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About this book

L'estate sta per finire a San Damiano, tranquilla cittadina toscana, e come ogni anno di questi tempi il paese rievocherà il leggendario sposalizio medievale tra Guglielmino ed Everarda.
Ma dov'è Pamela, l'interprete principale della ricostruzione storica?
La ragazza è stata brutalmente assassinata, e purtroppo è solo l'inizio.
Il capitano Nocera, a capo delle indagini, dovrà giostrarsi tra il trasloco dal vecchio appartamento, la moglie Letizia, l'omicidio di un'altra giovane e l'ombra di un assassino seriale... mentre fa da sfondo a tutto la storia di un'importante famiglia, e la consapevolezza come passato e presente amino spesso presentare il conto insieme. Ma la realtà, è davvero come sembra?

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Information

1.

 
Luca aveva venticinque anni e stava per laurearsi in ingegneria informatica, ma per nulla al mondo avrebbe rinunciato al corteo, a quello che quando era al pub con gli amici definiva scherzosamente “un salto nel tempo”.
Aveva appena riappeso il farsetto nuovo nella cruccia, dopo l’ultima prova visionata da Maria, e lo stava aggiustando per bene. Era giallo e verde, i colori della propria contrada e il mantello blu era fermato sulla spalla destra da una spilla d’ottone col sigillo del suo signore.
Alzò una mano in segno di saluto verso le due donne ancora indaffarate
“Allora io vado. Ciao Cri, ciao Maria, ci vediamo domani sera”
Cristina gli sorrise
“Va bene Luca, a domani. Un momento... mi raccomando, ricordati di non indossare gli occhiali”
Luca mostrò il pollice in segno di ok, e le strizzò l’occhio
“No problem! Ho già acquistato le lenti a contatto!”
“Bravo! Allora ciao”
“Notte”
Cristina e Maria erano lì a lavorare da due ore abbondanti e anche l’ultimo abito era stato provato.
A questo punto era tutto pronto per l’indomani, quando alle 20,30 sarebbe iniziata l’annuale ricostruzione storica del matrimonio.
“Quasi” tutto pronto.
Maria guardò imbarazzata Cristina
“Cristina, mi dispiace davvero tanto, ma devo proprio andare. Stasera Elisabetta mi porta il nipotino... sarei anche rimasta, ma...”
Preoccupata Cristina le rispose
“No, ti prego, aspetta che la chiamo. Sai com’è fatta Pamela, vedrai, sarà qui a minuti”
 
In verità dalla voce di Cristina traspariva più sicurezza e tranquillità di quella che provava realmente.
L’amicizia tra Cristina e Pamela stava attraversando una fase molto difficile.
A essere sinceri Pamela era sempre stata una testa calda, ma dopo il fidanzamento con Alex le cose erano notevolmente peggiorate.
Alex era un pregiudicato albanese assolutamente inaffidabile, ma dotato di quel fascino pericoloso che attraeva sempre un certo tipo di ragazze, Pamela in testa.
“Bello e impossibile” così Pamela amava definirlo, e poi, con gli occhi che le brillavano, continuava
“La mia vita è cambiata totalmente da quando c’è lui. Mi sento viva e appagata. Con Alex non ti annoi mai, vivi ogni giorno di adrenalina, cavalchi sempre l’onda più alta!”
Purtroppo in parte era anche vero: le auto più belle, le feste a rotazione, gli abiti firmati.
Lavorare? Giusto quel poco per confondere le acque.
Cristina conosceva bene che tipo fosse Alex e quali giri frequentasse, ma quando ne parlò con l’amica questa le rispose molto seccata
“ So tutto di Alex e mi va bene così.
Quello che invece non mi va bene, e per niente, è che tu vada in giro a fare domande e ficcare il naso in cose che non ti riguardano.
Siamo amiche da sempre Cristina, ma se ora tu mi mettessi alle strette e dovessi scegliere tra te e lui, sceglierei lui. Punto.”
Queste parole l’avevano ferita profondamente e da quel giorno, anche se con molta difficoltà, Cristina fingeva di assecondare questo pericoloso rapporto, con la speranza che prima o poi Pamela si ravvedesse e si stancasse di vivere una vita al di fuori da qualsiasi regola.
 
“Parla più forte Cri, che non ti sento!”
Cristina mise una mano a coppa attorno al telefonino
“Ti stiamo aspettando in sede per l’ultima prova!”
“Diavolo, è vero, mi sono proprio dimenticata! Senti Cri, mi dispiace, ma stasera non posso, non sono nemmeno a San Damiano!
C’è una festa di compleanno a Monteri, sai il Bobo, l’amico di Alex. Vedessi che spettacolo! Un sacco di gente! Adesso siamo qui al Betty Bar che ci riscaldiamo con qualcosa di buono, ma poi andiamo a festeggiare in discoteca, al Sagittario di Perugia”
“A Perugia? Ma tu sei fuori di testa! Guarda che domani sera c’è la sfilata, devi provare l’abito!”
“Tesoro, salvatrice della mia vita” la adulò Pamela, impostando la voce volutamente in falsetto
“Provalo tu per me, tanto abbiamo la stessa taglia!”
E senza dare il tempo a Cristina di replicare, aggiunse
“E non ti venga in mente di chiamarmi domattina, che sono tra le braccia di Morfeo...di Morfeo e di Alex! In pratica ci vediamo direttamente in sede un’ora prima del corteo, ok?”
Con una mano nella fronte Cristina si arrese all’evidenza
“D’accordo Peste, almeno divertiti”
“Ci puoi contare! Ti voglio bene Cri, sei la mia salvatrice!”
“Eh già!”
La giovane spense il cellulare e lo buttò dentro la borsa aperta, poi sospirò
“Forza Maria, prepara l’abito di Everarda che lo provo io”
 
