
- English
- ePUB (mobile friendly)
- Available on iOS & Android
eBook - ePub
300 Poesie
About this book
Da lui considerata come una cosa sciocca, la giovanile attività lirica di Michelangelo Buonarroti (1475-1564) è caratterizzata da toni austeri e fortemente espressivi. La sua formazione poetica avvenne probabilmente sui testi di Dante e di Petrarca. I primi sonetti sono legati a temi connessi al suo lavoro artistico e a volte colgono il grottesco con immagini e metafore bizzarre. PiÚ tardi sono i sonetti scritti per Vittoria Colonna e Tommaso de' Cavalieri, in essi Michelangelo si concentra sul tema dell'amore - divino e umano - che viene tutto giocato intorno al contrasto fra amore e morte. Questa edizione riporta le poesie originali.
Frequently asked questions
Yes, you can cancel anytime from the Subscription tab in your account settings on the Perlego website. Your subscription will stay active until the end of your current billing period. Learn how to cancel your subscription.
No, books cannot be downloaded as external files, such as PDFs, for use outside of Perlego. However, you can download books within the Perlego app for offline reading on mobile or tablet. Learn more here.
Perlego offers two plans: Essential and Complete
- Essential is ideal for learners and professionals who enjoy exploring a wide range of subjects. Access the Essential Library with 800,000+ trusted titles and best-sellers across business, personal growth, and the humanities. Includes unlimited reading time and Standard Read Aloud voice.
- Complete: Perfect for advanced learners and researchers needing full, unrestricted access. Unlock 1.4M+ books across hundreds of subjects, including academic and specialized titles. The Complete Plan also includes advanced features like Premium Read Aloud and Research Assistant.
We are an online textbook subscription service, where you can get access to an entire online library for less than the price of a single book per month. With over 1 million books across 1000+ topics, weâve got you covered! Learn more here.
Look out for the read-aloud symbol on your next book to see if you can listen to it. The read-aloud tool reads text aloud for you, highlighting the text as it is being read. You can pause it, speed it up and slow it down. Learn more here.
Yes! You can use the Perlego app on both iOS or Android devices to read anytime, anywhere â even offline. Perfect for commutes or when youâre on the go.
Please note we cannot support devices running on iOS 13 and Android 7 or earlier. Learn more about using the app.
Please note we cannot support devices running on iOS 13 and Android 7 or earlier. Learn more about using the app.
Yes, you can access 300 Poesie by Michelangelo Buonarroti in PDF and/or ePUB format, as well as other popular books in Literature & Poetry. We have over one million books available in our catalogue for you to explore.
Information
300 POESIE
1.
Molti anni fassi qual felice, in una
brevissima ora si lamenta e dole;
o per famosa o per antica prole
altri sâinlustra, e ân un momento imbruna.
Cosa mobil non è che sotto el sole
non vinca morte e cangi la fortuna.
2.
Sol io ardendo allâombra mi rimango,
quandâel sol deâ suo razzi el mondo spoglia:
ogni altro per piacere, e io per doglia,
prostrato in terra, mi lamento e piango.
3.
Grato e felice, aâ tuo feroci mali
ostare e vincer mi fu giĂ concesso;
or lasso, il petto vo bagnando spesso
contrâa mie voglia, e so quante tu vali.
E se i dannosi e preteriti strali
al segno del mie cor non fur maâ presso,
or puoi a colpi vendicar te stesso
di queâ begli occhi, e fien tutti mortali.
Da quanti lacci ancor, da quante rete
vago uccelletto per maligna sorte
campa moltâanni per morir poâ peggio,
tal di me, donne, Amor, come vedete,
per darmi in questa etĂ piĂš crudel morte,
campato mâha gran tempo, come veggio.
4.
Quanto si gode, lieta e ben contesta
di fior sopra â crin dâor dâuna, grillanda,
che lâaltro inanzi lâuno allâaltro manda,
come châil primo sia a baciar la testa!
Contenta è tutto il giorno quella vesta
che serra âl petto e poi par che si spanda,
e quel câoro filato si domanda
le guanciâ e âl collo di toccar non resta.
Ma piĂš lieto quel nastro par che goda,
dorato in punta, con sĂŹ fatte tempre
che preme e tocca il petto châegli allaccia.
E la schietta cintura che sâannoda
mi par dir seco: qui voâ stringer sempre.
Or che farebbon dunche le mie braccia?
5.
Iâ ho giĂ fatto un gozzo in questo stento,
coma fa lâacqua aâ gatti in Lombardia
o ver dâaltro paese che si sia,
câa forza âl ventre appicca sotto âl mento.
La barba al cielo, e la memoria sento
in sullo scrigno, e âl petto fo dâarpia,
e âl pennel sopra âl viso tuttavia
mel fa, gocciando, un ricco pavimento.
Eâ lombi entrati mi son nella peccia,
e fo del cul per contrapeso groppa,
e â passi senza gli occhi muovo invano.
Dinanzi mi sâallunga la corteccia,
e per piegarsi adietro si ragroppa,
e tendomi comâarco sorĂŻano.
Però fallace e strano
surge il iudizio che la mente porta,
chĂŠ mal si traâ per cerbottana torta.
La mia pittura morta
difendi ormaâ, Giovanni, e âl mio onore,
non sendo in loco bon, nĂŠ io pittore.
6.
