Il gesuita comunista
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Il gesuita comunista

Vita estrema di Alighieri Tondi, spia in Vaticano

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Il gesuita comunista

Vita estrema di Alighieri Tondi, spia in Vaticano

About this book

Alighiero Tondi, professore gesuita della prestigiosa Università Pontificia Gregoriana, nell'aprile del 1952 abbandona improvvisamente la Chiesa per entrare nel Partito Comunista Italiano. La sua clamorosa abiura, che tanto scalpore suscitò nell'opinione pubblica, è da sempre rimasta avvolta da un alone di mistero. Chi era realmente Tondi? Quali ragioni stavano dietro la decisione di aderire al marxismo, di predicare l'infondatezza della religione, di scrivere libri controversi che denunciavano le infiltrazioni in Vaticano da parte dell'estrema destra portandolo a diventare un acclamato tribuno che infiammava le piazze italiane? Ma i misteri su Tondi non finiscono qui. Negli anni Sessanta il Partito Comunista lo emargina completamente, abbandonandolo a se stesso, senza fornire alcuna spiegazione. Una situazione inaspettata che lo conduce ad un lungo periodo di riflessione che si conclude con un nuovo colpo di scena: il ritorno al sacerdozio. L'autore ricostruisce l'enigmatico ingresso nel Pci del 1952, svelando lo sconcertante ruolo di Tondi come spia comunista in Vaticano e le successive rocambolesche vicende. Un affresco del secondo dopoguerra che getta luce su aspetti ancora oscuri dei primi anni della Repubblica Italiana, dagli intrecci tra destra neofascista e mondo cattolico, ai rapporti tra Pci e Cremlino fino all'attività antisovietica del Vaticano.

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Information

Year
2020
eBook ISBN
9788849864915

Capitolo I
Il gesuita

“Mi disse che voleva iscriversi al Pci e lasciare la tonaca”

