Interstate 22
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Interstate 22

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About this book

Josh e Ty sono due corrieri della droga in viaggio verso il Mississippi. Nel bagagliaio della loro auto c'è un carico di marijuana che, una volta consegnato al destinatario, frutterà loro un bel po' di soldi. Durante una sosta notturna vengono aggrediti e, costretti a fuggire a piedi, si rifugiano al Meat 'nd Steak, una steakhouse a gestione familiare. I proprietari offrono loro aiuto e assistenza, ma i loro propositi sono tutt'altro che nobili. I ragazzi, infatti, scopriranno che l'aggressione è soltanto la prima di una serie di eventi che li porterà a dover lottare per la loro stessa vita, obbligandoli a conoscere il vero significato della paura.

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Information

1

La notte era nera come il buco del culo del mondo. La neve accumulata ai bordi delle strade e sui rami degli alberi si era sciolta da un pezzo e l’inverno stava cedendo il posto alla primavera con passo lento e cadenzato.
Josh e Ty correvano senza la minima idea di dove stessero andando. Sapevano solo che erano usciti a est dall’Interstate 22, si erano inoltrati nei boschi limitrofi e avevano continuato a correre in cerca di un riparo.
Ty dovette fermarsi. «Non riesco a continuare Josh, le gambe non mi reggono più» disse traendo a grandi boccate l’aria necessaria per fare uscire le parole dalla sua bocca.
La ferita sul braccio non accennava a smettere di sanguinare.
Josh lo afferrò dalle spalle e lo tirò con sé. «Non fermarti proprio adesso, vedo delle luci laggiù.»
Aveva ragione. A un centinaio di metri, dritte di fronte a loro, vi erano delle luci lampeggianti che avevano tutta l’aria di essere l’insegna di un locale.
Ty raccolse le sue ultime forze e, sostenuto da Josh, convinse le sue gambe a fare gli straordinari. «Ci sta ancora seguendo?»
Josh accennò a voltarsi ma ci ripensò. «Non lo so e non voglio saperlo. Quel figlio di puttana correva veloce, ma mi sa che ce lo siamo lasciati parecchio indietro.»
«Cazzo, fa un male cane» esclamò Ty premendo la mano sulla ferita, che mandava scosse di dolore e dal braccio risalivano su per il collo, finendo dritte al cervello.
Tolse la mano e la avvertì bagnata del suo sangue. «Sanguino ancora Josh» disse ansimando.
«Risparmia il fiato, vedrai che lì qualcuno ci aiuterà.»
Le luci si fecero sempre più vicine, rivelandosi l’insegna di una steak house, la Meat’nd Steak.
Le tre parole che la componevano lampeggiavano in successione. Prima Meat, poi nd e infine Steak, per poi ricominciare daccapo. La luce dell’apostrofo era spenta, probabilmente fulminata, mentre la “k” di Steak seguiva un ordine tutto suo, accendendosi e spegnendosi a intervalli del tutto casuali.
Ty inciampò sui suoi stessi piedi, scivolò dalla presa di Josh e cadde per terra. D’istinto, le mani ammortizzarono l’impatto e un dolore sordo esplose nel suo braccio.
Un urlo strozzato partì dalla sua gola e Josh si affrettò a rimetterlo in piedi. La steak house era vicina, ma a lui non era mai sembrata così lontana.
Le luci al neon illuminavano l’intero locale e la zona circostante, dando l’impressione che fosse stato costruito nel nulla più assoluto.
«Mancano gli ultimi metri, non fermarti proprio adesso» lo incitò Josh.
Ty avrebbe voluto sventolare la bandiera bianca, ma non era la vicinanza al Meat’nd Steak a dargli la poca forza per proseguire quanto la paura che il loro inseguitore potesse raggiungerli.
Continuarono a camminare a passo svelto e Josh notò che Ty zoppicava vistosamente. Probabilmente si era slogato una caviglia, anche se non pareva essersene accorto.
«Ti senti bene?»
«Sto di merda» rispose Ty.
Quando furono a una decina di metri dal locale, avvertirono un forte odore di cipolle e carne alla griglia. In un altro momento, in una diversa occasione, quegli odori avrebbero aperto loro l’appetito, ma ora come ora gli procurava soltanto conati di vomito.
Vicino l’ingresso, un cartello contornato da centinaia di lucine multicolore informava che il locale era aperto ventiquattr’ore su ventiquattro e che la specialità della casa erano braciole al sugo di fagioli.
«Sugo di fagioli» lesse Josh, e la sensazione di vomitare si fece più forte.
«Spero che tra le loro specialità ci sia anche quella di chiamare un’ambulanza o io qui ci muoio dissanguato» esclamò Ty.
Josh lo sostenne nel salire i tre gradini in legno che li separavano dalla porta e fu proprio nel salire il primo che Ty si accorse di avere una caviglia slogata.
«Ci mancava anche questa» si lamentò.
«Resisti, siamo al sicuro adesso.»
Josh spinse la porta e il suono del campanellino avvertì l’arrivo di nuovi clienti. Una ventata di cipolle fritte li investì come un pugno allo stomaco.
 

