Il gioco degli scacchi conquista nuovi territori non solo per le sue qualità intrinseche, ma anche perchè funzionale all'ideologia dei gruppi dominanti o emergenti. Dal XVI al XVIII secolo, la sua diffusione e legittimazione in aree periferiche come la Calabria è incoraggiata e gestita dalle grandi dinastie europee, in primo luogo da quella spagnola. Gli scacchi, metafora della società d'ancien regime, affermano le gerarchie esistenti, celebrano il potere assoluto del sovrano e l'arte della guerra, da sempre privilegio dei nobili. Gli scacchisti calabresi sono ritenuti tra i giocatori piÚ temibili e sulle loro straordinarie imprese si raccontano aneddoti che li presentano come cavalieri erranti. Contesi e viziati dagli aristocratici, sono ricoperti di onori e ricchezze, ma la loro vita è difficile e avventurosa, la loro fortuna effimera e altalenante. Per primeggiare tra centinaia di bravi giocatori bisogna tenersi sempre in allenamento e avere nervi saldi poichè basta una sola sconfitta perchè la gioia tramonti. Alla fine sono uomini sviliti e infelici, degni di compassione poichè vivono una vita raminga, subiscono aggressioni e spesso muoiono soli e in miseria.

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Cavalieri erranti
Fortuna e declino degli scacchi in Calabria (XVI-XVIII secolo)
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Information
Publisher
Rubbettino EditoreeBook ISBN
9788849843361
Year
2014Table of contents
- Cavalieri Erranti
- Colophon
- 1 - I cavalieri erranti
- 2 - Gli scacchisti calabresi
- 3 - Michele di Mauro
- 4 - Leonardo di Bona il Puttino
- 5 - Gioacchino Greco il Calabrese
- 6 - Marco Aurelio Severino
- 7 - Luigi Cigliarano
- 8 - Ludovico Lupinacci
- 9 - Buoni da pensare o buoni da giocare?
- 10 - Scacchi e ideologia
- 11 - La nobiltĂ e i giochi dâalea
- 12 - La Calabria, gli scacchi e lâeconomia mondo
- Indice