L'identità del Canada è il risultato delle influenze che il territorio, la storia e la cultura esercitano su un Paese grande come un continente e meno conosciuto di quanto possa sembrare. Il Canada nasce da un compromesso instabile tra le sue componenti originarie inglese, francese e indigena. Compromesso non semplice né agevole, ma che ha infine portato alla creazione di uno degli esempi più riusciti di società multiculturale al mondo, che comprende anche una delle principali comunità italiane fuori dai nostri confini. La narrazione inizia con il ripercorrere il lungo percorso che parte dalle origini indigene e francesi, per passare al Dominion britannico e giungere infine al Paese dinamico e moderno che conosciamo, per poi soffermarsi sugli aspetti che maggiormente definiscono l'identità canadese che vanno dal complesso rapporto con gli Stati Uniti, al peacekeeping e alle espressioni artistiche, senza dimenticare la profonda relazione con la natura.

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Psychology1.
Dalle origini alla guerra anglo-americana
Il Canada è un Paese relativamente giovane ma ha già accumulato secoli di storia, al punto che pensare di tracciarne una panoramica esaustiva, anche solo per sommi capi, lascerebbe fuori molti temi e personalità importanti. Mi limiterò pertanto a presentare alcuni momenti salienti necessari per tracciare l’evoluzione dell’identità canadese, riservandomi di rinviare per approfondimenti alle molte opere che illustrano nel dettaglio la storia di questo Paese.
La storia del Canada può essere introdotta con l’aforisma dello scrittore e umorista Will Ferguson, il quale ritiene che essa possa riassumersi nel tenere gli americani fuori, tenere i francesi dentro e rendere gli indigeni invisibili, precisando che il primo obiettivo è stato pienamente raggiunto, il secondo quasi raggiunto mentre il terzo è miseramente fallito1.
Come tutti i veri aforismi quello di Ferguson privilegia l’efficacia della sintesi rispetto a una realtà molto più complessa, ma contiene diversi noccioli di verità.
Le origini
La narrativa comincia prima della storia convenzionale, quando i confini tra il cielo, la terra e quello che si trova tra i due non erano ancora ben definiti. Nella mitologia degli Haida, che popolano l’arcipelago di Haida Gwaii nel Pacifico settentrionale quasi dirimpetto all’Alaska, l’umanità è nata grazie al corvo. Per gli Haida il corvo è una creatura complessa, un trasformista infido e imbroglione. Esso è però anche l’essere all’origine della creazione, colui che liberò la luna e le stelle e che portò il salmone nell’acqua.
Il corvo è soprattutto colui che diede la libertà ai primi uomini, che fino al suo arrivo erano rinchiusi nel guscio di una conchiglia. Lo scultore Bill Reid (1920-1998), che ha reso popolare le forme modernissime dell’arte degli Haida, ha raffigurato nella scultura in legno Raven and the First Men il momento in cui il corvo, che stava sorvolando il mare primordiale, vide su una spiaggia remota la conchiglia che conteneva i primi uomini. Il corvo aprì la conchiglia con il becco ed aiutò i primi uomini ad arrampicarsi fuori dal guscio per popolare il mondo.
La scultura Raven and the First Men è conservata nel museo di antropologia dell’Università della Columbia Britannica a Vancouver ed è una delle opere più famose dell’arte contemporanea canadese, al punto da essere stata raffigurata sulle banconote da 20 dollari (serie 2004-2012). Essa serve a ricordarci che la storia del Canada inizia alcune decine di migliaia di anni orsono, quando i primi gruppi umani attraversarono lo stretto di Bering e si insediarono nei territori che oggi costituiscono il Canada. La primazia della scoperta del continente spetta alle popolazioni indigene, che vivono in America Settentrionale da migliaia di anni e per questo sono note con il titolo di Prime Nazioni. La scelta di far cominciare la storia del Canada dall’arrivo dei primi esploratori europei rappresenta un punto di partenza convenzionale che risale a epoche passate, e riflette la percezione eurocentrica delle generazioni trascorse dal quale la stessa storiografia canadese si è distaccata solo recentemente, quando ha riconosciuto il ruolo centrale delle Prime Nazioni nella narrativa nazionale.
