Nessuno ha mai scritto una filosofia del rumore. NÊ tantomeno un'estetica del rumore o una teoria del rumore (se non in chiave fisica, di scienza della materia). Sarebbe però utile uno sconfinamento metodologico, anche da parte delle persone che si occupano di musica per esempio, perchè il rumore possiede infinite declinazioni, non solo in rapporto piÚ o meno dialettico ai rumori. Misteriosamente infatti il rumore oltrepassa il discorso sui rumori della vita umana e della vita biologica.
Il punto di partenza di questo volume è che il rumore abbia a che fare, molto direttamente, persino con le due parole-chiave â musica e media â di questo libro. Anche perchè si osserva che è ormai impossibile, in qualsiasi angolo della Penisola sostenere l'unico rumore della natura, o in altri termini il silenzio assoluto. Il rumore da naturale è diventato culturale.
In questo volume, in cui si tenta di organizzare una sorta di fenomenologia (e ontologia) del rumore nella condizione esistenziale dell'attuale presente (magari anche ripensando al passato e al futuro) sono raccolti una trentina di saggi e articoli, scritti in un arco di tempo abbastanza lungo e pubblicati su varie testate italiane: sono dunque brani all'insegna della versatilità o dell'eclettismo, anche se uniti da un filo logico che li coordina concettualmente e che è poi quello che dà il titolo al volume. Gli argomenti trattati insomma fanno (quasi) tutti riferimento alla musica contemporanea e al complesso universo dei mass media (inteso come comunicazione sociale).

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Music1.
MUSICA E ASCOLTO
Controstoria dellâascolto e degli strumenti musicali
Cosa, quando, perchĂŠ, come
Di cosa si parla quando si parla di musica? Ă una domanda che la filosofia o lâestetica musicale si pongono raramente al giorno dâoggi: nei rari libri sullâargomento oggi però dobbiamo riflettere su come emergano a volte nuove urgenze a proposito dellâontologia del suono (perchĂŠ facciamo musica? e come?), in rapporto tanto alle dinamiche dellâascolto quanto alla costituzione della prassi musicale. Partiamo da due DVD che indirettamente intervengono sul tema, piĂš efficacemente di molti trattatelli: tra le infinite opere che quotidianamente lâindustria culturale sforna, queste hanno il merito di porre la questione affrontando la musica nella sua interezza comunicativa, con una sorta di visione/ascolto che può assumere valenze sociologiche. Il primo, Chris Cunningham, presenta per la prima volta al pubblico mediologico una lettura trasversale del video-clip: non è il musicista (e nemmeno il programma televisivo o lâevento concertistico) ad attirare lâattenzione, ma il regista (The work od Director, come dice il sottotitolo), ossia il creatore dei filmati, lâartigiano e talvolta lâesteta delle immagini. Nellâaltro DVD, Tribalistas, il contenuto dellâomonimo CD del trio Antunes-Brown-Monte viene visualizzato, con una ripresa realistico-documentaria, anche se sappiamo che si tratta pur sempre di una messinscena altamente formalizzata: ma la visione collegata allâascolto ci permette di avvallare lâipotesi, alla Marshall McLuhan, che la piĂš sofisticata delle tecnologie attuali ci restituisce unâimmagine tribale della musica stessa: la quasi omonimia col trio non câentra, perchĂŠ mcluhanianamente la tribalitĂ contemporanea fa riferimento a quando, in epoca preistorica, il fatto sonoro era precipuamente un fenomeno magico plurisensoriale, nel senso del rito collettivo, dove suono, visione, gesto, danza erano un tuttâuno.
Suoni primordiali
Non ci è dato sapere comâerano i suoni primordiali nĂŠ ci interessa qui confrontare le mitologie cosmogoniche, alla Marius Schneider, con la veritĂ acquisita in campo archeo-filologico. In una prospettiva culturale che il sociologo Theodor W. Adorno ha applicato alla musica, unendo un pragmatismo illuminista alla marxiana dialettica storica, scopriamo invece come il mezzo influenzi da sempre la poiesis musicale, come lo strumento umano, architettato da sĂŠ mediante il corpo e diverse successive sovrastrutture (che arrivano sino a suoni e immagini digitali), condizioni lâesistenza medesima in un processo artistico di un progresso estetico-musicale.
La musica primitiva, oltre la voce, trova i propri strumenti musicali direttamente nella natura: tuttavia, come lâantropologia ha dimostrato da almeno mezzo secolo, grazie soprattutto a Claude LĂŠvi-Strauss, il riuso di tali materiali grezzi è giĂ un atto di cultura, da svincolarsi allâidea del selvaggio, buono o cattivo; è quasi unâideologia che resta foriera di molte teorie razziste (dal jazz ânegroideâ dellâera fascista alla discriminazione delle realtĂ extracolte da parte di accademie e conservatori), in realtĂ contraddette anche di recente da molta world music, che recupera la finezza espressiva delle strumentazioni arcaiche, avvicinando ad esempio un didjeridoo al drumsânâbass.
Invenzioni e scoperte
Il passo successivo, lâoggetto manufatto, appartiene alle popolazioni stanziali, che hanno sviluppato le prime antiche civiltĂ , in cui lâesigenza della parola scritta va ovunque, dallâEuropa allâAsia, di pari passo, alla cura dellâannotazione musicale, cosĂŹ come la funzione artigiana si esprime in produzioni quasi seriali di strumenti a corde, a fiato, a percussioni, che talvolta sono alla base della musicalitĂ moderna e contemporanea. Tuttavia la scarsitĂ di documenti materiali pervenutaci dallâantichitĂ al Medio Evo, non ci consente unâesatta valutazione delle graduali o repentine varianti che intervengono nella fabbricazione e nellâimpiego degli strumenti musicali. Siamo però quasi certi che la collaborazione proficua tra Oriente e Occidente sia passata attraverso lo scambio culturale anche degli strumenti musicali, come attesta ad esempio la presenza della chitarra nel mondo arabo, successivamente verso la penisola iberica e poi nellâintero Vecchio Continente.
