Quello riportato in questo libro è uno dei testi piÚ accurati, completi e intelligenti mai scritti su Ferrara, articolato com'è in percorsi o itinerari o "passeggiate" attraverso la città , le sue strade e le sue piazze, i suoi palazzi e i suoi monumenti, sempre puntualmente segnalando gli artisti, gli scrittori e gli architetti che l'hanno resa unica al mondo. In appendice, una piantina e le schede relative ai musei con la loro storia e ubicazione.

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Ferrara. CittĂ d'arte
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Dallâingresso della Stazione ferroviaria agli edifici monumentali della Piazza: il Castello, il Municipio, la Cattedrale.
Ci si lascia alle spalle la Stazione ferroviaria, rifatta dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale: svoltando a destra si giunge alla facoltĂ di Ingegneria, posta in un ex-zuccherificio e con dinanzi una monumentale installazione dello scultore Agapito Miniucchi. Poco prima è la cosiddetta Darsena city , un complesso intervento urbanistico che si va sviluppando sullâarteria di via Darsena costeggiante il Po di Volano: fra gli architetti coinvolti fanno spicco i nomi di Adolfo Natalini e di Roberto Mascellani.
Dalla stazione si dipartono quindi i viali di raccordo ai caselli autostradali e si può imboccare il lungo rettifilo di viale Cavour. Un tempo qui scorreva il canal Panfilio, che prendeva il nome dal casato di papa Innocenzo X (Giovan Battista Pamphili): il corso dâacqua era navigabile e costituiva un tramite di collegamento tra il centro cittadino e il porto di Pontelagoscuro. Oggi ne sopravvive un ramo sotterraneo che alimenta la fossa del Castello Estense: dopo lâUnitĂ dâItalia si iniziò infatti il tombamento graduale del Panfilio e si eressero via via eleganti palazzi e villini sui lati del nuovo viale dedicato a Cavour, spaziosa arteria di collegamento fra il centro storico e il moderno nodo ferroviario, nonchĂŠ ingresso alla cittĂ di ampio respiro urbanistico.
Interessanti testimonianze dellâeclettismo architettonico in voga agli inizi del â900 appaiono alcuni edifici superstiti del viale Cavour. Si vedano la Villa Fano-Boari (numero civico 157), costruita nel 1912 dagli ingegneri Antonio Mazza e Domenico Barbantini come un castelletto, in un ibrido stile fra neo-gotico e rinascimentale e, sullâaltro lato del viale, la Villa Amalia (n. 194), eretta nel 1905 da Ciro Contini, ornata di ceramiche della famosa manifattura diretta dal toscano Galileo Chini e il Villino Melchiori (n. 184), disegnato da Contini nel 1904 con ricche decorazioni floreali, considerato giustamente il capolavoro del Liberty ferrarese (i cementi floreali furono modellati da Arrigo Minerbi). Le ali laterali vennero aggiunte nel 1910 da Edoardo Roda.
Arrivati quasi allâincrocio con corso Isonzo si nota, a sinistra, il moderno Palazzo I.N.P.S. (n. 164: nellâatrio è una bella decorazione in ceramica policroma di Leoncillo) e sulla destra lâalberata prospettiva del Rione Giardino, costruito negli anni Venti su progetto supervisionato da Contini sullâarea della secentesca Fortezza pontificia, distrutta a partire dal 1859. Sullo sfondo è il grande serbatoio dellâAcquedotto, inaugurato nel 1932 e che un poâ si ispira nella forma a un tempietto dipinto da Raffaello: gli autori dellâopera furono Enrico Alessandri e i fratelli ingegneri Savonuzzi, i quali si avvalsero inoltre dellâapporto dello scultore Arrigo Minerbi.
Di fronte allâAcquedotto è stato collocato nel 1993 il curioso Monumento ai Bersaglieri del Po, opera dello scultore Fiorenzo Bacci, mentre nella vicina cinta muraria di viale IV Novembre si rintracciano il secentesco Monumento a Paolo V (alquanto danneggiato) e quello a tre patrioti fucilati nel 1853, col marmoreo medaglione eseguito dallo scultore Saladino di Tricarico nel 2011.
