Questo lavoro presenta uno sguardo particolare sulle circostanze che caratterizzarono il conflitto in Bosnia ed Erzegovina nel periodo 1992-1995. Partendo dal concetto di totalitarismo, l'autore ha inteso ricostruire quei rapporti tra cultura, religione, storia e politica che troppo spesso sono passati nel silenzio e che, tuttavia, sono fondamentali per chiunque voglia comprendere le condizioni che hanno determinato il tentativo di eliminare un'intera etnia da quella che, ancora oggi, la politica e i media vogliono condannata a un'impercettibile ambiguità ontologica: essere o non essere Europa. Attraversando la storia dei programmi per una Grande Serbia, il lettore dovrà confrontarsi con le verità sui genocidi e sugli stupri, ma soprattutto sulle responsabilità e sul debito morale che la comunità internazionale ha contratto con quello che William Miller ha definito come il curioso fenomeno di un'etnia slava per razza, maomettana per fede, che mai accettò il fondamentalismo ottomano.

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Tempo e sangue
Totalitarismo, genocidio e stupro in Bosnia ed Erzegovina
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HistoryCapitolo quarto
ResponsabilitĂ
ResponsabilitĂ
Il punto di partenza è noto, e ha una sua logica: poichĂŠ nellâepoca moderna non può esistere il totale idillio della comunitĂ totale, poichĂŠ esso può essere creato soltanto in apparenza e attraverso la totale oppressione della libertĂ e della molteplicitĂ delle opinioni e degli interessi organizzati che si contrappongono nella societĂ conflittuale, se lâassoluta armonia non riesce, qualcuno deve averne la colpa, e occorre trovare il colpevole, perseguitarlo e distruggerlo (âŚ) PoichĂŠ nelle condizioni della moderna societĂ industriale la totale armonia e mancanza di conflitti è di per se unâillusione che contraddice radicalmente la realtĂ , lâidillio della comunitĂ di stirpe trova il suo necessario e inevitabile complemento nel campo di concentramento e nella guerra (âŚ) Chi si oppone alla salvezza dellâumanitĂ si presta ad essere riconosciuto come nemico dellâumanitĂ , e deve quindi essere convertito o annientato. CosĂŹ nascono logicamente gli schemi dualistici âamico/nemicoâ; non vi sono che giusti e ingiusti, figli della luce e figli delle tenebre, e di conseguenza anche la lotta per la futura totale armonia sfocia nella lotta totale.186
1. La societĂ conflittuale e la societĂ dellâinteresse
Il discorso di von Krockow, come ora vedremo, non si applica soltanto ai discorsi relativi alle origini dei totalitarismi e delle âlotte totaliâ, alle quali conseguono quelle fenomenologie disumanizzanti del concentramento e del genocidio, poichĂŠ lâatteggiamento di additare arbitrariamente come âoppositore della salvezzaâ unâetnia alla quale, seppur oggettivamente perseguitata, non si vogliono riconoscere le giuste ragioni che sono alla base della sua riottositĂ , trascende enormemente i confini nazionali. KamiĹski osserva che âChi ha idee diverse, chi non accetta di essere âuniformatoâ dal punto di vista organizzativo e soprattutto da quello ideologico, è una negazione vivente e quindi anche una minaccia di quella âunitĂ â, di quel totale monopolio del potere su uomini, idee e cose, e in fondo sulla realtĂ stessa, che costituisce lâessenza del totalitarismoâ187. Il fatto, però, che KamiĹski intenda tale discorso solo in riferimento al totalitarismo di un solo fĂźhrer, al vertice di una pan-ideologia, è sintomatico di una coscienza che non ha ancora analizzato in modo critico (o fatto i conti con) i nuovi sviluppi del monopolio del potere, inteso come quella sovrastruttura burocratica internazionale degli interessi, la cui solidarietà è limitata al reciproco scambio di opportunitĂ commerciali e/o ad affinitĂ culturali, e che pertanto individua sempre coloro che sono oltre i confini dellâinteresse. Le origini di quello che potremmo definire come un ornitorinco della politica dellâinteresse va individuato nella âSocietĂ delle Nazioniâ e nel trattato di Versailles (1919), la cui coerenza e funzionalitĂ anatomica si rivelò ben presto incapace di far fronte alla sua problematicitĂ epistemologica. Vale la pena annoverare le nazioni che parteciparono alla conferenza di pace di Parigi: Stati Uniti dâAmerica (mai diventati membri effettivi), Regno Unito, Francia, Italia, Giappone, Belgio, Cina, Portogallo e Serbia (rappresentata da Milenko Radomar VesniÄ). Ora, se lâobiettivo dichiarato dellâornitorinco era quello di promuovere il disarmo e la pace tra le nazioni, in termini strettamente etici questo apparente paradosso politico e autentico mostro burocratico non riuscĂŹ quasi mai a gestire le questioni di democrazia, intendendole cioè dal punto di vista dei popoli liberi, rivelandosi per quel che era: una societĂ conflittuale e dellâinteresse. Basti considerare la storica questione delle Isole Ă
land, i cui abitanti non poterono vedere legittimata la propria volontĂ di riconoscersi come cittadini svedesi (in quanto parlanti a maggioranza lo svedese e quindi appartenenti a quella cultura, e non a quella russa o a quella finlandese). In seguito alla Seconda guerra mondiale tale progetto fallimentare fu abbandonato e furono istituite le Nazioni Unite, il cui Segretario Generale â avente funzione di direttore della macchina burocratica â è stato in sostanza sempre eletto tenendo conto dei reciproci interessi dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza (Cina, Regno Unito, Francia, Russia e Stati Uniti) presenti allâinterno dellâAssemblea Generale. Fu forse per una sorta di ironia della storia che il sesto Segretario Generale ad essere eletto dovesse essere africano e, nella fattispecie, egiziano. A spuntarla su tutti, dopo ben sei votazioni, fu Boutros Boutros-Ghali, un copto-ortodosso proveniente da unâantica famiglia di aristocratici egiziani, il cui mandato ebbe inizio il primo gennaio del 1992, quando il conflitto nellâex Jugoslavia era giĂ iniziato. Ora, una delle caratteristiche dellâONU è che deve promuovere e far rispettare i principi di quello splendido documento composto da trenta articoli che è la Dichiarazione universale dei diritti umani, proclamata il 10 dicembre 1948. Lâuniversale importanza dei principi che esprime a tutela di ciascun individuo della âfamiglia umanaâ è pari solo allâuniversalitĂ della sua effettiva inapplicabilitĂ , e ciò non in ragione di qualche impedimento naturale o trascendentale, ma solo ed esclusivamente in ragione del suo dover fare i conti con la cattiva volontĂ della societĂ conflittuale e dellâinteresse. E poichĂŠ la cattiva volontà è incarnata esclusivamente da individui e gruppi di individui, il fatto che questi siano posti ai vertici di un monopolio del potere rivela il carattere tirannico degli interessi in gioco, dove â per dirla con la Arendt â tutti sono ugualmente responsabili e non lo è nessuno. PiĂš avanti nel capitolo approfondiremo la realtĂ di questa âcongiura della stupiditĂ .â PoichĂŠ, però, si è giĂ fatto il nome di Boutros-Ghali è opportuno cominciare spiegando in che senso figure storiche di questa risma soffrano di una ideologica idiosincrasia nei confronti della Dichiarazione universale. Mr. Ghali, come viene citato nelle agenzie di stampa internazionali, è noto soprattutto per essere stato un completo âincapaceâ nellâevitare due dei piĂš mostruosi eventi storici degli anni â90: il genocidio e stupro sistematico dei musulmani in Bosnia ed Erzegovina, e il genocidio e stupro dei Tutsi del Ruanda (un milione di morti). Durante il suo mandato, Mr. Ghali fu impegnato soprattutto nel collezionare lauree ad honorem in giro per il mondo come emerge dallâarticolo a lui dedicato sulla pagina del sito delle Nazioni Unite188. La sua carriera politica ebbe inizio sotto Anwar al-SÄdÄt (promotore in Egitto del libero mercato e di una nuova classe di capitalisti, oltre che liberatore di molti dei Fratelli Musulmani rinchiusi in carcere dal governo di GamÄl âAbd al-NÄᚣer), come ministro di Stato per gli Affari Esteri. Ma a promuoverne la carri...
Table of contents
- Introduzione
- Capitolo Primo I semi del totalitarismo
- Capitolo secondo Programmi per una Grande Serbia
- Capitolo terzo La pulizia etnica
- Capitolo quarto ResponsabilitĂ
- Conclusioni
- Bibliografia
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