Non voglio morire
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Non voglio morire

About this book

Nell'interessante volume scritto da Luciana Maiolino, poliziotta impegnata sul campo, donna coraggiosa e sensibile, troverete tutte le indicazioni normative indispensabili per affrontare tematiche tanto importanti quanto complesse. Il lavoro certosino svolto da questa investigatrice di razza consente a quanti s'avvicinano a questi fenomeni criminali (di questo si tratta) di essere pronti ad affrontarli. Luciana Maiolino ha conosciuto, aiutato, consigliato decine di vittime dello stalking. Dalla lettura del testo si comprende con estrema chiarezza quanto rilevante sia l'apporto concreto che gli esponenti delle forze dell'ordine debbono assicurare a quanti denunciano gli stalker o le stalker.
Dalla Prefazione di Arcangelo Badolati

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La violenza psicologica
La violenza psicologica è il primo step dello stalking, infatti è la violenza più deleteria che un uomo possa fare ad una donna per annullarla. Rientrano in questa specie:
- Insulti in privato e/o in pubblico;
- Minacce verso la persona o i suoi cari (figli, familiari, partner, amici, colleghi e persino animali domestici);
- Urla indirizzate contro la persona o i suoi cari (figli, familiari, partner, amici, colleghi e persino animali domestici);
- Ricatti materiali o morali;
- Comportamenti dispregiativi e denigratori sistematici (parole sprezzanti ed offensive umiliazioni, ridicolizzazioni, rimproveri, critiche avvilenti, continui confronti con altre donne o precedenti partner);
- Controllo sulle azioni (controllo degli orari, delle spese, delle relazioni, delle scelte), sulle parole (correzione continua), sui pensieri;
- Isolamento fisico e/o relazionale (esclusione dai contatti amicali e famigliari, esclusione dalla comunità di appartenenza);
- Ostacoli a perseguire propri obiettivi e desideri (a che la persona prosegua o si cerchi lavoro, a che abbia un figlio oppure decida di non averlo, iniziare, proseguire o riprendere gli studi);
- Limitazione della libertà personale nei movimenti e spostamento (obbligo di uscire di casa solo in certi orari, obbligo di non uscire da sola);
- Tradimenti, inganni, menzogne che negano la realtà;
- Gelosia patologica (dubbi costanti sulla fedeltà della donna, impedimento o rimprovero per l’incontro con uomini al lavoro, per strada, in famiglia, tra amici);
- Imposizione di un determinato abbigliamento;
- Imposizione di determinati comportamenti in pubblico e/o in privato;
- Controllo maniacale della gestione della vita quotidiana;
- Indifferenza alle richieste affettive;
- Chiusura comunicativa persistente;
- Rifiuto sistematico di svolgere lavoro domestico e/o educativo;
- Sottrazione/danneggiamento volontario di oggetti o animali domestici necessari;
- Rifiuto di lasciare la casa coniugale;
- Minaccia di suicidio o autolesionismo da parte del partner;
- Obbligo firma dimissioni in bianco;
- Nel caso di straniere, sottrazione del passaporto, del permesso di soggiorno o di altri documenti;
- Obbligo/minaccia di tornare al paese di origine;
- Matrimonio precoce o forzato;
- Imposizione della bigamia-poligamia;
- E tanti altri…
Insomma, donne prigioniere a casa propria. L’uomo ha come obbiettivo il totale controllo sulla donna, inizia a svalutarla e a trattarla come un oggetto. Tenta di isolarla dai suoi affetti per paura che lei “apra gli occhi” e si ribelli al suo volere. È un tipo di violenza che viene subita a volte in modo consapevole, altre volte non la si riconosce, tanto da far pensare alla vittima che stia subendo ciò che si merita. Lo pensa soprattutto chi è abituata ad essere svalutata e non gode di una buona autostima. Non certo nutrita dal partner. Queste donne entrano in un circolo vizioso che blocca ogni tentativo di volersi bene.
