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Discorso alla Camera. 16 dicembre 1939
About this book
Questo libro riporta il discorso che Galeazzo Ciano pronunciò nel 1939 alla Camera (dei Fasci e delle Corporazioni), «intriso di sottile odio antitedesco», che gli procurò grandi ovazioni di uditorio e una lettera di protezione da Mussolini a Hitler, nella quale il Duce affermava: «Questo discorso è di mia approvazione dalla prima all'ultima parola...». Il ministro per la propaganda nazista Josef Goebbels definì Ciano «fungo velenoso da estirpare...». Nel gennaio del 1944 venne fucilato.
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Information
DISCORSO DI GALEAZZO CIANO ALLA CAMERA IL 16 DICEMBRE 1939
Camerati,
Voi consentirete che per dare al Paese una esatta relazione sulle vicende che si sono prodotte negli ultimi mesi, e che sono tuttora in pieno svolgimento, io risalga ad eventi che possono sembrare lontani nel tempo, ma che sono invece strettamente connessi con la crisi che oggi travaglia l’Europa e minaccia il mondo intero.
Non è per l’ormai superflua ragione di documentare ancora una volta la sicurezza delle affermazioni mussoliniane, ma piuttosto per rinfrescare la memoria di tutti sulla chiaroveggenza della politica fascista, ch’io ricorderò che fin dal maggio del 1927 – esattamente dal 26 maggio del 1927, in quel discorso che è stato consacrato alla storia della Rivoluzione fascista col nome di discorso dell’Ascensione – il Duce affermò, in questa medesima Aula, che tra il 1935 e il 1940 ci saremmo trovati ad un punto cruciale della storia europea.
( Vivissimi prolungati applausi)
Mi riservo, nel corso di questa mia esposizione, di provare, come l’Italia fascista non si sia limitata a denunciare passivamente il pericolo, ma come abbia invece, a più riprese, offerto il contributo costruttivo della sua collaborazione e come questi nostri sforzi concreti si siano infranti contro l’ostacolo dell’incomprensione altrui.
Da lungo tempo, da lunghissimo tempo, il Fascismo aveva riconosciuto che il regime instaurato dai Trattati di pace e mantenuto con la forza artificiosa del sistema della sicurezza collettiva, avrebbe spinto l’Europa verso una nuova catastrofe. I Trattati di pace avevano lacerato l’Europa, spartendola definitivamente fra Stati vincitori e stati vinti, ponendo questi ultimi in uno stato di soggezione permanente.
Nel 1919, all’atto stesso della loro costituzione, i Fasci di Combattimento posero il riavvicinamento alle Nazioni vinte e la revisione dei Trattati, come uno dei postulati fondamentali della politica estera del Fascismo. Nel 1921 il Duce enunciò il dilemma di fronte al quale l’Europa doveva fatalmente trovarsi: “o la revisione dei Trattati, o una nuova guerra”.
A diciotto anni di distanza da quando queste parole furono pronunziate, noi non possiamo non considerare come le origini e le cause del conflitto che oggi insanguina l’Europa siano state dal Fascismo tempestivamente indicate, quando i germi di questo conflitto erano ancora invisibili, quando i pericoli erano ancora solamente in potenza, soprattutto quando l’Europa si trovava ancora in grado di attenuare gli errori compiuti non solo ai danni dei popoli vinti, ma anche e soprattutto ai danni dell’Italia. Fino da allora il Fascismo indicò la via per ristabilire in Europa gli elementi essenziali di una convivenza pacifica, che i Trattati di pace rendevano impossibile e che la politica di alcune fra le Potenze vincitrici respingeva continuamente con la asprezza di una formula che si è rivelata fatale per l’Europa: “ la revisione è la guerra”.
A questa formula si appoggiava quel castello chimerico che si chiamava: riparazioni, garanzie militari, sicurezza collettiva, e che, nell’illusione di mantenere l’Europa in uno stato di immobilità marmorea, ne opprimeva e paralizzava le forze di rinascita.
