Il libro Intervista con la New Media Art. L'osservatorio Digicult tra arte, design e cultura digitale si basa sull'esperienza di una delle piĂš importanti piattaforme internazionali indipendenti in rete, fondata dal critico e curatore Marco Mancuso, che nel corso degli ultimi quindici anni ha monitorato l'evoluzione e l'impatto delle tecnologie e della scienza sull'arte, il design e la societĂ contemporanea. Attraverso una serie di saggi scritti da alcuni dei suoi autori piĂš importanti e una ricchissima collezione di interviste a sessanta artisti e designer che hanno segnato la storia della New Media Art dal 2005 a oggi, il volume evidenzia come i codici e i linguaggi dell'arte tecnologica siano gli strumenti ideali per un approccio multidisciplinare, una radicale osservazione e una profonda comprensione della realtĂ culturale ed espressiva che caratterizza il nuovo millennio.

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Intervista con la New Media Art
L'osservatorio Digicult tra arte, design e cultura digitale
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Intervista con la New Media Art
L'osservatorio Digicult tra arte, design e cultura digitale
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Art GeneralCapitolo 1:
Arte e Rete
Arte e Rete
Valentina Tanni
Introduzione
Introduzione
âIl web non è apparso dal nulla e non è stato inventato allâimprovviso. Ha radici profonde nel pensiero che lo ha preceduto. La ragione per cui oggi lo odiamo è perchĂŠ pensiamo che sia nuovo e senza storicitĂ , una rottura netta con il passato. Al contrario câè una forte continuitĂ con i primi modi di pensiero e se lo analizziamo in questo modo smetteremo di temerlo e impareremo a capirloâ.
Questa frase di Kenneth Goldsmith, uno dei protagonisti delle interviste raccolte nella sezione del libro che state per leggere, racchiude in sĂŠ molti concetti importanti per comprendere il rapporto tra arte e rete, ma anche piĂš in generale, tra arte e tecnologia. Da sempre, infatti, gli artisti si sono sforzati di costruire narrazioni alternative intorno alle innovazioni tecniche e tecnologiche, riconnettendo fili concettuali solo apparentemente spezzati e costruendo un robusto sistema immunitario utile a controbilanciare la retorica del progresso, un discorso che tende a interpretare la storia come un percorso lineare sempre teso al miglioramento, scandito da pochi, individuabili salti in avanti. Questa attitudine, critica e sperimentale, accomuna autori molto diversi, lontani nello spazio e nel tempo, e configura il campo della creazione artistica come uno degli osservatori privilegiati per comprendere la complessitĂ dei processi culturali che vengono innescati dalla comparsa di nuovi strumenti (e che, a loro volta ne influenzano la conformazione).
Lâidea, descritta da Goldsmith, di riconoscere nelle culture di rete il germogliare di idee, filosofie ed estetiche precedenti alla sua comparsa, evitando di liquidare tutto il ânuovoâ come superficiale e poco rilevante, rappresenta oggi la sfida piĂš grande per il mondo dellâarte e della cultura. Soprattutto in un momento storico come questo, in cui è divenuto di fatto impossibile parlare di online e offline come di due universi distinti, disquisendo filosoficamente di reale e virtuale come si faceva negli Anni Novanta. Internet è parte integrante del nostro ecosistema culturale a livello globale: ne costituisce il fulcro e la valvola di sfogo; è allo stesso tempo laboratorio e palcoscenico, sorgente primaria e punto di scarico. Ă il luogo in cui la cultura nasce, viene discussa, diffusa e manipolata, in cui le estetiche mutano, si contaminano ed evolvono. Allo stesso tempo, la rete è anche, sempre, un archivio; la madre di tutti gli archivi. Difficilmente su Internet un contenuto riesce a guadagnarsi la chance di morire davvero, uscire dal radar, finire sepolto e scomparire dalla memoria collettiva. Tutto (o quasi) è destinato a una seconda vita, sempre in attesa della propria occasione di resurrezione. Un pacchetto di dati che aspetta di essere scaricato, immobile e silente dentro qualche server remoto.