Frasi tipiche maschili in caso di violenza psicologica:
- “Fai quello che vuoi”: quando vi è una situazione di potere tra due persone, in cui l’individuo che manipola ostenta l’opzione più vantaggiosa, si può minacciare la persona manipolata di perdere alcuni vantaggi nel caso in cui non faccia quello che le viene chiesto. La manifestazione più evidente è quando un familiare oppure un amico fa capire che se non fate X, la relazione verrà compromessa a causa di ciò.
- “Quello che ho fatto per te”: è la manipolazione per eccellenza e quella utilizzata dalla maggior parte della società. Essere uniti da questo “dare per ricevere” è uno dei modi migliori per far sentire in colpa gli altri.
- “Non fa nulla”: dopo questa affermazione segue un lungo silenzio e normalmente un linguaggio non verbale che accompagna un’arrabbiatura. Si tratta di una tecnica unica per far sentire in colpa gli altri.
– “Se non lo fai, non lo faccio nemmeno io”: dietro a questa tenera dichiarazione di buone intenzioni, si trova celata una feroce manipolazione in cui chi manipola si appella alla capacità di empatia dell’altro. Nella sua traduzione più estrema questo “auto-castigo” giunge all’autolesione da parte del manipolatore.
– “Senza te non sono niente”: il vittimismo è un modo molto basilare di far sentire in colpa, ma molto efficiente.
Quando una o più di queste condotte diventano pervasive al punto da caratterizzare e stravolgere le interazioni e da far sorgere disfunzionamenti e/o mutamenti delle condizioni emotive e di vita della vittima, allora si può parlare di vero e proprio “abuso psicologico”.
Una tipologia di violenza subdola, spesso perversamente legata ai disturbi del o dei soggetti di quel particolare contesto socio-ambientale, in grado di provocare gravissime sofferenze in chi la patisce, sofferenze molto difficilmente dimostrabili in un’ottica giudiziaria, ma non per questo meno reali, meno autentiche e meno pericolose.
Tali “aggressioni” non agiscono direttamente sul piano fisico come uno schiaffo, una spinta, un calcio, ma giorno dopo giorno creano un clima invivibile e attuano un processo di distruzione psicologica, dove le parole e gli atteggiamenti possono ferire profondamente come pugni, possono essere usate per umiliare e pian piano distruggere una persona.
La cosa che più colpisce è che tale fenomeno inizia non appena chiuso l’uscio di casa, laddove, “si dice”, ognuno dovrebbe godere di maggiore sicurezza, cioè in famiglia. Violenze subdole consumate nell’intimo delle mura domestiche, che non lasciano segni sul corpo ma che feriscono profondamente l’anima, la personalità e la dignità rendendo la vita impossibile.
Tante donne si chiedono perché, pur stando male con il proprio fidanzato, compagno, marito, non riescano a lasciarlo. Dicono di non poterlo fare perché non riuscirebbero a vivere senza, che non hanno la disponibilità economica per slegarsi e vivere autonomamente, che continuano a starci insieme per amore dei propri figli.
Il motivo vero è che non ritengono di essere all’altezza di prendere una drastica decisione mettendo il proprio benessere al primo posto, hanno paura di compiere un salto nel vuoto lasciando l’insoddisfacente vita attuale e non riconoscendo che le conseguenze potrebbero essere tutte a loro vantaggio.
Sono donne che hanno una “bassa autostima” perché cresciute in un ambi...

Table of contents

  1. Prefazione
  2. Premessa
  3. Violenza di genere
  4. L’evoluzione della violenza di genere
  5. La violenza di genere in Italia
  6. Cos’è lo stalking
  7. La violenza psicologica
  8. Come riconoscere un uomo violento
  9. Le vere vittime dello stalkinge le conseguenze
  10. Il cyberbullismo
  11. Blue Whale
  12. La storia di Maria
  13. La storia di Miriam
  14. Conclusioni
  15. Ringraziamenti
  16. Sitografia