La Grande guerra provocava in Italia molteplici conseguenze anche sul piano della produzione editoriale e della circolazione di materiale da lettura. Da un lato, l'evento bellico si traduceva in nuove iniziative di pubblicazione rivolte al pubblico sia al pubblico civile sia militare, diffondendo una tipologia documentaria estremamente varia per contenuti, forme e autori. Erano in maggioranza volumi e opuscoli con finalitĂ propagandistiche e patriottiche, ma si imponevano anche tematiche prima mai affrontate di natura medica, assistenziale, tecnologica e sociale. Dall'altro, la mobilitazione di bibliotecari e uomini di cultura portava alla costituzione di comitati per l'invio di libri e riviste ai giovani soldati feriti negli ospedali e a quelli dislocati in trincea al fronte, sebbene in gran parte analfabeti. Nell'insieme si tratta di due aspetti complementari che contribuiscono alla ricostruzione di uno spaccato editoriale e culturale poco noto di questo tragico periodo della nostra storia.

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Libri in guerra
Editoria e letture per i soldati nel primo Novecento
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History1.
Letture per i soldati e i marinai dâitalia
1.1 LâattivitĂ dellâIstituto Nazionale per le Biblioteche dei Soldati
A distanza di cinquantâanni dallâunitĂ politica, lâItalia era ancora pesantemente gravata da un dilagante analfabetismo, faticando a liberarsi da unâereditĂ di arretratezza culturale, sociale, economica.1 Anche nel nuovo secolo, pertanto, lâeducazione nazionale continuava a restare un problema di grande attualitĂ , suscitando varie iniziative tese a promuovere lo sviluppo del paese, tra cui la creazione di specifiche tipologie di biblioteche per precise categorie di lettori. In questâultimo ambito, e specialmente nel nord della penisola, nascevano cosĂŹ le âbiblioteche popolariâ â fenomeno inizialmente di stampo filantropico, poi legato al socialismo riformista milanese di Filippo Turati ed Ettore Fabietti â ma anche biblioteche scolastiche, circolanti, rurali, militari, in cui la letteratura del self-help inaugurata da Samuel Smiles rivestiva notevole importanza.2
In un contesto cosĂŹ scarsamente evoluto si rendeva quindi necessario uno sforzo finalizzato a unâacculturazione uniforme del popolo italiano, a cominciare dai bambini in etĂ scolare, per proseguire con le fasce degli adolescenti giungendo fino al coinvolgimento degli adulti. In questâottica, lâambiente militare rappresentava un campione estremamente significativo delle condizioni in gran parte culturalmente disagiate della classe giovanile, divenendo terreno fertile e privilegiato per un processo di alfabetizzazione mirante a gettare le premesse dellâindispensabile progresso nazionale. Allâinterno delle gerarchie dellâesercito, che da parte loro cercavano di promuovere almeno unâeducazione di tipo fisico e morale, alcuni personaggi si facevano interpreti anche del bisogno di unâistruzione primaria destinata in special modo ai soldati di leva. Questi giovani rappresentavano i futuri cittadini e le potenziali energie del paese, ovvero la forza motrice piĂč vivace che avrebbe potuto incentivare la crescita socio-economica dellâItalia agli inizi del Novecento. Ă in questo periodo, infatti, che le prime voci a favore della costituzione di specifiche biblioteche militari si facevano sentire. I progetti elaborati ruotavano intorno a strutture di varia tipologia, con un patrimonio documentario piĂč o meno specializzato e una diversa fisionomia delle raccolte a seconda che fossero indirizzate agli ufficiali oppure alle reclute, distinguendo altresĂŹ tra truppe di terra e di mare.3
Sul finire del 1909 veniva costituito a Torino lâapposito ente denominato Istituto Nazionale per le Biblioteche dei Soldati (INBS), presieduto da Ildegarde Occella Trinchero, il cui scopo â definito al primo punto dello statuto â consisteva nella âelevazione intellettuale e morale del soldato colla lettura di libri accuratamente sceltiâ.4 LâIstituto aveva assunto in quellâanno forma autonoma, ma unâattivitĂ specifica a favore anche di piccole biblioteche per caporali e soldati era stata giĂ precedentemente svolta da una sezione del Consorzio torinese per le biblioteche gratuite. La stessa presidente relazionava in merito al lavoro compiuto nel primo congresso delle biblioteche popolari e, partendo dal presupposto che lâesercito rappresentava una âgrande scuola popolareâ, il gruppo era riuscito a distribuire fra le truppe una sessantina di raccolte librarie, per un totale di circa 4.500 pubblicazioni. Inoltre, manifestando una larghezza di vedute condivisa da tutti i membri, al fine di evitare che i volumi restassero inutilizzati sugli scaffali, oppure che il timore di sciuparli compromettesse il piacere di leggerli, il consorzio precisava che ânessuno dovrĂ rispondere della conservazione ed incolumitĂ della bibliotecaâ.5