( Vive approvazioni)
Lunga e tenace è stata la nostra lotta contro questa pericolosa aberrazione. Per dieci anni – dalla Conferenza di Londra del 1922 alla Conferenza di Losanna del 1932 – abbiamo lottato contro il regime delle riparazioni, che illanguidiva la vita economica dei Paesi creditori. Dieci anni di rovine e di rancori sarebbero stati risparmiati all’Europa se la soluzione totalitaria del colpo di spugna fosse stata tempestivamente adottata.
( Vivissime approvazioni)
E così doveva anche essere liquidato quel regime di disuguaglianza che decurtava i diritti di sovranità della Germania e dei Paesi che erano stati suoi alleati nella guerra, e, primo ed essenziale di questi diritti, quello di provvedere alla propria difesa, senza di che era fatale che questi Paesi vi provvedessero liberamente essi stessi, rovesciando i successivi tentativi di disarmo, sulla cui onestà avevano troppe ragioni di diffidare.
( Vivissimi applausi)
La sola possibilità di fermare l’Europa nella sua corsa verso gli armamenti e verso la guerra, era quella di restituire a questi Paesi l’eguaglianza di diritto, premessa indispensabile di un accordo sull’equilibrio della potenza armata. Noi fummo i soli, a Ginevra, a sostenere questa elementare necessità, poiché sentivamo che l’Europa, moralmente e materialmente, si disgregava proprio su quelle linee che i Trattati di pace avevano segnato. I conflitti di nazionalità si inasprivano nei confini assai spesso tracciati senza la minima cognizione di causa. La crisi finanziaria – provocata in parte essa stessa dal regime delle riparazioni – sconnetteva i nessi vitali dell’economia europea e trasformava gli Stati in tanti campi chiusi e fortificati. Il regime della sicurezza collettiva li spartiva e li forzava in gruppi avversi, predisponendo quei blocchi di forze, dei quali il Duce – per un lungo corso di anni – aveva denunciato e combattuto il pericolo.
La sicurezza collettiva, come sicurezza di ciascuno Stato nei riguardi di altri, non era che un’illusione ed una maschera. Una illusione colla quale si faceva credere ai piccoli Stati che essi sarebbero stati protetti contro la forza delle grandi Potenze, mentre in realtà essi venivano artificiosamente coinvolti nei loro conflitti: una maschera, dietro la quale si tentava di creare un regime di alleanze metodicamente dirette ad isolare e minacciare alcune Potenze. Non altro contenuto aveva la sicurezza collettiva. Non altro significato i tentativi di rendere automatici gli impegni di mutua assistenza previsti dal patto della Società delle Nazioni. Non altro obiettivo i Trattati di alleanza conclusi per dare pratica applicazione a questi impegni, veri e propri strumenti di pressione politica e militare messi al servizio di un gruppo di interessi particolari, e destinati a costituire le fondamenta di quella politica che fatalmente doveva riaprire all’Europa la via della guerra.
( Approvazioni)
Su questa via fu ancora una volta l’Italia a fare un tentativo di arresto. Il 18 marzo 1933 il Duce proponeva al Primo Ministro britannico la conclusione di un accordo fra le quattro grandi Potenze occidentali: l’Italia, la Francia, la Germania e la Gran Bretagna, nel quale fossero fissate le basi e le condizioni di una collaborazione permanente che, allontanando ogni idea di raggruppamenti contrapposti o di finalità antagonistiche, mirasse a salvaguardare gli interessi dei singoli Stati con l’interesse supremo, comune a tutti, del consolidamento della pace. Nucleo essenziale di questo Patto era la revisione dei Trattati ed un accordo per gli armamenti. Era questo un tentativo estremo per riparare al fallimento inevitabile della Conferenza del Disarmo, riportando i problemi vitali della pace europea alla responsabilità ed alla collaborazione delle grandi Potenze. Contemporaneamente il Duce presentò il progetto di disarmo: mantenimento dello statu quo per le ...
Table of contents
- Copertina
- DISCORSO ALLA CAMERA. 16 DICEMBRE 1939
- Indice
- Intro
- DISCORSO DI GALEAZZO CIANO ALLA CAMERA IL 16 DICEMBRE 1939
- Ringraziamenti