2

Una volta dentro, Ty si lasciò andare su una delle sedie del tavolo più vicino. Controllò la benda. Alla luce, la sua ferita era messa peggio di quanto immaginasse. La sua paura più grande era che si infettasse, ma adesso la strada gli appariva tutta in discesa.
Josh diede un’occhiata furtiva al braccio dell’amico ed ebbe la sua stessa impressione.
Si guardò intorno. Il locale era vuoto, eccetto che per un paio di uomini che bevevano whisky al bancone del bar. Gli si avvicinò, facendo segno a Ty di aspettare. Ty unì indice e pollice in segno di ok e lasciò cadere entrambe le braccia lungo i fianchi, esausto.
Fuori l’aria era pungente, mentre dentro il riscaldamento era al massimo. Toglieva quasi il fiato.
Quando uno dei due tizi al bancone lo vide arrivare, diede una gomitata all’altro per richiamarne l’attenzione. Erano entrambi di corporatura possente, con la barba incolta e i capelli arruffati. Indossavano giacche di pelle marrone, come se non bastasse il caldo infernale che faceva lì dentro.
«Scusate» disse Josh. Non aveva voglia di chiedere aiuto a due tipi così, ma se li avessero riaccompagnati sull’Interstate 22 avrebbero recuperato l’auto e sarebbero partiti per l’ospedale più vicino. Niente di più facile.
Lo stavano fissando, ma era come se non capissero cosa volesse.
«Siete di queste parti? Io e il mio amico laggiù siamo stati aggrediti. Lui è ferito e…»
«Digli di chiamare un’ambulanza» lo interruppe Ty, che nel frattempo si era sbottonato la camicia all’altezza dell’ombelico e ansimava come un cane sotto il sole cocente.
«Forse hanno un auto. Se ci danno un passaggio recuperiamo la Camaro e ti ci porto io all’ospedale» gli rispose Josh.
Il tizio vicino a lui alzò il bicchiere con due dita di whisky e lo bevve in un sorso. Nessuno dei due si degnò di prestargli attenzione.
«Mi avete sentito? Il mio amico ha bisogno di cure, voi avete un’auto?»
Stesse espressioni, stessa reazione. L’altro tizio puntò le mani sul ripiano del bancone, sollevò il sedere dallo sgabello e mollò una rumorosa scorreggia. L’altro sorrise e si versò altre due dita di whisky dalla bottiglia.
«Ma che cazzo…» Josh fece per inveire su quelle due teste di cazzo quando la voce profonda e roca di un uomo alle sue spalle lo fece sussultare.
«Non badi a Chuck e Dean, sono ubriachi marci da diverse ore, temo. Io sono Roger Maroon, il proprietario. Quello lì è con lei?» chiese indicando Ty, che non faceva che sbirciare le condizioni della ferita da sotto la camicia.
Josh si sentì sollevato dall’arrivo di Maroon, lanciò un’occhiataccia ai due ubriachi – che non colsero nemmeno, erano già tornati a fissare la parete con le bottiglie di liquore di fronte a loro – e andò incontro a Ty. «Si, è un mio amico. Siamo stati aggrediti da un folle che lo ha morso al braccio. Abbiamo perso la testa, ci siamo messi a correre come due forsennati, ma abbiamo un’auto sull’Interstate 22 e…»
«Frena amico o non ci capirò niente» lo interruppe Maroon. Josh parlava così veloce che le parole in bocca si sovrapponevano ed era difficile seguirlo.
Josh fece un lungo respiro. «Mi perdoni, sono ancora scosso. Potreste abbassare il riscaldamento per piacere? Mi sto sciogliendo.»
Maroon rise così forte e così a lungo che gli diede l’impressione di aver detto qualcosa di terribilmente divertente, anche se di divertente, in quella situazione, non c’era un bel niente.
«Abbassare il riscaldamento, ma certo, perché no. Ci vado subito. A voi non dispiace se rinfresco un po’ l’ambiente, non è vero ragazzi?» chiese ai tizi con le giacche di pelle. Il primo si scolò l’ennesimo bicchiere di whisky e il secondo sollevò il sedere e ne mollò un’altra, dopodiché risero.
Maroon si portò la mano alla fronte. «Quei due mi fanno morire. Non ho mai visto un uomo così ubriaco in vita mia, lo giuro sul mio onore» esclamò e fece croce sul cuore con le dita.
Forse non dovresti lasciargli tutta un’intera bottiglia di whisky a disposizione, pensò Josh.
Maroon raggiunse Josh e Ty. Alzò il braccio buono dell’uomo e se lo passò intorno al collo, poi chiese a Josh di fare lo stesso con quello ferito.
«Dove lo stiamo portando?» chiese Josh dopo essersi passato il braccio dell’amico intorno al collo.
«Maroon indicò un tavolo vicino ai servizi igienici. «Laggiù. Il tuo amico è messo peggio delle mutande di Chuck e non vorrei che mi vomitasse in giro come un idrante impazzito.»
«Divertente» ribatté Ty, che si diede lo slancio per farsi sollevare da loro due.
Lo trascinarono fino al tavolo e lo fecero sedere.
«Vado ad abbassare il termostato. Non scappate, mi raccomando.»
Maroon rise di nuovo e si allontanò lasciandoli in compagnia degli ubriaconi scorreggioni.
«Non mi piace per nulla quell’uomo» mormorò Josh. «Ci scommetto le palle che è un montanaro del cazzo.»
«Che cazzo te ne frega di quello stronzo, probabilmente è più ubriaco di quei due laggiù. Gli hai detto di chiamare l’ambulanza?»
Josh scosse la testa. «No, non mi ha fatto parlare. A malapena sono riuscito a chiedergli di abbassare la temperatura di questo forno.»
«Quei due non sembrano sentire caldo.»
«Chi? Chuck e Dean? Quelli non si accorgerebbero nemmeno di andare a fuoco, te lo dico io.»
«Chuck e Dean, sai i loro nomi. Avete fatto amicizia, ma che carini.»
«Me l’ha detto il proprietario come si chiamano, io so solo che stavo spaccando la bottiglia di whisky in testa a uno dei due.»
«Te l’ha detto il proprietario… mi sarà sfuggito. Non sono molto presente a me stesso in questo momento e credo che la ferita peggiori di minuto in minuto.»
«Non fare il melodrammatico, ti sei beccato un morso e un bello spavento, che sarà mai.»
Ty roteò gli occhi. «Sarà, ma quel bastardo mi ha staccato un pezzo di carne dal braccio. Spero gli vada di traverso.»
Josh si voltò verso dove aveva visto allontanarsi Maroon. «Ma quanto ci mette ad abbassare quel termostato?»
 

