"Populismo" sembra essere una delle parole chiave del nostro tempo: categoria politica dai confini mutevoli, fenomeno storico che ha avuto molteplici e diversissime declinazioni, Ăš oggi tanto diffuso nei discorsi pubblici quanto sfuggente e apparentemente refrattario ad una definizione univoca. Questo numero di "Cinema e Storia" si interroga sul rapporto fra il cinema â nella sua dimensione di arte popolare â e il fenomeno che proprio al popolo e al suo primato nella sfera politica si richiama. Si puĂČ indagare il populismo attraverso il cinema? O anche: puĂČ il cinema â uno dei dispositivi che piĂč e meglio di altri ha rappresentato le masse â aiutarci a definire il populismo oppure a fissarne alcune caratteristiche? E ancora: quali sono i rapporti che intercorrono tra il cinema, che ha la capacitĂ di generare forme e immaginari condivisi, e quei fenomeni politici che, a diverse latitudini e in tempi differenti, sono riconducibili al concetto di populismo? Infine: puĂČ il cinema, in quanto strumento capace di dar forma all'investimento emotivo delle masse in individui "eccezionali", costruire un contesto fertile per l'emergere del populismo? Il volume parte dal presupposto che per definire una categoria complessa e sfaccettata come quella di populismo sia necessario uno sguardo interdisciplinare, capace di indagare, oltre che il discorso politico, le forme che esso assume nella traduzione spettacolare che ne compie il cinema. I saggi esplorano cinematografie, paesi ed epoche diverse, aprendo una serie di percorsi interpretativi su questi ed altri quesiti, attraverso l'analisi di film significativi e la contestualizzazione storica dei fenomeni politici e delle loro rappresentazioni.

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Cinema e storia 2019
Cinema e populismo. Modelli e immaginari di una categoria politica
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Cinema e populismo. Modelli e immaginari di una categoria politica
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Film History & CriticismLa giungla dâasfalto. Lâinfluenza della mitologia populista anti-urbana nel crime film hollywoodiano (1905-1929)
di Carlo Ugolotti*
Lâarticolo vuole dimostrare come il cinema americano di genere gangster in un periodo compreso tra il 1905 e il 1929 sia stato influenzato dai topoi anti-urbani del movimento populista nella rappresentazione della âmodernitĂ urbanaâ. Mettendo in dialogo analisi della rappresentazione, fonti di archivio e storia culturale si vedrĂ come la mitologia ereditata dal populismo agrario, nonostante la disfatta politica e lo smembramento del Peopleâs Party, sia sopravvissuta nellâimmaginario hollywoodiano fino allâepoca del New Deal.
This article aims to prove how American gangster-movies, between 1905 and 1929, were influenced by antiurban topoi, inherited by the populist movement, when representing the âurban modernityâ. By comparing analysis of the representation, production notes and cultural history, this essay will present how the agrarian mythology survived to the political defeat and to the collapse of the Peopleâs Party and shaped the Hollywood imaginary until the New Deal Era.
American cinema, gangster, metropolis, populist, agrarian
American cinema, gangster, metropolis, populist, agrarian
Questo articolo si propone di indagare, attraverso un percorso interdisciplinare, come certi topoi della mitologia populista anti-urbana siano stati introiettati dallâimmaginario statunitense e abbiano informato il crime movie in quanto genere di commento âpoliticoâ.
Il populismo agrario quale si configurĂČ negli USA alla fine dellâOttocento vide una netta linea di demarcazione tra coloro che abitavano gli ambienti urbani e coloro che popolavano il mondo rurale, tra coloro che si arricchivano a spese della comunitĂ e la classe dei produttori: lâopposizione tra queste due fazioni diventa una lente attraverso cui il populismo rilegge lâintera storia americana. Lâeroe populista di matrice jeffersoniana, lâagricoltore indipendente1, rimase in seguito profondamente impresso nella mentalitĂ americana tanto da risorgere ciclicamente nellâimmaginario politico e culturale degli Stati Uniti diventando, grazie al potere di propagazione dei media di massa, lâincarnazione stessa dellâAmerica. Se la virtĂč risiedeva nei grandi spazi aperti, la corruzione aveva come luogo dâorigine gli asfittici spazi dellâagglomerato urbano in cui il libero individuo diventava membro di una massa indistinta: la metropoli era quindi contraddistinta proprio da quelle caratteristiche che rendevano lo âstile di vita europeoâ, agli occhi del populismo, un modello da cui allontanarsi.