Tornati in corso Isonzo (e intravisto in angolo il âPanfilioâ, famoso caffè-concerto degli anni â20 eretto da Giacomo e Giuseppe Diegoli con le forme di un organo), al civico numero 75 è lâex-Casa del Fascio dellâingegner Giorgio Gandini, oggi sede di vari uffici statali, mentre si notano allâincrocio con via Ariosto due interessanti edifici: il Palazzo della Aeronautica (n. 118), progettato negli anni â30 da Gandini seguendo le dottrine razionaliste e il villino Ascanelli (n. 112), eretto da Contini allâinizio del â900 in bello stile liberty e nel quale abitò il celebre documentarista Folco Quilici con la famiglia.
Alquanto discutibile è invece il Palazzo dellâI.N.A. (n. 50), che nel progettato attuato nel 1955-57 dallâarchitetto Giuseppe Vaccaro inglobò il chiostro rinascimentale della chiesa di S. Maria della Rosa con dubbio gusto stilistico. Artisticamente piĂš significativo, nonchĂŠ fascinosamente retorico, è il prospiciente Palazzo delle Poste del 1929, progettato da Angiolo Mazzoni (architetto ufficiale del âMinistero delle Comunicazioniâ in etĂ fascista), il quale vi inserĂŹ alcune decorazioni dello scultore Napoleone Martinuzzi e del pittore Giannino Lambertini. I bei vetri sono della ditta veneziana âVeniniâ.
Superati i giardini pubblici, in cui spicca il Monumento a Giuseppe Garibaldi (1907, opera del romagnolo Tullo Golfarelli), ci troviamo dinanzi alla Torre di S. Caterina, facente parte dellâimponente Castello Estense, che ha una superficie di ben dodicimila metri quadrati. La parte piĂš antica del fortilizio, divenuto il simbolo piĂš caratteristico di Ferrara, è la Torre dei Leoni, posta nellâangolo nord est e che nel XIII secolo si addossava a una porta dâaccesso alla cittĂ : in quellâepoca difatti le Mura corrispondevano grosso modo allâattuale corso Giovecca.
Sulla Torre (che si può âscalareâ dallâinterno nel nuovo percorso turistico) è posto un bassorilievo marmoreo raffigurante due leoni con lâelmo in testa e la nordica scritta Wor-Bas (âSempre avantiâ): secondo una fantasiosa tradizione la scultura venne eseguita nel 1248, allorchĂŠ Azzo VII dâEste sconfisse Federico II a Parma e portò a Ferrara come bottino di guerra due leoni che appartenevano al celebre imperatore. In realtĂ si tratta di un rilievo lapideo scolpito allâepoca del committente della rocca, ossia Nicolò II dâEste, signore della cittĂ alla fine del XIV secolo.