L’arrivo dei primi navigatori europei nel XV e XVI secolo rappresenta comunque uno spartiacque centrale e ineludibile perché con esso il Vecchio Mondo si legò indissolubilmente al Nuovo incardinandolo saldamente nell’ambito dei suoi sistemi politici, religiosi, giudiziari e commerciali, che in pochi decenni attraversarono l’Oceano creando i flussi di merci, persone e idee che hanno aperto le porte all’era moderna.
Quando il Canada era francese
Anche se è oramai dimostrato che l’isola di Terranova è stata raggiunta dai vichinghi già nel XI secolo, come testimoniano le saghe islandesi e gli scavi archeologici di Anse Aux Meadows, e probabilmente dai monaci irlandesi alcuni secoli prima, la storiografia tradizionale riconosce i primi vagiti del Canada quale lo conosciamo nei viaggi di Giovanni Caboto, il navigatore veneziano al servizio della Corona britannica che piantò le bandiere di San Marco e del Regno di Inghilterra su una spiaggia della Nuova Scozia nel 1497, e di Jacques Cartier, che sbarcò nel luogo dove oggi sorge la città di Québec nel 1534 rivendicando il territorio a nome del Re di Francia. Il primo insediamento permanente avvenne nel 1608 a opera di Samuel de Champlain con la fondazione di Québec, da cui nacque la colonia della Nuova Francia. Questa seguì le sorti della madrepatria fino a quando, al termine della Guerra dei Sette Anni, la Francia trasferì la sovranità al Regno Unito con il Trattato di Parigi del 1763.
La colonia dei primi anni era povera, isolata e composta da poche anime. Il motore economico era il commercio di pellicce con le tribù indiane, che rappresentava un rivolo rispetto ai flussi commerciali condotti da Spagna, Inghilterra, Portogallo e dalla stessa Francia nei mari più caldi, ma era comunque sufficiente per inserire la nuova colonia a pieno titolo nelle rotte che attraversavano l’Atlantico Settentrionale. Il cemento ideologico era inizialmente fornito dal giansenismo, che Champlain pensava avrebbe fornito la base per la rigenerazione spirituale che riteneva essere oramai impossibile nella vecchia patria.
Si può tracciare un parallelo tra lo sbarco dei francesi a Québec con quello dei puritani inglesi a Plymouth nel 1620, nella misura in cui entrambe erano comunità isolate che facevano leva su una solida fede religiosa per superare gli ostacoli posti dalle condizioni ambientali estreme. C’è, tuttavia, una profonda differenza nell’atto di nascita delle due nazioni nordamericane che si riflette sulla loro evoluzione nei secoli successivi. I primi coloni puritani del Massachussetts sottoscrissero il Mayflower Compact nel quale si sottomettevano all’interesse comune e nominavano il loro primo governatore, basando le fondamenta della loro comunità su un documento la cui forza di legge non veniva dalla Corona britannica ma dalla volontà dei sottoscrittori. Samuel de Champlain fu invece nominato comandante della Nuova Francia da Re Luigi XIII, con un potere che era l’emanazione diretta della Corona francese. Mentre i primi decenni delle colonie inglesi furono caratterizzati da un sostanziale autogoverno tutelato dal riconoscimento formale dell’autorità reale, l’America francese, analogamente all’America spagnola, fu sin dall’inizio amministrata in nome e per conto del Re di Francia sulla base delle leggi della madrepatria.
La fase pionieristica della colonia vide la comparsa di tre profili che piantarono le radici nel patrimonio immaginario delle origini.
