Questo raro libro dedicato alla Mitologia Vedica contiene quattro preziosi testi: Il Dio e gli Dei, Il Dio Yama, I Demoni e Vishnu, accuratamente selezionati (e prudentemente revisionati) dal corposo volume Letture sopra la mitologia Vedica, pubblicato nel 1874 da Angelo De Gubernatis.

- English
- ePUB (mobile friendly)
- Available on iOS & Android
eBook - ePub
About this book
Trusted by 375,005 students
Access to over 1.5 million titles for a fair monthly price.
Study more efficiently using our study tools.
Information
Topic
Theology & ReligionSubtopic
ReligionI DEMONI
Per la stessa ragione, per cui nel mondo vedico originario non troviamo ancora distintamente indicato il Dio unico assoluto, e ci appaiono invece molti Dei proteiformi, il pastore vedico non concepiva ancora il Diavolo come un essere singolare, unico, potente, rivale di Dio. Vi sono Demoni come vi sono Dei; ma non vi è il Demonio unico come non vâè lâunico Dio. Quando il monoteismo appare, si manifesta pure, se cosĂŹ può chiamarsi, il monodemonismo; e a quel punto la religione iranica si stacca dalla indiana: lâIndia, nel vero, non ci offre nessun antagonismo cosĂŹ deciso e spiccato come quello che ci presentano i libri zendici nella lotta fra Ahura Mazda e Anhro Mainyu, lâuno genio di luce che crea le cose buone, lâaltro genio tenebroso che suscita tutte le forme del male. NellâIndia, invece, nel tempo stesso in cui Brahman vi assume dignitĂ di nume supremo, esso non ha contro di sĂŠ una sola forma di demonio: comâegli non è solo nellâOlimpo, ove, prima di lui, altri numi potenti, piĂš che imperare, operavano cose mirabili, ed ove piĂš tardi vengono a dividere con esso il supremo potere altri due numi, Vishnu e Ăiva; cosĂŹ i Demoni mutano nomi e forme non solo secondo che mutano gli Dei, ma secondo che il Dio si trasforma: Satana e Anhro Mainyu sono sempre conformi a sĂŠ stessi, e mantengono costante il loro carattere maligno. I Demoni vedici e brâhmanici, invece, partecipano di tutta la mobilitĂ degli Dei, e, come il Dio si muove dalla forma luminosa e termina nella tenebrosa, cosĂŹ accade che il Demonio si muova dalla forma tenebrosa e riesca alla luminosa; il Paradiso e lâInferno confinano fra loro; agitandosi, lâuno passa nellâaltro; cosĂŹ il Dio e il Demonio scambiano le loro parti. Lâappellativo piĂš frequente dato al demonio vedico e brâhmanico è quello di ViçvarĂťpa od onniforme, e KâmarĂťpa, ossia mutante forma a piacere: simili appellativi assumono pure talora gli Dei; ora si comprende come il Dio, potendo pigliare ogni forma, possa pure assumere vesti demoniache, e il Demonio del pari, nella sua capacitĂ di trasformarsi senza fine riesca pure ad appropriarsi le forme luminose divine. Gli Dei come i Demoni sono nati insieme, e, secondo la mitologia vedica, da uno stesso padre, dal fabbro universale celeste Tvashtar.
Noi troviamo dunque perciò ordinariamente accennati al plurale i Demoni vedici, o, quando essi appaiono al singolare, il loro nome è generico, indistinto, come rakshas che vuol dire mostro, oppure specifico di specie molteplici e differenti.
