Lettere al fratello Vincenzo. Con un regesto delle carte di famiglia
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Lettere al fratello Vincenzo. Con un regesto delle carte di famiglia

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Lettere al fratello Vincenzo. Con un regesto delle carte di famiglia

About this book

Il carteggio privato di Antonio Jerocades al fratello Vincenzo delinea un ritratto dell'abate massone liberato dalla retorica di tanta letteratura biografica, che ha commentato simbolismo massonico e stile poetico a volte perdendo di vista l'identità sociale e culturale del personaggio. Il commercio, con le sue relazioni dilatate dalla storia internazionale del secolo XVIII, diventa attraverso il filo rosso delle lettere fattore di superamento delle barriere sociali come delle gerarchie spaziali, che troppo spesso hanno giustificato una separazione tra grande e piccola storia. Il piccolo paese di Parghelia, patria dell'abate e luogo di destinazione delle sue lettere, che spesso passano per le mani di mercanti in continuo viaggio per il Mediterraneo e l'Atlantico, si inserisce come interlocutore di grandi centri portuali e nella trama dei coevi rapporti internazionali, commerciali, massonici, filantropici, culturali. Risulta così un affascinante quadro da cui emergono le economie dei luoghi, con le loro specificità produttive; il senso di una famiglia, di una società, con i suoi costitutivi aspetti morali e umani; i modelli di comportamento e di costume che permeano, emblematicamente, il Mezzogiorno dell'epoca dei Lumi.

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Lettere di D. Antonio Jerocades
al fratello Vincenzo

