Il canto dantesco ripercorre la vicenda terrena di Pier delle Vigne, mettendo in luce gli aspetti che avvicinano, fino a coincidere in una perfetta osmosi, il personaggio dantesco e Dante stesso. Il poeta s'incarna in Pier delle Vigne, usa la lingua aulica di Piero, piena di artifici e preziosismi retorici-linguistici, vive la sua stessa fedeltà e lealtà , l'uno nei confronti del suo signore, l'imperatore Federico, l'altro verso la sua città , Firenze, fino all'avvilimento della calunnia e alla conseguente morte morale e fisica, nel caso di Piero. Il suicidio, il massimo dei mali dell'umanità , viene visto qui come la conseguenza naturale di un'onta che, di per sÊ, non potrà essere mai cancellata. "La meretrice" che abita nei palazzi, l'invidia, è il motore che conduce al dramma esistenziale di Piero e di Dante alla fine.
Nella seconda parte del canto, affrontati gli scialacquatori, la scena finale si ferma su un suicida anonimo, di cui conosciamo solo la città natale: Firenze ed è Firenze, cui ritorna sempre la mente di Dante, la protagonista dell'ultima parte del canto. E, come in Pier delle Vigne, si individua nella "meretrice" la causa prima della sua sventura, cosÏ è in Firenze come covo di invidia, attraverso il vissuto di Dante, che si ravvisa la causa e la responsabilità del suicidio dell'anonimo fiorentino.

eBook - ePub
Firenze, covo d'invidia. Il canto dei suicidi di Dante Alighieri nell'ottica di Firenze
- English
- ePUB (mobile friendly)
- Available on iOS & Android
eBook - ePub
Firenze, covo d'invidia. Il canto dei suicidi di Dante Alighieri nell'ottica di Firenze
About this book
Trusted by 375,005 students
Access to over 1.5 million titles for a fair monthly price.
Study more efficiently using our study tools.
Information
La storia e la lingua: unâosmosi perfetta
Dante è il simbolo incarnato dellâingiustizia sociale e chi, dunque, meglio di lui poteva denunciare âun casoâ di profonda ingiustizia come quella in cui era incorso Pier delle Vigne? Ma come rendergli giustizia se non attraverso la poesia di Virgilio che è sempre presente nel poema? SarĂ proprio Virgilio, attraverso lâepisodio di Polidoro3, a indicargli il modo con cui avrebbe potuto riscattarne la memoria. Tramite, cosĂŹ, la riesumazione dellâepisodio virgiliano di Polidoro si creeranno due equazioni: Polidoro starĂ a Pier delle Vigne come Enea starĂ a Dante. Enea, infatti, rese giustizia al povero Polidoro, figlio di Priamo, tradito e ucciso proprio per mano del suo ospite, il re della Frigia, Polimestore, e lasciato insepolto sulle rive del mare di Tracia, dandogli finalmente una degna tumulazione. SĂŹ, finalmente, perchĂŠ presso gli antichi era molto forte la credenza secondo cui, chi non fosse stato degnamente sepolto, avrebbe vagato per il regno degli Inferi senza mai trovare pace. Ugualmente la poesia di Dante dovrĂ riabilitare moralmente la figura di Pier delle Vigne, caduto in disgrazia del sovrano per lâinvidia dei cortigiani. La tumulazione è, dunque, messa sullo stesso piano della poesia perchĂŠ entrambe devono esplicare la stessa funzione di liberare lâanima del defunto da cosĂŹ profonde ingiustizie che gridano vendetta. La tomba e la poesia, prima in Dante, dunque, che nel Foscolo sembrano assumere il valore di dispensatrici di giustizia oltre quello, naturalmente implicito, di portatrici di eternitĂ alle anime dei defunti.
E di nuovo il poeta si compara con Enea in una missione di cui entrambi sono portatori. Se, però, nel canto II dellâInferno (cfr. vv. 31-32), il poeta si professava indegno di compiere il viaggio ultraterreno âMa io, perchĂŠ venirvi? o chi âl concede / Io non Enea, io non Paulo sonoâ, qui Dante non presenta nessuna remora e si allinea direttamente con Enea.
