Compendiosa narratione dello stato della missione cinese
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Compendiosa narratione dello stato della missione cinese

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Compendiosa narratione dello stato della missione cinese

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Prospero Intorcetta (Platia, 28 agosto 1625 – Hangzhou, 3 ottobre 1696) è stato un missionario e gesuita italiano primo a tradurre in Europa le opere di Confucio. Nacque a Platia (l'odierna Piazza Armerina in Sicilia) il 28 agosto 1625. A sedici anni fu accolto nel collegio dei gesuiti di Catania dove operava lo zio Francesco Intorcetta, apprezzato teologo. Si spostò poi nel Collegio di Messina dove fu ordinato sacerdote. Dopo un breve periodo passato a Palermo decise di recarsi come missionario in Cina.
Egli raggiunse la Cina nel 1659, insieme con il gesuita francese Philippe Couplet, e operò nella missione di Jianchang (l'odierna Nanchang) nella regione dello Jiangxi.
Intorcetta fu un appassionato studioso della filosofia cinese e un profondo conoscitore delle opere di Confucio. Fu il primo tra gli europei a tradurne in latino le opere. Pubblicò nel 1662 i suoi appunti relativi allo studio dei Quattro libri, dal titolo Il senso della saggezza cinese, come spiegato da frate Ignacio da Costa, portoghese, della Compagnia di Gesù, e resi pubblici da frate Prospero Intorcetta, siciliano, della stessa Compagnia.
Nel 1667, pubblicò Sinarum scientia politico-moralis, e nel 1687 pubblicò a Parigi Confucio Sinarum philosophus sive scientia sinensis insieme a Philippe Couplet. L'opera Sinarum scientia politico-moralis è costituita da 32 pagine e di questa esistono solo otto esemplari nel mondo, custoditi nelle più importanti biblioteche.
Per mezzo di questa opera si aprì un'importante finestra di conoscenza sulla filosofia orientale che diede l'abbrivio a innumerevoli altri studi verso un mondo e un modo di essere quasi completamente sconosciuto. Intorcetta fu un prolifico scrittore e traduttore. Produsse molte traduzioni latine di opere classiche della letteratura cinese e tradusse in cinese la regola gesuita e gli Esercizi Spirituali di Sant'Ignazio di Loyola. Morì ad Hangzhou il 3 ottobre 1696 all'età di 71 anni. Sulla sua tomba, nella città di Hangzhou, volle che si scrivesse: Di nazione siciliano, di patria piazzese, Yn-to-Ce Kio-ssè (la trascrizione fonetica del suo nome: Intorcetta il piazzese ).

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Information

Publisher
Passerino
Year
2020
eBook ISBN
9788835830948

Catalogo de Prodigij...

Catalogo de Prodigij succeduti nella Cina sotto l’Imperio de’ Tartari, così ne Preludij, come nel decorso di quest’ultima persecutione.

1 Alli 9. di Agosto dell’anno 1658, giorno di Venerdì, nella Provincia di Xan-tum , nella Citta Metropolitana detta Gi-nan-fu , ove sono due Chiese, l’una Residentia de’ Padri della Compagnia, e l’altra de’ Padri Francescani, verso le due hore di notte comparve nel Cielo una gran Croce bianca col suo piedestallo: durò in sua perfetta figura spatio d’hore; e fu veduta da molti, così fedeli, come infedeli.

2 L’anno 1660. alli 22. di Settembre nella Provincia di Nankino, al rompere dell’Alba comparve dalla parte dell’Occidente una grande e luminosa Stella: nel primo spuntare che fece si udirono nel Cielo ribombi come di due pezze di artegliaria. Traheva seco la Stella grande una gran moltitudine di Stelle minori e spesse, che le formavano figura di Stella caudata: nello spuntar che fecero le Stelle minori, si udirono pure nel Cielo ribombi, come d’una e più salve di Moschettarie. Detta stella caudata fu caminando verso l’Oriente buono spatio di tempo, e finalmente con la chiarezza del giorno disparve.

3 Nel 1664. quando i Bonzi e Sacerdoti de gl’Idoli sparsi per le Provincie della Cina andavano raccogliendo argento da popoli per subornare i Tribunali della Corte, & impegnarli alla totale estintione del nome Christiano; e quando nella medesima Corte si componeva l’empio memoriale contro l’Eterno Nume, e sua Divinissima legge; alli 22. di Luglio, tumido & orgoglioso il Mare inondò i campi delle Provincie di Pekino, e xan-tum, entrando per lo spatio di 80. miglia nella terra habitata; onde sommersi perirono moltissimi gentili: e fu diligentemente osservato, che de’ Christiani ne pur uno ne morì di cinquè Chiese, o popolationi situate nel luogo dell’inondatione.

