A differenza delle grandi democrazie consolidate, l'Italia, in tutta la sua storia repubblicana, Ăš stata segnata da una fondamentale anomalia istituzionale. Accanto alla fisiologica lotta politica tra i partiti, Ăš stato sempre evidente che le regole del gioco, la cornice in cui si svolgeva la partita, non fossero stabilizzate una volta per tutte, ma che gli assetti politico-istituzionali fossero connotati da una intrinseca provvisorietĂ . L'idea dell'incompiutezza della Repubblica italiana si manifesta sin dall'Assemblea costituente. Da allora, in ogni fase di sviluppo politico del Paese, non Ăš mai mancato il riferimento a un "compimento" non ancora raggiunto. Prima per le divisioni ideologiche dovute alla guerra fredda, poi per il crollo della prima repubblica e alla necessitĂ di definire le regole della seconda, oggi a causa dell'aprirsi di un nuovo scenario post-elettorale, la vita politica italiana Ăš sempre stata interpretata all'insegna della eccezionalitĂ , dell'anomalia, spesso anche dell'emergenza. Abbiamo assistito in questo modo, alla nascita di una costituzione parallela, germogliata nelle maglie lasciate aperte da quella formale, che ha offerto sviluppi del tutto imprevisti e persino all'origine ritenuti di dubbia legittimitĂ . Il volume descrive questo processo, mettendo in evidenza i caratteri di questa "repubblica transitoria", l'influenza che essa ha avuto sui comportamenti delle forze politiche e sulle scelte fondamentali. Insomma nella repubblica transitoria c'Ăš sempre stato un buon motivo per eludere la normalitĂ , per rinviare il compimento istituzionale, per non "chiudere" la transizione. Oggi, in un contesto interno e internazionale tumultuoso e incerto, il bivio che l'Italia ha davanti si presenta in termini particolarmente drammatici. PuĂČ continuare a ritenersi una Repubblica transitoria, segnata da anomalie ed episodici slanci velleitari, razionalizzando l'esistente della costituzione parallela che si Ăš imposta, oppure assumersi la responsabilitĂ di essere una Repubblica adulta e definire un assetto politico-istituzionale coerente con i modelli piĂč consolidati delle democrazie avanzate in grado di affrontare, con strumenti finalmente adeguati, le immani sfide che ci attendono.

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La Repubblica transitoria
La maledizione delll'anomalia italiana che fa comodo a tanti
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Social SciencesNote
Premessa
1. Nel testo verranno utilizzate le diffuse nomenclatura di prima, seconda e persino terza Repubblica. Chi scrive Ăš consapevole dellâatecnicitĂ di questa espressione, impostasi soprattutto nel linguaggio politico e giornalistico (per una critica cfr. G.U. RESCIGNO, A proposito di prima e seconda Repubblica, in Studi parlamentari e di politica costituzionale, 1994, pp. 5 ss. e il dibattito sulla stessa rivista sviluppatosi nellâintero anno successivo, con contributi di A. Pace, A. Cerri, C. Pinelli, G. Guidi, S. Labriola, U. De Siervo, P.G. Grasso, F. Pizzetti, G. Berti, P. Ciarlo, V. Frosini). Ciononostante essa rappresenta ormai nel dibattito pubblico una forma sintetica per indicare una periodizzazione dello sviluppo storico-istituzionale dellâordinamento italiano, segnando il confine tra la prima fase repubblicana, fino allâinizio degli anni Novanta del secolo scorso, e la fase successiva contrassegnata da una serie di mutamenti istituzionali (ordinamento regionale, legislazione elettorale, disciplina dei partiti) e politici (lâavvento della cosiddetta democrazia dellâalternanza), che rappresentano senza dubbio dei significativi mutamenti il cui riflesso sullâordinamento si dimostra attraverso il sorgere di convenzioni e consuetudini che hanno modificato la cornice istituzionale nella quale si svolge la vita del sistema politico e dei partiti. Per una giustificazione dellâuso di tale espressione proprio con riferimento al nuovo sistema dei partiti affermatosi dopo il 1994, cfr. M. OLIVETTI, Appunti sulle trasformazioni della forma di governo italiana, in G.C. DE MARTIN, P. GAMBALE, Z. WITKOWSKI, Riforme costituzionali e itinerari della democrazia in Europa: Italia e Polonia a confronto. Atti del I Colloquio italo-polacco sulle trasformazioni istituzionali, Cedam, Padova 2007, pp. 91 ss.
