L'inaccessibile
About this book
Agharta, un misterioso regno sotterraneo che si troverebbe all'interno della terra, il quale in realtà è solo la nota centrale di un discorso più ampio che servirà a sviluppare un romanzo incentrato sulla psicologia dei suoi diversi personaggi, che crescono e si sviluppano come conseguenza delle diverse avventure che dovranno affrontare nel corso della loro vita. Tutte le varie storie alla fine confluiranno ad Agharta, la quale potrebbe essere un regno realmente esistente o semplicemente una rappresentazione della natura umana, che, come il regno fantastico, si trova all'interno di noi stessi. Il pretesto del regno sotterraneo dunque è solo simbolico e serve per raggiungere non l'interno della terra ma l'interno dei vari personaggi, scavando nella loro psiche.
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INTRODUZIONE
Qualche decennio fa, nel giugno del 1936, Max Hahn e sua moglie Emma stavano camminando nei pressi di una cascata vicino a London, Texas, quando hanno notato sporgere da roccia un pezzo di legno. Decisero di portare la strana pietra a casa, dove la aprirono con uno scalpello. Potete immaginare il loro stupore quando all’interno della roccia trovarono un martello fatto a mano. Perché tutto ciò è sconvolgente? Le rocce si formano in tempi lunghissimi e tutto ciò che si trova al loro interno dev’essere, per forza di cose, essere entrato nella proto-roccia durante la sua formazione, migliaia o addirittura milioni di anni fa. Un team di archeologi ha analizzato la roccia ritrovata da Max ed Emma ed ha concluso che infatti essa deve essere vecchia di circa 400 milioni di anni, rendendo sorprendente la scoperta di un manufatto così antico incastonato al suo interno. Se questa fosse l’unica notizia sconvolgente non staremo qui a parlarne, difatti, esistono decine di ritrovamenti simili, e la cosa esclude l’idea che si posa trattare di falsi. Magari qualcuno lo è, ma quando ti trovi di fronte a un numero così consistente di ritrovamenti con che coraggio lo affermi per tutti? Nel 1944, Newton Anderson, un bambino di appena 10 anni, giocando con un pezzo di carbone nella sua cantina lo ruppe, svelando qualcosa di incredibile al suo interno: esso conteneva una campana in lega di ottone e batacchio in ferro. Il manico era scolpito e raffigurava un idoletto di provenienza culturale sconosciuta. La campanella era composta di un miscuglio di metalli che ad oggi non è usata: rame, zinco, stagno, arsenico, selenio e iodio. Questo tipo di lega non era nota fino al giorno di questa scoperta. Il carbone in cui la campanella è stata rinvenuta ha più di 300 milioni di anni. Nel 1995 uscì l’articolo “Archeologia Proibita - Evidenze schiaccianti dimostrano che l’umanità è esistita sul pianeta Terra molto, molto più a lungo di quanto la scienza tradizionale desideri o abbia il coraggio di ammettere. Non solo, ma sembra che alcuni dei nostri antichi antenati fossero ben più che semplici «cavernicoli»!”. Questo articolo mi fece aprire gli occhi su tutto un mondo celato e volutamente insabbiato di ritrovamenti scientifici, detti “anomalie” i quali se resi pubblici distruggerebbero tutte le fondamenta dei nostri attuali libri di storia e che, proprio in virtù di questa loro capacità, vengono definiti anomali e fatti dimenticare dalla comunità scientifica e archeologica. Alcuni di questi reperti vengono esposti nei musei, ma nessuno se ne prende cura, è il caso della «pentola di ghisa» in Texas, a Glen Rose, che sarebbe stata ritrovata in un pezzo di carbone nel 1912 da un operaio addetto alla fornace di una centrale elettrica.
L’11 giugno 1891 in Illinois il Morrisonville Times raccontò la storia della signora S.W. Culp che sempre in un pezzo di carbone ritrovò una catena di forma circolare di otto carati, lunga circa 10 centimetri dalla lavorazione incredibilmente inusuale. Tutto ciò che si trova nei pezzi di carbone o in giacimenti di carbone, deve per forza di cose essere stato immesso o lasciato cadere nella vegetazione prima che fosse sepolta nei sedimenti che poi sarebbero poi diventati carbone a seguito del lunghissimo processo. Il carbone è un sottoprodotto di strati vegetali morti in decomposizione. La vegetazione viene sepolta nel tempo e ricoperta di sedimenti. Questi sedimenti fossilizzati diventano poi roccia. Questo processo naturale di formazione del carbone può richiedere fino a 400 milioni di anni. Qualche anno fa, la rivista scientifica “nature” pubblicò un articolo inerente a quelle che fino a quel momento venivano considerate le più antiche impronte umane, quelle trovate sul Lago Valsequillo nei pressi di Puebla nel Messico Meridionale, esse non risalirebbero a 40 mila anni fa ma a un milione e 300 mila anni fa. E questo perché a essere così antica è la cenere vulcanica fossile nella quale le impronte sono fissate. Lo dimostrano le analisi chimiche sul dimezzamento degli isotopi contenuti nel materiale.