Il paesaggio, dunque, arido, privo di ordine, lontano da qualsiasi elemento che possa nascere dalla ragione umana, come un sentiero allâinterno di esso âda neun sentiero era segnatoâ, connota fin dallâinizio lâatto del suicidio. Tanto la vita è ordine tanto la negazione della vita è disordine.
Il canto, difatti, non a caso, si apre con la negazione ânonâ ripetuta in anafora per ben tre terzine (cfr. vv. 1-9) perchĂŠ questo è il canto della negazione piĂš assoluta: il suicidio. E lâanafora è la figura che ben rende il senso dellâossessione, lâossessione in cui ormai è caduta la volontĂ del suicida. A suggellarne la centralitĂ dellâatto â oggetto del canto â la terzina centrale nel suo interno a sua volta conterrĂ altre due anafore: la prima sempre contrassegnata dalla negazione ânonâ, la seconda dalla avversativa âmaâ, che spezzerĂ per ben tre volte il verso in due emistichi. Una rottura, dunque, ben scandita dal suono deciso e perentorio della congiunzione avversativa nel secondo emistichio, che intende contrapporsi in antitesi a tutto ciò che di positivo presentava il primo emistichio. Cfr. vv. 4-6: âNon fronda verde, ma di color fosco / non rami schietti, ma nodosi e ânvolti / non pomi vâeran, ma stecchi con toscoâ. Da una situazione vitale si passa, dunque, bruscamente a una situazione di non-vita, prodotta proprio da una degenerazione della vita stessa che, isterilitasi, mostra i segni della morte. Quanto ogni paesaggio, che il mondo reale ogni giorno ci presenta, è sempre colmo di vita, tanto questo paesaggio della selva dei suicidi è, invece, sterile, antitetico al concetto di vita stessa: âNon fronda verde⌠non pomi vâeranâ. E quanto i termini linguistici indicanti la vita sono lineari e aperti, contrassegnati dalle vocali âaâ ed âeâ, âfronda verdeâ, ârami schiettiâ tanto risultano oscuri, duri e contorti i suoni dei termini della non-vita col prevalere di vocali chiuse come la âoâ, âfoscoâ, ânodosiâ, âinvoltiâ, âtòscoâ. Ă da questo intreccio di suoni aspri e duri che prende corpo la descrizione del bosco confuso, intricato, oscuro, paragonato prontamente al paesaggio della Maremma, introdotto anchâesso da lemmi che, per la reiterazione del rotacismo della ârâ e della labiale âpâ, âaspri sterpiâ suonano in modo altrettanto aspro.
CosĂŹ, dopo lâintroduzione paesaggistica della selva dei suicidi, â e sarĂ come sempre Virgilio a informare Dante su dove si trovino, cfr. vv. 16-17 â la presenza delle âbrutte Arpieâ è funzionale allâeconomia del canto: serve a richiamare fin dallâinizio il poema virgiliano4 e a preparare il lettore agli altri successivi riferimenti virgiliani. Le Arpie, descritte in modo quasi fedele al modello virgiliano, vengono, però, inserite in un paesaggio completamente diverso da quello dellâEneide. LĂ il paesaggio delle isole Strofadi, immerse nei flutti, è ameno, solo la sozzezza e il conseguente fetore delle Arpie rompono lâarmonia del luogo; qua, nellâInferno dantesco, la selva è arida, priva di sentieri, orrida, strana. Le Arpie, anzi, contribuiscono a rendere, ancora di piĂš, strano e fantastico il luogo finchĂŠ Dante, spinto sempre da una sua naturale esigenza poetica a rapportare al reale i suoi parti fantastici, introduce unâefficace comparazione. Il bosco viene paragonato allâaspra e selvaggia Maremma, giungendo cosĂŹ subito ad acquisire, attraverso questo preciso riferimento, la sua naturale concretezza.
La dinamica, poi, del successivo sviluppo del canto è la medesima di quella dellâepisodio dellâEneide: Virgilio, dopo che Dante aveva sentito provenire dal bosco lamenti senza vedere nessuno, pensa che Dante creda che lĂ ci sia gente che voglia nascondersi ai loro occhi.