Introduzione
1. R. ROMEO, Apologia di un fallimento, in «Il Giornale», 23 dicembre 1978, ora in Scritti storici 1951-1987, Mondadori-il Saggiatore, Milano 1990, p. 343.
2. L. ELIA, Per una legge sui partiti, in Studi in memoria di Franco Piga, GiuffrĂš, Milano 1992, pp. 408 s.
3. Sullâestesissimo dibattito in tema, si veda ad esempio e senza alcuna pretesa di completezza, S. FABBRINI, Luci e ombre della transizione, in «il Mulino», n. 2, 1996, pp. 459 ss.; C. FUSARO, Le regole della transizione, il Mulino, Bologna 1995; P. POMBENI, Transizione infinita o decadenza strisciante?, in «il Mulino», n. 1, 1999, pp. 69 ss.; S. CECCANTI, S. VASSALLO, Come chiudere la transizione, il Mulino, Bologna 2004; G. GIRAUDI (a cura di), Crisi della politica e riforme istituzionali, Rubbettino, Soveria Mannelli 2005; V. LIPPOLIS, G. PITRUZZELLA, Il bipolarismo conflittuale, Rubbettino, Soveria Mannelli 2007; L. MORLINO, La transizione impossibile, in R. DâALIMONTE, A. CHIARAMONTE (a cura di), Proporzionale ma non solo. Le elezioni politiche del 2006, il Mulino, Bologna 2007, pp. 11 ss.; P. SCOPPOLA, La coscienza e il potere, Laterza, Roma-Bari 2007; S. FABBRINI, La transizione contrastata. LâItalia dalla Prima alla Seconda Repubblica, in A. BARBERA, G. GUZZETTA (a cura di), Il governo dei cittadini. Referendum elettorali e riforma della politica, Rubbettino, Soveria Mannelli 2007, pp. 5 ss.
La preistoria della repubblica transitoria
1. C. DE GAULLE, ConfĂ©rence de presse tenue au Palais de lâĂlysĂ©e, 31 gennaio 1964, in C. DE GAULLE, Memoires dâespoir, Plon, Lonrai 1999, p. 859.
2. P. SCOPPOLA, La coscienza e il potere, cit., p. XXI.
3. G. GALLI, Storia dei partiti politici europei, Rizzoli, Milano 1989, p. 83.
4. Come ricorda C. Ghisalberti (Silvio Spaventa tra Risorgimento e Stato unitario, Istituto italiano per gli studi filosofici, Napoli 2003, p. 113), Spaventa era convinto della necessitĂ di un sistema bipartitico e considerava il governo trasformistico e privo di alternanza come una delle piĂč grandi storture del parlamentarismo italiano. Citando un discorso tratto dal volume La politica della Destra, Ghisalberti cita le seguenti parole dellâesponente politico: «I partiti politici in una Camera, regolarmente, non dovrebbero essere se non due, rispondenti alle tendenze fondamentali di ogni societĂ umana, quella di conservare e quella di innovare, cosicchĂ© mentre uno governi lo Stato perchĂ© in maggioranza, lâaltro che Ăš in minoranza, gli faccia opposizione e si prepari a succedergli».
5. N. BOBBIO, Compromesso e alternanza, Donzelli, Roma 2006, p. 125.
6. Vedi sul punto le considerazioni di Spaventa citate nel testo.
La fondazione della Repubblica transitoria. LâAssemblea costituente
1. ComâĂš noto, fu in occasione dellâelezione dellâAssemblea costituente e del referendum sulla scelta istituzionale tra monarchia e repubblica che per la prima volta fu riconosciuto il diritto di voto alle donne. Inoltre, il riferimento allâassenza di distinzione per classi sociali fotografa anche una realtĂ del Paese profondamente arretrata. Come ricorda T. DE MAURO, Sul linguaggio della Costituzione, Senato della Repubblica, Roma 2008, pp. 18 s., menzionando la bassissima scolarizzazione della grande maggioranza degli elettori. Sul punto infra nel testo.
2. Ă superfluo ricordare che il territorio Ăš uno dei classici elementi costitutivi dello Stato, dunque lâincertezza investiva addirittura lâidentitĂ costitutiva dellâordinamento.
3. Il tema Ăš stato molto trattato nella letteratura sullâargomento. Per unâapprofondita e ricca ricognizione del contesto storico, cfr. P. POMBENI, La questione costituzionale in Italia, il Mulino, Bologna 2016, e P. CRAVERI, Lâarte del non governo, Marsilio, Venezia 2016.
4. Come ricorda Leo Valiani (cit. da P. Scoppola in V. CASTRONOVO, R. DE FELICE, P. SCOPPOLA, LâItalia del Novecento, UTET, Torino 2004, p. 346): «la Democrazia cristiana e il Partito comunista pur avendo collaborato alla redazione della Carta costituzionale, avevano paura di essere, al limite, messi fuori legge», aggiungendo che «lâessenziale era che tutti i partiti esistenti nel paese fossero rappresentati nel Parlamento, avessero gli stessi diritti e doveri e che il Parlamento rispecchiasse fedelmente il paese».
5. Il testo si trova nel volume di P.G. ZUNINO, Scritti politici di Alcide De Gasperi, Feltrinelli, Milano 1979, p. 382.
6. ComâĂš noto, i lavori della costituente si svolsero sostanzialmente in due fasi. Nella prima il dibattito fu concentrato nella Commissione per la Costituzione (o Commissione dei 75), a sua volta suddivisa in tre sottocommissioni, variamente articolate. La Commissione dei 75 licenziĂČ, allâinizio del 1947, un progetto preliminare che fu discusso dallâAssemblea a partire dal 4 marzo 1947 e approvato il 22 dicembre 1947. Sul punto, per tutti, V. FALZONE-P. GROSSI, Assemblea costituente italiana, in Enciclopedia del Diritto, III, GiuffrĂš, Milano 1958, pp. 370 ss.
7. Assemblea costituente, Prima sottocommissione, seduta del 20 novembre 1946.
8. Partito dâazione, Democrazia cristiana e Partito liberale, Partito comunista, Partito socialista italiano di unitĂ proletaria, Democrazia del lavoro.
9. In questo senso cfr., ad esempio, G. SABBATUCCI, Rappresentanza e partiti, in U. DE SIERVO, S. GUERRIERI, A. VARSORI, La prima legislatura repubblicana, I, Carocci, Roma 2004, pp. 226 s. Sul ruolo dei partiti come «istituzioni costituzionali del periodo transitorio» e sul dibattito dottrinale relativo a esso, cfr. P. RIDOLA, Partiti...
Table of contents
- La Repubblica transitoria
- Colophon
- Premessa
- Introduzione
- PARTE PRIMA: Allâorigine della Repubblica transitoria
- PARTE SECONDA: La Prima Repubblica. Dai tentativi riformatori alla teorizzazione della transizione per via politica
- PARTE TERZA: La «seconda» Repubblica e la transizione inconclusa
- PARTE QUARTA: La «Costituzione parallela». Vicende paradigmatiche della repubblica transitoria
- PARTE QUINTA: Il momento delle scelte
- Note
- Indice
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