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Pietro Abelardo (1079-1142), filosofo e teologo è considerato con Anselmo d'Aosta come uno degli iniziatori del "metodo scolastico", la sua opera teologica lo pone tra le figure più importanti nella storia della cultura del XII secolo. Celebre è la sua struggente storia d'amore con Eloisa, da molti considerato il primo esempio documentato di amore declinato in chiave "moderna", come passione e dedizione assoluta e reciproca. In questa edizione il testo è stato prudentemente attualizzato.

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ABELARDO

Il decreto di Giustiniano, che ricordai sul finire della precedente lezione, chiudendo le scuole dei filosofi che insegnavano in Atene chiude in certo modo ufficialmente l’èra dell’antica filosofia. L’antichità è finita, il medioevo incomincia, e ad un tempo la più violenta tirannide che abbia mai oppresso lo spirito umano. Infatti il medioevo è il regno di quell’autorità ecclesiastica che vedemmo instaurata con ciò che può chiamarsi l’ordinamento cattolico del Cristianesimo; di quell’autorità che, alla fede di tutti imponendo i suoi libri sacri e i dogmi che su di essi pretende fondare, proscrive ogni libero pensiero, dichiara colpevole ogni opinione dissidente, e, per colpire l’eresia, si vale dell’aiuto della potestà civile o se ne arma ella stessa. Tale era l’autorità che la Chiesa allora esercitava, e la esercitava con uno zelo gelosissimo, in quanto che non aveva solamente da mantenere la sua dominazione spirituale, ma pure la potestà politica ed i beni temporali acquistati. Per cui si studiava d’impedire con un Codice draconiano ogni pensiero indipendente; e quando un tentativo di tale specie si manifestava, lo perseguitava con estremo rigore.
Ma per quanto oppressivo e crudele fosse il dispotismo della Chiesa, non poteva soffocare del tutto il libero pensiero. Impossibile era che questo non si palesasse sotto una od un’altra forma, non ostante tutti gli ostacoli che gli si movevano contro, e non resistesse in qualche maniera al giogo che su di esso pesava, finché non riuscisse a scuoterlo affatto. Il libero pensiero ebbe adunque rappresentanti anco in questi tempi di oppressione, e il dire che ebbe rappresentanti è dire che ebbe martiri. Uno di questi, uno de’ più illustri, è quegli che vorrei mostrare oggi in Abelardo. Primo egli, od almeno uno fra i primi nel medioevo, tentò d’introdurre la dialettica, cioè il ragionamento, nella teologia; «egli mise in disparte, come dice il Cousin [1] , la vecchia scuola di Anselmo di Laon, che esponeva senza spiegare, e fondò quella che oggidì si chiama il razionalismo»; e pagò questo ardimento, non col sangue, come tanti altri martiri, ma con la sua pace e con la sua libertà.
Del resto tutte le sventure d’Abelardo non ebbero, convien dirlo, la origine loro nella indipendenza del suo spirito e nella novità delle sue idee; ne patì egli alcuna che ebbe affatto diversa causa, ed è quella appunto che rese popolare il suo nome. Ma io non ho da darmi pensiero di questa, perché io debbo qui mostrarlo sol come martire del pensiero. Ed è bene, perché il lato ch’io devo lasciar nell’ombra non gli fa tanto onore, quanto gliene fa quello che metterò in luce; e se dovessi l’altro lato mostrare, io, non già sopra Abelardo, ma sopra la donna, da cui egli fu amato con tanta tenerezza e tanta fedeltà, sopra Eloisa, richiamerei tutta la vostra simpatia ed ammirazione. Vi ha nelle Vite dei grandi uomini del signor di Lamartine uno studio sulla storia degli amori d’Eloisa e d’Abelardo, intitolato Eloisa; e questo è invero il gran nome di quella storia.
Nato nel borgo di Palais, presso Nantes, nel 1079, Pietro Abelardo appartiene per nascita e per famiglia alla vecchia Armorica, alla terra di Bretagna, i cui abitanti si distinguono per la natura originale dello spirito e per l’indipendenza del carattere, e che cinque secoli dopo doveva dare il Descartes alla filosofia. Sin dalla giovinezza infiammato dalla passione dello studio, risolse, come il Descartes doveva fare un giorno, di dedicarsi tutto alle lettere ed alla filosofia, e, rinunziando alla professione delle armi, alla quale lo destinava la nobiltà della famiglia, abbandonò ai fratelli la propria eredità e il proprio diritto di primogenitura. E, come fece pure il Descartes, si diede ai viaggi per istruirsi, e inoltre (e qui comincia la differenza tra lui e il Descartes, poiché questi non aveva tempra litigiosa, e curava più la propria quiete) per cercare nella lizza della dialettica avversari da vincere.
Nel corso de’ suoi viaggi egli udì, fra gli altri maestri, Giovanni Roscelin, canonico di Compiègne, nato al pari di lui nella Bretagna; al pari di lui spirito indipendente, e che, avendo intorno alla natura degli universali (d...

Table of contents

  1. Copertina
  2. ABELARDO
  3. Indice
  4. Intro
  5. ABELARDO
  6. Ringraziamenti