L'ho dipinto per te
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L'ho dipinto per te

About this book

Romanzo adatto a un pubblico giovane.
Nella piccola cittadina di West Bridge vivono i due adolescenti Dylan Mc Bride, terzo di cinque fratelli, che sogna di diventare un pittore famoso, e Katherine Hataway, amatissima figlia unica, studentessa modello già avviata alla carriera nel campo della moda. I due ragazzi non si conoscono, si scambiano solo qualche sguardo nei corridoi della scuola ma, nonostante Dylan abbia già una ragazza (Kim), alla quale è molto legato, rimane affascinato dalla bellezza di Katie e non perde occasione per ritrarre furtivamente la ragazza. Katherine, accortasi di rapire l'attenzione di Dylan, inizialmente si burla di lui insieme all'amica del cuore Maddie, ma dopo aver scoperto la relazione tra lui e Kim si ingelosisce e decide di provare a conquistarlo. Una sera Katie incontra Dylan al Wild Country, locale di ritrovo dei giovani di West Bridge, dove lui sta passando la serata in compagnia dei suoi migliori amici Chris e Jeff, e, approfittando dell'assenza di Kim, riesce a parlargli e a baciarlo...

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Information

CAPITOLO 1 – IL SOGNO DI DIVENTARE UN ARTISTA

 
La radiosveglia segnalò le sette del mattino e iniziò a suonare. Dylan allungò una mano, la spense e si rigirò nel letto, pensando che sarebbe rimasto a sonnecchiare per altri cinque minuti, prima di alzarsi. Poi però si ricordò che, nei giorni scorsi, sua madre aveva escogitato un metodo infallibile per far sì che si alzasse immediatamente dal letto, senza correre il rischio di restare addormentato e fare tardi a scuola. Dylan iniziò nella mente il conto alla rovescia, cinque, quattro, tre… prima di riuscire a terminarlo, sentì quattro piedini scalzi e scalpitanti piombargli sul letto e due vocine vivaci urlare: ̶ Sveglia Dylan è ora di alzarsi.
Erano Kenny e Nicky, i suoi fratellini di quattro anni, gli ultimi arrivati della famiglia Mc Bride. La madre di Dylan aveva sempre sognato di avere quattro figli, due maschi e due femmine, in modo che ognuno di essi avrebbe potuto godere della fortuna di avere almeno sia un fratello sia una sorella e così, dopo l’arrivo di Patrick, Sara e Dylan, aveva cercato disperatamente di avere un altro figlio, sperando fosse una femmina, ma la bambina tanto desiderata si era fatta attendere a lungo, fino a che, dopo tredici anni, era finalmente arrivata Nicole, portando con lei suo fratello gemello Kenneth. Durante tutti quegli anni di attesa, Dylan aveva sperato che quella nascita non arrivasse mai, non lo entusiasmava l’idea di avere un fratellino o una sorellina, lui stava bene così, non voleva cedere il suo posto di più piccolo e coccolato della famiglia e poi un fratello e una sorella li aveva già, non ne voleva altri. Così, quando sua madre aveva annunciato di essere incinta, lui non aveva preso bene la notizia e aveva deciso che avrebbe ignorato del tutto l’evento, poi però, un giorno, lei gli aveva fatto sentire come quei due monelli scalciavano nella sua pancia, lui, senza accorgersene, aveva sorriso e d’un tratto si era reso conto che l’arrivo di qualcun altro in famiglia non sarebbe poi stato un fatto così terribile come pensava. Si era divertito a dare una mano nello scegliere i nomi dei suoi fratellini e l’arredamento per la nuova cameretta e, quando finalmente nacquero e li vide per la prima volta da dietro il vetro della nursery, ognuno avvolto nella sua copertina rosa o azzurra, pensò che, da quel momento, non ci sarebbe stato un solo giorno in cui non avrebbe adorato quei due esserini. Dylan aprì un occhio e sorrise.
̶Va bene, va bene, sono sveglio. Adesso però lasciatemi preparare per la scuola. Andate dalla mamma e ditele che scendo subito.
I gemelli ubbidirono e corsero via ridendo, felici di aver svolto con successo il loro compito, anche quella mattina. Dylan sbadigliò di malavoglia, poi si ricordò che era giovedì, il suo giorno preferito a scuola. Dopo un’ora di spagnolo, avrebbe avuto due ore di educazione fisica e poi la lezione di disegno, indubbiamente la materia che più gli piaceva. Si alzò dal letto molto più entusiasta di quanto non lo fosse stato al suo risveglio e andò in bagno a sciacquarsi la faccia con l’acqua fredda, si pettinò, si vestì, prese la borsa per la scuola che aveva già preparato la sera prima, com’era sua abitudine fare, e scese in cucina per la colazione. Il resto della famiglia era già tutto là, la madre, ai fornelli, tentava di tenere a bada i gemelli, scorazzanti per la cucina, dando loro ogni tanto un biscotto, suo padre e Patrick, il fratello maggiore, facevano colazione, parlando fitto di lavoro. Il signor Mac Bride era un dentista, l’unico a West Bridge, il