Il volume apre la nuova collana dell'editore Mimesis Metamorfosi del trascendentale e affronta questa problematica esaminando l'interpretazione di Hume proposta da Gilles Deleuze. L'indagine di Rametta ricostruisce la lettura deleuziana attraverso un'attenta analisi dei testi, spaziando dal volume del 1953, Empirismo e soggettività , al ruolo svolto da Hume in Differenza e ripetizione, sino al capitolo dedicato al filosofo scozzese nella Storia della filosofia di Châtelet. Gli aspetti teoretici e gnoseologici vengono intrecciati con quelli pratici e politici, su cui si concentra l'Appendice al volume, dedicata al libro Mille piani scritto con FÊlix Guattari. Rametta focalizza la sua attenzione sui concetti di rizoma, nomos e macchina da guerra, mostrando come in essi l'eredità humiana resti ancora operante.

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Philosophy History & Theory1.
Empirismo e soggettivitĂ
Empirismo e soggettivitĂ
Quando Deleuze pubblica il suo libro su Hume, non si può certo dire che il filosofo scozzese fosse al centro dellâattenzione1. Come ricorderĂ lo stesso Deleuze molti anni dopo, allâepoca i pensatori che dominavano il dibattito filosofico e i curricula degli studi universitari erano âle tre Hâ, rappresentate da Hegel, Husserl e Heidegger2. Nella scelta di dedicare al pensatore scozzese la sua prima monografia, possiamo giĂ rilevare un tratto caratteristico dellâintero stile di pensiero deleuziano: lâidea di andare controcorrente, non nel senso della contrapposizione di principio, che indicherebbe un atteggiamento reattivo di mera contro-dipendenza, ma nel senso umoristico dello spostamento eccentrico, del cambiamento di prospettiva, destinato a sconcertare e a produrre quellâurto, senza di cui non si darebbe lâoccasione di pensare. Fin dalla sua giovinezza, insomma, per Deleuze si tratta di creare nuove circostanze rispetto a un contesto dato, suscitando quellâincontro, inatteso e spaesante, da cui il pensiero possa trarre lâenergia per inventare nuovi concetti.
Lâelemento umoristico, che fosse o no nelle intenzioni del giovane filosofo, emerge anche dalla dedica del volume: âA Jean Hyppolite, omaggio sincero e rispettosoâ. Ora proprio Jean Hyppolite, professore di Deleuze alla Sorbona, oltrechĂŠ celebrato traduttore e interprete della Fenomenologia dello spirito, aveva pubblicato lâanno prima un libro intitolato: Logique et existence. Essai sur la logique de Hegel3. In questo libro, lâautore francese aveva interpretato il pensiero hegeliano alla luce della problematica del senso. Lâambizione dunque era di proporre unâattualizzazione di Hegel, mostrando le linee di continuitĂ che collegavano la logica dialettica con la fenomenologia di Husserl e la filosofia esistenziale di Heidegger. A Husserl e Heidegger, infatti, spettava il merito di aver centrato il discorso filosofico non piĂš direttamente sullâessere, ma sul senso dellâessere, aprendo a un profondo rinnovamento nellâinterrogazione filosofica e nellâimpostazione stessa dei suoi problemi. La logica di Hegel non andava letta, dunque, come il ritorno a un pensiero metafisico, in cui platonicamente venisse descritto un mondo intelligibile, âprima della creazione della natura e di uno spirito finitoâ4. Hegel non tornava indietro rispetto a Kant, bensĂŹ al contrario continuava nel solco tracciato dalla filosofia critica, rideclinando la scoperta kantiana del trascendentale attorno alla tematica del senso. Il concetto speculativo, nella trattazione del quale culmina lâintera Scienza della logica, altro non è che lâinnalzamento dallâessere al senso, o ancora meglio, il dispiegamento del senso immanente allâessere. Lâessere compreso nel suo senso, il senso non come invenzione arbitraria della soggettivitĂ umana, bensĂŹ come automanifestazione dellâessere nella sua veritĂ : questa è la logica dialettica, e questa è la linea di continuitĂ che può essere tracciata fra lâidealismo speculativo di Hegel e le filosofie contemporanee del senso di Husserl e Heidegger.
