Parte 1
Autovalutazione Trader si diventa o si nasce?
In questa parteâŚ
Non tutti sono adatti a fare trading perchĂŠ, come tutte le attivitĂ umane, presuppone un giusto equilibrio tra le cose da fare, le competenze da acquisire e lâattitudine individuale. Ci sono persone in grado di fare a mente calcoli complicatissimi in pochi secondi o di trovare soluzioni immediate a problemi che ad altri appaiono insolubili. Il trading, per fortuna, non ha unâunica via di accesso e può essere praticato in piĂš di un modo, quindi si può adattare a competenze e attitudini diverse.
In questa parte verranno delineate le caratteristiche di base del trader e lâaspirante trader vi troverĂ le domande da porsi per capire se ha le doti giuste per avviarsi al trading, oltre a consigli e indicazioni su eventuali strade alternative al trading per raggiungere i propri obiettivi.
Capitolo 1
Chi sono io?
In questo capitolo
Le caratteristiche che deve avere un trader
Le domande da porsi per capire se si hanno le caratteristiche per fare trading
Il trader è prima di tutto un risparmiatore, poi un investitore, poi un investitore fai-da-te, infine un investitore fai-da-te che opera via Internet. Risparmiatore perchÊ quando si hanno dei soldi in eccedenza rispetto al necessario che serve per la vita quotidiana, cibo, casa, vestiti, le persone risparmiano, cioè non spendono, accumulano.
Nel momento in cui questi soldi in eccedenza vengono tolti da sotto il materasso, con la consapevolezza che âil materasso se li mangiaâ (cioè lâinflazione e altre dinamiche finanziarie fanno diminuire il potere dâacquisto â ovvero con gli stessi soldi compri sempre meno cose), il risparmiatore cerca un modo che consenta contemporaneamente al capitale di:
1. conservarsi e/o non diminuire;
2. accrescersi grazie a qualche tipo di interesse.
Queste due necessità possono essere soddisfatte insieme o separatamente attraverso servizi e prodotti diversi e a seconda del momento storico ed economico, ma entrambe fanno parte di ciò che si chiama investimento, che è finanziario se riguarda soltanto servizi o prodotti finanziari (che cioè hanno a che fare con transazioni di capitali, non di beni).
Il risparmiatore (che ha soldi da parte) diventa investitore finanziario quando investe i soldi in eccesso in prodotti e servizi finanziari. Lo può fare andando in banca, allo sportello o con un consulente, attraverso un promotore, servendosi di società finanziarie specializzate o attraverso altri canali.
Va da qualcuno che gli consiglia, sulla base degli obiettivi dichiarati, come investire i suoi soldi, su quali strumenti (obbligazioni, azioni, ecc.) e per quanto tempo.
Il punto di forza di questo approccio è che si possono sfruttare i consigli e lâesperienza di âespertiâ della finanza, persone che lavorano da anni in questo settore e che seguono i mercati giorno per giorno, li analizzano e cercano di anticiparne lâandamento futuro.
Il punto di debolezza è esattamente lo stesso: delegando a âespertiâ scelte cosĂŹ importanti come quelle legate al nostro futuro finanziario, come possiamo verificare e monitorare le scelte compiute dal nostro consulente? Quali sono davvero le sue competenze? Le decisioni che prenderĂ per noi saranno davvero giuste?
La risposta la dĂ il mercato, cioè la gente: la stragrande maggioranza degli italiani, da anni, delega proprio a professionisti le proprie decisioni dâinvestimento, per lo piĂš a promotori finanziari e consulenti indipendenti. Segno che i risultati non sono poi cosĂŹ deludenti.
Tuttavia un bel poâ di delusi ci sono. Questo perchĂŠ, da una parte, lâinterpretazione dei mercati non è una scienza ma una metodologia basata sullo studio degli andamenti passati, quindi non vi sono certezze di guadagnare in borsa. Soprattutto, non vi sono certezze di guadagnare sempre, cioè in tutte le fasi di mercato. Quindi, anche gli esperti sbagliano. Dallâaltra, nelle fasi di mercato in cui si inizia a perdere, ben pochi hanno la possibilitĂ , la voglia o la capacitĂ psicologica di resistere e gestire le perdite; in questo caso ci si scaglia contro lâesperto âincompetenteâ e si va via dal suo ufficio sbattendo la porta.
Oltre ai delusi, ci sono poi gli âesperti a piede liberoâ: si tratta di professionisti o ex professionisti della borsa che decidono di mettersi in proprio, perchĂŠ si licenziano, perdono il lavoro o vanno in pensione, o che anche operano in proprio nel segreto del loro ufficio. In questo caso la molla è: ne so abbastanza di mercati finanziari, adesso faccio da solo e faccio per me.