piccolo paesino della costa est degli Stati Uniti dove viveva. Patrick aveva seguito le orme del padre, si era laureato da poco e aveva iniziato a lavorare nello studio dentistico della famiglia. Infine c’era Sara, di tre anni più grande di Dylan, studiava legge all’università e aveva sempre avuto la convinzione che, dietro le sbarre delle carceri americane, ci fosse una miriade di innocenti vittime di ingiustizie giudiziarie, così aveva iniziato a collaborare gratuitamente con uno studio legale, offrendosi di rileggere sentenze e processi conclusi, impegnandosi a trovare i presunti “errori” di corti e giurie. Sara era seduta al tavolo e sorseggiava in silenzio il suo caffè, leggendo attentamente un plico voluminoso di fogli che riguardava il suo lavoro. Dylan diede il buongiorno con un bacio a sua madre, che ricambiò con una carezza, e si sedette a tavola. Il signor Mac Bride smise di parlare con Patrick e si rivolse al ragazzo.
̶ Allora Dylan, adesso che hai iniziato il tuo ultimo anno di liceo, devi scegliere l’università in cui andrai il prossimo anno, hai già un’idea?
̶ Veramente no, papà – rispose lui, con lo sguardo abbassato sul piatto – è una decisione importante, devo farla con cura.
A quelle parole, gli occhi di Sara si alzarono dal plico di fogli che stava leggendo e si posarono sul fratello, incuriositi.
̶ È giusto – riprese il padre dei ragazzi – comunque, dall’esperienza dei tuoi fratelli, sai già che le facoltà di medicina e legge sono molto valide. Ci hai mai pensato?
̶ Sì, papà – rispose Dylan, continuando a guardare la sua colazione – sto pensando anche a questo.
L’espressione di Sara si trasformò da stupita a di rimprovero e Dylan, che aveva intuito perfettamente i pensieri della sorella, continuò a mangiare, evitando di incrociare il suo sguardo. La ragazza pensò bene di interrompere quella conversazione.
̶Dylan, se ti sbrighi, ti accompagno io a scuola, devo andare allo studio questa mattina e ci passo davanti.
Lui colse al volo l’occasione, finì tutto d’un fiato la sua spremuta d’arancia, salutò tutti e uscì di casa con la sorella.
̶Dylan, sei impazzito? – attaccò Sara, quando furono in auto – vuoi far credere a papà di non avere ancora scelto l’università? Tu sai benissimo cosa vuoi fare l’anno prossimo.
̶Sì, ma come faccio a dirglielo? – protestò lui – Patrick è un medico, tu un avvocato. Come credi che la prenderà, quando gli dirò che io invece voglio diventare un artista?
̶Beh, cosa c’è di male? È la cosa che ti riesce meglio. E poi perché pensi che non approverebbe? Ha sempre detto che ognuno di noi deve trovare la sua strada da solo.
̶ Poi c’è la mamma – riprese Dylan, scuotendo la testa – dovrei andare a New York per frequentare la scuola d’arte e lei non farebbe certo i salti di gioia nel sapermi da solo in una città così grande e tanto diversa dalla nostra.
Sara fermò l’auto davanti al liceo.
̶ Appunto per questo che devi dar loro il tempo di abituarsi all’idea, tanto devi pur dirglielo prima o poi, quindi ti conviene farlo subito, così ti togli il pensiero.
̶ Ok, glielo dirò. Però la prossima settimana, oggi è giovedì e vorrei passare il week end in tranquillità.
̶ E immagino che lo passerai, come al solito, a bere e a fumare di nascosto, con i tuoi due compari.
̶ Può darsi – rispose Dylan, senza scomporsi – ho diciassette anni, li hai avuti anche tu e so per certo che facevi le stesse cose che faccio io adesso. E poi questo fine settimana uscirà anche Kim con noi.
̶ Mi piace Kim – annuì Sara, con un sorriso – siete molto carini insieme.
La campanella della scuola suonò. Dylan si affrettò a scendere dall’auto e concluse il discorso.
̶ Grazie del passaggio, ci vediamo stasera a casa.
Sara ricambiò il saluto del fratello con un gesto della mano e rimase a guardarlo allontanarsi. Prima di rimettere in moto la macchina, sospirò. Cosa avrebbe dato per tornare indietro di qualche anno e avere ancora l’età di Dylan…
I due “compari”, dei quali parlava Sara, erano Jeff e Chris, i migliori amici di Dylan. I tre ragazzi si conoscevano fin dall’asilo, avevano frequentato insieme tutti gli anni di scuola fino ad allora e sapevano tutto l’uno degli altri. Jeff e Chris erano le uniche persone, insieme a Sara, a Kim, la ragazza di Dylan, e il signor Ford, il loro insegnante di disegno, a essere a conoscenza del fatto che Dylan avesse scelto la scuola d’arte per i suoi futuri studi. Ed era proprio di questo che parlavano quella mattina in palestra, durante la lezione di educazione fisica, mentre si scaldavano tirando a canestro.
̶ Se fossi in te, non mi preoccuperei così tanto – Jeff si rivolse a Dylan, facendo rimbalzare il pallone da basket – i tuoi genitori non sono dei retrogradi, vedrai che non prenderanno tanto male l’idea di avere un artista in famiglia.