I primi furano i coureurs des bois, incaricati dai governatori della Nuova Francia di viaggiare nei territori inesplorati del Pays d’en Haut per creare relazioni con le nazioni indigene e gettare le basi del commercio delle pellicce. I coureurs des bois furono successivamente contrattualizzati come voyageurs, uno dei pochi archetipi autenticamente canadesi al pari dei cow-boy per gli Stati Uniti e dei samurai per il Giappone. Uomini duri con la schiena dritta e le braccia forti, che per primi hanno domato il Grande Nord. Alcuni di loro si unirono con donne indigene formando famiglie meticce da cui discende il gruppo autoctono dei Métis, tuttora concentrato nella regione delle Praterie che conserva a oggi il nome francese di Prairies (in inglese si chiamerebbero infatti Plains). Un altro lascito dei voyageurs nella toponomastica canadese contemporanea è il termine portage, che designa il sentiero nel quale le canoe venivano issate in spalla per aggirare cascate, rapide e altri ostacoli, e sono tuttora ricordate nelle numerose Rue du Portage nelle città e nei villaggi dove si parla francese.
I secondi furono i Robes Noirs, i missionari gesuiti che si adoperarono con alterne fortune per convertire e integrare le popolazioni indigene nella Chiesa, le cui Relations des Jésuites de la Nouvelle France stampate tra il 1632 e il 1673 sono una fonte insostituibile per conoscere gli usi delle popolazioni indigene e gli scambi culturali con gli europei.
Le terze furono le filles du Roi, le ragazze orfane o provenienti da famiglie disagiate mandate oltremare per sostenere la vitalità demografica della colonia, dove le condizioni di vita erano talmente dure che neanche i lavoratori forzati sceglievano di rimanervi una volta scontato il periodo di pena. Tra il 1660 e il 1670 giunsero a Québec circa 700 filles du Roi, che salvarono il futuro della colonia e della presenza francese nell’America Settentrionale. Il flusso complessivo di immigrati fu talmente scarso che i demografi hanno concluso che il patrimonio genetico dei sei milioni di franco-canadesi discende in gran parte da quello delle circa mille donne che vennero dalla Francia nei primi decenni della colonia.
L’epoca pionieristica finì con l’ascesa al trono di Luigi XIV, il quale si adoperò per creare la cornice istituzionale, militare e religiosa della presenza francese nel Nord America, che nelle sue ambizioni rappresentava il trampolino per l’espansione verso le sterminate praterie che si estendevano a sud lungo il corso del Mississippi.
La sicurezza della colonia fu consolidata con la spedizione del Reggimento Carignan ordinata da Luigi XIV nel 1665, la più grande campagna militare francese effettuata in Canada sino ad allora, per intimidire le nazioni autoctone e gli insediamenti inglesi. Un altro tassello fondamentale fu la nomina del primo vescovo delle Americhe nella persona di François de Montmorency-Laval, proveniente da uno dei casati più nobili di Francia, che fu inviato nella Nuova Francia nel 1658 e nel 1674 ottenne il riconoscimento di Québec quale diocesi indipendente. Negli anni che seguirono Laval, che godeva del sostegno di Luigi XIV, gettò le radici della Chiesa cattolica in Canada, strutturando il sistema delle parrocchie e creando il seminario di Québec per la formazione di un clero autoctono. La “normalizzazione” di Québec e il suo passaggio da avamposto di frontiera a colonia ricevette un ulteriore contributo dall’arrivo nella colonia di Suor Maria dell’Incarnazione, dell’ordine delle Orsoline di Tours, venuta con due consorelle nel 1639 a fondare il primo collegio per l’educazione delle fanciulle.
La colonia francese visse per circa un secolo un’esistenza difficile, sottoposta alle pressioni dalle nazioni indiane e dalla presenza sempre più assertiva degli inglesi a sud della frontiera.
La Guerra dei Sette Anni (1756-1763) rappresenta lo spartiacque della storia canadese, e la battaglia dei Piani di Abramo l’episodio che, più di ogni altro, riassume e conclude questa stagione. Québec è l’unica città nell’America settentrionale ad avere conservato la propria cinta muraria e le fortificazioni. I suoi spalti offrono una veduta impareggiabile sul centro storico della città di Québec e sul Fiume San Lorenzo. Guardando nella direzione opposta si apre il prato su cui il 13 settembre 1759 si decisero i destini dell’America francese nell’episodio che ha, più di ogni altro, marcato la storia del Canada e della presenza francese in Nord America.