Ultima e non meno nutrita categoria è quella dei curiosi. Ne hanno sentito parlare, del trading online, vogliono provare per vedere lâeffetto che fa.
Tutte queste persone hanno una cosa in comune: la voglia di fare da soli, di investire da soli, scegliendo, sbagliando, guadagnando da soli.
Questi sono gli investitori fai-da-te. Anche se possono andare in banca e ordinare quello che vogliono, senza servirsi di alcun consulente, non sono ancora trader nel senso moderno del termine.
Da oltre 15 anni, però, la tecnologia può dare loro una mano. Lâinvestitore fai-da-te può scegliere di operare direttamente sui mercati finanziari col proprio pc, via Internet.
Questo è il trader.
A questo punto, sorge spontanea la domanda per il lettore: âIo sono un trader potenziale? Ne ho le caratteristiche?â.
Le caratteristiche del trader
Le prime tre caratteristiche che contraddistinguono il trader le abbiamo individuate:
1. avere i soldi da investire;
2. volontĂ di investire da soli;
3. possedere e saper usare gli strumenti informatici per farlo.
Avere i soldi da investire
Per quanto possa sembrare banale, per fare trading servono i soldi.
Quanti? Dipende dagli obiettivi che si hanno. Facciamo un esempio. Ogni giorno, se non ci sono eventi particolari, il mercato azionario italiano mediamente sale o scende, nel suo complesso, dello 0,5-1%.
Se io ho 10.000 euro e sono bravo, e ogni volta riesco a replicare lâandamento del mercato, guadagnerò lo 0,5-1% del mio capitale, cioè 50-100 euro, a cui devo togliere le commissioni di negoziazione che devo pagare al mio broker (qualche euro).
Se sono piĂš che bravo e faccio questo giochino tutti i giorni del mese, dopo 30 giorni, grazie ai miei 10.000 euro, avrò un poâ meno di 1.500-3.000 euro. Sono tanti? Sono pochi? Ditelo voi.
Sappiate però che non solo è unâimpresa molto difficile raggiungere queste performance, ma anche che il rischio di perdere tutto o parte del capitale, soprattutto allâinizio, è molto alto. Se poi, anzichĂŠ guadagnare per 30 giorni, guadagno per 20 e perdo per 10 (ipotesi tuttâaltro che remota), ecco che mi ritroverò con un terzo della cifra sopra indicata. Si tratta di un esempio molto semplice, ma che concretizza una battuta che in finanza â e non solo â circola spesso: i soldi chiamano soldi.
PiĂš è alto il capitale impiegato, piĂš è possibile ricercare guadagni percentualmente piĂš bassi per avere gli stessi risultati assoluti, riducendo però il rischio. PerchĂŠ unâaltra regola dâoro degli investimenti, e quindi anche del trading, è che maggiore è il rischio, maggiore è il potenziale guadagno. E viceversa.
Come indicazione di massima, i trader esperti, quando si sentono sicuri e dopo aver testato con attenzione le proprie strategie, generalmente iniziano utilizzando il 10% della propria liquidità . Cioè se hanno sul conto una certa cifra, sul conto di trading ne girano il 10% e con quelli operano, reintegrando poi se necessario. Mano a mano che cresce la sicurezza e arrivano i risultati, la percentuale viene incrementata.
VolontĂ di investire da soli
Questo punto è quello che vi ha spinto a comprare questo libro, quindi lo diamo per acquisito. Attenzione però: la volontĂ di operare presuppone unâattitudine al rischio che va analizzata a fondo e che sarĂ il fulcro attorno a cui costruire il proprio trading.
Anche in questo caso qualche esempio può aiutare (si veda la Figura 1.1). Mettiamo su tre colonne rispettivamente la categoria (semplificata) a cui un trader può appartenere, il capitale posseduto che questi pensa di destinare al trading e lâorigine del capitale.
Le frecce indicano alcuni dei percorsi possibili per delineare con sufficiente precisione il profilo di alcuni trader-tipo e dedurne cosĂŹ la possibile attitudine al rischio finanziario.
Per esempio, per un libero professionista o imprenditore che dispone di 30.000 euro derivanti da utili della propria attivitĂ , si possono fare le seguenti considerazioni: si tratta di un cifra modesta, quindi non è un imprenditore-professionista che guadagna tanto; inoltre la libera professione lascia poco tempo libero, non sempre sufficiente a seguire gli investimenti borsistici minuto per minuto lungo tutto lâarco della giornata. Se ne può dedurre che avrĂ sia po...