̶ Già – intervenne Chris – e poi hai Sara dalla tua parte. Loro hanno molta considerazione di lei, li convincerà che stai facendo la cosa migliore.
̶ So che alla fine appoggerebbero la mia scelta – disse Dylan con aria poco convinta – ma ho paura di essere una delusione per loro. Patrick e Sara non mi hanno lasciato un’eredità facile, non voglio essere la pecora nera della famiglia.
̶ E Kim cosa ne pensa di questa storia? – chiese Jeff, deviando il discorso.
̶ Lei non ha problemi in proposito – il volto di Dylan assunse un’espressione più rilassata – vuole che scelga la mia strada.
̶ Ma allora la vostra storia sta per giungere al termine, se tu partirai per New York?
̶ Beh, spero proprio di no. Ci telefoneremo e ci vedremo nei fine settimana. Non voglio che finisca tra di noi, ci tengo molto a lei.
Jeff scoppiò in una risata.
̶ Ma, se quando siamo in classe, non fai altro che guardare dalla finestra la mora che sta nell’aula di fronte.
̶ Che significa? – si giustificò Dylan indispettito – le cose belle si guardano, però non posso certo paragonarla a Kim, non ci ho scambiato mai nemmeno una parola.
̶ Beh, a questo si può rimediare – Chris sorrise all’amico – la vedo sempre al “Wild Country” il venerdì sera, viene con le sue amiche. Domani sera possiamo organizzarci per fare conoscenza.
̶ Non dirlo neanche per scherzo, domani sera ci sarà anche Kim al “Wild Country”, se mi vede flirtare con un’altra è finita, mi molla su due piedi.
Jeff gli diede una pacca sulla spalla.
̶ Stai diventando un po’ troppo noioso amico, guarda che se vuoi diventare un pittore famoso devi essere anche un po’ trasgressivo…
Il fischietto del professore di ginnastica che radunava tutti gli alunni per la lezione interruppe il discorso dei tre ragazzi. Mentre raggiungeva il suo insegnante e il resto della classe al centro della palestra, Dylan pensò che in fondo fare ciò che aveva proposto Chris poco prima, non gli sarebbe dispiaciuto affatto.
Concludere la giornata di scuola con la lezione di disegno era, per Dylan, il modo migliore per acquistare buonumore. Fin da piccolo, era sempre stato bravo a disegnare e gli era piaciuto trasportare sulla carta le cose che vedeva o le scene a cui assisteva. Aveva sempre ricevuto un gran numero di lodi dai suoi insegnanti e, fin dall’asilo, aveva sempre mostrato i suoi capolavori ai genitori che avevano dimostrato di apprezzare il suo talento, appendendo i disegni più belli alle pareti della sua stanza. Erano passati gli anni, la camera da letto di Dylan era cambiata notevolmente ma i suoi disegni erano rimasti là, attaccati sopra la sua scrivania, non aveva mai avuto il cuore di toglierli. Aveva iniziato a frequentare il liceo e il signor Ford, il suo insegnante d’arte fin dal primo anno, lo aveva spronato a continuare a coltivare la sua passione per il disegno e aveva cercato di convincerlo che quella dell’artista era indubbiamente la sua strada. Dylan però aveva smesso di mostrare le sue creazioni ai familiari, eccetto che a Sara, aveva iniziato a temere che il suo talento, tanto decantato dal signor Ford, fosse solamente un’illusione creata da un insegnante che lo aveva preso in simpatia e non voleva che i suoi genitori pensassero che il suo desiderio di andare alla scuola d’arte di New York fosse solo un modo per evitare degli studi universitari più impegnativi e una carriera, a loro parere, più seria. Eppure, ogni giorno che passava, si rendeva conto che ciò che veramente adorava fare in ogni momento della sua vita, era disegnare. Ogni volta che si trovava davanti un pezzo di carta e una matita, non sapeva resistere, doveva per forza creare qualcosa. Ormai non rappresentava più solo ciò che vedeva, gli bastava chiudere gli occhi e immaginarsi un posto dove gli sarebbe piaciuto andare o qualcosa che avrebbe voluto che accadesse e questo compariva immediatamente sul foglio che aveva davanti a lui. Era il suo modo per visitare il mondo e vedere il futuro così come lo avrebbe voluto. Dylan disegnava solo ciò che riteneva davvero bello, che gli piaceva sul serio e che gli entrava nel cuore e nei desideri. Per la lezione di quella mattina, il signor Ford aveva assegnato ai suoi allievi il compito di rappresentare un paesaggio immaginario. Dylan stava disegnando una spiaggia disseminata di scogli, sui quali si infrangevano le onde di un mare in tempesta, sopra di essa un cielo grigio e tempestoso. Era il posto che si immaginava ogni volta che voleva riflettere, concentrarsi solo sui suoi pensieri e quella mattina aveva un gran bisogno di farlo. Doveva decidere che strada scegliere, come sarebbe stato il suo futuro. Da un lato, aveva una gran voglia di andare a New York e fare di tutto per realizzare il suo sogno di fare il pittore. D’altro canto però, aveva una gran paura di restare solo, andando