I primi anni di guerra furono caratterizzati dall’iniziativa dei francesi. Il governatore della Nuova Francia, Pierre de Rigaud de Vaudreuil-Cavagnal, era consapevole dell’impossibilità di conquistare le Province americane ed aveva impostato un’efficace strategia difensiva basata sul mantenimento dei forti lungo il fiume San Lorenzo, i Grandi Laghi e l’Ohio, sfruttando al massimo le capacità di spostamento con le canoe lungo i fiumi degli irregolari canadesi e degli alleati indiani per colpire gli inglesi con audaci colpi di mano, mentre le truppe regolari, che erano state rinforzate con sei battaglioni provenienti dalla madrepatria, rimanevano a difesa delle tre città fortificate di Québec, Montréal e Louisbourg. La strategia cambiò con l’arrivo dell’aristocratico Marchese Louis-Joseph de Montcalm, che nel 1758 fu nominato comandante supremo delle forze armate della colonia. Montcalm aveva lasciato di malavoglia i campi di battaglia europei e disprezzava la guerriglia condotta da canadesi e indiani. Si delineò presto un conflitto tra le massime Autorità della colonia: Vaudreuil, canadese di nascita, aveva ottime relazioni con le truppe franco-canadesi e gli indigeni e voleva disputare agli inglesi ogni metro di territorio, mentre Montcalm preferiva fare affidamento sulle truppe regolari provenienti dalla Francia e vedeva la campagna in Canada come un mezzo per raggiungere l’onore militare. Non potendo raggiungere tale obiettivo che con la guerra all’europea, nel 1758 lo scontro con gli inglesi passò dalla fase della guerriglia a quella dello scontro in campo aperto. Gli inglesi presero rapidamente l’iniziativa e in pochi mesi i francesi furono ricacciati nel corridoio Québec-Montréal. Il 13 settembre 1759 i francesi persero la battaglia dei Piani d’Abramo di fronte a Quebéc, in buona parte grazie all’approssimazione e all’incapacità del loro comandante che decise di uscire in campo aperto invece di affrontare il nemico da dietro le fortificazioni. Entrambi i generali, il francese Louis-Joseph de Montcalm e l’inglese James Wolfe, morirono sotto le mura della capitale della Nuova Francia, che fu persa definitivamente l’anno successivo, quando l’arrivo di nuovi reparti britannici rese vana la vittoria terrestre dei francesi a Sainte-Foy.
È interessante notare come la mentalità aristocratica e il disprezzo per certe categorie di subordinati fosse comune ai due comandanti. Se Montcalm riteneva che gli alleati indiani facevano la guerra come pareva a loro, senza tenere conto della disciplina e degli ordini, il generale Wolfe, che era sospettoso dei suoi Highlanders, ordinò che i reparti scozzesi fossero i primi a scalare la scogliera sul fiume San Lorenzo per prender...
Table of contents
- Cover
- Sinossi
- Profilo biografico dell'autore
- Colophon
- Preambolo
- Introduzione Lo spazio geografico
- Parte prima L’evoluzione del Canada
- 1. Dalle origini alla guerra anglo-americana
- 2. Dalla Confederazione alla Conquista dell’Ovest
- 3. Da una guerra all’altra
- 4. Rivoluzione Tranquilla, sovranismo e rimpatrio della Costituzione
- 5. Il Canada nel mondo
- 6. Uno sguardo sull’economia
- 7. La dimensione provinciale
- Parte seconda L’identità del Canada
- 8. La ricerca dell’identità
- 9. Lo stato interventista: medicare e riforme sociali
- 10. Minoranze, maggioranze e multiculturalismo
- 11. Le prime nazioni
- 12. Gli italo canadesi
- Conclusione Il Canada del XXI secolo
- Bibliografia essenziale
- Note
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