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Ode al Porco
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Gli elogi del porco. Capitoli berneschi (questo il titolo originale⌠o parte di esso), di Tigrinto Bistonio, accademico ducale de' Dissonanti di Modena⌠eccetera⌠è in realtà un divertissement dello scrittore settecentesco Giuseppe Ferrari, nelle millantate spoglie dell'immaginario abate umanista Tigrinto Bistonio⌠Il risultato è una godibilissima commistione di erudizione e ironia, di arguzia e intelligenza.
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Information
RISPOSTA CRITICA E SUSSIDIARIA AL CAPITOLO
IN LODE DEL PORCO
Caro Poeta, qual tu sia, che festi
Di Rime quella tale infilzatura,
Un gran marrone a sdiricciar prendesti
Tâingolfasti in un mar, che fa paura,
Con provvision meschina di biscotto:
Stolto chi nellâoprar non ha misura.
Ma transeat: ognâAsino ha il suo trotto;
Il peggio è lâimpostura, onde lâadorni,
Larga, e ritonda piĂš dellâO di Ghiotto.
La Musa uno stival? La scacci, e scorni?
Porco, e Cignal non son tra lor parenti?
E i Padri Achei son tanta feccia, e corni?
Amico, tu mâhai pieno; i tuoi accenti
fan che dallâunghie io del Leon decida;
Dal morso imparo a giudicar dei denti.
Vi son le Muse, e senza la lor guida
Mal si reggono in alto i voli ascrei,
Son Corvi i Vati, e raglio i Carmi, e strida.
Figlie son tutte del maggior de i Dei
Sagre ad ogni Cantor, e giĂ invocate
Neglâargomenti piĂš superbi, e bei.
E quante volte non le avrai seccate
Tu stesso, e fatte morfie a collo torto,
O Correttore della nostra etate?
Tu che alla Grecia poi fai sĂŹ gran torto,
E Platon poscia ad imitar ti prendi,
Che fosse Greco ancor non tâeri accorto?
O un tanto Eroe tra queâ minchion comprendi,
E sei un empio; o tâera ignoto affatto,
E un Cavol fritto, un Gocciolon ti rendi.
Qual poi tâinveste frenesia da matto,
Una sol spezie dâAnimal volendo,
Che in due vada distinta ad ogni patto?
Tu dâIstorie non sai, a quel che intendo:
Neâ tempi, che parlavan francamente,
Ardea traâ Porci un battibuglio orrendo;
E se un antico Traduttor non mente,
Per giovinetta, e amabil Porcellina
Nacque lo spaventevole accidente.
Questa era ricca come una Regina,
E maritarla il Padre non volea
Con alcun di queâ Porci da dozzina.
Ma deglâAmanti il novero crescea,
E quella scaltra a tutti fea dâocchietto,
E cose grandi a tutti promettea.
Un ve nâavea di piĂš leggiadro aspetto,
Che piĂš le fea del cascamorto intorno,
E di muschio sapeva, e di zibetto.
Ma il saggio Padre dubitando un giorno
Non sâappiccasse il foco nella paglia,
E non gliene venisse un qualche scorno,
Pensò di contentar tanta canaglia,
Dicendo: Iâ voâ concederla in sposa
A quel che in Giostra fra di Voi piĂš vaglia.
Dai quattro Venti battaglioni a iosa
Si vedean comparir nel gran steccato
Dâuna prosopopea ardimentosa.
Di denti acuti era ciascuno armato,
Ed eran questi la sua spada, e lancia;
Lo schioppo ancor non erasi inventato.
Sâincominciaro a sbudellar la pancia
Lâun dopo lâaltro, e per due mesi intieri
Equilibrò Vittoria la bilancia.
Proteggea Marte queâ polputi, e neri,
Gli agili proteggeva il Dio Nettuno,
E Bacco i men silvestri, e i meno altieri.
Ma in fra queâ Paladini alzossenâuno,
Che fin metteva a cosĂŹ lunga festa,
Facendo un repulisti di ciascuno;
Quando fuor del terren sparsa la testa
Di polve immonda uscĂŹ Madre Natura,
E disse: ah Giove, che matteria è questa?
Se manca il Porco, io veggio addirittura
Il miserâUom a carestia soggetto,
Veggio, Signor, che a mille guai non dura.
Disse, e Giove provvide, appena detto.
Col fulminar quellâinfelice Amante
Di tanto scempio sconsigliato effetto.
Marte il suo stuolo inviperito, e ansante
Trasse neâ boschi, e si chiamar Cignali,
E li fece terror di quelle piante;
Nettuno aâ suoi donò le squame, e lâali,
E alla schiera deâ Pesci gli aggregò,
Avvezzandoli allâonde, al nuoto, ai sali;
Bacco sparsi peâ campi i suoi lasciò,
E al primiero occupante Villeresco,
Non volendo ammattir, gli abbandonò.
Ma Tu, Poeta mio, guardi in cagnesco,
E mi squadri ingrugnito la persona?
Veggio, che ti confondo, e ti rincresco.
Ma senti; un Uom, che vive alla carlona,
I cocomeri in corpo non si tiene,
E vuol sua libertade, e si sbottona.
Dunque da un Tronco sol vedi che viene
Il lignaggio porcin per cammin dritto;
Lâautor di questa Istoria era dâAtene.
Il fatto in prische lamine è descritto,
Che esposte un giorno in Tebe a vile incanto
Trasportò Tolomeo dentro lâEgitto;
E Cleopatra, ondâaver sempre accanto
Quel buon Guerrier di MarcâAntonio, un dono
Gli fè di quelle, e lâobbligò poi tanto.
Ma sta, che io pure Encomiator mi sono
Dâun tanto Eroe; giungiam le destre, Amico,
La Critica si ponga in abbandono.
Di litigar giĂ non mâimporta un fico,
NĂŠ glâimpacci del Rosso io mai mi piglio,
Non voglio alla mia Porta alcun intrico.
Bada se io son discreto, io sol mi appiglio
A intrecciar nuove laudi al Porco nostro,
Che tu ad arte lasciasti, o per consiglio;
E giĂ incomincio: o del miglior mio inchiostro
Vien, caro Por...
Table of contents
- Copertina
- ODE AL PORCO
- Indice
- Intro
- GLI ELOGI DEL PORCO. CAPITOLI BERNESCHI
- CAPITOLO PRIMO
- IN LODE DEL PORCO
- CAPITOLO SECONDO
- RISPOSTA CRITICA E SUSSIDIARIA AL CAPITOLO
- LETTERA ALLâABATE FRUGONI
- RISPOSTA DELLâABATE FRUGONI
- Ringraziamenti