Particolarmente rilevante per la concettualizzazione della metropoli â come fu riutilizzata dal populismo ma parzialmente anche dal New Deal â fu il pensiero di Josiah Strong, leader del movimento del Vangelo sociale, secondo il quale la decadenza degli USA sarebbe iniziata quando lâesaurirsi di terre a buon mercato, garanzia del benessere diffuso in tutta la nazione, avrebbe decretato un approssimarsi al paradigma europeo, caratterizzato da privilegi di casta e miseria. Il pastore americano descriveva i grandi agglomerati urbani come dominati dalla disuguaglianza economica, dalla blasfemia, da ladri, criminali e «gente pronta a servirsi di ogni pretesto per scatenare tumulti a fini di distruzione e saccheggio, [âŠ] stranieri e salariati specialmente sensibili agli argomenti socialisti»2. In un saggio del 1888, Strong fotografava cosĂŹ le cittĂ americane: popolate da immigrati dagli idiomi incomprensibili, culle del vizio, del crimine e del cesarismo papista, nei cui saloons venivano propagandati ideali radicali che mettevano a repentaglio la democrazia3. Per Strong le metropoli erano lâorigine di vari mali sociali4 esasperati dalla modernitĂ industriale. Il predicatore profetizzava che «the boss will certainly rule the city when the city rules the nation»5, a meno che una politica di riforme non purificasse gli ambienti urbani dai suoi problemi strutturali. Per questa apertura, Strong si posizionava come punto di trasmissione tra il rifiuto nei confronti del fenomeno di urbanizzazione del mondo agrario-populista e la fiducia riformista nellâazione morale6. La metropoli, intesa come incubatrice della degenerazione tirannica, e la naturale disposizione alla sottomissione di certe ârazzeâ, cavallo di battaglia della retorica nativista ottocentesca, trovarono in Strong uno dei predicatori piĂč accesi e violenti7. Il suo ritratto della cittĂ americana verrĂ ereditato dalla rappresentazione delle bolge infernali urbane dei cortometraggi riformisti e dei gangster movies ambientati negli slums.
A partire dalla seconda metĂ dellâOttocento, gli USA entrarono nella piena modernitĂ attraverso unâindustrializzazione priva di regolamentazione, lâimmigrazione di massa e lâinurbamento8. Proprio questi fenomeni diedero il via a una serie di reazioni antimoderne, giĂ anticipate da variegate forme di pensiero e azione politica (le granges e le alleanze agrarie), che sarebbero confluite nel Peopleâs Party. Avendo usato lâaggettivo antimoderno in riferimento al populismo americano, Ăš qui necessario menzionare lo studio di Charles Postel, The Populist Vision: con il suo volume, lo studioso americano vuole ribaltare la visione tradizionale che da John D. Hicks in poi ha dominato lâinterpretazione storiografica del movimento populista. Postel nega che il populismo fosse foriero di un pensiero tradizionalista e completamente antimoderno e sostiene che il movimento agrario abbracciasse il concetto di «progresso»9. Va tuttavia segnalato che, secondo Postel, il populismo agrario era in cerca di «unâaltra modernità », di un «modello di capitalismo alternativo»10 rispetto a quella che stava prendendo piede negli USA della fine dellâOttocento. Una modernitĂ che tuttavia non includeva i tre fenomeni con cui abbiamo definito per convenzione la modernitĂ statunitense: immigrazione, urbanizzazione e industrializzazione senza alcuna regolamentazione dominata dai grandi monopoli. Postel supporta la sua interpretazione citando la simpatia dei populisti per le innovazioni, il ruolo delle donne nellâattivitĂ politica, una promozione attiva di nuovi metodi educativi e il sostegno a nuove forme di associazionismo politico per i lavoratori: si tratta di aspetti di una societĂ in trasformazione differenti da quelli qui presi in considerazione. Il rifiuto della modernitĂ dei movimenti agrari e del Peopleâs Party va qui inteso come critica della modernitĂ industriale quale stava prendendo piede al termine del XIX Secolo, non della âmodernitĂ altraâ, legata alla progettualitĂ politica, che questi movimenti volevano realizzare. Giustamente lo studioso rileva come la stessa mitologia del Peopleâs Party fosse variegata al suo interno e sottolinea la difficoltĂ di una sua reductio ad unum11: in questa sede si insisterĂ sulle componenti relative allâanti-industrializzazione, al mito agrario e anti-urbano (piĂč legato geograficamente agli Stati del Sud e del Midwest) perchĂ© saranno proprio esse a venire riprese nel cinema crime.
Il Peopleâs Party incamerĂČ parzialmente dal nativismo ottocentesco lâimmaginario legato al concetto della golden age o di âpurezzaâ (anche razziale) sempre soggetta al rischio di corruzione, e una serie di topoi usati per descrivere âle orde di immigratiâ che minacciavano i cittadini ...
Table of contents
- Cover
- Frontespizio
- Colophon
- Indice
- Cinema e populismo. Modelli e immaginari di una categoria politica
- La giungla dâasfalto. Lâinfluenza della mitologia populista anti-urbana nel crime film hollywoodiano (1905-1929)
- Champion of the Underdog. Il cinema populista di Will Rogers
- Un vagabondo diventa un leader populista. Arriva John Doe come riflessione cinematografica sul ruolo degli âuomini qualunqueâ nei processi politici
- I volti di Weimar. Populismo, fisiognomica e politiche del primo piano nelle sinfonie della cittĂ
- La sopravvivenza del populismo slavofilo in Andrej Rublëv
- Tra popolare e populismo. Commedia e immaginario politico nellâItalia del dopoguerra
- La critica del populismo calcistico nella commedia allâitalianaIl presidente del Borgorosso Football Club
- La distopia del tempo presente in Signore e signori, buonanotte. Una satira populista ma antidemagogica alla corruzione della Prima Repubblica
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