Su progetto di Bartolino da Novara, ingegnere militare autore anche dei castelli di Mantova e di Finale Emilia, alla Torre dei Leoni vennero allora affiancate tre nuove torri, congiunte in una struttura quadrangolare e precedute da avancorpi con ponti levatoi (i cosiddetti rivellini). I lavori furono iniziati il 29 settembre 1385, giorno in cui si festeggiava S. Michele (e infatti il Castello è dedicato al nome dellâarcangelo che scacciò gli angeli ribelli dal Paradiso) e si protrassero per alcuni anni. Il motivo principale che spinse il marchese Nicolò II a voler costruire il fortilizio è legato a un grave fatto di sangue: esasperati dalle forti imposizioni fiscali i popolani avevano fatto scoppiare una rivolta, che si era conclusa con il linciaggio del Giudice deâ Savi Tommaso da Tortona. Sentendosi direttamente minacciato, il marchese, per scongiurare ulteriori pericoli, aveva quindi deciso di costruire il Castello di S. Michele di fianco alla sua residenza e in cui le bocche da fuoco poste sugli spalti non a caso erano rivolte verso la piazza. In seguito la fortezza divenne sede della raffinata vita di corte, perdendo cosĂŹ quel carattere di âmaschiaâ rozzezza che lâaveva contraddistinto allâinizio. Nel corso del XVI secolo vennero difatti abbattuti i porticati interni, allo scopo di dare al cortile un piĂš ampio respiro, furono eliminati merli e bertesche (anche a causa di gravi incendi e di terremoti), vennero sopraelevate le torri, ingentilite da balaustre e da altane, si aggiunsero elementi architettonici di delizioso sapore âmanieristaâ, come il Terrazzino degli Aranci. Queste continue innovazioni, addebitabili a vari artefici quali gli architetti ducali Biagio Rossetti, Girolamo da Carpi, Alberto Schiatti e Giovan Battista Aleotti, unite alla particolare connotazione urbanistica (il Castello sorge ora al centro esatto della cittĂ ) hanno conferito allâedificio unâaria raffinata e quasi magica, per non dir irreale, che non a caso colpĂŹ la fantasia del grande pittore Giorgio De Chirico, il quale lo riprodusse nel celeberrimo dipinto Le muse inquietanti, capolavoro della scuola âmetafisicaâ che si sviluppò a Ferrara durante la prima guerra mondiale.
Se si entra nel Castello dal Rivellino del Soccorso (dinanzi al novecentesco palazzo di proprietĂ I.N.A. dellâingegner Gino Cipriani, sorto sullâarea delle scuderie ducali) si può respirare ancora lâatmosfera medioevale grazie al ripido ponticello levatoio e alle feritoie a strombo. Di spiccata accezione rinascimentale è invece il cortile, con lâelegante loggia del lato orientale e quella prospicente, contrassegnata da quattro archi ciechi (mentre sugli altri lati si vedono ancora le arcate gotiche a sesto acuto): la ristrutturazione ultima del cortile dâonore si deve al duca Alfonso II, il quale vi fece affrescare le figure dei suoi antenati su disegno di Pirro Ligorio. Superstiti sono rimaste le sei figure monocrome di Estensi divise in tre campiture, oggi poste sotto il loggiato.
Sul lato esterno sud del Castello si trova invece la copia bronzea del cannone La Regina, eseguita nel 1985 in occasione del VI centenario del fortilizio, a voler evocare lâoriginale, ossia una colubrina realizzata nel 1556 da Annibale Borgognoni e poi andata distrutta.
Nel cortile dâonore alcune ripide scale conducono agli Imbarcaderi, suggestivi ambienti fortemente restaurati a partire dal 1970: ora adibiti ad esposizioni temporanee, questi sotterranei costituivano un tempo lâattracco delle imbarcazioni che giungevano dal canale âPanfilioâ.
Al pianterreno del Castello si trovano invece le Sale gotiche, caratterizzate da robusti costoloni in cotto, mentre nelle chiavi di volta compaiono simboli araldici di Nicolò II e del figlio Alberto dâEste.
Vi si trovavano qui le antiche cucine e oggi vi sono posti vari elementi âdidatticiâ atti a ricostruire la storia del monumento: esse appaiono di pittoresco sapore medioevale, cosĂŹ come la Sala del Cordolo e quella della cosiddetta cella di don Giulio, con unâantica scacchiera raffigurata alle pareti.
Saliti sulla ripida Rampa delle Artiglierie, un tempo utilizzata per il trasporto di cannoni e munizioni, si trova una botola che immette alle prigioni interrate: qui nel 1425 furono incarcerati e decapitati Ugo dâEste e Parisina Malatesta, rispettivamente figlio naturale e giovanissima moglie di Nicolò III. Il marchese li aveva sorpresi in flagrante adulterio: secondo la leggenda fu a causa di uno specchio (oggi nel Salone dei Giochi), che per un complicato gioco ottico avrebbe riflesso la loro immagine durante un amplesso.
