Toscana inconsueta. Appunti e itinerari per viaggiare oltre
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Toscana inconsueta. Appunti e itinerari per viaggiare oltre

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Toscana inconsueta. Appunti e itinerari per viaggiare oltre

About this book

Elena è nata a Livorno, nel quartiere del Pontino. Questo libro, come la sua vita, parte da questa città per poi perdersi tra isole, paesi e borghi di campagna. Mettendo a nudo piccoli frammenti della sua vita l'autrice viaggia attraverso una Toscana meno conosciuta fatta di usanze e tradizioni perse nel tempo, cercando di valorizzare la semplicità delle piccole scoperte. Dalla scuola di Don Milani al Palio delle Botti di Bibbona, dalla frangitura delle olive alla Sagra della Ciliegia di Lari. Un puzzle di borghi, isole selvagge e piccole frazioni di provincia arricchito da una lista di indirizzi dove mangiar bene, stare in compagnia e ridere fino a notte fonda. "Toscana Inconsueta", una guida per… viaggiare oltre.

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Information

Publisher
Go Ware
Year
2017
eBook ISBN
9788867978786

Capitolo 1
Livorno, la mia città

— Piazza Cavallotti
Quartiere della Venezia
Piazza Mazzini
Terrazza Mascagni
Piazza Giovine Italia
Porto di Livorno
Quartiere Venezia
— Via del Vigna (Bar Civili)
Tuoni che fanno vibrare i vetri, fulmini che attraversano il cielo plumbeo come scagliati da una maledizione di Zeus. Livorno ulula, il mare è in burrasca. La stagione estiva ha definitivamente abbandonato questi lidi. Sibila il libeccio, quel vento che arreca danni alla città ma, lungo costa, la rende di una bellezza unica e immortale. Sui social utilizzo spesso l’epiteto “la mia città” per introdurre gli itinerari sul mare, le baie di scogli e i marosi che su queste si abbattono. Racchiudo l’espressione in un hashtag (#lamiacittà), una firma apposta con un misto di orgoglio e divertimento.
Livorno, come tante località di mare, entra nel cuore di chi l’abita. Simpatica e rude, difficile e amabile, con i suoi abitanti marchiati da un imprinting mordente e sarcastico. Pirati spavaldi e guasconi sempre pronti a ridere o a deridere qualcuno, attaccando incauti opinionisti alla giornata con lingue taglienti e temibili sfottò.
Una città complicata e ammaliatrice che vanta vittime e amanti dai nomi più illustri. Scrive Pier Paolo Pasolini nel 1959 per la rivista “Successo”:
Livorno è la città d’Italia, dopo Roma e Ferrara, dove mi piacerebbe più vivere. Lascio ogni volta il cuore sul suo enorme lungomare, pieno di ragazzi e marinai, liberi e felici. […]
Livorno è una città di gente dura, poco sentimentale: di acutezza ebraica, di buone maniere toscane, di spensieratezza americanizzante. […] Le facce, intorno sono modeste e allegre, birbanti e oneste.
Pei grandi lungomari disordinati grandiosi, c’è sempre un’aria di festa, come nel meridione: ma è una festa piena di rispetto per la festa degli altri.
Sin da piccoli, cresciamo in una città dove l’informalità è padrona incontrastata dei dialoghi e del modo di porsi, con le dovute eccezioni in termini di temperamenti e caratteri di ognuno. Impariamo a sorridere senza pensar troppo alle conseguenze, a tirar fuori battute che fanno crollare barriere personali come fragili castelli di carte. Apprendiamo il significato del termine “accoglienza”, tramandato dagli avi, giunto sino ai giorni nostri.
Un contatto con il mondo al quale siamo stati abituati fin dall’epoca Medicea, quando Ferdinando I de’ Medici, per agevolare lo scambio dei commerci ed accrescere l’economia, istituì le Leggi Livornine, salvacondotto strategico che consentì a Ebrei, prigionieri politici, mercanti in fuga e marinai di costruirsi una nuova identità e trafficare nel nuovo scalo labronico. Rileggo spesso il testo delle Livornine, esempio di fratellanza e grande rispetto tra popoli e nazioni.
A tutti voi Mercanti di qualsivoglia Nazione, Levantini, Ponentini, Spagnuoli, Portughesi, Greci, Tedeschi, Italiani, Ebrei, Turchi, Mori, Armeni, Persiani, ed altri, concediamo reale, libero e amplissimo salvacondotto e libera facoltà e licenza che possiate venire stare, trafficare, passare, abitare con le famiglie, e senza partire, tornare e negoziare nella città di Pisa e terra di Livorno.
Viviamo in tempi bui, con nazioni colpite da attentati terroristici o comandate da angoscianti quanto sconosciute dittature. Il cambiamento parte dal basso, da ognuno di noi. C’è chi si batte quotidianamente per salvaguardare i diritti dei più deboli e chi ha pensato bene di trascrivere Le Livornine su un muro di Via dell’Ambrogiana. Forse per non dimenticare mai da dove siamo venuti.
Figura 1 – Le Livornine