4 Questo medesimo anno, havendosi publicato in Pekino, e divulgato per altre Provincie un libro pieno di bestemie contro i Misterij della vita di Christo Signor Nostro, contro la purità dell’Immacolata Vergine sua Madre, e contro i Ministri Evangelici, alli 23. di Settembre, all’hora appunto quando in virtù del diabolico libro e memoriale presentato dal Yanquansenio a i Tribunali; furono presi i Padri della Compagnia che dimoravano nella Corte, scatenò di nuovo il Mare le sue onde, e con passi più veloci che prima & urli più furiosi inondò a cento leghe la terra. Questa seconda inondatione afflisse le coste di quattro Provincie, cioè, Pekino, Xan-tum, Nankino, e Che-kiam, con morte d’innumerabili Gentili.

5 Nel medesimo anno 1664. & in quel medesimo tempo, che si processava contro la divina Legge, e quando posero i Padri della Compagnia carcerati nella Corte con nove catene indosso, & essendo stato già ricevuto da’ Tribunali l’argento offerto loro da’ nemici di Christo, prezzo della nostra condennazione; nelle Provincie Settentrionali alli 13. del mese di Novembre, cominciò a far mostra di se nel Cielo quella funesta Cometa, la di cui stella era infocata, e la chioma ceneritia, però nelle Provincie Australi fu osservata nel mese di Dicembre, e si girò frà gli Astri fino al fine di Gennaro del 1665.

6 L’anno 1665. quando era uscito il Decreto del Rè per esser presi, e mandati alla Corte tutti gli altri Sacerdoti, che predicavano per le Provincie dell’Imperio; e sententiato già il P. Giovanni Adamo a penosissima morte, e noi suoi compagni a ricevere quaranta fierissime battiture con grossi bastoni, e doppo queste, condennati all’esilio nella Tartaria deserta, chiamata Nin-co-tà, alli 16. di Aprile, sul tempo del mezzo giorno, all’hora quando la Regina Nonna del fanciullino Cam-hi con la crudel sentenza in mano riferiva al nepotino Imperatore la nostra condennatione; nel medesimo istante (come dissero alcuni Eunuchi che si ritrovarono presenti) cominciò a tremare la terra con tremore sì orribile, e spaventoso, che le muraglie di Pekino in cento e piu luoghi rovinarono; caddero molti edificij, & alla fine s’alzò dalla terra repentinamente un vento si gagliardo, che, per la molta polvere sbalzata nell’aria s’oscurò subitamente il Sole. Corse subito la Regina col Nepotino al Cortile non senza conoscere la giusta cagione del terremoto; perche nel correre ambedue ad alte voci gridarono, essere quello castigo del Cielo per le ingiustitie che si facevano a gl’innocenti, perloche stabilirono l’indulto generale, eccetuandone alcuni puochi casi, acciò liberandosi tutti i carcerati dell’Imperio, fra questi restassero pure liberi gl’innocenti. Ma tutt’altro avvenne, come si dirà.

7 Alli 19. d’Aprile del medesimo anno, publicato l’indulto generale furono liberati dalle carceri di Pekino tutti i malfattori, e non trattandosi di liberare gl’innocenti Padri, opponendosi loro che incorrevano il caso di ribellione, eccettuato dall’indulto, alli 23 hore, restando soli nel carcere i Padri con pochi altri matematici Christiani, replicò l’horribile terremoto con piu furore del primo, ma non di tanta duratione; per timore del quale comandò il Re a’ Tribunali che estendessero alquanto piu l’indulto. Si diede all’hora un nuovo memoriale da uno de’ Giudici a i Governatori dell’Imperio, accioche stabilissero, che cosa si dovesse fare de’ Sacerdoti Europei carcerati. La risposta fu, che rimanesse ben costodito nel carcere il P. Giovanni Adamo con li Mandarini Matematici suoi discepoli; e gli altri tre Padri fossero mandati alla loro casa liberi. Si eseguì l’ordine nel giorno seguente.

8 Tra questo tempo che rimaneva solo incatenato nel carcere il P. Giovanni Adamo, e stava il Palazzo Reale in festini per solennizare il giorno natalitio del fanciullino Cam-hi, all’improviso s’appicciò fuoco al Palazzo, e l’incendio fu tale, che abbruciò un intiero appartamento di Saloni, e Camere, e consumò di quelle senza rimedio tutte le robe, e pretiosi arnesi. Il prodigio si fu che non si potè sapere la cagion dell’incendio. Alcuni affermarono haver veduto discendere dal Cielo un globo di fuoco sopra il Palazzo. Il certo si è, che tutto il popolo di Pekino con publicità attribuiva i proceduti terremoti & il fuoco alla vendetta che prendeva il gran Dio de’ Christiani degli oltraggi fatti all’innocente Adamo, e a i suoi Compagni. Finalmente per questi gridi del popolo, e per timore del Cielo adirato, alli 18. di Maggio i Tribunali liberarono dal carcere il P. Giovanni Adamo, ma empiamente decollarono i cinque Prefetti della matematica, tutti Christiani.