La storia umana è davvero da riscrivere? I miti dei popoli più antichi a noi conosciuti sembrerebbero confermarlo. Più sono antiche e più le civiltà del passato testimoniano di non essere state le prime. Parlano di giganti prima di loro, di grandi imperi perduti, continenti scomparsi, città d’oro, ricchezze e conoscenze perdute per sempre. I greci parlano di Atlantide, gli aztechi parlavano di Aztlán. Gli antichi indiani parlavano di Shamballa, e in tempi più moderni è nato il mito di Mu e Lemuria. I nuovi ritrovamenti parlano di ossa umane giganti, pietre che riportano segni scolpiti molto prima della tradizionale comparsa dell’uomo e che raffigurerebbero dinosauri. È qui che il mito di Agharta trae le sue origini. Agharta, o Agharti, sarebbe un regno sotterraneo leggendario che si troverebbe al centro della terra. Secondo alcune versioni la nostra terra sarebbe cava ed ospiterebbe al suo interno alcuni continenti, illuminati da un piccolo sole centrale; secondo altre versioni Agharti sarebbe solo un regno posto sottoterra e collegato da un’immensa serie di fitte gallerie. Questa può sembrare fantascienza ma gli stessi nazisti, guidati da Ernest Schäfer partirono per il Tibet per conto di Hitler alla ricerca di informazioni sul regno sotterraneo di Agharti, mossi dagli scritti della mistica russa Helena Petrovna Blavatsky (Елена Петровна Блаватская), che nei suoi innumerevoli viaggi mistici sarebbe venuta in contatto con gli abitanti di Agharti.
Molti luoghi nel nostro mondo sono ricchi di gallerie sotterranee, tra cui l’isola di Rapa Nui (l’isola di Pasqua) un luogo già ricco di misteri, per non parlare delle immense gallerie scoperte in Turchia e che collegherebbero il continente europeo con la Scozia. Tutto insomma ci farebbe pensare che c’è qualcosa di più nella nostra storia, solo superficialmente scalfita.
LIBRO PRIMO
L’ERA DELLE OMBRE
Capitolo I
Misteri di famiglia
L’aria in casa del nonno mi sembrava testimone di antichi e arcani eventi. Era come se la polvere all’interno di quella casa fosse ferma, sospesa a mezz’aria. Perché il tempo non scorreva, chissà da quanto. La casa rispecchiava molto l’animo del nonno, non solo per il fatto che sembrava fosse un’altra dimensione dove il tempo non poteva più scorrere, e di fatto, il nonno sembrava molto più giovane di quanto non fosse in realtà; ma anche perché ogni cosa, dai mobili agli oggetti d’antiquariato che erano posati sopra di essi, avevano l’aria di provenire da qualche luogo remoto e introvabile. Mio nonno era un uomo decisamente mistico: vestiva sempre con una giacca grigia, o occasionalmente bianca, e dello stesso colore erano i suoi pantaloni e le sue scarpe. Aveva i capelli corti e bianchissimi, e teneva sempre, come piace definirlo a me, un “sottile strato di barba sul viso”. I suoi occhi erano azzurri, freddi come il ghiaccio, e appuntito era il suo sguardo, penetrante, schietto, ma allo stesso tempo arcano. Quando parlava non traspariva alcuna emozione, né dal viso né dal tono di voce. Era una figura misteriosa nella mia famiglia, di lui sapevamo poco, si presentava di rado alle feste, e quando non c’era si parlava di lui sottovoce. Il suo nome era José Potis Encarnação. Il motivo per il quale era tanto odiato dal resto della mia famiglia? Per il tipo di “lavoro” che faceva, per così dire. Mio nonno era un antropologo, ma non come lo intendiamo noi. In realtà lui non aveva nemmeno una laurea, eppure parlava correntemente più di sette lingue, aveva viaggiato moltissimo, conosceva luoghi oscuri e misteriosi, e sopratutto conosceva bene i popoli che li abitavano. Lui amava fare ricerche, e ne aveva anche la possibilità, dal momento che aveva ereditato dai suoi avi, antichi nobili, un ingente patrimonio che gli permise di realizzare il suo sogno di viaggiare per il mondo. E fu grazie a questi viaggi che divenne ancora più ricco, scoprendo antichi reperti, studiando le lingue e le culture delle popolazioni sconosciute, scrivendo diversi libri ed ottenendo diversi