Gli eventi sismici del 2016 sono stati un'immane tragedia per il Centro Italia. Norcia e la Basilica di San Benedetto ne sono divenuti il simbolo che ha toccato il cuore di tutti e che non poteva non permeare la vita del Sindaco della città fino a renderla indelebilmente ed intimamente legata a questa vicenda. E poi il Coronavirus. Per Norcia un'emergenza nell'emergenza che, per fortuna, è arrivata più attraverso i DPCM che attraverso i contagi. Ma intanto le famiglie più deboli sono immediatamente schiacciate dalle nuove difficoltà. Gli italiani costretti nelle proprie case cantano l'Inno di Mameli per alimentare la speranza ma a Norcia, i nursini, la casa non l'hanno più perché danneggiata dal terremoto e la speranza distrutta da una burocrazia attenta più alla correttezza amministrativa degli atti che all'efficacia degli interventi. Alimentare la speranza di rinascere diviene quindi il compito più arduo. La doppia emergenza ha fiaccato la resistenza ma non ha inciso sulla ferrea volontà di rinascere del Sindaco e della sua gente. Un libro coinvolgente, che tratta argomenti che non possono non suscitare forti emozioni tra coloro che questi avvenimenti hanno vissuto direttamente, tra coloro, tantissimi, che hanno condiviso con la comunità i primi mesi dell'emergenza e coloro, ancora di più, che si sono sentiti in questi anni concittadini della Vetusta Nursia

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Social Sciences1.
Norcia e il terremoto
Vetusta Nursia. È il titolo con il quale Gregorio Magno, nei Dialoghi, definisce la nostra città. È la scritta che campeggia sulla porta principale, Porta Romana. Norcia è una città interamente cinta da mura, il cui perimetro disegna la caratteristica forma di cuore.

Pianta della città di Norcia. Pieter Mortier (1661-1711)
È situata in Valnerina, a 604 mt s.l.m., nella parte occidentale della pianura di Santa Scolastica. Prima dell’arrivo dei Romani, intorno al 300 a.C., Norcia fu un importante centro della Sabina. Divenne prefettura prima e Comune romano poi. Dette i natali al generale repubblicano Sertorio e alla madre dell’imperatore Vespasiano, Vespasia Polla. Nel 480 nacquero a Norcia i santi gemelli Benedetto e Scolastica. Al crollare dell’impero romano, mentre alcune regioni d’Europa sembravano cadere nelle tenebre e altre erano ancora prive di civiltà e di valori spirituali, san Benedetto e i suoi monaci li imprimono in tutta Europa. Lo fecero attraverso la croce (la legge di Cristo), il libro (la cultura) e l’aratro (il lavoro), riuscendo a trasformare terre deserte e inselvatichite in aree abitate e terreni fertilissimi. Gli agricoltori nursini dell’epoca utilizzavano la ghianda per il pascolo e l’allevamento di suini; si erano specializzati nella mattazione e castrazione di questi, per poi vendere i prodotti salati alle città vicine. Fu il loro mestiere a formare a Preci il terreno adatto per apprendere con facilità dai monaci benedettini dell’abbazia di Sant’Eutizio, l’anatomia del corpo umano e le operazioni di litotomia ed erniotomia della nota Scuola Chirurgica. Da qui la tradizione della Norcineria, che ha poi segnato parte della storia e identità della nostra terra. Norcini, sono coloro che lavorano la carne di maiale; Nursini (da Vetusta Nursia) gli abitanti della città.
Risale al 1200 la costituzione di Norcia in libero Comune e al secolo successivo la costruzione delle mura di cinta, sorprendentemente resistenti al tempo e ai disastrosi terremoti che, ripetutamente, si sono verificati nella zona. Nel 1400 il Comune guelfo di Norcia fu spesso in lotta con i castelli circostanti e nella seconda metà del 1500 venne istituita a Norcia, per volere del Papa Pio V, la sede della Prefettura della Montagna con sede nella Castellina, edificio progettato dal Vignola, alle cui dipendenze vi erano i Comuni di un vasto territorio. Nella prima metà del 1600 la città conobbe un notevole rinnovamento edilizio e artistico. Basti pensare che, divisa in 5 parrocchie, annoverava 3 conventi maschili dentro le mura e 4 fuori dalle mura, 6 monasteri di monache, 4 ospedali, 8 confraternite con altrettanti oratori, 10 collegi delle arti, 8 osterie con alloggio, circa 100 chiese nel comprensorio! Ci fu inoltre un marcato risveglio artistico-culturale: fiorirono buone scuole pubbliche, un teatro, un’attività musicale, un’accademia letteraria e tanto interesse per il passato. Il 1700 è purtroppo il secolo dei due terremoti che cancellarono di colpo quanto era stato costituito per rinnovare continuamente l’abitato. Il terremoto del 1859, poi, fu devastante: su 676 abitazioni ne rimasero in piedi solo 76. Dopo l’Unità d’Italia, Norcia si arricchì di pregevoli opere pubbliche, quali Porta Romana, il Corso Sertorio, il monumento a S. Benedetto, il Teatro Civico, la scalinata e il prospetto del Palazzo Comunale, il campanile di S. Maria, un nuovo acquedotto, il mattatoio e strade carrozzabili come quella per Ascoli. I due conflitti mondiali, purtroppo, costarono anche a Norcia un pesante tributo di vite umane.