Nella storia dei rapporti tra arte e Internet, un percorso che â senza contare i tanti precursori â possiamo far partire dagli Anni Novanta del Novecento, gli ultimi quindici anni hanno rappresentato la fase forse piĂš complessa e difficile da interpretare. Dopo lâondata avanguardistica, attivista e radicale della prima Net Art, nata in un periodo in cui la connessione in rete era ancora scarsamente accessibile, con il volgere del secolo lo scenario si è fatto progressivamente piĂš diversificato e magmatico, impossibile da ridurre a un unico movimento.
La seconda metĂ degli anni Duemila segna però una svolta: sono gli anni in cui, dopo la prima ondata di user content supportata dalla nascita dei blog, appaiono i social network, le piattaforme di video sharing e gli smartphone, tutti eventi destinati a cambiare il web in maniera profonda e irreversibile, trasformandolo da strumento per pochi a mezzo di comunicazione di massa. La generazione di artisti che è stata identificata con lâetichetta Post Internet, una definizione che, con tutti i suoi limiti è stata utile per riconoscere lâeffettivo realizzarsi di un cambiamento di attitudine, è quella che si è trovata a gestire questo delicato momento di passaggio. A loro va riconosciuto un grande merito: ben consapevoli di avere a che fare con unâinfrastruttura fortemente influenzata da logiche corporate, un ambiente che somigliava ogni giorno di meno al cyberspazio utopico e libertario del decennio precedente, si sono immersi con coraggio nel suo ecosistema, cercando di assorbire e rielaborare linguaggi ed estetiche emergenti, confrontandosi anche con elementi culturali ritenuti minori, come i contenuti virali, i meme, le gif animate e tutto quellâinsieme di espressioni che lâartista Olia Lialina ha efficacemente definito âvernacolariâ. Dai primi surf club, veri e propri cenacoli artistici del Ventunesimo secolo, alle performance sui social network; dalle esplorazioni del mondo compiute su Google Street View allâuso della realtĂ aumentata per fondere atomi e bit; dallâhacking creativo delle piattaforme allâuso dellâanimazione 3D in chiave distopica e surrealista: i percorsi intrapresi nellâultimo decennio non potrebbero essere piĂš diversificati. Unâidea di fondo però, accomuna gran parte di essi, e la spiega bene Constant Dullaart nelle pagine che seguono quando afferma: âinfluenzare la prospettiva generale sulle cose, alterare la percezione di un concetto o di una rappresentazione: è una descrizione elementare di quello che un artista contemporaneo fa. [...] PoichĂŠ la maggior parte della rappresentazione del mondo che ci circonda si consuma su Internet, il web sembra il posto giusto per fare questo come un artista contemporaneo, non credi?â.
La luciditĂ nel comprendere che il web è oggi il luogo centrale in cui la cultura prende forma, nel bene e nel male, è la consapevolezza che sta alla base del lavoro di tutti questi artisti, dal piĂš oscuro e underground a quello che finisce sulle copertine dei magazine internazionali. Nelle narrazioni che le loro opere costruiscono, si capisce ogni giorno di piĂš quanto priva di senso sia oggi ogni etichetta che pretenda ancora di dividere le pratiche artistiche, non solo in base al medium â una tale discussione può essere ormai considerata dâantan â ma anche in base al nucleo contenutistico di interesse. Come non possiamo piĂš parlare di reale e virtuale, allo stesso modo non possiamo piĂš usare definizioni come Internet Artist o Post-Internet Artist: lo abbia fatto, ha avuto senso per un periodo, ci ha aiutato a studiare e capire determinate tendenze culturali, ma è arrivato il momento di cambiare prospettiva. La questione piĂš importante oggi, è capire come la comprensione del mondo, a causa della pervasivitĂ della rete, sia sempre piĂš mediata dalle immagini, e come, allo stesso tempo, ogni immagine sia divenuta intrinsecamente instabile. Questo determina una vera e propria implosione del contesto, ormai ridotto a pura astrazione filosofica senza alcun riscontro nella realtĂ . Una questione di cui gli artisti oggi sono profondamente consapevoli. Hito Steyerl lo scriveva giĂ nel 2013 nel saggio Too Much World: Is the Internet Dead?: âse le immagini cominciano a debordare dagli schermi invadendo soggetti e oggetti, la conseguenza principale, di cui poco si parla, è che la realtĂ consiste ormai quasi totalmente di immagini; o meglio, di cose, costellazioni e processi che precedentemente si manifestavano in forma di immagini. Questo significa che non si può capire la realtĂ senza capire il cinema, la fotografia, la modellazione 3D, lâanimazione o altre forme di immagine fisse o in movimento. Il mondo è trafitto da miriadi di schegge di ex immagini, di immagini rieditate, elaborate con Photoshop, ricucite insieme con frattaglie e spamâ.