Signor, se vero è alcun proverbio antico,
questo è ben quel, che chi può mai non vuole.
Tu hai creduto a favole e parole
e premiato chi è del ver nimico.
Iâ sono e fui giĂ tuo buon servo antico,
a te son dato come eâ raggi al sole,
e del mie tempo non ti incresce o dole,
e men ti piaccio se piĂš mâaffatico.
GiĂ sperai ascender per la tua altezza,
e âl giusto peso e la potente spada
fussi al bisogno, e non la voce dâecco.
Ma âl cielo è quel câogni virtĂš disprezza
locarla al mondo, se vuol câaltri vada
a prender frutto dâun arbor châè secco.
7.
Chi è quel che per forza a te mi mena,
oilmè, oilmè, oilmè,
legato e stretto, e son libero e sciolto?
Se tu incateni altrui senza catena,
e senza mane o braccia mâhai raccolto,
chi mi difenderĂ dal tuo bel volto?
8.
Come può esser châio non sia piĂš mio?
O Dio, o Dio, o Dio,
chi mâha tolto a me stesso,
câa me fusse piĂš presso
o piĂš di me potessi che possâio?
O Dio, o Dio, o Dio,
come mi passa el core
chi non par che mi tocchi?
Che cosa è questo, Amore,
câal core entra per gli occhi,
per poco spazio dentro par che cresca?
E sâavvien che trabocchi?
9.
Colui che âl tutto feâ, fece ogni parte
e poi del tutto la piĂš bella scelse,
per mostrar quivi le suo cose eccelse,
comâha fatto or colla sua divinâarte.
10.
Qua si fa elmi di calici e spade
e âl sangue di Cristo si vendâa giumelle,
e croce e spine son lance e rotelle,
e pur da Cristo pazĂŻenzia cade.
Ma non ci arrivi piĂš ân queste contrade,
chĂŠ nâandreâ âl sangue suo ânsin alle stelle,
poscia câa Roma gli vendon la pelle,
e ècci dâogni ben chiuso le strade.
Sâiâ ebbi maâ voglia a perder tesauro,
per ciò che qua opra da me è partita,
può quel nel manto che Medusa in Mauro;
ma se alto in cielo è povertà gradita,
qual fia di nostro stato il gran restauro,
sâun altro segno ammorza lâaltra vita?
11.
Quanto sareâ men doglia il morir presto
che provar mille morte ad ora ad ora,
da châin cambio dâamarla, vuol châio mora!
Ahi, che doglia ânfinita
sente âl mio cor, quando li torna a mente
che quella châio tantâamo amor non sente!
Come resterò ân vita?
Anzi mi dice, per piĂš doglia darmi,
che sĂŠ stessa non ama: e vero parmi.
Come posso sperar di me le dolga,
se sĂŠ stessa non ama? Ahi trista sorte!
Che fia pur ver, châio ne trarrò la morte?
12.
Comâarò dunche ardire
senza voâ maâ, mio ben, tenermi ân vita,
sâio non posso al partir chiedervi aita?
Queâ singulti e queâ pianti e queâ sospiri
che âl miser core voi accompagnorno,
madonna, duramente dimostrorno
la mia propinqua morte e â miei martiri.
Ma se ver è che per assenzia mai
mia fedel servitĂš vadia in oblio,
il cor lasso con voi, che non è mio.
13.
La fama tiene gli epitaffi a giacere; non va nĂŠ inanzi nĂŠ
indietro, perchÊ son morti, e el loro operare è fermo.
14.
El DĂŹ e la Notte parlano, e dicono: Noi abbiĂ no col nostro veloce corso condotto alla morte el duca Giuliano; è ben giusto che eâ ne facci vendetta come fa. E la vendetta è questa: che avendo noi morto lui, lui cosĂŹ morto ha tolta la luce a noi e cogli occhi chiusi ha serrato eâ nostri,
che non risplendon piĂš sopra la terra. Che arrebbe di noi dunche fatto, mentre vivea?
15.
Di te me veggo e di lontan mi chiamo
per appressarmâal ciel dondâio derivo,
e per le spezie allâesca a te arrivo,
come pesce per fil tirato allâamo.
E percâun cor fra dua fa picciol segno
di vita, a te sâè dato ambo le parti;
ondâio resto, tu âl sai, quantâio son, poco.
E percâunâalma infra duo va âl piĂš degno,
mâè forza, sâiâ voglio esser, sempre amarti;
châiâ son sol legno, e tu seâ legno e foco.
16.
Dâun oggetto leggiadro e pellegrino,
dâun fonte di pietĂ nasce âl mie male.
17.
Crudele, acerbo e dispietato core,
vestito di dolcezza e dâamar pieno,
tuo fede al tempo nasce, e dura meno
câal dolce verno non fa ciascun fiore.
Muovesi âl tempo, e compartisce lâore
al viver nostrâun pessimo veneno;
luâ come falce e noâ siĂ n come fieno,
[âŚ]
La fede è corta e la beltà non dura,
ma di par seco par che si consumi,
come âl peccato tuo vuol deâ mie danni.
[âŚ]
sempre fra noi fareâ con tutti gli anni.
18.
Mille rimedi invan lâanima tenta:
poi châiâ fuâ pres...
Table of contents
- Copertina
- 300 POESIE
- Indice
- Intro
- 300 POESIE
- Ringraziamenti