Dolore e Azione
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Saggi di psicologia

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Saggi di psicologia

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A partire dal 1873 Ettore Regalia avviò una intensa attività in numerose discipline del sapere: dalla paleontologia all'antropologia anatomica ed etnica, dall'archeologia preistorica alla psicologia. In quest'ultimo campo egli dimostrò al meglio la sua originalità di pensiero, con indagini sulla natura dei sentimenti, delle emozioni e sui rapporti fra dolore e azione. Questa raccolta di saggi ne documenta il valore esemplare.

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Il concetto meccanico della vita

L’evoluzionismo e il monismo meccanico hanno sino a ora fornito un contributo alla spiegazione del meccanismo dell’azione animale, non maggiore di quello che sarebbe, per lo scopo di asciugare l’oceano, il levarne un metro cubo d’acqua. E tuttavia ci sono filosofi in oggi, i quali giurano per le teorie meccaniche, e parlano, per es., di «leggi meccaniche della morale». Tutto quello che da qualche tempo in qua si è fatto di più che in passato, è l’avere conosciuto e parzialmente ordinato un maggior numero di eccitamenti esterni, ai quali si vede seguire negli organismi, e in collettività di organismi, una reazione. Ma è perfino superfluo il dire, che da ciò allo spiegare i movimenti in cui consiste l’azione, cioè principalmente quelli che seguono le modificazioni della sensibilità, corre una distanza incalcolabile, almeno perché ignota. Nemmeno per i fenomeni della materia inorganica non esistono vere spiegazioni , perché «allora solo sarà spiegato veramente un fatto, quando sarà conosciuta la quantità del lavoro eseguito in ciascun caso e il modo di trasformazione del moto che lo produce» [1] .
Se male non mi appongo, l’illusione che fa credere a taluni essere già trovate poco meno che spiegazioni meccaniche anche delle azioni animali, ossia già quasi raggiunte le scoperte probabilmente più ardue e meravigliose che attendano la pazienza e il genio dell’uomo, viene principalmente da ciò: all’incidenza della forza esterna, e lo scrittore stesso o il lettore, più o meno inconsciamente, fa seguire la modificazione psichica, suggerita immancabilmente a ciascuno dall’esperienza. Dalla quale, essendo noi ammaestrati che a un dato stato della sensibilità segue infallibilmente una data reazione, mentale se non altro, ecco perché ci pare che la constatata incidenza della forza esterna abbia dato una spiegazione, o poco meno, della reazione. Invece si sono soltanto veduti due nessi: quello tra la modificazione venuta dall’esterno e la psichica, e quello tra questa e l’altro fatto meccanico della reazione. Ora né l’uno né l’altro sono nessi di causalità tra fatti meccanici, ossia modi di trasformazione di movimenti; e quindi la spiegazione non resta meno di prima onninamente ignota. Di guisa che, in quanto a spiegare, la filosofia del meccanismo, la quale spiega tutto ciò che è azione (traendone i grandiosi e giustamente ammirati quadri dell’evoluzione animale e umana), soltanto col porre tra l’eccitamento e la reazione il fatto psichico, non fa nulla di più di quello che facessero gli uomini dell’epoca glaciale.
Un concetto meccanico della vita, nonché dell’azione animale, non è ancora, secondo me, stato raggiunto. So bene che non pochi filosofi e i più degli scienziati sono di contraria opinione, pensando essi che per esempio lo Spencer abbia fornito codesto concetto. Ma io non credo appunto che lo Spencer vi sia riuscito; e ciò per le ragioni che qui brevemente esporrò.