Negli ultimi cinque anni questo tema è stato al centro di gran parte delle mie ricerche, dei miei testi e di tutte le mostre che ho curato. Indagare lâuniverso delle immagini, e comprendere in che modo le utilizziamo ogni giorno e come influenzino la nostra comprensione del mondo è â in questo momento storico â la sfida piĂš stimolante. Allo stesso tempo, è unâimpresa disperata. Abbiamo a che fare con un oggetto di indagine che cambia di continuo, che assume contorni a sua volta reticolari, che sfugge alle definizioni ed è refrattario a qualsiasi processo di analisi portato avanti con gli strumenti teorici consueti e conosciuti. Nondimeno, è necessario continuare a farlo, mettendo in campo un nuovo genere di indagine perpetua, un esercizio in progress, una riflessione critica capace di essere metamorfica e fluida proprio come il suo oggetto.
Naturalmente ci sono molte altre questioni importanti che lâarte sta affrontando in rapporto allâecosistema delle reti: dal controllo alla propaganda, dai big data allâintelligenza artificiale fino alle fake news. Tuttavia, credo che la questione della produzione e della ricezione delle immagini, intesa come dinamica centrale nel nostro processo di rappresentazione e comprensione della realtĂ attraverso la rete â una dinamica portata avanti in modo collettivo e disordinato â sia oggi quella piĂš bruciante, un tema intorno al quale tutto ruota, da cui tutto discende e con cui tutto in qualche modo si intreccia, dialoga e contamina. Gli artisti non sono piĂš i protagonisti assoluti di questo scenario, essendo la produzione e la circolazione delle immagini ormai una funzione quotidiana e diffusa, tuttavia la loro capacitĂ di elaborazione concettuale e creativa continua a venirci in aiuto nel nostro tentativo di orientarci nello tsunami del cambiamento, come dimostrano ampiamente i tanti protagonisti di questo libro. Internet nei prossimi quindici anni continuerĂ a cambiare, tanto quanto è successo negli scorsi quindici, se non di piĂš, considerando lâandamento esponenziale e costantemente accelerato dei suoi caratteri tecnici e culturali. Ă arrivato dunque anche per noi critici il momento di mutare per imparare a vivere questo stato di cambiamento permanente, allenando il nostro sguardo per apprendere unâattivitĂ sconosciuta, che però ben si adatta allâecosistema della rete. Dobbiamo imparare a scrutare in velocitĂ .
Domenico Quaranta
UBERMORGEN.COM:
itâs lustful entertainment baby!
UBERMORGEN.COM:
itâs lustful entertainment baby!
UBERMORGEN.COM è un duo fondato nel 1999 da lizvlx e Hans Bernhard. Nel corso della loro carriera, la coppia di artisti austriaci è riuscita a stupire e a confondere tutti: i media mainstream e la critica dâarte, i social network e lâFBI, Art Basel e Ars Electronica. UBERMORGEN.COM da sempre piace ai collezionisti e a chi odia lâarte contemporanea e di suo, adora eBay e Richard Stalmann. Nel corso di questa intervista, si parla di allucinazioni consensuali e di corporation, di media hacking e di affermazione, di cultura pop e di bombe. E ovviamente, del loro ultimo progetto (ai tempi di questa chiacchierata) The Sound of eBay (2008), che chiudeva in bellezza la trilogia di opere dedicata al commercio elettronico dopo la grande crisi delle dot-com: la EKMRZ Trilogy (2005-2008).
Domenico Quaranta: âLo adoriamo!â, dite di eBay. E io adoro questo approccio cosĂŹ entusiasta. La critica scontata è cosĂŹ maledettamente noiosa! Tuttavia, non posso che chiedermi: quanto la vostra affermazione è realmente âsovversivaâ? E quanta somiglianza câè tra amare eBay e, per dirla con Stanley Kubrick, amare la bomba?
