Il lato pubblicitario degli scrittori italiani
Non pochi, illustri e insospettabili sono gli scrittori che hanno firmato annunci per la pubblicitĂ . E ancor piĂš quelli che hanno partecipato alla costruzione del messaggio pubblicitario. Da Pessoa a D'Annunzio, da Garcia MĂĄrquez ai piĂš recenti Coelho e Baricco e poi Trilussa, Gadda, Levi, Soldati, Moravia, Malerba e cosĂŹ via. Il libro presenta i testi degli annunci stampa o le sceneggiature di spot curate da scrittori, spesso in versione integrale; tra questi anche un testo di Elio Vittorini che presenta in un testo inedito manifesti per Olivetti. La relazione tra pubblicitĂ e letteratura ha attraversato fasi, marcato luoghi e modalitĂ diverse: il libro le ricostruisce, delineando le trame storiche e tracciando le dinamiche culturali a esse sottese. Dall'analisi dei manifesti e degli spot, in cui l'anonimato letterario si alterna a un ruolo di testimonial degli scrittori famosi, emergono strategie operative della pubblicitĂ e il ruolo sociale della letteratura. Grazie a una lettura comparativa, il libro indaga le ragioni della contaminazione tra letteratura e pubblicitĂ .
"Un libro che mi ha sorpresa in positivo, per un contenuto ben strutturato e interessante." (Recensione)
Testi di G. Alessi - L. Barcaioli - T. Marino

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Scrittori e pubblicitĂ
Storia e teorie
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Parte III
Antologia di testi e immagini
Nella terza parte di questo lavoro si è deciso di far parlare direttamente i testi, con unâantologia che raccoglie sia quelli portati ad esempio nelle parti precedenti, sia altri non commentati, ma che in qualche modo rientrano nelle tipologie discusse. Nel consultarla il lettore sarĂ guidato da sei rubriche, allâinterno delle quali potrĂ rintracciare una affinitĂ dialogica, riguardante i modi di collaborazione e le tipologie di testi, e che messe insieme contribuiscono a tracciare il percorso cronologico del rapporto letteratura-pubblicitĂ , dai suoi esordi fino ai nostri giorni.
La prima è dedicata agli esordi della collaborazione tra letteratura e pubblicitĂ e comprende un arco temporale che va dai primi del Novecento fino agli anni â40. I letterati prestano la loro penna, la loro abilitĂ professionale, per comporre romanzi, poesie, rime e slogan finalizzati alla promozione dei prodotti delle grandi aziende. Accanto a questo ruolo professionale, il letterato, con il suo prestigio, è utilizzato come testimonial dei marchi aziendali.
La seconda raccoglie alcuni esempi delle sperimentazioni futuriste che spaziano tra arti figurative e letteratura, svoltesi tra gli anni â10 e â30 del Novecento. La pubblicità è elevata a forma espressiva che caratterizza la nuova civiltĂ , per questo il poeta e lo scrittore se ne occupano senza imbarazzo nĂŠ timore. Il rapporto tra futuristi si sviluppa in una duplice linea: da un lato la rĂŠclame entra sotto forma di citazione a far parte della letteratura, dallâaltra i futuristi si impegneranno direttamente nella realizzazione delle campagne pubblicitarie.
La terza include alcuni esempi di rapporto tra i letterati e le grandi riviste aziendali: il fenomeno delle riviste aziendali ha inizio nel 1895 con la pubblicazione de La Riviera ligure e si prolungherĂ fino agli anni â70, comprendendo numerosi e prestigiosi periodici. Esse avevano come finalitĂ principale la promozione dellâazienda di riferimento, per far ciò si riteneva indispensabile ricorrere anche allâapprofondimento dellâaspetto âculturaleâ. Il rapporto tra i letterati e le riviste aziendali spazierĂ dalla semplice collaborazione, con lâinserimento di poesie e brevi racconti allâinterno dei periodici, fino alla collaborazione organica e sistematica nella loro realizzazione.
La quarta, raccoglie tutte le campagne a stampa a partire dagli anni â80, mostrando la relazione tra letteratura e pubblicitĂ in una fase ormai matura. La caratterizza una complicitĂ tematica, ricercata soprattutto attraverso la realizzazione di racconti a tema con scopo promozionale, oppure lasciata agire sottotraccia, attraverso lâaccostamento tra piacere della lettura e funzione di rimando promozionale.
Nella quinta, invece, il rapporto tra letteratura e pubblicità è indagato nel canale televisivo, e soprattutto nella forma dello spot. Per esso si rendono ripercorribili tutte le precedenti forme di collaborazione, cosĂŹ che si possono trovare tanto citazioni letterarie o uso testimoniale di scrittori, con lâobiettivo di sfruttarne il prestigio, tanto esempi di spot in cui lo scrittore gioca un ruolo nascosto (subalterno), contribuendo alla sola ideazione o alla sceneggiatura.
Nellâultima, infine, si focalizza lâattenzione su un specifico contesto geografico e linguistico della relazione tra letteratura e pubblicitĂ . In essa il lettore troverĂ esempi autorevoli e comuni, estratti dallâarea ispano-americana. Per tutti, come si potrĂ notare, valgono i principi e le dinamiche che muovono la collaborazione nei casi precedenti, e che potrebbero concorrere a configurare una matrice neo-latina della collaborazione.
A corredo dei singoli testi vengono fornite delle informazioni di ausilio alla lettura â delle piccole introduzioni â quasi sempre utili alla reperibilitĂ degli stessi, a una loro contestualizzazione e alla ricostruzione del percorso che li ha generati.