A distanza di qualche anno lâINBS diffondeva, con il riconoscimento del ministero della Guerra, un catalogo di propria compilazione, dalle cui pagine introduttive si apprendeva che negli anni precedenti la mole delle distribuzioni giĂ effettuate aveva toccato i 40.000 volumi, divisi in 750 biblioteche di varie dimensioni consegnate ai diversi corpi dâarmata. Il catalogo, stampato nel 1911, volendo rendere omaggio al cinquantenario del Risorgimento italiano, si arricchiva rispetto ai precedenti di vari opuscoli usciti per lâoccasione, inoltre venivano espressamente inseriti facili manuali per la formazione in campo agricolo e industriale, cosĂŹ da soddisfare âil bisogno di letture professionali senza formole e senza astruserie, tali da essere capite da tutti i soldati che sanno appena leggereâ. Confidando nella riscossa generale avviata nel paese per una progressiva acculturazione dei giovani italiani, si auspicava anche che il catalogo potesse in tempi brevi privarsi âdelle letture troppo elementari, che sono per ora una necessitĂ imprescindibileâ.6
Il materiale bibliografico descritto al suo interno era organizzato in tre ampie aree disciplinari, cominciando da quella formata da Storia e geografia, con 116 titoli (25%); seguivano le Scienze varie con 126 titoli (27%); per finire con le Letture amene e opere letterarie che raggiungevano i 228 titoli (48%). Inoltre, per facilitare sia percorsi di lettura personalizzati, sia ulteriori acquisizioni, nellâammontare delle 470 opere complessive alcune erano evidenziate con un asterisco: simbolo che intendeva segnalare come esse fossero particolarmente âadatte a lettori di media colturaâ.7
Tenendo conto dei destinatari del catalogo, la citazione bibliografica dei volumi era redatta in modo sintetico ed essenziale â senza note tipografiche ma con il nome degli autori italiani per esteso â comprensiva del prezzo di copertina (legatura esclusa) e accompagnata da note informative, spiegazioni sullâargomento trattato o commenti sul testo. In pratica, si trattava di osservazioni e didascalie tese a precisare forma della narrazione, livello di difficoltĂ , rilevanza dei contenuti, nonchĂ© bacino di pubblico privilegiato.
Gli autori indicati erano in gran parte figure popolari e di successo, giĂ entrate a far parte della tradizione letteraria italiana, oppure scrittori di riferimento nella saggistica e nella manualistica scolastica. Una netta prevalenza spettava a quelli nazionali, soprattutto nella prima e nella terza sezione del catalogo ove comparivano nomi noti e apprezzati sul piano civile, quali ad esempio â rispettivamente â Augusto Alfani, Massimo dâAzeglio, Cesare Balbo, Edmondo De Amicis, Salvatore Muzzi, Silvio Pellico; e poi Dante Alighieri, Ludovico Ariosto, Carlo Collodi, Carlo Goldoni, Alessandro Manzoni, Antonio Fogazzaro, Francesco Petrarca, ecc. Per quanto riguardava gli autori stranieri, nella classe storico-geografica il loro numero non arrivava alla decina, con vari titoli dello storico e docente alla Sorbona di Parigi Ernest Lavisse, mentre la Vita di Benjamin Franklin â opera edita da Gaspero BarbĂšra e da lui amatissima â veniva proposta a modello, poichĂ© âricca di insegnamenti preziosi per persone di qualsiasi etĂ e condizioneâ.8
La narra...
Table of contents
- Prefazione
- Premessa
- Abbreviazioni
- Parte prima Cataloghi di libri e produzione editoriale
- 1. Letture per i soldati e i marinai dâitalia
- 2. Lâeditoria italiana e la prima guerra mondiale
- 3. Pubblicazioni a carattere religioso
- 4. Scritti di donne tra propaganda e memoria
- 5. Bibliografie sulla guerra
- Parte seconda Comitati per i libri ai soldati
- 1. I comitati di Venezia e Padova
- 2. Il comitato di Bologna e la Raccolta bibliografica sulla guerra
- 3. Il comitato di Modena
- 4. Il comitato di Milano
- 5. Altri comitati e la delega ad Adolfo Orvieto
- 6. Quali letture per i soldati?
- Immagini
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