I manuali di storia dell’anarchismo moderno individuano i suoi precursori nei movimenti eretici (per esempio: gli Anabattisti, i Ranters e i Diggers) che, fra la fine del periodo feudale e la nascita dell’ordine capitalista, mettevano insieme in maniera articolata le critiche alle autorità della Chiesa, alle enclosures della proprietà privata e al lavoro coercitivo [22] . Questi movimenti rivendicavano spesso una proprietà comune fra cristiani preferendo, per esempio, la “grazia” al “lavoro”, anche se la forma e il contenuto di questi movimenti sociali eretici erano diversi rispetto ai movimenti millenaristi cristiani che li hanno preceduti [23] . I movimenti millenaristi erano spinti da individui carismatici o eventi esplosivi, mentre i movimenti eretici avevano strutture organizzative ben definite e programmi concreti volti al cambiamento sociale. Gli eretici aspiravano a una radicale democratizzazione della vita sociale reinterpretando la tradizione religiosa in opposizione agli interessi della Chiesa istituzionalizzata e, più in generale, dell’ordine costituito, sviluppando una rete di scuole e luoghi sicuri così vasta che più di uno storico l’ha definita «la prima “internazionale proletaria”» [24] . Perché gli storici dell’anarchia non hanno difficoltà a riconoscere come precursori dell’anarchia questi movimenti del passato ma, non appena si parla dell’anarchismo moderno, i movimenti religiosi radicali vengono derubricati come anacronistici, se non addirittura antagonisti, rispetto all’anarchismo?
Il passaggio dai movimenti millenaristi spontanei a quelli eretici organizzati e, successivamente, all’“internazionale proletaria” vera e propria è il frutto della disseminazione di idee provenienti da diverse dottrine mistiche che iniziarono a circolare in Europa durante le Crociate. La filosofia platonica, la geometria pitagorica, la matematica islamica come l’algebra, i testi mistici ebraici e i trattati ermetici furono riscoperti nella Spagna musulmana, e vennero tradotti in latino in quel periodo. È noto che la ricomposizione creativa di questi materiali teorici inaugurò il Rinascimento e successivamente l’Illuminismo; meno noto è come l’unione di questi elementi portò alla formazione, dal basso, di nuovi progetti egualitari. Ad esempio, la filosofia ermetica spesso non viene citata tra le fonti storiche della sinistra moderna, nonostante sia una corrente di pensiero fondamentale proprio per la nascita della politica di sinistra. Per questo, sarà meglio affrontare l’argomento del Rinascimento magico prima di approcciare ai temi dell’Illuminismo e dell’Illuminismo radicale.
L’ Hermetica, o Corpus Hermeticum, è una collezione di testi scritti fra il primo e il secondo secolo dopo Cristo; nel Rinascimento si riteneva che fosse opera di Ermete Trismegisto (“Ermes il tre volte grande”) grazie al quale sarebbero state diffuse le conoscenze mistiche dell’antico Egitto. Alla civiltà egiziana veniva attribuito un valore “originario” e, per questo motivo, era considerata in un certo senso “superiore” – per esempio, la credenza comune voleva che fosse la cultura da cui si formò la filosofia greca – cosa che portò a considerare la scoperta di questi testi come un avvenimento particolarmente importante. Quando nel 1460 un monaco giunse a Firenze dalla Macedonia, portando con sé alcuni testi ermetici, Cosimo de’ Medici ordinò al suo traduttore di interrompere il lavoro sui dialoghi platonici e di concentrarsi su questi nuovi testi [25] .
La tradizione ermetica descrive un universo uniforme in cui l’essere umano contiene in sé un microcosmo ( come in alto, così in basso) e dove il tempo cosmico è scandito da una pulsazione di emanazione e ritorno. Il cosmo ermetico è organizzato in maniera gerarchica attraverso biforcazioni (diadi) e triforcazioni (triadi) simmetriche, diacroniche e sincroniche, ma è attraversato e unificato ovunque da una rete di “corrispondenze” e forze – chiamate alternativamente “energia” o “luce”; nel tempo, tutto resta intimamente collegato – “Tutto è Uno!”. Significativo è il fatto che gli esseri umani partecipino alla rigenerazione dell’unità cosmica – la presa di coscienza di questo nostro ruolo divino è un passo fondamentale per realizzare questa armonia. Dio e la creazione, dunque, divengono una cosa sola, con l’inevitabile conseguenza logica che il nostro potere creativo – incluso quello intellettuale – è divino. La potenza creatrice della Parola (il Logos) è preso come esempio perfetto, spesso nominato in maniera intercambiabile assieme al sole, “secondo dio” e demiurgo. La creazione divina inizia nella Parola luminosa, e l’uomo, nel suo microcosmo può allo stesso modo creare. Chiaramente, l’iniziato deve prima liberarsi delle false dottrine per poter ricevere la “vera sapienza”; in ogni dato momento, solo pochi sono pronti a divenire iniziati. Lo stesso Ermete confida di «nascondere il significato delle parole» [26] a chi non è pronto.