3

«Eccomi di ritorno. Avete sentito la mia mancanza?» chiese Maroon. Con lui c’era un ragazzo con la pelle tempestata dall’acne e i denti sporgenti. Indossava una maglia a collo alto e un gilet imbottito.
«La temperatura è di vostro gradimento, adesso?»
«Perfetta» intervenne Josh, «ma dovrebbe essere così gentile da chiamare un’ambulanza se non le dispiace».
«Perché non ve la chiamate da soli?» rispose il ragazzo.
«Perché i nostri cellulari sono nell’auto, insieme ai nostri portafogli e ai documenti» rispose Josh, stizzito.
Maroon diede uno scappellotto al ragazzo. «Hai sentito, razza di impertinente?» Poi, rivolgendosi a loro: «Questo piccolo scansafatiche è Ronald, come Ronald McDonald.» Rise.
«E a cosa dovrebbe servirci Ronald McDonald, signor Maroon?» Josh non aveva più voglia di sentirlo ridere e meno che mai aveva voglia di sentire repliche da uno stronzetto come Ronald.
Maroon abbracciò il ragazzo. «Mi pareva di aver sentito che la vostra auto è sull’Interstate 22, non è così?»
«Si, a circa due miglia da qui. Non saprei indicarle la direzione, è buio là fuori.»
«Non è un problema, conosciamo queste zone come le nostre tasche. Ronald, vai a chiamare Al.»
Ronald annuì e corse via.
«Chi è Al?» chiese T...

Table of contents

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