1. Letteratura e pubblicitĂ : gli esordi
1.1 Matilde Serao
Scritto nel 1899 per conto della societĂ di prodotti chimico-farmaceutico-igienici A. Bertelli & C. di Milano, Fascino muliebre1 è un opuscolo illustrato (fig. 2) articolato su otto capitoli volti a pubblicizzare i prodotti di bellezza allâinterno di una prosa che collega la moderna scienza dellâigiene, intimamente connessa con la salute del corpo, agli usi e costumi di un passato dai tratti mitici. Matilde Serao utilizza gli elementi letterari propri del modo patetico-sentimentale, mescolandoli a citazioni e richiami al mondo storico, mitologico e scientifico. Il brano riportato è tratto dal primo capitolo intitolato Igea trionfatrice.
Fascino muliebre
Beniamino Franklin scrisse: â Se tutta la cipria che trovasi in Francia potesse essere monetizzata, quella nazione, avrebbe di che armare tre grandi eserciti. â La frase potĂŠ sembrare un insulto alla Francia, una definizione di decadenza, data lâesagerata sua frivolitĂ , e fu, invece, un elogio. Se la Francia non avesse avuto la sua cipria e le sue donne incipriate, tutta la bellezza di un secolo fulgido ed impregnato di grazia non sarebbe esistita, la poesia di unâepoca gioconda nel paese delle tradizioni piĂš illustri per spirito e vivacitĂ non sarebbe sbocciata. Una Francia senza eleganza, senza accuratezza, senza leziosaggini e non poudrĂŠe, sarebbe stata oscura e povera; se quella nazione non avesse avuto il lezioso suo secolo decimosettimo e il sontuoso suo secolo decimottavo, le sue Maintenon, le sue La Vallière, le sue Du Barry, le sue Pompadour, le sue parrucche, le sue sapienti acconciature, i suoi codici di bellezza e, per conseguenza, le sue formidabili produzioni di oggetti frivoli, la sua rigogliosa fioritura della toilette, le sue infinitamente molteplici raffinatezze di gingilli, di cosmetici, e di complementi di quella sapiente e grandiosa architettura che è lâarte di creare o di far risaltare la bellezza, essa sarebbe stata tra le nazioni piĂš povere di industrie, piĂš tormentate dalla crisi del denaro. Oggi si dice: lâagricoltura è la mammella piĂš feconda della nazione; un secolo fa, poteva dirsi lo stesso della Dea Ciprigna bizzarramente avvolta nei veli, nei merletti, nelle spume chimeriche dei suoi nastri, difesa dal guardinfante ed oppressa dal trono dei riccioli e dei bouillonnĂŠs.
Or lâesempio potrebbe diffondersi a tutte le Nazioni. Non è vero; è calunnioso lo asserto che corrano alla decadenza quei popoli che elevano ad altezze superbe il culto della teletta. Non possono decadere coloro i quali si prosternano davanti alla bellezza, sorgente di entusiasmo, animatrice di virtĂš, creatrice della poesia, che è linguaggio divino. E, dato il grado di civiltĂ a cui si oggi innalzata lâumanitĂ , non vi può essere bellezza selvaggia e disadorna: lâepoca in cui fioriva lâidillio teocriteo, ove le regine di seduzione erano rozze pastorelle dai volti ingenui e dai piedi nudi bagnati dalla rugiada dei prati, è tramontata da un pezzo. Può darsi essa non sia giammai esistita se non nellâimmaginazione dei versificatori arcadici. Certo essa non suscitò le passioni sovrane, frementi, ruggenti e inspiratrici di prodigiose imprese, che divampano allâepoca nostra, e non nelle letterature soltanto, e che dai loro grandiosi contrasti sprigionano la vera gioia della vita. Una bellezza che non ha risolto nellâarte di presentarsi, non è soltanto un quadro senza cornice, ma un quadro senza colore; essa non si sa comprendere, non si rende percettibile, è incompleta e pallida.
SenonchĂŠ lâarte della teletta, in unâepoca di riforme radicali, ma logiche, ma in perfetta rispondenza dei bisogni della vita e della difesa dellâesistenza, non poteva sfuggire ad una evoluzione profonda. Essa oggi risponde a dettami cosĂŹ rigorosi, che traggono ragione dâessere dalla scienza appunto, dalla difesa dellâesistenza, dallâigiene.
1.2 Mario Dadone
Scrittore di grande popolaritĂ , Mario Dadone confeziona un intero racconto, intitolato Lo scrigno della felicitĂ , per pubblicizzare i prodotti femminili di bellezza della ditta Bertelli, apparso a tutta pagina su tre colonne, nel Domenica del Corriere del 5 aprile 1903.
Lo scrigno della felicitĂ
Il marchese Ugo Ardenzi e la contessa Isabella dâEbe sâincontrarono la prima volta e si conobbero ad una sontuosa matinĂŠe offerta dalla duchessa AâŚ., nelle grandi sale a terreno del suo palazzo prospicienti lo storico Parco Reale.
Il marchese Ugo, trentenne, bruno, che sotto lâarmonia delle forme signorilmente delicate nasconde un impetuoso vigore di ferrea salute, è un dolce sognatore, un poco timido e molto affettuoso, che nella sua giovane...
Table of contents
- Copertina
- Colophon
- Titolo della pagina
- Indice
- Introduzione
- Parte I: Per una storia della letteratura âpromozionaleâ
- Parte II: Gli spazi intertestuali della pubblicitĂ
- Parte III: Antologia di testi e immagini
- Bibliografia
Frequently asked questions
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