Dâaltronde dallâetĂ umanistica a tutto il Rinascimento, tra signorie, liberi comuni, futuri stati moderni non è un caso che la corporazione delle liuterie assuma una precisa fisionomia, proprio quando viene a delinearsi una generale uniformitĂ degli strumenti usati a corte o nelle prime manifestazioni pubbliche, mentre la strumentazione popolare dei musicisti erranti tra fiere e cerimonie, soprattutto nelle comunitĂ isolate, resta legata per sempre a una precipua identitĂ territoriale.
Lo strumento musicale inizia a essere altresĂŹ un soggetto visivo, non solo per una massiccia presenza iconografica â quadri e affreschi rappresentano sovente angeli musicanti o nature morte con strumenti â ma in quanto si trasforma spesso, con lâepoca barocca, in pesante oggettistica decorata sontuosamente: gli attuali musei della musica raccolgono liuti e mandolini, spinette e clavicembali, fra intarsi e pitture a mano.
à però un effetto di breve durata, perchÊ come nel piÚ modernista design, la forma è strettamente connessa alla propria funzione: ecco quindi delinearsi, da fine Settecento, i grandi modelli degli strumenti musicali, cosÏ come ancor oggi si usano, oltre la messa a punto in senso diacronico, di quasi tutte le famiglie di cordofoni, aerofoni, idiofoni, membranofoni. La complessità meccanica di nuovi strumenti, in epoca romantica, dal sassofono alla fisarmonica, dalla tuba al pianoforte, o il virtuosismo ebanistico di violini e contrabbassi, è inoltre da mettere simbolicamente in relazione al clima di curiosità epistemologia di numerosi altri campi del sapere moderno-contemporaneo, a quanto avviene insomma dal secolo dei lumi sino al positivismo, nel clima favorevole di invenzioni e scoperte tecnico-scientifiche.
Alternative complementari
Per il XX secolo è luogo comune sostenere la mancanza di nuovi strumenti musicali: la verità è unâaltra, perchĂŠ, al di lĂ di bislacchi o geniali ritrovati di effimera durata (dallâintonarumori alle onde martenot), la ricerca si è mossa non tanto verso il disegno di nuovi oggetti, quanto piuttosto nella reinvenzione di quelli esistenti, sotto due alternative complementari. Da un lato, con il jazz, i musicisti suonano in maniera inusuale quelli giĂ esistenti, ricavandone timbri differenti e sonoritĂ inedite: pensiamo ai sassofoni, ai clarinetti, alla tromba, al contrabbasso senza lâarchetto, alla batteria che è lâassemblaggio di tamburi e piatti. Dallâaltro, con lâavvento della societĂ di massa, la comunicazione diventa mass medium anche per quel che concerne il linguaggio musicale in unâulteriore duplice accezione. Nel primo caso i media hanno come estremi genetici, nel corso del Novecento, lâelettricitĂ e la digitalitĂ e in particolare trovano il loro pendant artistico appunto nella elettrificazione degli strumenti (chitarre, tastiere) e nel suono digitale (sintetizzatore, computer). Nel secondo caso sono gli stessi media a creare mezzi di riproduzione che, in estrema ratio, ri-producono il suono, fino a reinventarlo: il grammofono e il disco, la radiofonia e il cinema sonoro, la televisione e il nastro magnetico, oggi il video e la rete, permettono azioni creative che solo poche correnti musicali (il rap, la dj culture, la techno), stanno capendo sino in fondo, con qualche geniale anticipazione (i futuristi, John Cage, la scuola di Darmstadt).
Forse è davvero esatto, come ...
Table of contents
- SOMMARIO
- PREMESSA
- 1. MUSICA E ASCOLTO
- 2. MUSICA E MASS MEDIA
- 3. MUSICA E ROCK
- 4. MUSICA E POP
- 5. MUSICA E ITALIA
- 6. MUSICA E FESTIVAL
- 7. MUSICA E CANZONETTE
- 8. MUSICA E JAZZ
- 9. MUSICA E STORIA DEL JAZZ
- 10. MUSICA E CLASSICA POP
- 11. MUSICA E PUBBLICITĂ
- 12. MUSICA E TELEVISIONE
- 13. MUSICA E CINEMA
- 14. MUSICA E SOUNDTRACK
- 15. MUSICA E FILM RELIGIOSO
- 16. MUSICA E MUSICAZIONE
- 17. MUSICA E SEMIOLOGIA DEL SOUNDTRACK
- 18. MUSICA E MUSICAL
- 19. MUSICA E ROCK-OPERA
- 20. MUSICA E CARTOONS
- 21. MUSICA E VIDEO
- 22. MUSICA E VIDEO-CLIP
- 23. MUSICA E INTERNET
- 24. MUSICA E POESIA SONORA
- 25. MUSICA E CARNEVALE
- 26. MUSICA E MODA
- 27. MUSICA E GIOVANI
- 28. MUSICA E BAMBINI
- 29. MUSICA E CATTOLICESIMO
- 30. MUSICA E FAMIGLIA
- 31. MUSICA ED EDITORIA
- 32. MUSICA E GIOCATTOLI
- 33. MUSICA E ANIMALI
- 34. MUSICA E ANGELI
- 35. MUSICA E CITTĂ
- 36. MUSICA E MONDO
- 37. EPILOGO
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