Questa apertura mentale ad ogni credo e cultura è stata certamente favorita dall’attività portuale che, ancora oggi, mette in contatto persone provenienti da ogni angolo del pianeta. L’avvento delle nuove genti portò a notevoli contaminazioni culturali. Nella città furono edificate chiese e cimiteri monumentali divisi per nazionalità e culto: dal Cimitero Inglese al Cimitero degli Olandesi; dal Cimitero Ebraico al Cimitero Armeno; dal Cimitero degli Israeliti all’Ortodosso. Alcuni di questi sono scomparsi, altri, protetti da cancellate e talvolta ricoperti da piante rampicanti, resistono alla dura lotta contro il tempo.
Le influenze culturali non arricchirono soltanto il contesto religioso: circolavano idee, relazioni, scambi e ricette. Le ricette “forestiere” si unirono ai piatti poveri della città: Cuscussù alla livornese (di origine ebraica), Carciofi alla Giudia che si ritrovano anche nella Città Eterna e nel Meridione, piatti di pesce insaporiti con le nuove spezie importate dalle diverse comunità, biscotti e dolci come la “Cotognata” e il “Bollo”. Influenze etniche e culturali sedute attorno alla stessa tavola. Non è possibile parlare di cucina livornese senza menzionare il loro contributo.
Cucina estera e cucina povera toscana estesero la loro indissolubile unione fino al Novecento, sopravvivendo ai conflitti mondiali che fecero attraversare alla cittadina lunghe annate di povertà. In tempo di guerra, contadini, operai, portuali e marinai cercarono di sfamare le famiglie con i prodotti della terra e l’invenduto del mare, tentando di reperire cibo proteico in ogni dove per limitare il consumo di carne, alimento raro, venduto a costi improponibili. Eccezion fatta per polli e animali trovati “a spasso” nel retro di abitazioni e di cortili, divenne impellente l’esigenza di cucinare cibi a basso costo ed alto contenuto proteico.
Le donne divennero esperte nell’arte dell’improvvisazione culinaria, con le cantine ripiene di scorte di olio, sale e farine di vario tipo. Nacquero le ricette “fatte di niente” come la Francesina (avanzo di lesso, cipolle, pomodoro e uovo), l’Inno di Garibaldi (patate ripiene di pomodoro e lesso avanzato), la Minestra su’ Discorsi a base di verdure avanzate e, quando c’era, cotenna di maiale per insaporire il brodo. Chiamata con un nome satirico proprio perché creata con poco, preparata con gli avanzi, cucinata “sui discorsi”. Senza dimenticare il Cacciucco, la zuppa di pesce povero creata con il pomodoro e il pescato invenduto del Mercato delle Vettovaglie. Nacquero cibi a base di olio, farina di ceci e altri preziosi nutrienti.
Piatti semplici e veloci, sopravvissuti al trascorrere del tempo, raccontati e tramandati dalle nostre nonne come parti importanti della memoria. Aneddoti significativi che ben descrivono le difficoltà, gli sforzi e le fatiche degli anni di guerra. Molti di questi piatti sono arrivati fino ad oggi e, seguendo i trend attuali dello street food, vengono gustati come golosi spuntini da asporto.
Come forse avrete dedotto, la storia di Livorno non passa soltanto da Modigliani, dal Monumento ai 4 Mori o dalla Terrazza Mascagni ma anche dal popolo e da quei locali, ristoranti e ritrovi significativi che hanno scandito le abitudini dei livornesi e dato impulso alla vita sociale della città. Preparatevi quindi ad un tour cultural-gastronomico con storie e curiosi aneddoti sui sapori che andremo virtualmente ad assaggiare.
Quasi tutti i cibi di cui parlo vengono venduti a poca distanza dalle banchine del porto, nella celebre Piazza Cavallotti, piazza del mercato rionale e cuore pulsante della città. In questo angolo pittoresco, ogni mattina si apre il sipario sulle bancarelle del mercato e va in scena una simpatica commedia dove le voci colorite e festose dei livornesi risuonano come buffi echi nelle strade. Un viavai di venditori e acquirenti che si riversa non solo in strada ma anche nelle botteghe e nei negozi che delimitano il perimetro della piazza.
La scelta gastronomica è pressoché infinita ma inizierei dalla paninoteca/...

Table of contents

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Colophon
  4. Presentazione
  5. La Toscana
  6. Capitolo 1 Livorno, la mia città
  7. Capitolo 2 Isole, tartarughe, anfratti segreti
  8. Capitolo 3 La raccolta delle olive e altre cose meravigliose
  9. Capitolo 4 Appunti di Val d’Orcia
  10. Capitolo 5 Toscana dei borghi minori
  11. Capitolo 6 Spiagge toscane
  12. Capitolo 7 Toscana nei giorni di pioggia
  13. Capitolo 8 Toscana: quattro storie da non dimenticare
  14. Capitolo 9 Toscana a pedali
  15. Conclusioni
  16. Toscana tascabile
  17. Galleria fotografica
  18. Lista dei nomi e dei luoghi citati