La Costituzione delle politiche di integrazione nella Germania multiculturale
Jörg Luther
sommario: 1. Introduzione. 2. Diagnosi dei tempi. 3. Insegnamenti della storia. 4. Le fonti costituzionali tra principi di nazionalità e di apertura alla multiculturalità. 5. L’integrazione politica nella cittadinanza nazionale. 6. L’integrazione culturale nella società: il valore dei valori nelle leggi di integrazione. 7. L’integrazione simbolica dell’Islam. 8. Chiusure e aperture dei confini dello Stato in una società meno sedentaria.
1. Introduzione
Lo studio comparato degli strumenti, dei percorsi e delle strategie dell’integrazione nelle società multiculturali ha per oggetto non solo le società nazionali, ma anche la società europea di cittadini e Stati nazionali integrati in un’Unione Europea minacciata da crisi multiple, e una società mondiale di Stati e cittadini della terra che stenta a guadagnarsi la pace e più giustizia.
L’integrazione è un tema comune della scienza del diritto costituzionale e delle altre scienze sociali. Essa descrive insieme un processo e il risultato del processo di produzione di un insieme coeso qualificabile come ‘unità’, sia sotto vari profili socioeconomici, sia sotto profili politici e giuridici. Nella dottrina costituzionale weimariana ed europea, il concetto di integrazione è stato utilizzato per definire la funzione dello Stato e della sua Costituzione, accentuandone, da un lato, le forme più intransitive di sviluppo fondate su valori e simboli (Rudolf Smend) e, dall’altro lato, le forme più attive di organizzazione politica (Hermann Heller). Superando l’impostazione organicistica di Spencer, la sociologia di Parsons e Luhmann ha sviluppato successivamente una teoria dell’integrazione di sistemi compatibile con la crescente differenziazione delle società contemporanee. Le politiche dell’integrazione più recenti hanno portato, tuttavia, a focalizzare soprattutto l’integrazione sociale degli stranieri e immigrati, suscitando anche critiche di un contenuto normativo del concetto di integrazione che imporrebbe loro dei sacrifici di assimilazione, ragione per la quale non pochi vorrebbero sostituire il termine ‘integrazione’ con ‘inclusione’. Se l’indirizzo politico prevalente tende ad incorporare invece il concetto di ‘integrazione’ nella legislazione, l’analisi giuridica deve focalizzare queste politiche come aspetti del problema più generale della capacità di integrazione della stessa Costituzione.
Il tema qui analizzato richiede, pertanto, innanzitutto un’accurata contestualizzazione nello spazio e nel tempo. Lo spazio oggetto di questa riflessione è la Germania con il suo territorio riunificato nel 1989, Paese nel quale vive una maggioranza relativa dei cittadini europei e che, a torto o a ragione, è considerato in una posizione di egemonia dentro l’Unione Europea. Posizione che si riflette anche in un concetto chiave delle idee politiche opposte ai, presunti o veri, mali della multiculturalità, quella della Leitkultur o cultura guida. Proprio per questo non conviene parlare di una Germania ‘modello’. Per quanto riguarda invece il tempo, bisogna guardare ai problemi di integrazione del presente, tentando una diagnosi dei tempi e una ricostruzione dei percorsi del passato che rischiano di ipotecare il futuro. Seguirà una ricognizione delle fonti costituzionali rilevanti per l’immigrazione. Non essendo possibile la trattazione completa del diritto delle migrazioni che forma un intero nuovo ramo del diritto pubblico, l’analisi si limita ad accennare ad alcune tendenze di sviluppo della legislazione, in particolare la riforma federale del diritto della cittadinanza e le più recenti cd. ‘leggi di integrazione’. Particolare attenzione merita poi l’elaborazione dei problemi particolari dell’integrazione dell’Islam e dei suoi simboli nella società multiculturale. In conclusione, le politiche dell’integrazione sono il campo sul quale si gioca il futuro dell’Unione Europea e degli Stati che possono solo entro limiti ristretti gestire l’integrazione sociale di società sempre meno sedentarie e devono sapere gestire l’elasticità anche dei confini.
2. Diagnosi dei tempi
La Germania ha vissuto tra il 2015 e il 2016 momenti di immigrazione drammatici. Scene di accoglienza di profughi provenienti dalla Siria si alternavano con incendi delle strutture di accoglienza, scene di guerriglia urbana tra nazisti e profughi, ultimamente anche attentati a moschee e arresti di migranti considerati arruolati dall’ISIS. L’anno 2016 si è concluso con il primo grande attentato terroristico a Berlino al mercato di Natale davanti alla Gedächtniskirche, simbolo storico dell’integrità della Germania prima della riunificazione. L’attentato, compiuto da un migrante che aveva incendiato il centro di accoglienza a Lampedusa, era riuscito a non farsi espellere né dall’Italia, né dalla Germania, ed era sfuggito alla vigilanza dei servizi d’intelligence, ha riacceso non solo le polemiche sulle politiche migratorie, ma anche i risentimenti (incivili) di chi, anche in Italia, ha provato più gioia per la notizia della sua morte che sollievo per il cessato pericolo.
