CAPITOLO 1
La riflessione filosofica sullâarchivio
1. Introduzione
Nel corso del â900 il concetto di archivio è stato oggetto di riflessione da parte di filosofi e teorici della cultura, che ne hanno analizzato lo statuto ontologico ed espistemologico. Lâarchivio si è dimostrato essere una categoria particolarmente funzionale per la comprensione delle dinamiche che regolano lo sviluppo delle societĂ e per lâanalisi della formazione dei discorsi e degli elaborati culturali che caratterizzano determinate epoche. Confrontarsi con questo tipo di riflessione è senzâaltro un buon punto di partenza per la comprensione dei problemi e delle sfide che ci troviamo ad affrontare oggi, nellâepoca in cui le operazioni di accumulo, conservazione ed archiviazione delle informazioni e dei documenti stanno subendo dei cambiamenti profondi (vedi Introduzione).
Tali cambiamenti investono in modo significativo quei processi decisivi per lo sviluppo dellâindividuo, come lâelaborazione dei traumi (pensiamo al caso del blogger Meyer) e la formazione della memoria, sia essa singola o collettiva.
In questo capitolo prenderemo in esame due specifiche riflessioni sullâarchivio, quelle di Michel Foucault e Jacques Derrida. Come è noto si tratta di due filosofi molto diversi, i cui orizzonti concettuali e speculativi talvolta possono incrociarsi, ma a partire da premesse ed obiettivi certamente differenti.
Michel Foucault, nonostante la sua morte prematura, è stato autore di una vastissima produzione in cui, nellâambito di una sorta di archeologia generale della cultura umana, ha affrontato temi solitamente ritenuti marginali alla storia del pensiero, come la sessualitĂ , la follia, la reclusione. La sua indiscussa notorietĂ , tuttavia, è da ricondurre principalmente alle riflessioni sulla biopolitica, termine molto usato oggi nellâambito della filosofia contemporanea, che sta ad indicare il fatto che dalla modernitĂ in poi il fulcro dellâazione degli apparati politici si è spostato dalla vita sociale a quella biologica degli individui.
Jacques Derrida, invece, è noto per essere il padre della decostruzione, ovvero di quellâatteggiamento filosofico che mira a scardinare le sistematizzazioni e le gerarchizzazioni che si sono prodotte nel corso dello sviluppo della storia del pensiero occidentale. Derrida, che ha avuto il grande pregio di saper coniugare unâattenta riflessione sulla contemporaneitĂ con un confronto serrato con i grandi pensatori del passato, ha anche lui prodotto numerosissimi testi in cui ha affrontato temi molto diversi confrontandosi con la fenomenologia e lâontologia, ma anche con la linguistica, lâetica e la filosofia della tecnica. Come vedremo tra un attimo, è nellâampio orizzonte della sua nota indagine sulla scrittura che Derrida ha preso in esame il concetto di archivio.
2. Lâarcheologia di Michel Foucault
Foucault affronta tematicamente la questione dellâarchivio in uno dei suoi libri piĂš noti, Lâarcheologia del sapere. Il testo tenta di delineare una diversa metodologia di analisi degli eventi storici e culturali, che non si fondi su una visione globale, lineare e continuista del sapere e che, invece, sia in grado di individuare, riconoscere, ma anche comprendere ed analizzare gli accadimenti storici in quanto elementi singolari.
A questa metodologia, che ha il proprio terreno privilegiato di sperimentazione nelle scienze umane, Foucault dĂ per lâappunto il nome di archeologia. Lâarcheologia del sapere non mira a rintracciare i principi originari del sapere, quei nuclei concettuali sempre universalmente validi (come la tradizione, lo sviluppo, lo spirito), attraverso cui di volta in volta spiegare specifici sistemi o fenomeni della storia. Lâarcheologia del sapere aspira a preservare lâunicitĂ dellâevento storico, senza tuttavia rinunciare alla possibilitĂ di comprenderne le modalitĂ di manifestazione e funzionamento, senza appiattirlo sul mero carattere evenemenziale della contingenza. Bisogna riconoscere le fratture e le singolaritĂ della storia, ma allo stesso tempo saper analizzarne i meccanismi che ne regolano lâinsorgenza.
Per mettere in pratica tale metodo Foucault suggerisce di concentrarsi sulle unitĂ minime del sapere, cioè sugli enunciati effettivi, sullâinsieme concreto degli enunciati riconducibili a specifiche aree delle scienze. Un insieme organico e sistematico di enunciati, caratterizzato da peculiari e comuni modi di esistenza, dĂ vita a quello che Foucault chiama discorso (ad esempio sono discorsi la grammatica, lâeconomia politica, la medicina).