9 Nel medesimo anno 1665. e doppo entrato l’anno 1666. quando tutti gli altri Padri dalle loro Provincie e Chiese erano gia stati condotti alla Corte da Soldati, e presentati a Tribunali, e da questi consegnati come in custodia o fidanza al P. Ludovico Buglio amicissimo di molti Tartari e perito nella loro lingua; nella Provincia di Xan-tun che confina con quella di Pekino, morì di pura fame una gran moltitudine di popolo per la sterilità dell’anno, tanto grande, che ne i campi restarono fino gl’alberi ignudi delle loro corteccie, divorate da popoli quando transmigravano a turme intiere. Ne perciò totalmente s’avidde la Corte delli sdegni del Cielo non ancora finiti, ne conobbe essere i passati furori come preludij di più fieri castighi da scaricarsi sopra l’Imperio tutto in pena di non haver liberato affatto gl’innocenti; havendo gli empij, doppo de terremoti e del fuoco, tolte le Sacre Imagini dalle Chiese, e poste le guardie alla porta, carcerando in propria casa i Padri, prohibendo loro il celebrare le Messe, e l’impiegarsi co i Christiani nelle funtioni apostoliche; e dopo di esiliare venticinque innocenti Sacerdoti, havendo pure empiamente dirupata la Chiesa orientale di Pekino, & ammessi di nuovo in giuditio molti memoriali di nuove accuse contro l’innocente e venerabile Padre Giovanni Adamo, bramando accelerargli la morte co i disagi del continuo comparire in ginocchioni avantì a Tribunali, essendo già quasi ottogenario, e gravemente infermo.

10 Qui però è degno d’annoverarsi tra’ prodigij della Divina giustitia l’esemplare e publico castigo (succeduto alli 4. di Settembre 1666. nella Corte di Pekino, undeci giorni dopo che il Cam-hi prese il possesso dell’Imperio in età di 14. anni) dato da Dio ad uno de quatro Governatori chiamato Sucamà, stimato il primo per la capacità de negotij, e l’infimo per la nascita, finto amico de nostri Padri, ma verò Amàn de nostri tempi, persecutore del popolo Christiano, e cagion principale dell’empia sentenza pronuntiata contro la divina Legge, e contro l’innocente Mardocheo Giovanni Adamo. Era ricco insieme, e potente, essendo Governatore, ma dopo deposto dall’offitio, temendo perdere gl’ingiusti acquisti, ecco si risolve uscirsene dalla Corte con pretesti d’apparente pietà: per lo che, due giorni doppo il possesso dell’Imperatore Cam-hi presenta una supplica al Regio Conseglio per mano del suo figlio maggiore, non potendo personalmente presentarla per cagione della paralisia, ch’havea otto mesi lo tormentava. Nella supplica dimanda licenza d’andare al sepolcro dell’Imperatore Xun-chi, per ivi passare il resto degli anni, occupato fra i lugubri cipressi in venerare le ceneri del suo estinto padrone. Ma benche tra Cinesi il venerare i sepolcri si stimi pietà, con tutto ciò dispiacque in sommo al figliolino Cam-hi la proposta del Sucamà come sospetta di qualche oculto e sinistro disegno. Comanda dunque con volto adirato, che s’esamini la supplica. Gl’Esaminatori, sì per non dispiacere al Rè, sì anche per contentare ad alcuni de’ Grandi della Corte che bramavano la rovina del Sucamà, fecero comparire nella supplica più di venti colpe, le quali tutte in sostanza si restringevano a questa, d’haver voluto il Sucamà: ingannare il Rè. Onde i Giudici fecero subito prendere e legare con catene il Sucamà & il suo figlio maggiore; ma non scorgendo tra le colpe veruna che fosse degna di morte, li sententiarono à perdere tutti i beni di fortuna, & a ricevere sù le nude spalle 100 sferzate, castigo molto usato tra’ Tartari, ancorche nobili. Riferiscono poi la sentenza al Rè, accioche la confermi. Il Rè vista la sentenza, si sdegna & aspramente riprendendo la lenità de’ Giudici, comanda che di nuovo si esamini. Fù oggetto di maraviglia una sì gran rigidezza di un Rè ancor giovane, assunto di fresco all’imperio, e di natura per altro mite, e moderata. Ta...

Table of contents

  1. Copertina
  2. Compendiosa narratione dello stato della missione cinese
  3. Indice dei contenuti
  4. Imprimatur
  5. Eminentiss.mi Sig.ri
  6. Catalogo dei 30 Sacerdoti...
  7. Catalogo de Prodigij...
  8. Lettera...
  9. Lettera del Padre Christiano Herdtrich

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