Note
Introduzione
1. C. Uva, Schermi di piombo. Il terrorismo nel cinema italiano, Rubbettino, Soveria Mannelli 2007, p. 9.
2. S. Casi, Pasolini, il corpo intellettuale, in A. Guidi, P. Sassetti (a cura di), L’eredità di Pier Paolo Pasolini, Mimesis, Milano-Udine 2008, p. 41.
3. G. Ravesi, Accattoni e imperatori, in «Il ragazzo selvaggio», n. 126 (novembre-dicembre 2017), p. 4.
4. Cfr. M. Sorkin, Benvinguts a Cibùrbia (Welcome to Cyburbia), in «Quaderns d’Arquitectura i Urbanisme», n. 231 (2001), pp. 15-25.
5. Plutarco, Vite parallele (I, 8) citato in D. Babut, Plutarco e lo stoicismo, Vita e Pensiero, Milano 2003, p. 536 [ed. or. Plutarque et le Stoïcisme, Presses universitaires de France, Paris 1969].
6. V. Pravadelli, La grande Hollywood. Stili di vita e di regia nel cinema classico americano, Marsilio, Venezia 2007, p. 133.
Genesi di una metropoli criminale
1. Stando a una delle due versioni proposte da Tito Livio (Cfr. Storia di Roma dalla sua fondazione, Vol. I (1-2), Bur, Milano 1982), Romolo uccise il fratello poiché quest’ultimo avrebbe varcato in segno di disprezzo le nuove mura, o confine sacro, dell’insediamento. È partendo da questa leggenda che Matteo Rovere (con gli sceneggiatori Filippo Gravino e Francesca Manieri) ha reinterpretato l’omicidio di Remo nel già citato Il primo Re. Per un maggiore approfondimento sul racconto della fondazione di Roma e sul mito dei gemelli quale parabola di una rivendicazione da parte della plebe romana, si veda A. Carandini, Remo e Romolo. Dai rioni dei Quiriti alla città dei Romani (775/750 - 700/675 a. C.), Einaudi, Torino 2006.
2. Nomi antichi dei fiumi Tevere e Aniene.
3. Il ritrovamento dell’ultimo corpo affiorato nell’acqua del Tevere risale al 14 aprile 2019. Da segnalare come, durante la stesura di questo testo, tale dato sia stato aggiornato con frequenza inquietante.
4. Nel Tevere venivano gettati i condannati dopo aver subito la poena cullei (dal latino “pena del sacco”), una tortura di origine etrusca, tipica dell’età arcaica, inferta nella Roma antica ai rei di parricidio.
5. Il termine “suburra” ha ancora, nel linguaggio comune, l’accezione negativa di luogo immorale.
6. C. Colaiacomo, Roma perduta e dimenticata, Newton Compton, Roma 2017, p. 20.
7. C. Caprara, Delitti e luoghi di Roma criminale, Newton Compton, Roma 2016, p. 77.
8. «L’Unità d’Italia ereditò i “bulli”, “capo rioni” temuti e rispettati, e presto se ne stancò. Con Mussolini sparirono dai quartieri storici, esiliati nelle borgate della tarda rivoluzione industriale, e ridotti a “borgatari”», in ivi, p. 110.
9. «Er cortello, pe’ li Romani der mi’ tempo, era tutto, era la vita! Se lo tieneveno in saccoccia, magari assieme a la corona, e ogni tanto se l’attastavano pe’ vede si c’era sempre, e se l’accarezzaveno come si fussi stato un tesoro. Pe’ loro er cortello era un amico che nu’ li lassava mai nì la notte, nì er giorno. […] un giovinotto che in tempo de vita sua nun avesse avuto a che fa co’ la giustizia o nun avesse mai messo mano ar cortello […] era un vijacco, una carogna», in G. Zanazzo, Tradizioni popolari romane. Novelle, favole e leggende romanesche, Forni Editore, Bologna 1967, pp. 212-213.
10. Gioco da osteria che trova le sue origini nella Roma antica, presente nella commedia musicale Rugantino ma anche, in tempi più recenti, nel film Er più - Storia d’amore e di coltello (Sergio Corbucci, 1971) con Adriano Celentano nei panni del caporione Ninetto Patroni ispirato al bullo di Trastevere Romeo Ottaviani.
11. C.C. Fornili, Delinquenti e carcerati a Roma alla metà del ’600: opera dei Papi nella riforma carceraria, Editrice Pontificia Universitas Gregoriana, Roma 1991, p. 20.
12. «Nello Stato Pontificio, nel 1853, la media era di quattro omicidi al giorno; tra il 1850 e il 1852, a Roma, vi furono 247 omicidi, di cui solo due per rapina», in V. Vagnozzi, Il coltello spada dei poveri, in http://www.poliziaedemocrazia.it/live/index.php?domain=archivio&action=articolo&idArticolo=1357.
13. Da evidenziare come «l’uccisione a scopo di rapina non era sconosciuta a Roma, ma assai rara […] Il reato contro il patrimonio non assumeva forme spietate […] ma rappresentava, erroneamente, una mentalità e un sistema di vita», in C.C. Fornili, op. cit., p. 22.
14. Come riportato da Italo Insolera nel suo Roma Moderna, già nel 1739 Charles de Bosses scriveva: «Questa città, sebbene grande, non sembra affatto una Capitale». C. de Bosses, Lattres familières sur l’Italie (1739-1740), in I. Insolera, Roma Moderna, Piccola Biblioteca ...