Ora, non è azzardato leggere il libro su Hume del giovane Deleuze come il sistematico smantellamento della ricostruzione di Hyppolite: non nel senso che Deleuze contesti la pertinenza di tale ricostruzione, ma nel senso che lâassume in pieno per contestarla. âHumeâ è il nome proprio di questa operazione, è il pensatore che fornisce al giovane Deleuze una serie di strumenti concettuali, ma prima ancora unâimpostazione del problema filosofico, che permette alla filosofia di disporsi in una dimensione altra, spaesante ed eccentrica, rispetto a quella tracciata dal dedicatario del libro. Se volessimo giocare sui significanti, potremmo dire che Deleuze ingaggia una gigantomachia parodistica tra una serie di âHâ maiuscole: da una parte, la sequenza âmaggioreâ delle grandi acca: Hegel, Husserl e Heidegger. Questa serie trova la sua epitome in unâaltra âHâ: quella dellâautore di Logique et existence. âHyppoliteâ diventa dunque la sigla che condensa nel suo nome le tre grandi acca, che secondo il Deleuze successivo avevano avvelenato per sempre il rapporto tra la sua generazione e la storia della filosofia5. A questa serie maggiore, Deleuze non contrappone una serie, ma una singolaritĂ : quella che si esprime nel nome di Hume. Come si vede, unâaltra acca: unâacca maiuscola, anche in questo caso, ma che non rappresenta piĂš una filosofia che si pretende âmaggioreâ, bensĂŹ una pratica del pensiero che si dispiega come filosofia âminoreâ6, tale cioè da destrutturare ogni pretesa di ricomporre in unitĂ sistematica la complicitĂ tra il concetto, lâessere e il senso, liberando questi termini lâuno dallâaltro, rompendo il circolo dellâidentico, e aprendo lo spazio di disseminazione necessario allâespressione della differenza.
Nella recensione allâopera di Hyppolite, in effetti, il giovane Deleuze poneva giĂ la questione decisiva: contraddizione o differenza? La contraddizione è davvero lâespressione radicalizzata della differenza, o non ne è piuttosto lâespressione depotenziata in senso fenomenico e antropologico? Insomma, siamo sicuri che la contraddizione sia âpiĂšâ della differenza, come vuole Hegel ripreso da Hyppolite, e non piuttosto âmenoâ di essa, come sottintende in modo abbastanza chiaro Deleuze, quando allude alla possibilitĂ di una âontologia della differenza puraâ7? In queste domande sono contenute virtualmente le linee di sviluppo di tutta la successiva filosofia deleuziana, di cui Empirismo e soggettivitĂ costituisce lâinizio folgorante. Che cosâè infatti il soggetto per Hume? Non è un atto, ma un effetto; non è attivitĂ del porre sĂŠ stesso, ma passivitĂ che risulta dal funzionamento di determinati principi. Hume li suddivide in principi dellâassociazione tra le idee (contiguitĂ , somiglianza, causalitĂ ) e in principi della passione; questi ultimi si possono riunire âsotto la forma generale di un principio di utilitĂ â (ES 109; 119). Deleuze ne ricava la seguente definizione di soggetto:
Il soggetto è quellâistanza che, sotto lâeffetto di un principio di utilitĂ , persegue uno scopo, unâintenzione, organizza dei mezzi in vista di un fine, e, sotto lâeffetto dei principi di associazione, stabilisce delle relazioni tra le idee. CosĂŹ la collezione diventa un sistema (ibid.).
Il compito di Hume è dunque di spiegare il costituirsi del soggetto nel dato. Ora, poichĂŠ il soggetto è al tempo stesso indice di un movimento che va oltre il dato, la domanda diventa: comâè possibile comprendere qualcosa che procede oltre il dato restando nel dato? Comâè possibile spiegare âuna soggettivitĂ che si supera ed è, nondimeno, passivaâ (ES 8; 18)? Si tratta di partire dal funzionamento della mente. Ora, questâultima procede secondo principi che non sono costruzioni di una volontĂ libera, ma sono iscritti nella ânatura umanaâ. Il soggetto risulterĂ quindi come effetto dal funzionamento dei principi nella mente. ContiguitĂ , somiglianza e causalitĂ , dâaltra parte, sono le specificazioni di un unico tratto caratteristico, costituito dalla facilitĂ nel passaggio da unâidea a unâaltra. Questa è la regola unificante del funzionamento della mente:
Lâeffetto dellâassociazione nei tre casi è il passaggio agevole della mente da unâidea a unâaltra; lâessenza delle relazioni è la facile transizione (ES 6-7; 16).
Ciò significa che la mente non è il soggetto che pone i principi, bensĂŹ al contrario il soggetto scaturisce come effetto prodotto dallâazione dei principi sulla mente:
Quando Hume parla di un atto della mente, di una tendenza, non vuol dire che la mente sia attiva, ma che è attivata, divenuta soggetto. [âŚ] La soggettività è determinata come un effetto. [âŚ] La mente diventa soggetto quando è modificata [affectĂŠ] dai principi (ES 8; 18).
Attraverso questa lettura, Deleuze indica una teoria del soggetto radicalmente diversa da quella idealistica: il soggetto non è principio, bensĂŹ effetto passivo dellâazione di principi indipendenti da esso; e la mente, ciò che nel lessico dellâidealismo si chiama âspiritoâ, non è il compimento della soggettivitĂ nella sua espressione piĂš alta, bensĂŹ al contrario, essa è soltanto lâinizio potenziale del soggetto. Il soggetto sorge nella mente, o la mente diventa soggetto, solo a partire dallâazione esercitata su di essa dai principi operanti nella ânatura umanaâ. Lo âspiritoâ dunque non è principio di at...
Table of contents
- Premessa
- 1. Empirismo e soggettivitĂ
- 2. Hume in Differenza e ripetizione
- 3. Hume nella Storia della filosofia di Châtelet
- Appendice politica e giurisprudenza
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