meriti. Questo in sostanza era mio nonno, certamente un uomo da ammirare e stimare, allora perché era tanto disprezzato? Perché le sue ricerche, dicevano sempre i miei famigliari, lo portarono alla pazzia. Mio nonno si interessò di esoterismo, di magia, di occultismo e chi più ne ha più ne metta. Un giorno partì insieme a mia nonna, sua moglie, per un viaggio alla ricerca di nessuno sa cosa. Quando tornarono erano cambiati, non dissero mai cosa avevano scoperto durante il viaggio, e pochi anni dopo ripartirono, ma stavolta sparirono per un periodo lunghissimo. Mia nonna non tornò mai, e mio nonno non disse mai cosa le fosse capitato durante il viaggio. Da allora un enorme alone di mistero circonda sempre la figura di mio nonno. Io non conobbi mai la nonna, e ogni volta che il nonno si presentava mi dicevano tutti di non parlargli, di lasciarlo stare, sebbene io ne fossi affascinato. Stava sempre sulle sue, non parlava mai con nessuno, aveva sempre quello sguardo perso nel vuoto, come se la sua anima fosse da un’altra parte. Da tutt’altra parte.
Una persona però, non nutriva questi sentimenti nei confronti del nonno: mia madre. L’unica, tra l’altro, che sembrava sapere qualcosa dei viaggi. Tant’è che fu proprio lei ad alimentare buona parte del mio fascino nei confronti del nonno. La notte, quando non riuscivo a dormire, la convincevo a raccontarmi fantastiche storie riguardo alle avventure del nonno; “sai, si dice che il nonno abbia trovato un regno sconosciuto e bellissimo, dove vivono persone dai poteri incredibili e il sole non tramonta mai”; eppure nemmeno lei sapeva se ciò fosse vero o solo una leggenda alimentata dal padre. Quel che è certo è che da quel luogo mio nonno riportò alcuni manufatti, mai visti da nessuno. Ad ogni modo mia madre morì uccisa da un ubriaco in mezzo alla strada. Uomo mai catturato, mai più rivisto; anche se spesso veniva a tormentare me, nei sogni. Dal momento che mio padre ci aveva lasciati già da diversi anni per andare con un’altra donna, a quel punto io mi ritrovai a vivere gli ultimi anni prima della maggiore età in casa del fratello di mia madre, che a differenza sua non vedeva per niente di buon occhio il padre. Il nonno non si presentò al funerale di mia madre, né si fece più rivedere dal giorno della sua morte.
La scomparsa di mia madre non fu certo benevola per la mia situazione, già tragica di suo; quella di un ragazzo timido e pieno di complessi fin da piccolo, troppo introverso per avere degli amici, troppo solo per essere felice. Quando finalmente raggiunsi la maggiore età nessuno era lì a festeggiare il mio compleanno, nessuno era con me per ridere e sostenermi. Avevo perso quel poco che avevo, mia madre, e come se non bastasse la vita non mi aveva dato più nulla dopo avermi tolto quel poco che avevo. Completai gli studî superiori con in testa una sola enorme ossessione: scappare. Fuggire in un qualche luogo sperduto e dimenticato da Dio in un angolo remoto del mondo, e lì ricominciare a vivere. Ma dove andare? A quel punto le memorie di mia madre riaffiorarono, pensai al nonno, che era stato ovunque nel mondo, e che sembrava avesse trovato quel luogo dei miei sogni, un paradiso in terra, addirittura sconosciuto al resto del mondo. Possibile che esistesse davvero qualcosa del genere? Non potevo saperlo, almeno non finché non avessi parlato con lui. Chiesi a tutti, tutti quelli che potevano sapere dove si trovasse José Encarnação, e alla fine ottenni l’indirizzo da un parente con la seguente raccomandazione: “sei sicuro di quello che stai per fare? Tuo nonno non è certo la persona migliore a cui rivolgersi per dei consigli, specie da quando ha perso la moglie. Dicono che sia schizofrenico.” Non mi importava cosa fosse, avevo nella mia testa la sua immagine, la sua figura mi chiamava da tempo per condurmi in quel luogo lontano dal mondo conosciuto. Il mio nome è Miguêl João Encarnação, e questa è la storia di come vidi quel centro del grande ignoto.
Table of contents
- INTRODUZIONE