Il Corpus Hermeticum si rivelò duttile e venne utilizzato come fonte di ispirazione per un gran numero di opere. La sua precisa geometria metafisica, che apparve insieme all’algebra, gli Elementi di geometria di Euclide e il teorema di Pitagora, formò un composto in grado di lasciarsi utilizzare a fondo nella creazione di forme e concetti di stampo matematico. La matematica divenne l’architettura segreta del cosmo, una verità indistruttibile e fondamentale, e il disvelamento di questi segreti permise modi di costruire e creare fino ad allora mai immaginati – generando le cattedrali con le loro volte e il calcolo aritmetico, per esempio. Una gran varietà di dottrine mistiche iniziò a proliferare non appena tale amalgama reagì con le filosofie della natura preesistenti, e tra queste l’alchimia è solo la più nota fra le tante. La logica ermetica può essere rivenuta anche in un gran numero di altre dottrine eclettiche che si svilupparono in questo periodo, come il gioachimismo, il misticismo eckahartiano, il paracelsismo, la matematica di John Dee, l’arte lulliana, il vitalismo, il rosacrocianesimo (seguito dallo spiritualismo, il mesmerismo, eccetera), tutte unite nell’individuare segrete corrispondenze cosmiche e una geometria sacra. Frances Yates racconta come gli elementi della metafisica ermetica trovino spazio, per esempio, nella magia naturalis e nel culto del sole di Marsilio Ficino (1433 – 1499), nella cabala cristiana di Pico della Mirandola (1463 – 1494), nella filosofia occulta di Cornelio Agrippa (1486 – 1535) e nelle metafisiche di molte figure del Rinascimento e dell’Illuminismo, incluso, fra gli altri, Giordano Bruno (1548 – 1600), che creò una complessa mathesis [27] .
La mathesis di Bruno era, proprio come le numerologie di Pico, Agrippa e altri prima di loro, ampiamente influenzata dal simbolismo numerico pitagoreo unito a varie forme di computazione cabalistica. Ma queste teorie, e i sistemi più autoreferenziali della matematica usata nelle scienze contemporanee, non sono mutualmente esclusivi – lo stesso Pitagora sviluppò il suo famoso teorema geometrico attraverso le esplorazioni mistiche. Niccolò Copernico (1473 – 1543), colui che sviluppò la teoria eliocentrica e che spesso viene citato come uno dei pionieri della rivoluzione scientifica, citò spesso Ermete Trismegisto nelle sue opere: la centralità che la visione del mondo rinascimentale assegnava al sole potrebbe aver spinto Copernico a indirizzare in quella direzione i suoi calcoli, trovando in Ermete una legittimazione delle sue scoperte [28] . Robert Fludd (1547 – 1650), che tentò di sviluppare delle corrispondenze numeriche all’interno di diagrammi mistici, e Réné Descartes (1596 – 1650), che creò il calcolo cartesiano (incluso il sistema di assi x e y usato tutt’ora nel calcolo) erano colleghi e lavoravano nella stessa tradizione culturale, anche se le loro avventure intellettuali li portarono in due direzioni diverse. Johannes Kepler (1571 – 1630), le cui leggi eliocentriche del moto dei pianeti furono essenziali per la formulazione delle tesi newtoniane sulla gravitazione, ebbe discussioni minuziose con Robert Fludd nelle quali veniva citato il Corpus Hermeticum in dettaglio [29] . Successivamente, nello stesso secolo, il calcolo divenne il caput mortuum nella ricerca alchemica di Newton (1642 – 1726) nei suoi tentativi per creare la Pietra Filosofale (o forse per la sua ricerca), cristallizzata nella sua teoria della cosmogonia eterea ermetica espressa nel linguaggio scientifico [30] . Il vocabolario concettuale della sua fisica (come ad esempio nei termini “attrazione” e “repulsione”) era tratto dal pensatore ermetico Jakob Böhme, che incontrò attraverso l’opera del famoso alchimista Henry More [31].
Chiaramente, le opere di Descartes e Newton sono il risultato di molteplici processi storici contingenti. Non possono essere attribuite alla sola influenza della filosofia ermetica; nondimeno, oltre alle connessioni descritte qui sopra, anche la coevoluzione del pensiero ermetico e della mnemotecnica classica hanno avuto una forte influenza con lo sviluppo del calcolo e con quello che poco più avanti divenne il “metodo scientifico”.
In breve, nel periodo classico della storia greca e romana, la mnemotecnica era un metodo usato dai retori: un individuo avrebbe dovuto creare nella propria mente un’architettura (naturale o realizzata dall’uomo) formata da diversi ambienti ed elementi, per poi associare i vari punti di un discorso alle immagini mentali legate alle diverse parti di uno spazio architettonico. È chiaro che le parole potevano essere ricordate più facilmente se legate a delle immagini, e le immagini più facili da ricordare sono quelle straordinarie, personificate e che implicano un’azione o un accostamento sconosciuto. Come sottolinea Yates, nella tradizione aristotelica, la mnemotecnica era un semplice strumento (il fatto che l’immagine scelta avesse qualche correlazione significativa con le parole era totalmente accidentale), mentre in quella platonica le immagini memorizzate dovevano esprimere una realtà trascendente. Nel Medioevo, la mnemotecnica era usata per ricordare i vizi e le virtù (cristiane – i concetti spirituali dovevano essere associate ad immagini “emozionanti”), mentre nel Rinascimento la filosofia ermetica influenzò un numero crescente di applicazioni neoplatoniche: la mnemotecnica avrebbe donato una memoria divina di sapienza universale – i talismani di Ficino avrebbero portato sul piano terreno delle intuizioni di natura celesti, proprio come le statue che gli egizi infondevano di potere cosmico. Ogni individuo avrebbe potuto, nell’opera di Fludd, di Bruno e di molti altri, “ricordare” la sapienza divina contenuta in lui proprio perché era in egli vi è un microcosmo di origine divina. Le immagini archetipiche esistono in un confuso stato caotico, ma le tecniche mnemoniche, se propriamente ispirate, potevano restituirgli un proprio ordine e, in questo modo, ridare all’uomo il suo potere divino aggiuntivo [32] .
Gli impulsi sistematizzanti della mnemotecnica classica divennero dunque associati alla memorizzazione (o alla canalizzazione di) ve...