1.
Caro Sig.r Fratello. Napoli, 30. Novembre 1782.
dopo che arrivaste a Marsiglia non ho avuto più notizia di voi da Marcello, e da M. Bouccanier ho inteso però, che non più andate in America: che avete accomodato i vostri affari alla [meg]lio; e io mi sono molto rallegrato. Ma siccome son vo[str]o
fratello, e del defunto testatore, meritavo d’avere ancor io una lettera, giaché l’interesse è comune e voi sapete, che vi amo, e vi stimo. Io vi scrissi una lettera, e n’ebbi da voi una risposta sdegnosa per avervi mandato le orazioni per nostro fratello. Se voi andavate in America, questo libretto era il vostro maggior e documento, e trionfo; né potea tardar di mandarvelo, perché il convoglio, che dovea partire in Agosto, non mi dava più tempo. […] andato alla Posta per affrancare il Piego; ma [mi] fu detto, che non [si] affrancano le carte per Francia. [Se] poi sapea, che non partivate, io o avrei tardato, o non [ve] l’avrei affatto mandato. Nel resto voi avete speso per la Posta sei ducati; e io n’ho spesi dodici per la stampa. Intanto voi vi godete l’eredità del Fratello; ed io, che sono della Casa, deggio procacciarmi il vivere con ciò che posso [fare], e che so. Ma voi procurate di star bene e allegro; […] [m]i rimetto alla provvidenza del Cielo. Se mi scrivete, datemi qualche no[tizia] [……] […]re, e d’
Andrea, e delle Guerre; scrivete al Sig.r Bouccanier, ch’è il migliore de’ nostri amici, che nel bisogno mi dia qualche denaro; e desiderandovi dal Cielo ogni felicità, vi abbraccio e vi bacio.
Vostro fratello
Antonio
Sul retro: Al Sig. Vincenzo Jerocades / Marsiglia
Annotazione di Vincenzo col nome del mittente Ant. Jerocades, la data e l’argomento, illeggibili per la carta strappata: vi si distinguono solo le parole minacciando [..........] / Ricevuta nella letra del Sig.r [........] a’ 14. Dicembre.
2.
Amato Fratello. Napoli 24. Febbraio 1783.
Preparate l’animo a sentire le più crudeli sventure. Messina, Tropea, e tutta la nostra Calabria è ruinata da’ terremoti, che cominciarono a’ 5. e terminarono a’ 15. del corrente. Colla morte delle Città si sente la morte di molte persone. Marcello e Lorenzo di Vita sono morti; Rosaria e una figlia son salve. Mariano è salvo, ma ferito. In Scilla 2000. morti. In altri Paesi dove più, e dove meno. Del nostro paese non si sa nulla. Il nostro pietoso sovrano prende i maggiori spedienti e per riparare le Città, e per sollevar le persone. Dio così vuole, e noi dobbiamo conformare la nostra alla sua immutabile volontà. [M]. Buccanier è agitato per tutti; e anco per noi. Ha fatto quanto ha potuto per la vostra Mercanzia, e veramente è un grande amico. Egli ci dice il resto. Io sto bene, ma turbato a segno, che non so che fare. Questo è il tempo della virtù. La nostra non basta: bisogna implorarla dal Cielo. Vi abbraccio. Addio. [Aggiunto in un secondo momento:] Mi scrive Francesco, che son salvi tutti nel nostro paese, dunque statevi allegramente.
Vostro fratello
Antonio.
Annotazione sul retro di Vincenzo: Napo[li] [carta strappata] / D. [Antonio] Ierocade / Ricevuta in Civitavecchia a’ 3. Marzo, achiusa in quella del Sig.r Buccanier, parla del terremoto.
3.
Caro fratello. Genova 2. Luglio 1784.
Nel partire da [Geno cancellato] Marsiglia mi venne la febbre, cagionata dal gran freddo del vento. Cessò la sera a Nizza. La giornata seguente fui libero, e credea, che fosse stata flussione; e fui allegro sino a Brenda. Ma il giorno seguente, che spuntò sop[ra] l’Anguilla tornò la febbre, e più fiera, e più tormentosa. [Carta strappata con diverse parole mancanti] bu[on] Medico, venuto a bordo, mi disse dopo il mio racconto, che [mi] purgassi, e che la terzana era semplice e benigna. Io la credei una refusione della vecchia Terzana. Dopo la purga, venne ancora la febbre, ma leggiera, e dopo preso il giorno seguente il vomitorio, partiti da Savona il dì 1. di Luglio, non venne la febbre. Intanto mattina e sera prendo la China di Mommo, che fece pestare, ed è buona assai. Questa febbre mi è venuta [per] le mutazioni del caldo al freddo, e voi statevi attento; perché in Marsiglia accadono spesso queste mutazioni, spezialmente quando si va alla chiesa, o al Teatro. Nel resto spero di star bene. Le barche son con noi, ma divise poi si riuniscono tutte nel porto. Qui i prezzi di tutte le cose sono molto maggiori dell’anno passato: chi facea il conto di comprare in Genova ciò che poteva comprare in Marsiglia, si ritrova ingannato. Specialmente le droghe sono carissime. Io comprerò scattoline di dolci, affinché possa darne un pezzetto a ragazzi. Di qua, o d’ogni altro luogo al Regno di Napoli sono sette giorni di quarantana. Dite a Bagnato, che mi riverisca la sua sposa, e mi perdoni, se nell[a] fr[et]ta non l’ho potuta riverir di persona: diteli, che io tengo d’Andrea il
b[as]tone, il cappe[llo], e la chiave della prima porta; siccome due carte di
M. Goutier, a cui dica, che non dubiti, perché le rimetterò con le altre carte che tengo di M. Patae: che mi riverisca M. Mossy, a cui ricordi il libro che sta stampando, affinché finito il consegni a voi; e che mi riverisca i Padri dell’Oratorio nel Collegio, e gli altri amici, a cui non mi fido di scrivere. Voi pensate a star bene, allegramente, e vi abbraccio.
Vostro fratello
A. Jerocades
Sul retro: Monsieur / Monsieur Onorez Gazan / pour M.r Vincenzo Jerocades / Marseille
Annotazione di Vincenzo: Genova a’ 2. Luglio 1784. / D. Antonio Jerocade / Ricevuta a 9. detto. Parla della sua Indispositione, di Merci, di dire a Bagnato alchune Affare di lui.
4.
Caro fratello. Napoli 13. Novembre 1784.
Ho ricevuto la vostra lettera, e mi sono consolato del vostro felice arrivo a Messina, tanto più, che non sapeva che pensare di voi. Il Sig.r Remigio a vista della vostra mi diede dodici ducati, e io li tengo pe’ bisogni correnti. Qui ed Avvocati, e Signori, e Confessori mi dicono, che io non posso, né devo trascurare i miei interessi nella eredità di nostro fratello, tanto più che voi fate le cose all’oscuro, e con molto sospetto. Io non farò nulla, finché sto sano, e posso travagli[are] anco per non dare afflizione alla madre, sentendo le nostre liti. Ma nel bisogno farò quel che mi detta Dio, la legge, e la propria coscienza. Veramente voi non vi siete condotto con molta chiarezza, e tutti si sono scandalezzati delle vostre procedure. Io però per calmar queste voci dico, che ci siamo aggiustati, e che voi siete l’erede. Ma non si rendono capaci, e vogliono, che voi mostriate il testamento. Nel resto non abbiate paura di me, finché posso faticare: pregate il cielo di star bene, e abbiate cura del figliuolo, il quale sarà l’oggetto delle mie tenerezze. Saluto tutti i parenti e gli amici, e vi abbraccio
Vostro fratello
Antonio
Sul retro: A Mr. / Mr. Vincenzo Jerocades / Negoziante a / Tropea
Annotazione di Vincenzo: Napoli, 13. Novembre 1784. / Antonio Jerocade / Ricevuto a 21. Detto.
5.
Fratello Carissimo
Di me non dovete nulla temere. Io non intendo di turbare a voi quella pace, che voi avete acquistata con tanti travagli. Ma non dovete essere ingiusto con chi non può far conto sulla fortuna, nemica della Virtù. Consultate la vostra coscienza, e vedete, se io debbo, o no, aver parte sulla vostra eredità. Se io aveva un animo ostile, ve lo faceva vedere in Marsiglia, o in Napoli nel vostro ritorno. Ora si come non avete figli, e potete disporre a seconda di alcuno estraneo, io debbo prevedere ogni colpo per quiete comune. Dell’incomodo, che può darvi Francesco non temete. Vi mando due provisioni, e ne u[s]erete secondo l’acchiuso...

Table of contents

  1. Introduzione
  2. Nota editoriale
  3. Lettere di D. Antonio Jerocades al fratello Vincenzo
  4. Carte Jerocades
  5. Elenco dei nomi*