Dopo la Grande Guerra, alla guida della città, in qualità di primi cittadini si sono succeduti:
| Ufente Vannicelli 1945-1946 Giulio Cotogni 1946-1947 Feliciano Gentili 1947-1952 Filippo Micheli 1952-1956 Mario Carosi 1956-1960 Italo Iambrenghi 1960-1964 Antonio Bianconi 1964-1970 Giuseppe De Angelis 1970-1975 Alberto Novelli 1975-1986 Giampietro Angelini 1986-1999 Alberto Naticchioni 1999-2004 Nicola Alemanno 2004-2008 Giancarlo de Filippis 2008-2009 Gian Paolo Stefanelli 2009-2014 Nicola Alemanno 2014-2019 Nicola Alemanno 2019 |
Il terremoto del 1979
Alle 23,35 del 19 Settembre, ora legale italiana, gli strumenti sismici registrarono una scossa di terremoto che fin dalle prime determinazioni dell’epicentro e della magnitudo dimostrava aver colpito un’area molto prossima a Norcia, con carattere “disastroso” e una intensità epicentrale valutabile intorno all’VIII grado della scala Mercalli-Cancani-Sieberg. La città riportò danni davvero ingenti e ci furono morti e feriti. Si contarono circa 5.000 edifici danneggiati gravemente e crolli nelle strutture più antiche. Morirono 5 persone nelle zone più colpite tra Civita, Chiavano, Castel Santa Maria di Cascia e San Marco di Norcia. Nella nostra frazione ci furono purtroppo 3 vittime: la giovane coppia Benedetto Torrioni e Ferminia Berardi, e Antonio Monaldi.
Avevo quindici anni, studiavo a Terni, giocavo nelle giovanili della Ternana che militava in Serie A. Nell’appartamento dove alloggiavamo dormivano con me Claudio Valigi, di Deruta e Luigi Russo, di Sapri. Il primo finì a sostituire Falcao nella Roma e il secondo in forza alla difesa del Milan come difensore centrale. C’erano poi altri ragazzi di Reggio Emilia (Stefano Finotto) e di Reggio Calabria (Francesco Filipetti). Nessuno aveva mai sentito un terremoto e toccò quindi a me, che alla mia età avevo già avuto l’esperienza del 1971 e poi quella del 1974, rincuorarli e tranquillizzarli, seppure non avessi notizie di quanto stava accadendo nella mia Norcia. I cellulari non c’erano e appena le linee telefoniche tornarono a funzionare papà mi comunicò che stavano tutti bene, seppure la situazione era difficile. Tornai a Norcia solo due mesi dopo, a furia di insistere con i miei. Le immagini della città ferita erano dure da accettare ma il nostro Corso Sertorio conservava un po’ della sua vitalità con qualche negozio e bar aperti. La Protezione Civile non esisteva. Era l’Esercito a garantire l’assistenza alle popolazioni. Per i primi soccorsi furono mobilitati nella zona di Norcia circa 600 militari; per l’intero territorio colpito furono inoltrate 7.000 richieste di posti letto in tende e circa 1.000 posti letto in roulotte o abitazioni prefabbricate. In Umbria, i danni agli edifici pubblici e privati e alle strutture produttive furono calcolati in oltre 100 miliardi di lire; soltanto il settore agricolo ebbe danni per almeno 10 miliardi.
Schiere di tende erano state montate ovunque, quelle verde militare con il telo spesso un dito. Il bagno lo offriva la natura e i più coraggiosi approfittavano dell’ospitalità di chi aveva la casa poco danneggiata. Non c’erano regole e controlli ferrei. Si usava solo il buon senso unito ad una buona dose di coraggio che non manca mai alla gente di montagna. Ricordo limpidamente la mia prima notte in tenda, ospite della famiglia Martelli/Amatucci. Freddo pungente e una pila di pesantissime e calde coperte sopra di me. Faticavo a muovermi. Non sapevo che avrei di nuovo provato quella sensazione circa quarant’anni dopo. Fu così ogni volta che riuscii a tornare da Terni. Solo a febbraio arrivarono i primi container e prefabbricati. Ci sembrava di avere una villa, seppure dormivamo in 8 in due stanzette sempre insieme alla stessa famiglia. La ricostruzione iniziò a muovere i primi passi solo nel 1982. Alberto Novelli, che per noi tutti resterà sempre il nostro sindaco, si dannava l’anima nel tentativo di assicurare alla sua gente la migliore assistenza possibile “inventando”, anche mutuandolo dal Friuli dove la ricostruzione post sisma 1976 era partita, un modello che potesse essere adattato al nostro territorio, ai nostri professionisti, alle nostre imprese.
È in gran parte grazie alla ricostruzione che ne scaturì se gli eventi sismici del 2016 e seguenti che tanta devastazione e morte hanno portato nel Centro Italia, a Norcia non hanno, invece, causato morti. Erano infatti state applicate in modo diffuso le normative antisismiche di cui il nostro Paese nel frattempo si era dotato. Un edificio antisi...
Table of contents
- Cover
- Sinossi
- Profilo briografico dell'autore
- Colophon
- Introduzione
- 1. Norcia e il terremoto
- 2. Il terremoto del 24 Agosto
- 3. Verso il 30 ottobre. L’uscita dalla fase di prima emergenza
- 4. Il 30 ottobre
- 5. La prima fase dell’emergenza
- 6. Verso il Natale
- 7. Le nostre manifestazioni
- 8. Primavera. Abbiamo le scuole nuove
- 9. Il 30 Ottobre 2017. Il primo anniversario
- 10. Dopo il terremoto… il Coronavirus
- Note finali
- Appendice
- Ringraziamenti
- Note
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