A mezzanotte, poco prima di salire in auto per recarsi a Perugia, Alex ricevette una telefonata.
Quando staccò, si passò una mano sui capelli dritti, tagliati a cresta.
“Pamela mi dispiace, è Toni. Niente ballo stasera, lo sai per cosa mi chiama. Sicuramente ne avrò per tutto domani, devo andare a Roma, come al solito”
Poi la guardò serio
“Non mi piace che tu vada a ballare senza di me, dai monta in macchina che ti riaccompagno a casa”
Pamela si tolse con rabbia gli zatteroni, li scaraventò in auto e salì infuriata
“Uffa Alex, vaffa te e Toni! Merda! Almeno chiamami quando torni!”
Alex sorrise e nel farlo gli brillò il canino che si era fatto ricoprire d’oro
“Sei bella, Bambolina, quando ti arrabbi!”

2.

 
 
Il campanello della porta suonò ripetutamente fino a svegliarla.
Aprì gli occhi, ancora intontita dal sonno
“Ma chi è che rompe?”
Guardò il display del telefonino
“Le 5,30?”
Si tirò giù dal letto insonnolita e senza infilare le ciabatte andò alla porta e sbirciò dallo spioncino
“Ma si può sapere cosa vuoi a quest’ora?”
“Ti devo parlare Pamela, è importante, dai fammi entrare”
La ragazza sbuffò, girando la chiave e togliendo la catenella, poi continuò irritata
“Lo sai come stanno le cose, non vedo di cos’altro potremmo discutere. Non cambio idea”
 
Alle 5,45 Pamela giaceva a terra, gli occhi sbarrati.
Una pozza di sangue le si stava allargando sotto la nuca.
La canottiera sollevata sopra la pancia piatta metteva in mostra il brillantino all’ombelico che mandava raggi di luce nella penombra del soggiorno.
Le gambe leggermente abbronzate erano divaricate e gli slip bianchi recisi di netto.
Quel sabato mattina l’avventura di Pamela Nocentini su questa terra era terminata.
 
Prima di uscire sbirciò dalle persiane chiuse per vedere se in giro c’era qualcuno.
Nessuno, via libera.
Si preannunciava un’altra giornata calda in questo strano settembre troppo afoso, ma a quest’ora era fresco e ventilato.
Tutti stavano ancora dormendo.

3.

Erano le 20,15 di sabato sera e quindi mancava solo un quarto d’ora all’uscita del corteo. Cristina appariva stanca e accaldata mentre toglieva la coroncina di fiori che le stringeva la fronte
“Pamela è irreperibile. Non risponde al cellulare e non è collegata su facebook. Alex idem. Poco fa Marco è andato sia a casa di Pamela che di Alex, ma è tutto chiuso e non risponde nessuno. Che si fa?”
La ragazza oltre che partecipante, era responsabile della sfilata e si sentiva quindi doppiamente messa in gioco.
Il borbottio di fondo si trasformò in un vero e proprio vociare, cominciarono a parlare tutti insieme.
Bruno, il custode del museo di San Damiano, che nella rappresentazione storica impersonava uno dei nobili, si asciugò l’ennesimo rivolo di sudore e disse
“Lo sapevo che non c’era da fidarsi di quella lì, ma voi niente! Era ovvio che prima o poi ci avrebbe messo nei guai!”
Con l’aria di chi la sa lunga, proseguì sogghignando
“Sicuramente è a smaltire qualche sbornia... o peggio!”
“E’ vero! Sono d’accordo! Scusa Cristina, ma che Pamela non è affidabile lo dico anch’io da tanto tempo”
L’enorme seno di Silvia, imprigionato nello stretto bustino marrone, sobbalzava a ogni parola “Ma già, tanto a me nessuno mi ascolta” terminò indispettita, stringendo le labbra
“ Tutte stronzate!”
Jessica scattò in piedi.
“Andate tutti e due a quel paese! E per quel che ti riguarda, caro Bruno, c’è l’hai con Pamela perché non te la dà!” e alzò energicamente il dito medio in sua direzione.
“Puttana anche tu, come lei!” urlò inferocito Bruno in tutta risposta, alzando pure lui il medio.
“Bastaaa!”
Cristina sbatté con forza il palmo della mano sul tavolo.
“Allora! Ma dove siamo? Non vi capisco proprio...”
Lo sguardo andava da Bruno a Jessica
“Dobbiamo risolvere questo problema, non buttare benzina sul fuoco”
Indicò con la mano l’orologio appeso al muro
“Mancano solo 10 minuti all’usci...

Table of contents

  1. Prologo
  2. 1.
  3. 2.
  4. 3.
  5. 4.
  6. 5.
  7. 6.
  8. 7.
  9. 8.
  10. 9.
  11. 10.
  12. 11.
  13. 12.
  14. 13.
  15. 14.
  16. 15.
  17. 16.
  18. 17.
  19. 18.
  20. 19.
  21. 20.
  22. 21.
  23. 22.
  24. 23.
  25. 24.
  26. 25.
  27. 26.
  28. 27.
  29. 28.
  30. 29.
  31. 30.
  32. 31.
  33. 32.
  34. 33.
  35. 34.
  36. 35.
  37. 36.
  38. 37.
  39. 38.
  40. 39.
  41. 40.
  42. 41.
  43. 42.
  44. 43.
  45. 44.
  46. 45.
  47. 46.
  48. 47.
  49. 48.
  50. 49.
  51. 50.
  52. 51.
  53. 52.
  54. 53.
  55. 54.
  56. 55.
  57. 56.