«Ricordo ancora la telefonata. “Sono Padre Tondi”, sussurrò una voce all’altro capo della cornetta e continuò: “Vorrei incontrarla al più presto”. Era il 1952, una sera di primavera ma non posso dirglielo con precisione». «Vede, io devo ammettere che non sapevo chi fosse Tondi, così senza attribuirgli molta importanza gli dissi che ne avrei parlato con mio marito e che gli avrei fatto sapere per un eventuale incontro».
Seduta alla scrivania del salotto di casa, Marisa Rodano socchiude gli occhi per scavare tra i ricordi della sua lunghissima vita di militante comunista. Lei, nei primi anni Cinquanta, era una figura di spicco della sinistra cattolica, eletta in Parlamento tra le file del Partito comunista italiano e moglie di Franco Rodano, un noto intellettuale cattolico amico di Palmiro Togliatti.
Marisa era anche in prima linea nelle battaglie per i diritti delle donne (tra le fondatrici dell’Unione donne italiane) ed era stata un membro importate della resistenza romana durante la guerra (un’attività che le costò il carcere).
«Dopo la telefonata chiedemmo a monsignor Giuseppe de Luca, un parroco a noi vicino, chi fosse questo padre Tondi» (De Luca era un eminente esponente della curia vaticana, in contatto con i maggiori intellettuali cristiani e laici d’Europa e da tempo amico della famiglia Rodano)1.
«De Luca effettivamente ci diede delucidazioni, spiegandoci che Tondi era un gesuita stimato, professore dell’Università Pontificia Gregoriana. Così, non poco incuriosita, accettai di riceverlo in casa mia».
Alighiero Tondi non era in effetti ancora noto all’epoca di quella telefonata. E nessuno, in Vaticano, immaginava che quest’uomo stesse cercando un contatto con il mondo comunista. Un anonimato destinato tuttavia a durare poco.
Alcuni mesi dopo l’incontro con Marisa Rodano, Tondi scappò improvvisamente e senza evidenti ragioni dalla sua abitazione presso l’Università Pontificia Gregoriana (istituto legato alla Compagnia di Gesù) per entrare, clamorosamente, tra le file del Partito comunista italiano.
La notizia finì immediatamente nel tritacarne politico e mediatico, soprattutto perché venne alla luce quanto Tondi non avesse solo tradito la fede cattolica, ma fosse coinvolto in una trama politica segreta: un intreccio tra destra cattolica e mondo neofascista.
Tutta la vicenda partiva però da quell’incontro, fu infatti Marisa Rodano la prima persona a venire a conoscenza delle intenzioni di Tondi di abbandonare la Chiesa.
L’ex deputata ricorda nitidamente la conversazione con Tondi avvenuta nel suo salotto: «Dopo essersi accomodato Padre Tondi giunse subito al punto: mi disse che aveva perso la fede, voleva iscriversi al Partito comunista e quindi lasciare la tonaca».
Marisa Rodano sorride, quasi fosse ancora divertita dall’assurdità di quelle parole: «Come può facilmente immaginare rimasi molto sorpresa. Gli consigliai di pensarci bene, anzi, ad essere sincera, gli espressi le mie profonde perplessità. Era un’affermazione talmente folle che mi convinsi si dovesse trattare di una trappola».
Non deve sorprendere una reazione di quel tipo. Tondi non era un sacerdote qualsiasi ma un gesuita, esponente di un’élite colta, addestrata e motivata, professore presso una prestigiosa università pontificia.
«Discutemmo a lungo. Gli ricordai come doveva essere consapevole che, nella vita di un prete, la tentazione e il dubbio potevano presentarsi. Era una condizione assolutamente normale. Insistetti su questo punto, tanto che, vista da fuori, la situazione poteva apparire quasi comica: io, deputata comunista, che cercavo di convincere un gesuita, a casa mia, a non iscriversi al Pci».
In quegli anni il Partito comunista era impegnato in un delicato tentativo di avvicinamento verso gli elettori cattolici. Un percorso non facile e ostacolato da numerosi fattori. Solo nel 1949, la Congregazione del Sant’Uffizio aveva pubblicato un decreto che, di fatto, scomunicava i cattolici iscritti al Partito comunista, chi collaborava nel diffondere la propaganda di partito e i semplici elettori che, nel segreto dell’urna, votavano per il Pci.
Uno stimato gesuita che faceva certe dichiarazioni, in casa dei coniugi Rodano, tra i principali sostenitori della nuova linea del Pci verso le masse cattoliche, avrebbe potuto mettere il partito in una posizione imbarazzante. Proprio per questa ragione la deputata provava a arginare la foga di Tondi, cercando di capire se tutta la situazione non fosse semplicemente un tentativo (confuso) per danneggiare i comunisti.
Tra le pause dell’intervista Marisa Rodano riesce a ritrovare dettagli importanti: «Mentre parlavo con Tondi avevo l’impressione di essere di fronte ad una persona onesta e seria ma in qualche modo sconvolta. Era molto critico nei confronti di Gedda, dell’Azione Cattolica e della politica di Pio XII». «Pochi giorni dopo riportai l’incontro ad alcuni dirigenti del Pci, in particolare ne parlai con Edoardo D’Onofrio, il quale mi suggerì di farlo iscrivere... se ci teneva tanto».
Edoardo D’Onofrio, oltre a essere un collega deputato della Rodano, era anche responsabile dell’organizzazione del partito, è facile quindi supporre che, anche Palmiro Togliatti, venne immediatamente messo al corrente della strana vicenda.
Chiedo alla Rodano se fosse a conoscenza delle ragioni che spinsero Tondi a incontrare proprio lei e non qualcun altro. Dopo una breve pausa, la risposta è perentoria: «Non ne ho proprio idea. Non posso dirle attraverso quali giri sia giunto ad avere il mio numero di telefono o perché abbia voluto incontrare me».
È probabile che Tondi pensasse fosse più facile stabilire un contatto con una rappresentante dell’ala cattolica del partito. Magari sperando anche in qualche suggerimento pratico sul come muoversi. Non bisogna dimenticare che Tondi veniva da sedici anni di vita religiosa, non poteva andare in una sezione locale del partito e tesserarsi come chiunque altro.
Ma chi era Tondi? Quale percorso lo aveva condotto a entrare nella Compagnia di Gesù? E perché aveva deciso di diventare comunista?

