Riprendendo le fila della tecnosfera, il discorso che ho affrontato in questo libro si collega a una serie di riflessioni appuntate nel volume Ubiquità . Arte e critica d'arte nell'epoca del policentrismo planetario (2012), anche se in questa nuova occasione ho spostato radicalmente l'attenzione su una serie di fenomeni estetici che clonano gli agenti atmosferici o che semplicemente convertono lo studio d'artista in laboratorio creativo. L'idea del libro è nata nel 2015 e le tematiche mi sono state compagne di strada in varie circostanze per ragionare non solo sulla babelicità linguistica accennata da Baudrillard, ma anche per esaminare un clima in cui l'artista torna, mediante l'artificio, a ricercare le sensazioni, a incuriosire e a incantare lo spettatore, toccando finanche le sue corde emotive.
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Ilaria Bignotti, Francesco Arecco, Giacomo Ghidelli, Matteo Reale
Prologo
La sempre piĂš pronunciata apolidia mediatica, il naturale nomadismo che porta lâartista ad un fare diffuso, ad un attraversamento linguistico1 che mira a inglobare nel panorama dellâarte tecniche e materiali di varia estrazione o natura, presenta, con il nuovo millennio, alcune normative creative che oscillano da un linguaggio allâaltro per dar luogo a progetti polimaterici, a opere sconfinanti, ad apparecchiature la cui plasticitĂ â seguendo impulsi individuali â registra lâesistente utilizzando tutti gli strumenti tecnologici attuali. Ad una forma di ortodossia funzionale (adeguata naturalmente al proprio andamento monogrammaticale) che contraddistingue la purezza dellâarte preavanguardistica, lâartista privilegia cosĂŹ (volontariamente o involontariamente) la linea dellâeterodossia strumentale che non solo esce dai limiti linguistici ma assolve anche ad una volontĂ di fuggire dai recinti territoriali.
Memore di una lezione che ha divaricato, appunto, il singolo orizzonte verbale per favorire un cannibalismo lessicologico che si nutre dei piĂš disparati utensili tecnici, lâartista contemporaneo inghiotte allâinterno del proprio abbecedario attrezzuale una ânuova retorica dâespressioneâ2 e impiega una compagine di espedienti utili a esporre, in maniera inedita, i rumori, gli effetti, i dialoghi che instaura con gli innumerevoli bordi di tempo3 che circondano il nostro presente. Se da una parte infatti lâarte ha cercato da sempre un rapporto diretto con il mondo naturale e con il mondo astratto per concepire una rigenerazione continua dei propri statuti4, dallâaltra ha sentito lâesigenza â questo almeno a partire dalla seconda metĂ dellâOttocento, quando entrano via via nel campo delle sue gravitĂ creative nuovi strumenti linguistici e tecnici quali la grammofonia, la fotografia, lâelettrificazione (la ninfa gentile della modernitĂ )5 e il cinema â di ampliare il proprio orizzonte iconografico con un equipaggiamento estremamente articolato che ha accompagnato, e continua ad accompagnare (quasi a creare una sorta di reazione a catena dellâimmaginario), lâavanzare dei nuovi fenomeni linguistici â nuovi materiali e nuove tecniche, piĂš esattamente â, sperimentandone le potenzialitĂ . Del resto6 âla storia delle tecniche artisticheâ, è lâindicazione data da Gianni Carlo Sciolla, si svolge â[âŚ] analogamente alla storia dei materiali [âŚ], tra il polo della tradizione e quello dellâinnovazioneâ7, fino ad assorbire, al proprio interno, una estesissima gamma di apparati extraestetici8.
Alle origini dellâopera dâarte contemporanea è facile incontrare pertanto una moltitudine di artisti che trasformano in tecniche e materiali alcuni argomenti o discipline decisamente eteroestetiche o eteropoetiche, quali lâeconomia, il diritto, il marketing, la matematica, la fisica, la medicina, la psicoanalisi e la scienza in generale (Jeff Koons ha applicato al proprio formulario artistico la regola delle Quattro P â Product, Price, Place e Promotion â facendo del marketing un nodo forte del proprio lavoro). Nuove modalitĂ immaginifiche ed esecutive, queste, che, per dirla con Angela Vettese, ânon sono giochi immotivati ma naturali riflessi del modo in cui si vive, si produce, si consuma, ci si scambiano le informazioniâ9.
GiĂ con lâanalisi formalista proposta da Ĺ klovskij, ad esempio, i materiali extraestetici â e per primi quelli di ordine musicale, sociale e politico â entrano a far parte a pieno diritto nel vocabolario dei materiali usati per la concreta realizzazione dellâopera grazie ad una percezione protratta mediante ostacoli10 con lo scopo di organizzare un effetto straniante capace di trasformare e deformare lâabitudinario e lâabituale in un nuovo stupore per il mondo, in una nuova veritĂ capace di toccare, con maggiore e rinvigorita efficacia, il fruitore di turno11. CosĂŹ accanto al marmo, alla plastica, al silicone o allâacciaio, entrano a pieno titolo nel mondo dellâarte, lo spazio, il tempo, il mercato, la pedagogia, lâeconomia e la comunicazione, lavorate queste ultime con strumenti diversi, ma con atteggiamenti simili e con il desiderio di trasformare il materiale dallo stato grezzo in forma e formula efficace a produrre ed esternare lâidea dellâartista.
Accanto alla volontĂ di violentare il singolo linguaggio, romperne gli argini per dar luogo ad una atmosfera transcodica e transmediale âche trova un mimetismo assoluto con il mondo senza lâobbligo di alcuna conformitĂ a un criterio di lingua o ambienteâ12, lâarte contemporanea presenta parallelamente â proprio grazie ad una esigenza assorbente che introduce nellâitinerario creativo strumenti ibridi e inusuali â un carattere la cui funzionalitĂ evolutiva trova in quella che Jan Swidzinski definisce contestualitĂ 13 indispensabili comportamenti energetici, punti di raccordo con lâimpaginazione dellâopera e con un organismo espositivo che si fa esso stesso parte integrante del processo creativo, in alcuni casi (MusĂŠe dâArt moderne â dĂŠpartement des Aigles di Marcel Broodthaers e Mousse Museum di Oldenburg ne sono alcuni) sogno dâun museo fictifs14 che ha nella BoĂŽte-en-valise (1936-1941) di Marcel Duchamp il suo grumo originario.
Allâabolizione delle gerarchie linguistiche (un processo che protocolla il Bauhaus a promotore temporale) si accosta â e in alcuni casi combacia â una volontĂ contextuel15 la cui mistura con lo spazio e con le esibizioni offerte allâartista (non è forse la storia dellâarte una storia dellâesposizione?) mostra dunque una natura ibrida, il piĂš delle vo...
Table of contents
MIMESIS / Resilienze
Bibliografia
Resilienze
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