La tragica storia dâamore ha attirato lâinteresse di letterati, pittori e musicisti, soprattutto in etĂ romantica: si ispirarono alla vicenda, tra gli altri, Bandello, Lope de Vega, Byron, Donizetti, Previati, DâAnnunzio, Mascagni, Funi. Oltre ai due adulteri nelle celle furono rinchiusi alcuni patrioti durante il periodo risorgimentale: sulle anguste volte si intravedono infatti alcuni dei loro nomi, scritti con il fumo delle candele. Una moderna scaletta posta al termine della Rampa delle Artiglierie conduce a un vano con lacerti di affreschi, nonchĂŠ alla loggia e al pensile Giardino degli Aranci. Lâambiente fu cosĂŹ sistemato nel XVI secolo (e rifatto nel â700), divenendo abituale ritrovo di dame estensi e cortigiane: raffinato appare il coronamento di merli e assai suggestivo risulta il panorama sulla piazza principale della cittĂ .
Segue il Camerino dei Baccanali: alle pareti del piccolo vano sono disposti frammenti con scene mitologiche e raffigurazioni del Trionfo di Arianna, della Vendemmia e del Trionfo di Bacco.
Ci si imbatte quindi nellâoriginalissima Cappella, impropriamente detta di Renata di Francia, dal nome della figlia di Luigi XII (sovrano francese) e dal 1528 moglie âcalvinistaâ di Ercole II dâEste. In realtĂ la cappella fu progettata a fine â500 per il duca Alfonso II dallâarchitetto Alessandro Balbi: i quattro Evangelisti sulla volta furono allora dipinti da Giulio Marescotti.
Di fronte allâoratorio si apre lâex-salone del Consiglio Provinciale, ora detta Sala dei Comuni: il suo aspetto dannunzieggiante è da addebitarsi al rifacimento operato nel 1919-20 dallâabile ebanista romagnolo Ettore Zaccari, il quale scolpĂŹ sui pannelli e sugli stipiti delle porte motivi ispirati alla Flora e alla Fauna della provincia ferrarese (e non soltanto). Le decorazioni musive, tra Liberty e precoce DĂŠco, sono invece opera di Giovan Battista Gianotti, mentre quelle a tempera, alquanto orientaleggianti, furono eseguite dal milanese Carnovali, ma sempre su disegno del Gianotti.
Attiguo è il Salone degli Stemmi, che prende il nome dai simboli araldici dei Cardinali Legati, i quali risiedettero nel Castello (ali Est e Sud del piano nobile) a partire dal 1598, data della Devoluzione di Ferrara alla Stato Pontificio. Interrompono la serie dei numerosi stemmi cardinalizi cinque scenografiche vedute a monocromo ispirate ai monumenti della provincia ferrarese, opera di Giuseppe Migliari (1857).
Le piĂš famose decorazioni cinquecentesche superstiti nel Castello sono quelle dellâAppartamento dello Specchio, poste al piano nobile attorno alla Torre dei Leoni e dipinte attorno al 1574 da Ludovico Settevecchie, Leonardo da Brescia e soprattutto da Sebastiano Filippi detto il Bastianino e dalla sua bottega.
Commissionati dal duca Alfonso II, grande cultore di discipline sportive, gli affreschi nel soffitto del Salone dei Giochi costituiscono un interessante repertorio degli sport di origine greco-romana. I tre scomparti al centro della volta raffigurano lâ Altalena, il Trigonale (gioco con le palle) e la Corsa delle Quadrighe. Nei riquadri laterali troviamo poi la Danza pirrica (che incitava al combattimento), il Pancrazio (lotta libera), la Alteristica (lancio delle pietre pesanti), la Lotta greco-romana, il Nuoto, il Lancio del Disco, il Gioco dei Cerchi e quello della Palla. I pannelli sono divisi da fasce ornate con âgrottescheâ, motivi floreali, putti, animali fantastici e le bianche aquile presenti nello stemma estense. Nel salone è poi visibile un bel camino in marmo: non è rimasto nientâaltro del fastoso arredo presente al tempo degli Este. La descrizione di antiche discipline sportive continua nel soffitto dellâattigua Saletta dei Giochi. Nei quattro riquadri vengono rievocati la Danza sugli otri, il Telesiaco (o combattimento di guerrieri con le spade), la Lotta con i cesti (sorta di guanti da pugile), il Combattimento tra Mirmilloni e Reziari (gladiatori romani). Al centro del soffitto sono invece rappresentate quattro sinuose figure femminili, che risultano allegoria delle Stagioni: tuttâintorno sono giochi di putti e fasce ornamentali.