UBERMORGEN.COM: La cosa bella dellâaffermazione è che non si può dire se sia o meno sovversiva, nĂŠ se possa o debba essere interpretata come tale. Quindi, è sempre una buona idea amare la bomba: sei sempre sicuro che non sarai dalla parte degli sconfitti quando la battaglia sarĂ combattuta e vinta, giusto? Amiamo le bombe, letteralmente, per questo usiamo eBay quotidianamente e non siamo affatto cinici nel nostro amore. La sovversione inizia quando lâaffermazione vacilla e questo è un fatto individuale, una questione di percezione.
Domenico Quaranta: La EKMRZ Trilogy nel suo complesso dispiega strategie alquanto inusuali. In GWEI (2005) adottate un approccio âDavid vs Goliaâ: il processo è fantastico, il danno minimo. In Amazon Noir (2006-2007) adottate la forma narrativa del noir, in cui voi giocate la parte dei cattivi. Con The Sound of eBay, lo scontro impossibile e il furto diventano affermazione e celebrazione. Cosa diventa il media hacking con questa trilogia?
UBERMORGEN.COM: Il metodo è piĂš o meno sempre lo stesso: lâintrusione nei mass media con mezzi lo-tech come web, e-mail, sms, cellulari, telefoni, fax, poster. Dietro lâinterfaccia web usiamo tecnologie sofisticate, ma il cuore del media hack è la storia, la sua freschezza e la sua distribuzione nella rete globale dei mass media.
Abbiamo scelto tre diversi approcci per infiltrare i notiziari, la blogosfera e le riviste dâarte e ciascun progetto è stato lanciato separatamente, con un approccio molto diverso. Per GWEI abbiamo adottato una strategia mista, âbottom-upâ e âtop-downâ al contempo; con Amazon Noir abbiamo dovuto utilizzare un criterio radicalmente âtop-downâ e con The Sound of eBay usiamo il metodo...
Table of contents
- Marco Mancuso Il fascino dellâincompleto
- Francesco Bergamo Il culto di Digicult
- Capitolo 1: Arte e Rete
- Valentina Tanni Introduzione
- Domenico Quaranta UBERMORGEN.COM: itâs lustful entertainment baby!
- Marco Mancuso Andy Deck e lâarte in rete: la licenza di essere artista
- Mathias Jansson Law of the Internet. Intervista con Constant Dullaart
- Robin Peckham Travess Smalley: medium fisico, tradizione digitale
- Filippo Lorenzin Infra-red wuthering heights: intervista con Evan Roth
- Simone Broglia Perdere tempo su Internet: intervista con Kenneth Goldsmith
- Capitolo 2: Software e Coding
- Filippo Lorenzin Introduzione
- Claudia DâAlonzo La Molleindustria, quando il gioco si fa duro
- Monica Ponzini Cory Arcangel, re-costructing code art
- Serena Cangiano Aaron Koblin: lâestetica del Data Visualization
- Pasquale Napolitano A More Perfect Union. La cartografia emozionale di Luke Dubois
- Filippo Lorenzin Unire e separare le realtĂ : intervista con Joseph Delappe
- Marco Mancuso I dati non sono solo numeri. Alcune âcarissime domandeâ a Giorgia Lupi
- Capitolo 3: Cinema e Audiovisivi
- Claudia DâAlonzo Introduzione
- Marco Mancuso Kurt Hentschlager. Feed: il collasso dello spazio visibile
- Claudia DâAlonzo Metodo otolab
- Silvia Scaravaggi Le linee di indagine e di ricerca di Joost Rekveld
- Pia Bolognesi Il cimitero perduto delle immagini. Conversazione con Carlos Casas
- Marco Mancuso Peter Tscherkassky. Audiovisivi da una camera oscura
- Martina Raponi Global Proxy: intervista con Nicolas Maigret
- Capitolo 4: Suono e Musica
- Elena Biserna Introduzione
- Giuseppe Cordaro Taylor Deupree: la bellezza del minimalismo
- Matteo Milani Passeggiando in cittĂ con Christina Kubisch
- Elena Biserna Brandon LaBelle. Da dove vengono i suoni e dove vanno?