Apriamo il Vol. I dei « Principles of Biology». Il capitolo Proximate definition of Life mette capo alla formula: la definita combinazione di mutamenti eterogenei, così simultanei come successivi, nella quale sono espresse sei proprietà dei fenomeni vitali. È però quasi concesso dallo stesso illustre filosofo, niuna di queste proprietà essere veramente caratteristica: la differenza con cui si presentano nei fenomeni della materia vivente e dell’inorganica, si riduce al grado, secondo mi pare che potrebbe dimostrarsi, con un vantaggio a favore di un certo numero di mutamenti vitali e forme della vita, non già di tutti, né a confronto di tutti i fenomeni inorganici. Del resto il capitolo si chiude colla dichiarazione, che questa formula lascia fuori «la singolarità più distintiva» della vita.
Al capitolo seguente viene aggiunta e commentata questa singolarità, che viene chiamata « all-important» per il concetto di vita, e la formula diviene: La definita combinazione di mutamenti eterogenei così simultanei come successivi, in corrispondenza colle coesistenze e successioni esterne. Quali fatti siano rappresentati dalla parola «corrispondenza», e come essi siano caratteristici della vita, l’A. spiega principalmente nei seguenti passi.
P. 73: Nei mutamenti manifestati dalle cose inanimate in conseguenza di certi mutamenti di condizioni «noi non vediamo un nesso tra i mutamenti subiti e la preservazione delle cose che li hanno subiti; o, ad evitare qualunque presupposto teleologico – i mutamenti non hanno rapporti apparenti con futuri eventi esterni, che di certo o probabilmente avranno luogo. Nei mutamenti vitali, invece, tali rapporti sono chiari». «... È chiaro che i procedimenti di un ragno, il quale si avventa fuori quando la sua tela viene scossa leggermente, e resta rimpiattato quando la scossa è violenta, conducono meglio a procacciare il cibo e a fuggire il pericolo, che non farebbero se fossero invertiti. Il fatto che noi restiamo sorpresi allorché, come nel caso di un uccello affascinato da un serpente, la condotta tende alla distruzione dell’individuo, mostra all’istante quanto generalmente noi abbiamo osservato un adattamento dei mutamenti vitali ai mutamenti delle condizioni ambienti». P. 78: «La modificazione prodotta da qualche azione esterna in un oggetto inanimato non ha tendenza a produrre in esso una modificazione secondaria, la quale prevenga ( that anticipates) qualche secondaria modificazione dell’ambiente. Invece in ogni corpo vivente c’è una tendenza a modificazioni secondarie di codesta natura; e appunto nella produzione di queste consiste la corrispondenza»... «Se noi pigliamo un corpo vivo di una conveniente organizzazione e facciamo che il mutamento A (dell’ambiente) produca in esso un mutamento C; allora, se nell’ambiente A produrrà a, nel corpo vivo C produrrà c: i quali a e c mostreranno una certa concordanza di tempo, luogo o intensità. E mentre la vita consiste nella continua produzione di simili concordanze o corrispondenze, la vita è mantenuta dalla continua produzione delle medesime»... P. 79: «La sola risposta a queste obbiezioni (tratte dalla insufficienza del vocabolo corrispondenza) è, che non abbiamo una parola abbastanza generale per comprendere tutte le forme di questa relazione fra l’organismo e il suo mezzo, e insieme abbastanza specifica per dare un’idea adeguata della relazione; e che la parola corrispondenza sembra la meno difettosa. Il fatto, che deve costantemente venire espresso, è che certi mutamenti, continui o discontinui, dell’organismo sono connessi in guisa tale, che per quantità o variazioni o periodi di apparizione o modi di successione, essi hanno rapporto con azioni esterne, costanti o seriali, attuali o potenziali – rapporto in forza del quale una relazione definita fra alcuni membri d’uno dei gruppi implica una relazione definita fra certi membri dell’altro gruppo; e la parola corrispondenza sembra la più idonea ad esprimere questo fatto».
§ 30. «Dal riguardare i fenomeni sotto questo aspetto generale viene suggerito il modo di ridurre la nostra definizione della vita a una forma la più astratta e forse la migliore. Considerando i rispettivi elementi della definizione come relazioni, noi evitiamo e la circonlocuzione e l’inesattezza verbale: e che noi possiamo giustamente considerarli in questa maniera, è chiaro». Pag. 80: «Dal momento, dunque, che noi possiamo in tutti i casi riguardare i fenomeni esterni come posti puramente in relazione, e i fenomeni interni anch’essi come puramente in relazione; la più estesa e la più compiuta definizione della vita sarà – Il continuo accomodamento delle relazioni interne alle relazioni esterne».
P. 82: «... La vita dell’organismo sarà breve o lunga, bassa o alta, secondo il minore o maggiore riscontro che i mutamenti dell’ambiente troveranno in corrispondenti mutamenti dell’organismo. Concesso un margine per le perturbazioni, la vita continuerà soltanto finché continui la corrispondenza; la vita sarà compiuta secondo quanto sarà compiuta la corrispondenza; e la vita sarà perfetta solo quando perfetta sia la corrispondenza».
P. 83: «... Quando vediamo la pianta mangiata, il verme calpestato, l’uccello morto di fame, vediamo ancora che la morte è il cessare ( is an arrest) di quella tale corrispondenza che esisteva; che esso ha avuto luogo quando c’è stata nell’ambiente qualche mutazione, alla quale l’organismo non rispose con una mutazione propria, e che perciò così per brevità come per semplicità, la vita era incompiuta quanto era incompiuta la corrispondenza».
P. 88: «Come prova la più semplice e concludente del variare il grado della vita come il grado della corrispondenza, rimane da notare che corrispondenza perfetta sarebbe vita perfetta. Se nell’ambiente non vi fossero altri mutamenti che quelli ai quali l’organismo avesse mutamenti adatti da opporre, e se l’organismo non restasse mai inferiore nell’energia opposta ai medesimi, si avrebbe esistenza eterna e scienza universale. La morte per decadenza naturale ha luogo perché nella vecchiaia i rapporti tra l’assimilazione, l’ossidazione e la genesi della forza, le quali continuano nell’organismo, cessano a grado a grado dallo stare in corrispondenza coi rapporti tra l’ossigeno e il cibo e il calore assorbito dall’ambiente. La morte per malattia si verifica o quando l’organismo ha un’incapacità congenita di far contrasto alle ordinarie azioni esterne colle ordinarie azioni interne, o quando ha avuto luogo qualche straordinaria azione esterna senza che vi fosse un’azione interna da opporvisi. La morte per accidente vuol dire alcuni mutamenti meccanici del mezzo, le cui cause o sfuggono per mancanza d’attenzione o sono così complesse che i loro risultati non possono venire previsti; e per conseguenza certe relazioni interne dell’organismo non sono accomodate alle relazioni dell’ambiente. È chiaro che se a ogni coesistenza e successione esterna, dalla quale in qualsiasi grado venisse affetto, l’organismo rispondesse con un conveniente processo o atto; i mutamenti simultanei sarebbero indefinitamente numerosi e complessivi e i successivi sarebbero senza fine; – la corrispondenza sarebbe la più grande che si possa immaginare, e la vita sarebbe la più alta che si possa pensare, così per grado come per durata».