all’accademia d’arte avrebbe dovuto lasciare Kim e lui sapeva che, nonostante si volessero bene, un rapporto a distanza non avrebbe mai funzionato. Gli sarebbero mancate le chiacchierate con Sara, le serate con i suoi amici, le partite di baseball viste in tv insieme a Patrick e avrebbe sentito enormemente la mancanza dei gemelli e poi temeva di deludere i suoi genitori, non sapeva come avrebbero preso la sua decisione di diventare un artista e inoltre ci sarebbero voluti parecchi soldi per pagare la scuola e la vita a New York, non poteva dar fondo a tutti i loro risparmi, un giorno anche Kenny e Nicky avrebbero dovuto andare all’università. Dylan pensò che forse sarebbe stato meglio lasciar perdere quel suo progetto folle, scegliere altri studi e continuare la sua vita, insieme alle persone che amava, che del resto non trovava poi così terribile. I suoi desideri furono interrotti dal Professor Ford che gli mise una mano sulla spalla, commentando il suo lavoro.
̶ Molto bello Dylan, come al solito – poi gli si avvicinò all’orecchio e disse sottovoce – devo dirti una cosa molto importante, potresti fermarti per qualche minuto, dopo la lezione?
Dylan annuì silenzioso, intuendo che il signor Ford avrebbe voluto fare un nuovo tentativo per spronarlo ad andare alla scuola d’arte ma non sapeva che, oltre a questo, presto avrebbe sentito anche la risposta a tutti i suoi dubbi. Non appena rimasero soli, Dylan si avvicinò alla scrivania del professore e questo gli disse, estraendo qualcosa dalla sua borsa: ̶ Mi devi perdonare Dylan ma, un paio di mesi fa, ho fatto una cosa a tua insaputa. Ho mandato alcuni tuoi disegni alla Commissione Culturale della città di New York, hanno deciso di allestire una mostra di giovani talenti in una sala del Museo Guggenheim, la primavera prossima, e hanno trovato che questo sia perfetto per ciò che hanno in mente.
Il signor Ford mostrò a Dylan un suo disegno, rappresentava le luci e il caos della vita frenetica di Times Square, in primo piano vi era un giovane ragazzo con un blocco di fogli da disegno sotto il braccio e una matita su di un orecchio, con la sua espressione sognante e spensierata dimostrava di estraniarsi da tutto ciò che gli stava intorno, per riuscire a concentrarsi solo sul suo sogno di diventare un artista.
̶ Un mio dipinto esposto al Guggenheim? – chiese Dylan incredulo.
̶ E non è finita – rispose l’insegnante compiaciuto – la Commissione ha esaminato i tuoi lavori e trova che tu abbia un talento difficile da trovare al giorno d’oggi, così ha deciso di sponsorizzare il tuo primo anno all’accademia d’arte, poi, se il tuo andamento scolastico li soddisferà, penseranno a pagare anche il proseguimento dei tuoi studi.
̶ Professore, mi prende in giro per caso?
Dylan non riusciva a credere alle sue orecchie, non avrebbe potuto avere una notizia migliore. Questo fatto non solo risolveva ogni questione economica ma dimostrava che lui era veramente nato per disegnare, il suo talento non era solo una discreta abilità enfatizzata da un insegnante che voleva a tutti i costi vedere in lui un artista, esisteva davvero e qualcuno che contava in quell’ambiente se ne era accorto. I suoi genitori avrebbero dovuto per forza essere orgogliosi di lui e non avrebbero potuto fare a meno di appoggiare la sua scelta di iscriversi alla scuola d’arte. Inoltre Kim avrebbe saputo che lui se ne stava andando per qualcosa di veramente importante, avrebbe continuato a voler stare con lui, magari sarebbe andata a trovarlo a New York nei week end e avrebbe colto l’occasione per vedere il suo quadro esposto al museo. Ormai tutti i dubbi erano svaniti, Dylan sarebbe diventato ben presto un vero artista. Il Professor Ford gli strinse la mano.
̶ Complimenti, ragazzo. Sono certo che farai una grandissima carriera. Ora vai a dare la notizia ai tuoi genitori, io penserò alla tua iscrizione.
Dylan raccolse le sue cose e corse via con il cuore in gola, forse fuori dalla scuola sarebbe riuscito ancora a raggiungere Jeff e Chris e avrebbe potuto dare loro quella splendida notizia. Poi però, arrivato all’uscita, si fermò all’improvviso, quello era il momento più bello della sua vita, non si era mai sentito tanto felice, voleva goderselo il più a lungo possibile, tenerlo un po’ solo per sé. Aveva l’impressione che, una volta che avesse comunicato a qualcuno quella grandiosa notizia, un po’ della magia di quel momento si sarebbe persa. Così decise che per il momento non avrebbe detto niente a nessuno, né alla sua famiglia, né ai suoi amici, né a Kim. Avrebbe passato il fine settimana con la piacevole sensazione di essere l’unico a conoscenza di quale futuro scintillante lo aspettasse. Poi, dal lunedì seguente, anche tutti gli altri avrebbero saputo quanto fosse in gamba Dylan Mac Bride