Se guardiamo al paesaggio politico, la grande coalizione di governo tra CDU/CSU e SPD è minacciata dal rafforzamento del nuovo partito Alternative für Deutschland (AFD), che in alcuni Länder è diventato la principale forza di opposizione e che, a livello federale, con ogni probabilità potrebbe entrare nel prossimo Bundestag.
La Cancelliera Angela Merkel ha perso gran parte della sua popolarità da quando ebbe ad adottare il motto Wir schaffen das (‘Ce la faremo’) di fronte all’esodo dal Medio Oriente. Esce indebolita da controversie tra CDU federale e CSU bavarese sulla richiesta di quest’ultima di istituire una vigilanza militare sui confini di Stato e una programmazione dei flussi migratori con l’istituzione di tetti massimi di accoglienza. La crisi di fiducia nella leadership è accentuata dalla incapacità del governo di costruire un consenso europeo per una riforma delle politiche europee della migrazione a fronte della crescente asimmetria nell’accoglienza, considerando che nel 2014 il 72% dei rifugiati e richiedenti asilo sono stati accolti da soli cinque Paesi (Germania, Svezia, Italia, Francia, Ungheria).
Se si guarda alle statistiche, solo gli Stati Uniti registrano oggi un’immigrazione maggiore, peraltro presa di mira dal governo Trump. Nel 2014 si contavano in Germania 1,4 milioni di immigrati nuovi a fronte di 0,9 milioni di emigrati; nel 2015 1,9 milioni di immigrati nuovi a fronte di 1,0 milioni di emigrati. Nel 2014, l’immigrazione si articolava come segue: 800.000 immigrati provenivano da altri Paesi UE (cittadini europei) e 700.000 immigrati da Stati terzi (in passato etichettati come ‘extracomunitari’). L’immigrazione complessiva si scomponeva in 200.000 rifugiati, 90.000 studenti, 60.000 richiedenti ricongiungimento familiare, 40.000 beneficiari di protezione sussidiaria, 30.000 immigrati per scopi di lavoro (di cui 12.000 titolari di blue card).
Nel 2015, il numero delle immigrazioni è aumentata fino a 2.140.000, segnando un saldo tra immigrazione ed emigrazione superiore a 1.000.000 di persone. Il numero delle richieste di asilo registrate è stato pari a 476.649 rispetto ai 202.834 nel 2014. Il sistema per la ripartizione dei richiedenti asilo tra i vari Länder (cd. sistema EASY) ha registrato 1.091.894 accessi di persone richiedenti protezione, di cui 326.900 persone di nazionalità siriana.
Il numero degli studenti stranieri è aumentato a 99.100 (10%), i casi di ricongiungimento familiare sono aumentati del 44%.
Tuttavia, dopo il picco del 2015, il numero degli immigrati nel 2016 è in forte discesa. In sintesi, nella Germania odierna vivono circa 9 milioni di cittadini non tedeschi, cioè circa il 20% della popolazione. Il 33% degli studenti hanno uno ‘sfondo di migrazione’ (Migrationshintergrund), un nuovo concetto giuridico che indica l’insieme delle persone che sono immigrati (o che hanno avviato un percorso di immigrazione) e dei figli di migranti.
Bisogna comunque sottolineare che la condizione sociale delle persone con sfondo di migrazione è migliorata negli ultimi decenni. Gli studi sull’integrazione dei migranti commissionati dal governo federale che utilizzano, accanto allo statuto giuridico, cioè essenzialmente il titolo di soggiorno e l’acquisto della cittadinanza, una serie di indicatori di carattere socio-economico per meglio descrivere le condizioni di queste fasce di popolazione, hanno riscontrato un lieve, ma generale miglioramento dello status economico-sociale della popolazione immigrata.
Tuttavia anche la xenofobia è in aumento: un’indagine governativa finalizzata al dialogo con i cittadini dal titolo ‘buona vita in Germania’ segnala per il 2015 un aumento del 116% dei reati di xenofobia (sono stati registrati 8.529 casi) e un aumento del 77% di quelli di odio (10.373 casi).
Sono numeri importanti. Zygmunt Bauman parla di una situazione di panico morale nei confronti dei migranti, una crisi dell’umanità, dell’autostima e della solidarietà della comprensione. Su scala globale l’Occidente scopre una spirale di paura e odio alimentata da una crescente...