Uno degli appellativi plurali dei Demoni vedici è Dânavas. La parola Dânavas è il plurale di Dânu e si dĂ come equivalente di figli di Dânu, uno dei nomi attribuiti alla moglie del mostro Vritra, ucciso da Indra, nellâinno 32° del primo libro del Rigveda, oppure di Danu, che appare come figlia di Daksha e sposa di Kaçyapa presso il Ăatapatha BrĂĄhmana. Dânu, al neutro, vale, presso gli Inni vedici, rugiada, stilla, goccia; onde i Dânavas apparirebbero gli umidi, nel loro primitivo aspetto. Ma, perso lâantico originario significato della parola, in breve i Dânavas divennero i mostri demoniaci, i nemici degli Dei in genere, e tra questi mostri generici potĂŠ quindi trovar posto lo stesso Ăushna, secco e disseccatore, il quale trovasi in una delle upanishad definito come un dânava. DânunaspatĂŽ, o signori del Dânu, ossia dellâamore ambrosiaco, sono chiamati in alcuni Inni vedici i due bellissimi Açvin; in quanto i fenomeni rugiadosi dellâaurora mattutina e della primavera si rinnovino nel cielo pluvio, lo stillante divino può diventare un umido demoniaco; e quindi si può forse spiegare la leggenda epica indiana di un figlio della Dea della bellezza, ĂrĂŽ, la Venere indiana, convertito nel mostruoso Dânava o demonio Kabandha presso il Râmâyana. La parola Kabandha vale propriamente barile; il mostro-barile o Kabandha del Râmâyana ha la sua origine nella nuvola kabandha, ossia nella nuvola-barile degli Inni vedici. Il figlio della Venere ambrosiaca, il figlio di ĂrĂŽ, che diviene demonio Kabandha, sembra farci assistere particolarmente al fenomeno del cielo pluvio primaverile. E non solo Kabandha è figlio di ĂrĂŽ, ma tutti i Dânavas sono posti sotto la particolare protezione dellâastro di Venere, del quale si mostrano particolarmente devoti, onde poi gli appellativi di dânavaguru o maestro dei Dânavas e di dânavapĂťgâita o venerato dai Dânavas, dati presso lâastronomo Varâhamihira al pianeta Ăukra o Venere. Il numero dei Dânavas appare infinito negli scritti brâhmanici; nellâinno 120° del decimo libro del Rigveda se ne rammentano soli sette: cosĂŹ da Sâyana, in nota allâinno 114° del primo libro, si danno anche gli Asurâs come figli di Diti, e si narra che Indra li distrusse in germe nellâutero materno, nel numero di sette. Lâappellativo sanscrito di Dâittyâs, o Dâiteyâs, o Ditigââs, dato, negli scritti brâhmanici, ai Demoni, come figli di Diti, immaginata, come dicemmo in opposizione alla veneranda Aditi, madre dei divini Adityâs, non si trova ancora negli scritti vedici. Tuttavia, come da danu o dânu si ebbero i dânavas, si potrebbe nella parola diti riconoscere la stessa radice dâ o dĂŽ (di), che occorre in danu o dânu; onde i dâityas sarebbero gli umidi goccianti come i dânavas, di cui uno pigliò, come dicemmo, forma di nuvola-barile.
Ma vi sono ancora altri appellativi generici dei Demoni negli Inni vedici: i principali sono quelli di dâsâs, di dasyavas, di asurâs, di krishnâs, di pânayas, oltre a quello piĂš comune di rakshasâs o mostri. Nelle parole dâsa, dasyu, parrebbe ancora potersi ritrovare la stessa radice dâ, che occorre in danu e in diti e dâitya; e come vedemmo gli Açvin signori del dânu ambrosiaco, cosĂŹ, presso gli appellativi dei Demoni dasyu, dâsa, troviamo quello degli Açvin dasrâu, quello dâIndra e di Agni dasma. Ma, nelle voci dâsa, dasyu, si videro poi particolarmente i distruggitori malefici, i nemici, le persone volgari. NĂŠ solo i Demoni combattuti da Indra, come, per esempio, Ăambara, Ăushna, Câumuri, ecc., pigliano il nome di dasyu neglâinni vedici, ma ancora le anime dei morti, alle quali non è concesso di salire alle sedi beate; e però esse errano simili alle larvĂŚ dei Latini, in una forma demoniaca, a disturbare lâopera dei devoti. Il nome di dasyu è quindi pur dato agli empii nemici degli Arii, ai ladri, ai barbari