CAPITOLO 2 – IL SOGNO DI DIVENTARE UNA MODELLA

La campanella che annunciava la fine delle lezioni era suonata ormai da diversi minuti, ma una delle allieve dell’ultimo anno del Liceo West Bridge si trovava ancora nell’ufficio del Preside. Solit...

Table of contents

  1. CAPITOLO 1 – IL SOGNO DI DIVENTARE UN ARTISTA
  2. CAPITOLO 2 – IL SOGNO DI DIVENTARE UNA MODELLA
  3. CAPITOLO 3 – LA BIONDA E LA MORA
  4. CAPITOLO 4 – LA FESTA COMINCIA
  5. CAPITOLO 5 – L'INCONTRO E LO SCONTRO
  6. CAPITOLO 6 – LA TRAGEDIA
  7. CAPITOLO 7 – RICHIESTA DI GIUSTIZIA
  8. CAPITOLO 8 – L'ULTIMO SALUTO
  9. CAPITOLO 9 – LA BATTAGLIA HA INIZIO
  10. CAPITOLO 10 – IL PROCESSO
  11. CAPITOLO 11 – I TESTIMONI
  12. CAPITOLO 12 – INNOCENTE A OGNI COSTO
  13. CAPITOLO 13 – LA SENTENZA
  14. CAPITOLO 14 – RESTANO SOLO I RICORDI
  15. CAPITOLO 15 – A OGNUNO IL SUO REGALO
  16. CAPITOLO 16 – DIPINTO PER TE