Lasciando sulla sinistra la cosiddetta Saletta dei Veleni (nel cui soffitto è un curioso affresco del 1926 eseguito da Carlo Parmeggiani, il quale ritrasse fra gli astanti il gerarca fascista Italo Balbo con la statuetta della Vittoria) si giunge al terzo ambiente fatto sistemare da Alfonso II. Qui era posta la camera da letto dellâappartamento ducale: non a caso il tema svolto nellâaffresco del soffitto non è piĂš lâatletismo ma una bella decorazione allegorica delle varie fasi della giornata. Al centro della volta compare il Tempo alato fra le tre Parche e nei quattro scomparti sono raffigurati lâ Aurora, il Giorno, il Tramonto, la Notte. Il raffinato sapore mitologico-allegorico è illeggiadrito dal fregio con i deliziosi amorini che guidano bighe condotte da strani animali; mentre i valori âambientaliâ sono arricchiti dal bel terrazzino della Torre dei Leoni, che però si affaccia sul greve Palazzo della Camera di Commercio (1928), progettato da Sesto Boari, con sculture coeve di Enzo Nenci (e portale del 1960 di Romano Rui).
Di recente sono stati inseriti nel percorso di visita alcuni ambienti che erano stati adibiti alla sede della Prefettura: anzitutto, quelle denominate le Sale del Governo, poichĂŠ qui gli Estensi preferivano svolgere le funzioni del governo e lâesercizio della giustizia. Essi furono affrescati nel 1559 da Girolamo Bonaccioli, con belle grottesche e la raffigurazione del dio Pan nellâovale al centro del soffitto a lacunari nella cosiddetta Sala del Governo, nonchĂŠ con un girotondo di amorini nella saletta che funge da anticamera.
Ma gli ambienti dellâex-Prefettura e quelli contigui presentano essenzialmente tracce decorative dâepoca papalina: si vedano la Sala delle Geografie (che ricade nel perimetro della Torre Marchesana), con decorazioni settecentesche a monocromo sulle pareti in cui il quadraturista Anton Felice Ferrari riprodusse la topografia ferrarese disegnata dal cartografo Bonfadini, la Sala della Devoluzione, con quattro scene storiche ambientate nel 1598 ed eseguite da Francesco Saraceni a metĂ Ottocento, la Sala dei Paesaggi, con dieci lunette dipinte con un gusto âromanticoâ da un ignoto epigono di Giuseppe Zola, il salottino con il soffitto ornato da arpie in un gusto liberty neo-barocco non lontano da quello della bottega Medini.
La medesima decorazione torna al secondo piano del fortilizio, utilizzato dallâAmministrazione Provinciale, proprietaria dallâUnitĂ dâItalia: nei vari uffici e nelle sale per riunioni sono oltretutto disseminati quadri, sculture e mobili di pregio, che sarebbe auspicabile venissero esposti nellâitinerario di visita.
Ridiscesi nel cortile dâonore, conviene fare un giro attorno al muretto esterno, costruito per motivi di sicurezza dopo che, nel 1507, nella fossa dâacqua del Castello era precipitata una carrozza: si gusteranno molti interessanti particolari. Si va dalla targa araldica tardo-trecentesca con lâaquila estense e la ruota della Torre di S. Giuliano (o di Paolo) alla lapide dinanzi alla Torre dellâOrologio (o Marchesana), che ricorda la fucilazione di otto cittadini durante lâormai celebre Lunga notte del â43 (immortalata da Bassani e Vancini), dagli affreschi cinquecenteschi (pressochĂŠ illeggibili) collocati nei tre poligoni stellati del rivellino meridionale al settecentesco quanto raro balcone ligneo dellâingresso settentrionale (e qui si apre una sala con bel soffitto neoclassico con una corsa di biga ed esagoni con i Re di Roma, della bottega di Migliari).