Professore alla Gregoriana

Galloro si trova a pochi chilometri da Roma, paese adagiato sui colli famosi per il buon vino, la quiete e l’aria salubre. L’edificio più importante del borgo è il santuario di Santa Maria di Galloro, costruito nella prima metà del Seicento e diventato nei secoli un importante luogo di venerazione mariana.
Proprio tra queste mura inizia la vicenda di Alighiero Tondi quando, il 7 febbraio del 1936, decise di entrare nella Compagnia di Gesù.
Poche tracce rimangono della gioventù di Tondi.
Nato a Roma nel 1908 da genitori toscani, discendenti da un ambiente colto e rivoluzionario che affondava le radici nel risorgimento italiano, molto critici nei confronti della chiesa tanto da non battezzare Alighiero.
Suo padre era stato socialista e il nonno aveva combattuto nella battaglia di Mentana del 1867, a fianco di Garibaldi contro lo Stato Pontificio (o almeno così amava raccontare Tondi da adulto).
Alighiero trascorreva solitamente le vacanze estive all’Isola d’Elba, nella casa di famiglia, un luogo in cui poteva usufruire di una biblioteca enorme e, quando non leggeva, si dedicava alla sua attività preferita, la pittura, una passione che lo accompagnerà per tutta la vita (ancora molto giovane perfezionò il suo talento presso l’atelier dell’artista Felice Carena a Firenze).
Fu un ragazzo sveglio, propenso all’autoapprendimento, che amava studiare in solitudine, virtù che lo portarono a laurearsi velocemente in architettura.
Alighiero era un adolescente dallo spirito libero, creativo, ma anche irrequieto e a cui piaceva discutere. Era affascinato dalla religione, dal divino ed era convinto che una vita protetta dalla quiete borghese e benestante della famiglia lo avrebbe fatto sentire ingabbiato e inappagato. Furono proprio l’eccitazione per la spiritualità e la voglia di approfondire materie religiose a spingerlo, all’età di 28 anni, a entrare nella Compagnia di Gesù. Una scelta non condivisa dalla famiglia. La madre, poco prima di morire, lo aveva pregato di abbandonare quella strada, ricordandogli che le religioni erano solo invenzioni della mente umana.
Ma Alighiero aveva ormai fatto la sua scelta.
Così egli ricorda l’ingresso (per certi versi teatrale) nel convento di Galloro, nel 1936, in inverno, col buio: «Mi fu assegnata una stanza vastissima a pianterreno, separata dal resto della casa. Aprii la finestra. Era notte. Le stelle sfavillavano serene. Di fronte, un’ombra indistinta nel cielo: Colle Pardo, con un ciuffo di pini là in alto. Intorno, campagna senza fine, mormorante sotto la carezza del vento lieve»2.
Nella prima metà del Novecento la Compagnia di Gesù era un’istituzione solida, rinomata e potente, fondata quattrocento anni prima all’ombra dei giardini di Montmartre da Ignazio di Loyola assieme ad altri sacerdoti portoghesi e spagnoli.
L’ordine, strettamente gerarchico e regolamentato, era stato riconosciuto da papa Paolo III nel 1540 e visse una storia di fortune alterne. Negli anni in cui Tondi entrava a far parte della Compagnia di Gesù come novizio, la struttura dell’istituzione era ancor quella originale, stabilita da Ignazio attraverso le Costituzioni alla metà del XVI secolo. Queste Costituzioni non codificavano solo l’assetto dei gesuiti, ma descrivevano anche le caratteristiche ascetiche, spirituali e i voti a cui i membri dovevano sottostare (oltre a quelli classici di castità, obbedienza e povertà, Ignazi...

Table of contents

  1. Cover
  2. Sinossi
  3. Profilo biografico dell'autore
  4. Colophon
  5. Sigle e Abbreviazioni
  6. Introduzione
  7. Capitolo I - Il gesuita
  8. Capitolo II - Il comunista
  9. Capitolo III - Il prete
  10. Capitolo IV - La spia
  11. Conclusioni
  12. Ringraziamenti
  13. Note
  14. Bibliografia
  15. Appendice documentale e fotografica

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