Ora, gli enunciati hanno la caratteristica di avere una peculiare modalitĂ di riferimento agli eventi. Essi non sono la mera ed automatica associazione di una formulazione linguistica ad un referente (un fenomeno, un evento, una situazione, un oggetto), ma, nellâambito di ogni particolare forma di prassi o conoscenza, essi si basano su specifici criteri di riferimento al mondo, che in una certa misura arrivano a determinare le regole di esistenza per gli oggetti (eventi, fenomeni o situazioni) che essi stessi nominano. Proponendo di fondare lâarcheologia del sapere sullâanalisi degli enunciati Foucault non intende riproporre quanto giĂ fa la linguistica, cioè stabilire le regole formali valide per tutti gli infiniti enunciati possibili. Piuttosto la proposta foucaultiana è quella di monitorare la vita degli enunciati, la loro insorgenza, la loro conservazione e magari anche la loro distruzione, con lâobiettivo di scorgere la positivitĂ dei discorsi, cioè quelle contiguitĂ e affinitĂ formali e tematiche, ma anche quelle contraddizioni e contrapposizioni che formano un discorso. Ciò può avvenire solo a condizione che ci si affidi ad una visione di insieme che tenga conto allo stesso tempo della singolaritĂ dellâenunciato e delle forme di relazione che esso intrattiene con altri enunciati e con il mondo a cui si riferisce.
A queste regole peculiari, a questa visione dâinsieme, Foucault dĂ il nome di a priori storico. Questo termine è in sĂŠ un ossimoro, dal momento che il concetto di a priori sta ad indicare una condizione di possibilitĂ universalmente valida che non sia empiricamente determinata. Tuttavia con il suo utilizzo Foucault vuole proporre da un lato lâidea di una regolaritĂ che contempli anche la singolaritĂ e dallâaltro il radicamento nella storia di tale regolaritĂ , cioè il carattere storico della Storia stessa.
In che modo Foucault in tale contesto arriva a parlare dellâarchivio? Ebbene archivio (lâarchive) è il nome che Foucault dĂ al sistema che regola lâinsorgenza dei singoli enunciati: lâarchivio è la legge di ciò che può essere detto. Foucault qui gioca con le parole: in francese infatti per indicare lâarchivio, quale istituzione preposta alla conservazione di documenti o la collezione di tali documenti, si utilizza il plurale les archives; facendo ricorso alla dizione singolare il filosofo francese vuole dichiaratamente allontanarsi dallâutilizzo corrente del termine.
Lâarchivio, secondo il filosofo francese, è un principio (in greco per lâappunto archĂŠ) che governa lâemergere dei singoli enunciati, la loro condizione di possibilitĂ storicamente determinata, che sottrae gli eventi sia allâintenzionalitĂ e alla volontĂ degli individui che alla mera irregolaritĂ della contingenza. Lâarchivio predispone la possibilitĂ per la formazione degli enunciati o, al contrario, ne impedisce lâinsorgenza, determinando in questo modo i sistemi di discorsivitĂ . Tale sistematicitĂ discorsiva non coincide con unâuniversale linearitĂ che si sviluppa per concatenazioni, ma con un intricato, ma regolare, sistema di affinitĂ e contrapposizioni che caratterizza ogni discorso.
Lâarchivio consiste nella legge che governa la regolaritĂ del sistema di formazione e di trasformazione degli enunciati; in questo modo esso stabilisce le modalitĂ attraverso cui una determinata epoca o cultura organizza le proprie forme di esistenza nonchĂŠ i sistemi di accumulo e selezione delle tracce del proprio passato. Ci troviamo sempre giĂ in un archivio e non possiamo chiamarcene fuori, cioè non possiamo fornirne una descrizione oggettiva e totalizzante. Tuttâal piĂš al filosofo spetta il compito di guadagnarsi una distanza, uno scarto temporale tra le diverse fasi di formazione e trasformazione degli enunciati, che gli permetta di contribuire al continuo aggiornamento dellâarchivio, cioè alla continua ricomprensione delle leggi che regolano lâinsorgere degli enunciati. Questo lavoro di per sĂŠ non può mai considerarsi completamente concluso o acquisito.
In definitiva per Foucault lâarchivio consiste in un peculiare principio epistemologico: esso, in quanto legge della formazione degli enunciati, disegna lâorizzonte di possibilitĂ , storico e non universale, di prassi, condotte e forme di conoscenza.
3. Lâarchivologia di Jacques Derrida
Nel 1994 Derrida veniva invitato a partecipare ad una conferenza presso il Freud Museum di Londra, il cui titolo era Memory: The Question of Archives; in questa sede presentò una relazione dal titolo Le concept dâarchive. Une impression freudienne, che divenne poi il suo saggio Mal dâarchivio. Unâimpressione freudiana. Si tratta di un testo molto complesso, in cui convergono differenti linee di ricerca del pensiero derridiano, in particolare il rapporto tra la tradizione ebraica, Freud e la psicoanalisi. Ed è proprio muovendo dalla psicoanalisi che Der...