Nellâattigua piazza della Repubblica spicca poi la chiesetta dedicata a S. Giuliano. Essa è stata riedificata nel 1405, come ricorda la lapide dai caratteri gotici posta sul fianco, che fa un diretto riferimento al generoso committente, il camerlengo Galeotto degli Avogadri. Costui si impegnò a far ricostruire col proprio denaro la chiesetta che fino al 1385 sorgeva allâincirca sullâarea dove era stata eretta la Torre sud ovest del Castello, detta appunto di S. Giuliano. Se lâinterno non presenta opere di particolare interesse (se non un paio di pale cinque-secentesche) assai significativa appare la facciata della chiesa. Vi si raggiungono delicati effetti decorativi grazie allâabilissimo uso del âcottoâ, il rosso laterizio che contraddistingue molte case di Ferrara. Assai bello risulta soprattutto il portale, di un gusto gotico âalla venezianaâ, arricchito da rilievi con il Padre eterno (cuspide mediana) e lâ Annunciazione (gugliette laterali). Sopra la porta è invece collocato un marmoreo bassorilievo raffigurante S. Giuliano che uccide i propri genitori (in realtĂ egli era convinto di aver sorpreso la moglie a letto con il proprio amante). Il prospetto è completato da un bel rosone e da finestre ogivali, elementi che si ritroveranno in varie chiese del quartiere medioevale della cittĂ . Sulla fiancata, infine, è una piccola quanto preziosa Crocifissione trecentesca.
Dalla piazza della Repubblica si intravede il Monumento a Girolamo Savonarola (1875), scolpito da Stefano Galletti: lâopera è di âteatraleâ evidenza, tanto che il frate ferrarese vi è ripreso mentre predica sulla catasta di legna sulla quale venne arso in piazza della Signoria a Firenze nel 1498. Dietro la statua è la cosiddetta âVia Copertaâ, ossia una serie di arcate erette alla fine del â400 allo scopo di creare un collegamento interno tra il Castello e il Palazzo Ducale (oggi Municipio). Sopra questo passaggio un tempo si trovavano i celeberrimi âcamerini dâalabastroâ, che ospitavano una preziosa collezione dâarte ora dispersa in vari musei stranieri. In seguito la costruzione divenne la residenza dei Pro-Legati papali e poi del Prefetto. Traccia esterna dei âfastiâ estensi è rimasto il bel balcone in marmo, realizzato a quanto pare su disegno di Tiziano Vecellio (il grande pittore veneto aveva oltretutto eseguito alcuni dipinti mitologici per i camerini); ottocentesco è invece il piccolo monumento in memoria di tre esploratori trucidati in Africa (opera di Angelo Lana). Il raffinato loggiato a sei archi sulla sinistra di piazza Savonarola fu costruito da Galasso Alghisi nel 1559; sul lato che prospetta su corso Martiri della LibertĂ vi è stato inciso un âpadimetroâ, che registra le piene del Po dal 1705 (vi sono difatti segnati i livelli di guardia raggiunti dal fiume a Pontelagoscuro). Inizia da qui la facciata del palazzo Comunale eseguita nel 1738 dagli architetti Angelo e Francesco Santini per creare un degno pendant al prospiciente palazzo Arcivescovile, rifatto nel 1718 dallâarchitetto Tommaso Mattei (allâinterno è u...
Table of contents
- Copertina
- FERRARA. CITTĂ DâARTE
- Indice
- Intro
- PREMESSA DELLâAUTORE
- PRIMO ITINERARIO
- SECONDO ITINERARIO
- TERZO ITINERARIO
- QUARTO ITINERARIO
- QUINTO ITINERARIO
- SESTO ITINERARIO
- SETTIMO ITINERARIO
- OTTAVO ITINERARIO
- SCHEDE DEI MUSEI DI FERRARA
- Ringraziamenti
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