- Pia Bolognesi Costellazioni e frammenti. Il suono di Stephan Mathieu
- Roberta Busechian Lâenigmista dei suoni. Intervista a Francisco Lopez
- Ana Carvalho Lo spartito come strumento. Intervista a Samson Young
- Capitolo 5: Performance e Teatro
- Annamaria Monteverdi Introduzione
- Annamaria Monteverdi Klaus Obermaier: la strana danza dei nuovi media
- Annamaria Monteverdi âŚCritical Art EnsembleâŚ
- Claudio Musso Gob Squad. Neverending live cinema
- Pia Bolognesi, Claudia DâAlonzo Pratiche di critica urbana. Intervista al collettivo Democracia
- Donata Marletta Bill Vorn. Immerso in un mondo di robot, metafore e paradossi
- Mario Margani Choy Ka Fai. Corpo, memoria, speculazioni
- Capitolo 6: Design e DIY
- Donata Marletta Introduzione
- Marco Mancuso Daniel Rozin, lo specchio dellâanima
- Silvia Bertolotti Morphoteques. Intervista a Erwin Driessen e Maria Verstappen
- Donata Marletta Lâoriboticista. In conversazione con Matthew Gardiner
- Federica Fontana Modellando futuri possibili. Intervista a Pinar Yoldas
- Zoe Romano Al makerspace con lâinventrice del primo tessuto vivente: Lining Yao
- Federica Fontana Lungo i flussi di minerali: unâindagine sui rifiuti elettronici. Intervista con Formafantasma
- Capitolo 7: Architettura e Spazi Pubblici
- Sabina Barcucci Introduzione
- Silvia Scaravaggi Daan Roosegaarde. Un mondo interattivo e sostenibile
- Monica Ponzini Rafael Lozano-Hemmer: architettura relazionale
- Marco Mancuso Aether Architecture: spazi reali, spazi virtuali
- Elena Biserna Daniel Dendra e OpenSimSim. Open source e pratiche architettoniche
- Sabina Barcucci Voluptuous Data. Matias del Campo e Span Architects
- Maddalena Mometti La dimensione etica delle macchine sensibili. Philip Beesley e lâindustria 4.0
- Capitolo 8: Arte e Scienza
- Marco Mancuso Introduzione
- Silvia Scaravaggi Evelina Domnitch e Dmitry Gelfand. La coscienza attuativa del futuro cibernetico
- Tiziana Gemin Warren Neidich, tra cervello e cultura
- Silvia Scaravaggi Lâesperienza interattiva di Victoria Vesna
- Silvia Bertolotti Displace 2.0: mediazione delle sensazioni. In dialogo con Chris Salter
- Donata Marletta Unâinterazione con i batteri: intervista ad Anna Dumitriu
- Bianca Cavuti Il futuro dietro lâangolo: intervista con Heather Dewey-Hagborg
- Capitolo 9: Attivismo e SocietĂ
- Bertram Niessen Introduzione
- Tatiana Bazzichelli Felix Stalder: il futuro delle digital communities
- Maresa Lippolis Geert Lovink: libere pratiche di collaborazione nei network P2P
- Loretta Borrelli Bifo: lâarte e la vita quotidiana nel dopofuturo
- Tatiana Bazzichelli Paolo Cirio. Quando il furto diventa arte
- Filippo Lorenzin Diffondere ciò che è stato distrutto: intervista con Morehshin Allahyari
- Filippo Lorenzin Gabbie mediate. Intervista con Zach Blas
- Capitolo 10: Cultura e Mercati
- Domenico Quaranta Introduzione
- Lucrezia Cippitelli, Marco Mancuso Andreas Broeckmann, New Media Art contemporanea
- Giulia Simi Lev Manovich: software culture. La grammatica comune dei media
- Robin Peckham Post-Internet e post gallerie. Conor Backman e la Reference Gallery
- Daniela Silvestrin Dialoghi sulla Bioarte. Conversazione con Jens Hauser
- Marco Mancuso Sedition. La piattaforma che sta cambiando il mercato dellâarte
- Alessio Chierico New Media Art e mercati dellâarte: intervista con Christiane Paul
- Bibliografia
- Biografia autori nella pubblicazione
- Gli autori del Network di Digicult (2005-2020)
- Ringraziamenti
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