Esaminiamo il primo dei passi su citati della p. 73. I mutamenti vitali hanno rapporto, non diciamo colla conservazione dei corpi che li hanno subiti, «per evitare qualsiasi presupposto teleologico», ma «con futuri eventi esterni che di certo o probabilmente avranno luogo».
Dunque con la conservazione no, e perciò con eventi, i quali non importa determinare se abbiano un nesso con la medesima? Lo scorrere delle acque dei fiumi «ha rapporto» con l’avvicinamento di molecole saline del mare alle loro molecole, giacché, dato lo scorrere delle acque, tale avvicinamento non può non avvenire. E in generale, i mutamenti inorganici devono venire modificati dal moto esterno, e a loro volta, essendo essi stessi movimento, devono modificare il moto esterno; fatti che avvengono entrambi secondo leggi e rapporti immancabili, essendo lo stato di ciascuna porzione della materia, in ciascun istante, causa e condizione di uno stato successivo. Dunque l’aver rapporto con futuri eventi esterni qualunque è proprio anche dei mutamenti inorganici. Si noti poi che l’indifferenza degli eventi futuri riguardo alla «conservazione» è in contradizione coi tre esempi dati subito dopo, come con tutti gli altri e con tutti i tentativi di spiegazione o dimostrazione della caratteristica della vita; nei quali non si allude mai ad altro fatto meccanico, che sia il risultato dell’incontro degli eventi esterni con i mutamenti organici, tranne appunto la «conservazione».
«Che di certo o probabilmente avranno luogo». I futuri eventi esterni coi quali i mutamenti inorganici hanno rapporto, sono non probabili, ma, anche se impreveduti da noi, certi e infallibili. Dunque l’aver rapporto con futuri eventi esterni certi, non può essere caratteristico dei mutamenti vitali. Passiamo ai probabili e consideriamo l’altro dato essenziale dell’«avere rapporto». Un rapporto in tanto esiste in quanto esistono i termini, giacché li presuppone. Nel nostro caso uno dei termini non esistendo obiettivamente – eventi futuri, non solo, ma probabili – il «rapporto», comunque lo si voglia del resto intendere, non può avere nemmeno esso un’esistenza obiettiva; ma tuttavia esso è affermato come esistente, dunque i futuri eventi probabili debbono pure esistere; e giacché non hanno un’esistenza obiettiva, non possono esistere che in quanto rappresentati in un organismo mentale. Dunque i mutamenti vitali implicano il fatto psichico di una rappresentazione. Quando fosse così, questo implicare una condizione di natura psichica starebbe in perfetta contraddizione con l’assunto di una definizione meccanica della vita.
Gli «eventi futuri» non possono essere né cause efficienti né condizioni dei mutamenti vitali né dei modi di questi, appunto perché «futuri», perché non esistono: in un solo caso potrebbero determinarne almeno il modo, e cioè quando fossero cause finali. In questo caso si avrebbe la vita resa, al solito, oggetto di un pensiero preesistente alla vita, pensiero dell’Inconoscibile, per esempio, cioè di un fantasma; e si entrerebbe nel solito pantano della teleologia, dove quasi tutti, se non tutti, i pensatori sono andati ad affondare.
Ci può essere chi dica, che la parola «rapporto» sta a rappresentare i modi – fatti obiettivi, meccanici – dei mutamenti vitali, modi che sono caratteristici, perché, quando siano pensati, si trovano stare «in rapporto» con futuri eventi esterni.