Al verso 25 âCredâio châei credette châio credessiâ troviamo il primo artificio retorico consistente nella ripetizione ossessiva dello stesso verbo âcredereâ, artificio che ritroveremo nel prosieguo del canto. Il tono deve restare elevato e il ricordo di Piero nelle Epistole è piĂš che presente. Questo artificio, che potrebbe a prima vista sembrare un bisticcio linguistico, risponde in realtĂ anche allâesigenza, da parte di Dante, di rendere nel silenzio, stabilitosi fra i due poeti, lâintenso reciproco ascolto a livello psicologico del sentire dellâaltro. La tensione è cosĂŹ alta e profonda che il poeta non può che rappresentarla con la reiterazione del verbo âcredereâ, volto proprio alla reciproca scoperta delle sensazioni dellâaltro.
Nei versi successivi â cfr. vv. 26-29, le rime nelle terzine sono costituite da termini âdifficiliâ, scelti in modo particolarmente accurato e poco usati nella Divina Commedia (âbronchiâ, âtronchiâ, âmonchiâ), che ben traducono lâidea della rottura violenta, della separazione da unâunitĂ originaria. Sono termini che preannunciano la forza straripante del verbo âschianteâ del successivo verso 33 che, posto alla fine, conclude con una pausa ben sottolineata la sequenza ascendente dellâatto della rottura. Sono tali gli effetti sonori raggiunti dal verbo che questâultimo sembra assumere, pur non avendolo, valore onomatopeico.
Virgilio, infatti, invita Dante a strappare un ramoscello. Ă la ragione, dunque, che si serve del suo strumento: Dante, appunto. Ed ecco lo straziante urlo di Piero âPerchĂŠ mi schiante?â Da notare quanto, invece, grazie allâuso dei suffissi vezzeggiativi (âfraschettaâ, ramicelâ) risulti piena di soave grazia la natura, contrapposta allâagire violento dellâuomo (âschianteâ), che ne scardina lâoriginaria amenitĂ . Ed è, appunto, in questa forte valenza semantica del verbo che sembra racchiudersi tutta la straziante storia di Piero. Una storia che...
Table of contents
- Canto XIII, VII cerchio, II girone
- PerchĂŠ il canto di Pier delle Vigne
- La storia e la lingua: unâosmosi perfetta
- Bibliografia
Frequently asked questions
Yes, you can cancel anytime from the Subscription tab in your account settings on the Perlego website. Your subscription will stay active until the end of your current billing period. Learn how to cancel your subscription
No, books cannot be downloaded as external files, such as PDFs, for use outside of Perlego. However, you can download books within the Perlego app for offline reading on mobile or tablet. Learn how to download books offline
Perlego offers two plans: Essential and Complete
- Essential is ideal for learners and professionals who enjoy exploring a wide range of subjects. Access the Essential Library with 800,000+ trusted titles and best-sellers across business, personal growth, and the humanities. Includes unlimited reading time and Standard Read Aloud voice.
- Complete: Perfect for advanced learners and researchers needing full, unrestricted access. Unlock 1.5M+ books across hundreds of subjects, including academic and specialized titles. The Complete Plan also includes advanced features like Premium Read Aloud and Research Assistant.
We are an online textbook subscription service, where you can get access to an entire online library for less than the price of a single book per month. With over 1.5 million books across 990+ topics, weâve got you covered! Learn about our mission
Look out for the read-aloud symbol on your next book to see if you can listen to it. The read-aloud tool reads text aloud for you, highlighting the text as it is being read. You can pause it, speed it up and slow it down. Learn more about Read Aloud
Yes! You can use the Perlego app on both iOS and Android devices to read anytime, anywhere â even offline. Perfect for commutes or when youâre on the go.
Please note we cannot support devices running on iOS 13 and Android 7 or earlier. Learn more about using the app
Please note we cannot support devices running on iOS 13 and Android 7 or earlier. Learn more about using the app
Yes, you can access Firenze, covo d'invidia. Il canto dei suicidi di Dante Alighieri nell'ottica di Firenze by Annalisa Ristori in PDF and/or ePUB format, as well as other popular books in Literature & Ancient & Classical Literary Criticism. We have over 1.5 million books available in our catalogue for you to explore.