"PerchĂ© fai ciĂČ che fai? PerchĂ© scrivi in una lingua che pochi capiscono?". La domanda dello scrittore basco Bernardo Atxaga ricorre nelle riflessioni e nei testi di autori diversi, accomunati dall'uso di una lingua periferica. L'osservazione comparata di queste esperienze diventa cosĂŹ un viaggio tra dialetti, lingue locali e minoritarie: voci, luoghi, parole lasciate ai margini del canone letterario. Un'esplorazione che, integrando discipline diverse (dalle neuroscienze alla semiotica, dalla geografia all'antropologia), traccia nuove mappe, dove la periferia, linguistica e letteraria, possa esistere al di fuori del rapporto totalizzante con il centro. In questo spazio relazionale, dove emerge la rete di relazioni che unisce chi vive e racconta il margine, si rende possibile l'incontro tra chi, come la scrittrice chicana Gloria AnzaldĂșa, Ăš attraversato dalla frontiera, o chi, come GĂ«zim Hajdari, esule e migrante, la attraversa o chi, come Claude VigĂ©e o Mariano Baino, la abita.

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Topologia del discorso letterario periferico
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Subtopic
Literary CriticismIndex
LiteratureCapitolo secondo
Mappe
Mappe
La descrizione topologica della dialettica centro-periferia nel sistema letterario contemporaneo pone un fondamentale problema metodologico: se lâadozione del metalinguaggio spaziale consente di basare la comparazione sul riconoscimento di dinamiche isomorfiche ricorrenti, a diverse scale e contesti, la rappresentazione di questa struttura relazionale corre il rischio di ridurre âuna complessitĂ multidimensionale in un insieme bidimensionaleâ243, nel quale si perde lâoggetto per inseguire il modello.
Lâintroduzione, a partire dalla fine degli anni Ottanta, di strumenti propri della geografia negli studi culturali e letterari ha comportato lâapertura di âuna finestra di collegamento transdisciplinare, che elude lâocchiuta vigilanza delle guardie confinarie delle discipline accademiche tradizionaliâ244. Questo consente da un lato un fertile scambio di informazioni, agevolato dallâadozione del metalinguaggio spaziale, dallâaltro perĂČ espone al rischio di unâentusiastica accettazione delle forme, che finisce per trascurarne i processi morfogenetici.
La sovrapproduzione di mappe e atlanti che spazializzano i fenomeni culturali, oltre alle numerosissime pubblicazioni sullâargomento fondate sulla metafora geografica, non giova alla comprensione dellâoggetto di studio, se non accuratamente inserita in riflessioni sul metodo cartografico sviluppate in altri ambiti disciplinari. PiĂč che unâapertura transdisciplinare che sorvoli lâimpostazione epistemologica di diversi paradigmi di ricerca, occorre quindi incoraggiare il dialogo interdisciplinare che integri punti di vista differenti nella ricostruzione del fenomeno indagato245.
La scelta della cartografia come strumento di rappresentazione dei rapporti spaziali non Ăš infatti priva di conseguenze sul piano descrittivo e deve pertanto innestarsi nel processo in atto di revisione critica della âragion cartograficaâ246.
Franco Farinelli ha sottolineato infatti come la scrittura della carta non sia solo unâoperazione analogica, che attraverso una precisa simbologia mette in corrispondenza diretta lo spazio fisico di rappresentazione (una tavola, un panno, un foglio) con quello reale rappresentato, ma anche anatomica247: âlâimmagine cartografica [âŠ] funziona solo in quanto immobilizza il soggetto della conoscenzaâ248. In questo modo, si costruiscono rassicuranti imagines mundi, fondate su oggettivi rapporti di scala, percorribili attraverso traiettorie rettilinee, attraversate da confini netti e costellate di nomi propri, âfrutto di una sistematica falsificazioneâ249.
Non Ăš un caso che lâaffermazione della âragion cartograficaâ coincida con lo sviluppo storico degli stati nazionali e degli imperi coloniali operando una âfinzione estetica che disciplina lo spazioâ250 oggettivandolo. La riduzione della Terra a superficie piana, attraversata da linee di connessione sempre piĂč numerose e discretizzata dai limiti giuridici di proprietĂ , individuale o collettiva, procede infatti da un lato alla rimozione della differenza, âsulla carta la contiguitĂ diventa continuitĂ e questa si trasforma in omogeneitĂ â251, dallâaltro allâistituzionalizzazione dellâalteritĂ , sancita dalla definizione di confini: âcartografare significa disegnare frontiereâ252. La fissazione e oggettivazione cartografica genera la âdimensione ontologica della frontieraâ253 che da segno grafico sulla mappa diventa limite fisico, geografico e cognitivo che separa mondi percepiti come irriducibilmente diversi.
La metafora ontologica che consente di individuare porzioni di spazio sulla base della proprietĂ e appartenenza a una determinata âcomunitĂ immaginataâ254, rappresentandole sulla mappa come superfic...
Table of contents
- Introduzione
- Capitolo primo Spazi
- Capitolo secondo Mappe
- Capitolo terzo Movimenti
- Conclusioni
- Bibliografia
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