dallâubbidienza ai precetti, dal presbiterio, dallâossessiva nenia dei sermoni paterni, dai riti officiati quotidianamente.
Anna Cornelia gli fu presto alleata. Lo comprese, gli concesse libertĂ , lo difense dalle insidie della monotonia, lo viziò, gli perdonava esplosioni di collera, lo investiva di mille attenzioni, di amore e di tenerezze. Vincent ricambiò lâaffetto. A lei mostrava, allâetĂ di 8 anni, i primi schizzi; per lei modellò, con il fango, un piccolo e grazioso elefante; con lei si ingegnò a trascorrere molte ore della giornata. ScoprĂŹ nella madre una dolcezza e una sensibilitĂ che la rendevano simile a lui se la facevano trasalire e la turbavano dinnanzi alla bellezza della natura. Dolcezze e sensibilitĂ estranee invece al mondo di Theodorus.
Dâimprovviso poi, con gli anni poi, Vincent mutò lâoggetto del proprio culto, del proprio affetto scegliendo e riversando il proprio amore su Theo, il fratello minore, di quattro anni piĂš giovane.
Theo si fece, allora, fedele compagno di giochi, di osservazioni, di scoperte, di corse a perdifiato nella campagna, fra alberi e lande, ad assaporare profumi, a legittimare colori, a scoprire chiaroscuri, ad interpretare visioni e sogni fra nere torbiere, soggiogate a coltri nevose.
Zundert diventava cosĂŹ luogo di una memoria inviolabile, struggente, profonda. Il paese della nativitĂ , delle prime conoscenze, di inusitate rivelazioni fra sapori intensi, consumati avidamente. Vincent non avrebbe mai scordato lâintensitĂ di quel primo, feroce smarrimento, della gestazione di un deliquio partorito dal ventre maledetto di una cittĂ che si chiama Zundert.
RammenterĂ , evocherĂ sempre quel ventre. Ancora nel 89, e scrivendo a Theo da Arles a ricordare luoghi e melanconie dei luoghi: un cimitero, lâorto dietro casa, un nido di gazze sullâacacia. Emozioni violente come per altri amori di questi anni. E Theo su tutti.
La complicitĂ affettiva fra i due fratelli si sottrasse al corso del tempo: era complicitĂ nel vivere, intimi e segreti sentimenti che, allâimprovviso e imprevedibilmente, erano feriti e sfregiati dal reverendo Theodurus allorchĂŠ imponeva a Vincent di andare a praticare un collegio lontano da Zundert, lontano da Theo. Vincent aveva appena dodici anni.
Non cuivis homini contingit adire Corinthum11. Theodorus il reverendo conosceva Quintus Horatius Flaccus?
Zevenbergen, cittadina fra Dordrecht e Rosendaal, accolse Vincent con la sua idoneitĂ collegiale, e dai gradini del convitto di Heer Provily Vincent seguĂŹ malinconicamente con lo sguardo la carrozza dei genitori che correva sulla strada bagnata e che sâallontanava per sempre lasciandolo solo in questo buco affogato nelle lande e protetto da sette colline naturali.
Vincent si smarrĂŹ, dâacchito, in una vertigine claustrofobica, nello scoramento di nuove norme e condizioni che egli non era in grado di interpretare se lo costringevano a convivere con compagni e precettori, a celare sentimenti, a vigilare su desideri e affetti, a rispettare codici e ubbidienze. Era vittima allora di dolorose affezioni, di gastrite, di cefalee e, per ...
Table of contents
- Frontespizio
- Copyright
- INDICE
- 1. URSULA (EUGENIE) LOYER, Londra
- 2. MRS JONES, Isleworth
- 3. KEE VOS, Etten
- 4. CHRISTINE MARIE HOORNIK detta SIEN, lâAja
- 5. MARGOT BEGEMANN, Nuenen
- 6. AGOSTINA SEGATORI, Parigi
- 7. RACHEL, Arles
- 8. MADAME AUGUSTINE ROULIN, LA BERSEUSE, Arles
- 9. MADAME GINOUX, LâARLESIENNE, Arles â Saint RĂŠmy
- 10. JO (Johanna) VAN GOGH BONGER, Parigi Auvers
- Bibliografia
- Edizione digitale
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