L’avere dei modi è necessariamente proprio anche dei mutamenti inorganici; lo stare, quando siano pensati, «in rapporto» con futuri eventi esterni, è proprio, come già si è visto, anche di questi modi. Così l’evaporare dell’acqua è in rapporto colla futura abbassata temperatura dell’atmosfera, perché tutti prevediamo che avrà luogo questo abbassamento, il quale sarà causa che l’acqua cambi il suo stato di aggregazione, almeno col riprendere lo stato liquido. E allora? I modi dei mutamenti vitali meccanici sono modi di movimento. Ora, in che consistono questi modi? Non c’è uomo nato finora, che sappia dirlo: quindi, se si intende affermare soltanto, che i modi dei mutamenti vitali sono modi di movimento, non si afferma nulla di caratteristico; se affermare, che sono modi di movimento diversi dai modi dei mutamenti inorganici, si afferma ma non si dimostra la caratteristica.
– È la qualità, la natura del «rapporto» che è diversa. Lo Spencer ha detto, a p. 78, che «nei corpi viventi c’è una tendenza ad alterazioni secondarie», che « prevengono qualche alterazione secondaria dell’ambiente», e più sotto, che il mutamento secondario c del corpo vivo «mostrerà un certo accordo di tempo, luogo o intensità» col mutamento secondario a dell’ambiente. –
Che significa «prevenire»? Non certo accadere prima, perché tutti i fenomeni dell’universo, eccetto l’ultimo, se un ultimo dovesse esserci, accadono prima di altri. Il «prevenire», nel suo significato ordinario, include un fatto psichico, la previsione di un evento: questo significato bisogna rigettarlo, se no il puro meccanismo se ne va. Diciamo: impedire una modificazione che al corpo vivente potrebbe venire arrecata da una futura alterazione dell’ambiente. Ma col dire potrebbe, torniamo ad affermare una previsione: diciamo dunque, che il modo del mutamento vitale è cosiffatto, da impedire che una modificazione proveniente dall’esterno riesca quella, non che potrebbe essere ma che è. Ma questo è contraddittorio. Anche l’ impedire include il possibile, cioè una rappresentazione mentale.
Il «prevenire» e impedire o implicano il fatto psichico di una rappresentazione, che ha luogo ( a) nell’animale agente, ovvero ( b) in un estraneo spettatore, ( c) o no. Il caso ( a) deve escludersi, perché la definizione ha da essere meccanica; il caso ( b) perché una proprietà costante non può essere un fatto casuale; resta che ( c) si escluda ogni fatto psichico, e s’intenda soltanto dati modi di movimento o un risultato, una combinazione di questi modi con modi di movimenti esterni, quale la sussistenza o durata delle forme viventi. Ma quelle due parole non esprimono alcun modo di movimento; molto meno i modi vitali, che sono ignoti: esprimono dunque un risultato, la «conservazione». E allora non è vero che questo fatto sia una caratteristica dei mutamenti propri della vita; perché sarebbe vero allora soltanto, quando a ogni mutamento vitale susseguisse la conservazione, e in altri termini, quando i corpi viventi, a differenza degli inorganici, fossero eterni.
Quando a noi pare che i mutamenti inorganici non prevengano, in genere, i futuri eventi esterni, e quelli vitali invece li prevengano, noi giudichiamo così in forza di certe associazioni abituali, le quali però non provano nulla. Che cosa impediscono i mutamenti vitali? Che le future modificazioni prodotte dall’ambiente riescano altre, in genere, da quelle che riescono? Ma questo lo impediscono necessariamente an...

Table of contents

  1. Copertina
  2. DOLORE E AZIONE
  3. Indice
  4. Intro
  5. Non «origine» ma una legge negletta dei fenomeni psichici
  6. Il concetto meccanico della vita
  7. Il sentimento è un «semplice aspetto»?
  8. La psiche ha origine da bisogni?
  9. Dolore e azione
  10. Ringraziamenti