irreligiosi. CosĂŹ dâsa, lâappellativo generico di parecchi Demoni vinti da Indra, come, oltre Ăambara, Namucâi, Pipru, Varcâin, venne poi a significare lo schiavo, il servo, la persona vile. Nel cielo, i Dâsâs o Demoni hanno spose o diavolesse, chiamate Dâsapatnis. Questo appellativo è dato particolarmente alle âpas od acque nel citato inno 32° del primo libro del Rigveda; una nuova analogia che ci dovrebbe confermare nel ravvicinamento etimologico fra dâsa o dasyu e dâitya (da diti) e dânu. Ma, in altri Inni vedici, il dasyu appare piĂš tosto come un genio tenebroso notturno; il 5° inno del settimo libro del Rigveda ci fa sapere che Agni cacciò dalla casa i Demoni ( dasyĂťn), generando la vasta luce pel devoto ( âryaya). Qui il dasyu appare una specie di fantasma notturno, di larva, di spirito, dissipato dalla luce del mattino; perciò ancora nellâinno 117° del primo libro, a dissipare i Dasyu appaiono i due Açvin, per mezzo del bakura (o vakura) che io interpreterei per carro 6 (dalla radice vedica vak, che nello stesso Rigveda, VII, 21, trovasi adoperata per esprimere il roteare del carro dâIndra comparato al muggito di vacca, tvad vavakre rathyo na dhenâ). E lâ ârya varna che Indra porta innanzi, distruggendo i dasyu, nellâinno 34° del terzo libro (quantunque il dâsa, il dasyu vedico, appaia talora il nemico terreno degli Aryâs), non mi pare potersi interpretare il colore degli Arii, in opposizione al colore dei non Arii, ma semplicemente il bel colore, lo splendido colore, la luce mattutina, che, distruggendo i notturni tenebrosi Dasyu, Indra riporta nel cielo.
Il senso ambiguo che ha la parola spirito nellâOccidente latino ebbe giĂ nellâOriente indiano la voce asura, propriamente lâessere (cfr. asu, ÂŤalito vitale, spiritoÂť). E come gli spiriti servirono poi particolarmente a significare i geni maligni, cosĂŹ gli asurâs, posti in opposizione coi devâs, rappresentarono particolarmente i Demoni. E come lo spirito divenne Spiritus Sanctus, come lâ asura, in zendo ahura, divenne Ahuramazda , il sommo nume dellâIran, cosĂŹ, nellâIndia vedica, Varuna, il sommo reggitore del cielo, il cielo stesso, apparve col nome di asuras, ossia di sommo spirito, di spirito per eccellenza, di spirito onnisapiente ( asura Viçvavedâs; Rigveda, VIII, 42). Ma, per lo piĂš, lâ asura o spirito rappresentò lo spirito maligno, e al plurale gli spiriti maligni, la schiera dei Demoni, retta secondo il Ăatapatha Brâhmana da Asita Dhânva (forse il nero del deserto, ossia la nuvola scura del cielo), secondo il Mahâbhârata da Baka o Vaka, secondo il Râmâyana da Bali Vairocâani, secondo il Kathâsaritsâgara da Mâyadhâra, nome che ci richiama agli Asurâs mâyinas o Demoni magici dellâ Atharvaveda e alla magĂŹa demoniaca o degli spiriti, ossia asuramâyâ dellâ Atharvaveda e del Ăatapatha Brâhmana. Ma, mentre, nellâIndia vedica, lâ asuratva e lâ asurya, piĂš che lâessere demoniaco rappresentano lâessere spirituale, lâessere divino, la divinitĂ , dopo che le leggende brâhmaniche rappresentarono gli asurâs in guerra con i devĂ s, a causa specialmente dellâambrosia, lâ asura finĂŹ col prendere nellâIndia brahmanica un aspetto intieramente demoniaco; nĂŠ ciò soltanto, ma esistendo lâ asura come nemico dei devâs (nellâinno 85° dellâottavo libro del Rigveda gli asurâs sono anzi chiamati adevâs), si dimenticò lâetimologia della parola (da as ÂŤsoffiare, spirare, essereÂť), e si vide nellâ a iniziale un privativo, un nemico del Sura, che valse a significare il Dio, come giĂ di Aditi, nati gli Adityâs, nei Dâityâs non si videro giĂ degli esseri originariamente forse non punto demoniaci, ma dei figli di una Diti nemica della divina Aditi. CosĂŹ, per un duplice equivoco etimologico, sarebbe nata tutta una serie di Dei o Surâs, per un verso, e di tutta una serie di Demoni o Dâityâs per lâaltro.
Ma, dal sin qui detto, mi pare poter constare abbastanza, come, in origine, a quel modo stesso con cui non esisteva ancora un Dio distinto, cosĂŹ non esisteva neppure un distinto Demonio. Il dânu o danu, il dâsa o dasyu, lâ asura, non furono originariamente appellativi di figure distinte demoniache; essi, da principio, erano comuni alle forme luminose celesti e alle tenebrose; ma, per essersi quindi con qualche maggiore insistenza attribuiti ai fenomeni tenebrosi, e per successive combinazioni mitiche e per sopravvenuti equivoci di linguaggio, servirono particolarmente a denominare le forme demoniache.
Ma come i devâs e gli asurâs appaiono quali creature dâuno stesso padre (ora Tvashtar, ora Pragââpati), cosĂŹ, presso il Yagâurveda nero, essi si mostrano uguali in potenza e in dignitĂ , e dediti entrambi alla preghiera ( brahmanvantas).
Il Tâittiriya Brâhmana, ci fa sapere che la terra in principio era degli asurâs (asurânâm vai iyam agre âsit), ma che, avendo gli Dei chiesto loro un poâ piĂš di posto per sĂŠ stessi, ne ottennero tanto quanti essi avrebbero potuto circondarne. Essi si posero ai quattro angoli della terra e lâavvolsero tutta 7. Lo stesso Brâhmana ci dice che i devâs e gli asurâs non si distinguevano gli uni dagli altri. Queste sono pel mitologo nozioni preziose. Una leggenda del Ăatapatha Brâhmana 8 spiega in un modo infantile, ma moralmente interessante, il passaggio che fecero i Devâs e gli Asurâs ad uno stato di intera opposizione. - I devâs e gli asurâs creature di Pragââpati ottennero in sorte dal loro padre...
Table of contents
- Copertina
- LA MITOLOGIA VEDICA
- Indice
- Intro
- IL DIO E GLI DEI
- IL DIO YAMA
- I DEMONI
- VISHNU
- NOTE
- Ringraziamenti
Frequently asked questions
Yes, you can cancel anytime from the Subscription tab in your account settings on the Perlego website. Your subscription will stay active until the end of your current billing period. Learn how to cancel your subscription
No, books cannot be downloaded as external files, such as PDFs, for use outside of Perlego. However, you can download books within the Perlego app for offline reading on mobile or tablet. Learn how to download books offline
Perlego offers two plans: Essential and Complete
- Essential is ideal for learners and professionals who enjoy exploring a wide range of subjects. Access the Essential Library with 800,000+ trusted titles and best-sellers across business, personal growth, and the humanities. Includes unlimited reading time and Standard Read Aloud voice.
- Complete: Perfect for advanced learners and researchers needing full, unrestricted access. Unlock 1.5M+ books across hundreds of subjects, including academic and specialized titles. The Complete Plan also includes advanced features like Premium Read Aloud and Research Assistant.
We are an online textbook subscription service, where you can get access to an entire online library for less than the price of a single book per month. With over 1.5 million books across 990+ topics, weâve got you covered! Learn about our mission
Look out for the read-aloud symbol on your next book to see if you can listen to it. The read-aloud tool reads text aloud for you, highlighting the text as it is being read. You can pause it, speed it up and slow it down. Learn more about Read Aloud
Yes! You can use the Perlego app on both iOS and Android devices to read anytime, anywhere â even offline. Perfect for commutes or when youâre on the go.
Please note we cannot support devices running on iOS 13 and Android 7 or earlier. Learn more about using the app
Please note we cannot support devices running on iOS 13 and Android 7 or earlier. Learn more about using the app
Yes, you can access La mitologia Vedica by Angelo De Gubernatis in PDF and/or ePUB format, as well as other popular books in Theology & Religion & Religion. We have over 1.5 million books available in our catalogue for you to explore.