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The March on Rome: How Antifascists Understood the Origins of Totalitarianism (and Conied the Word)
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The March on Rome: How Antifascists Understood the Origins of Totalitarianism (and Conied the Word)
About this book
«Amendola attribuiva […] un nuovo è più ampio significato al termine "totalitario" da lui coniato: totalitario non era solo il sistema di dominio politico del fascismo, ma "spirito totalitario" era la pretesa del fascismo di estendere il proprio dominio sulle coscienze degli italiani, obbligandoli a convertirsi alla sua ideologia come una religione politica integralista ed esclusiva ».
Un'acuta analisi della nascita del concetto di totalitarismo nell'ambito del primo Gaetano Salvemini Colloquium in Italian History and Culture
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20th Century HistoryIndex
HistoryEmilio Gentile
La marcia su Roma:
come alcuni antifascisti compresero le origini
del totalitarismo (e coniarono il concetto)
come alcuni antifascisti compresero le origini
del totalitarismo (e coniarono il concetto)
Considero un onore essere stato scelto per iniziare il ciclo dei Salvemini Colloquium ad Harvard, ma nello stesso tempo sento anche la responsabilità del compito che mi è stato affidato. Spero di svolgerlo nel modo migliore.
La scelta dell’argomento è stata suggerita sia dal nome di Salvemini, antifascista e storico del fascismo, sia dalla circostanza, che fa coincidere il primo dei Salvemini Colloquium con la ricorrenza dei novanta anni della marcia su Roma. Certamente, questo non è un anniversario da commemorare, ma piuttosto da commentare, con una nuova riflessione sul significato storico della marcia su Roma per la storia d’Italia.
L’evento non fu significativo solo per la storia italiana, come intuì subito, novanta anni fa, un acuto diplomatico tedesco, il conte Harry Kessler, il quale scriveva nel suo diario il 29 ottobre:
In Italia i fascisti hanno ottenuto il potere attraverso un colpo di Stato. Se lo manterranno, allora questo sarà un evento storico che potrà avere imprevedibili conseguenze non solo per l’Italia me per l’intera Europa. Può essere il primo passo per una avanzata vittoriosa della controrivoluzione. […] In un certo senso, il colpo di Stato compiuto da Mussolini è paragonabile a quello di Lenin nell’ottobre 1917, ma in senso opposto, ovviamente. Forse annuncia un periodo di nuovi disordini e guerre in Europa.
E il giorno dopo aggiungeva: «Mussolini è stato nominato Primo ministro dal re d’Italia. Questo può risultare essere un giorno nero per l’Italia e per l’Europa».131
Quello stesso giorno, il giornalista americano Carleton Beals, che era a Roma nelle giornate della insurrezione fascista, annotava nel suo diario:
Mussolini è giunto a Roma. Per grazia del re e del destino, e del suo proprio talento, ministro del Regno, ma di fatto, se non di nome, dittatore d’Italia. … «La pace è firmata, il dramma è finito», scrisse una volta Cavour. Il medesimo statista, dopo la formazione della nazione italiana, menò vanto: «Sarà titolo di gloria per l’Italia d’aver saputo costituirsi a nazione, senza sacrificare la libertà all’indipendenza, senza passare per le mani dittatoriali d’un Cromwell». Ora, qualsiasi illuminato beneficio il nuovo regime possa recare, l’Italia non può più vantare quel titolo. La Costituzione e la Legge, in Italia, hanno tirato le cuoia. Da oggi, 30 ottobre 1922, la democrazia politica significa tanto poco come quanto era sotto il potere di Cromwell. E non fa differenza se il gregge si è sottoposto volentieri al nuovo giogo. Il fatto significativo è questo: in Italia è iniziata una nuova era, come iniziò in Roma con la dittatura di Sulla. Gli eventi degli ultimi giorni sono la manifestazione di una tendenza europea che è iniziata con la Grande Guerra, compresa le Rivoluzione russa, e può non esaurirsi durante la nostra generazione…132
Analoga osservazione fece il «New York Times» che il 31 ottobre scrisse: «Il movimento fascista ha una importanza internazionale perché è una rivolta contro il metodo democratico».
Con il vantaggio di una sapienza retrospettiva, riconosciamo la fondatezza di quelle acute previsioni. Negli anni venti e trenta, il fascismo al potere diede impulso, direttamente o indirettamente, alla nascita di movimenti e regimi di estrema destra in Europa fra le due guerra, e soprattutto al nazionalsocialismo, perciò è plausibile affermare che la marcia su Roma fu l’origine della sfida mortale del fascismo europeo contro la civiltà liberale e democratica, sfociata nella Seconda guerra mondiale.
Per questo motivo, al di là della ricorrenza dei novanta anni, ho pensato utile dedicare il primo dei Salvemini Colloquium alla marcia su Roma e agli antifascisti che per primi compresero che essa era la fine della democrazia in Italia, e l’inizio di un nuovo regime, che avrebbe minacciato la democrazia in Europa.
Le vicende della marcia su Roma e le sue conseguenze sono noti, ma è controversa la loro interpretazione da parte degli storici, così come lo fu da parte dei suoi contemporanei. La maggior parte degli antifascisti commentò con sarcasmo l’insurrezione fascista. Piero Gobetti, il 2 novembre, definì l’avvento di Mussolini al governo una «parentesi studentesca».133 Venti giorni dopo ripeteva: «La “rivoluzione” fascista non è una rivoluzione, ma il colpo di Stato compiuto da un’oligarchia mediante l’umiliazione di ogni serietà e coscienza politica – con allegria studentesca».134 Il liberale Alberto Cappa scrisse il 2 dicembre che la costituzione del governo Mussolini era avvenuta «colla parodia a buon mercato della marcia su Roma».135 Neppure Salvemini prese sul serio la marcia su Roma: il 9 gennaio 1923 scrisse nel suo diario che la rivoluzione fascista «fu una carnevalata».136
Dopo un decennio di regime fascista, nelle lezioni sul fascismo, che tenne qui ad Harvard, Salvemini definì la marcia su Roma «un’opera buffa».137 La banalizzazione sarcastica della marcia su Roma è tuttora presente nella storiografia. Donald Sassoon ha scritto recentemente che essa fu, in realtà, «poco più che una trascurabile adunata di utili idioti».138
Ma dopo aver ridicolizzato la marcia su Roma, resta da spiegare come da un’adunata di utili idioti ebbe origine una delle grandi tragedie del ventesimo secolo, se è vero, e io penso che sia vero, come ha scritto Giuseppe Galasso, che «il fascismo italiano fu un vero modello e una vera e propria scuola del totalitarismo e delle dittature di destra in Europa e fuori d’Europa, per quanto riguardava la tecnica della conquista del potere, le sistemazioni istituzionali, la ‘fabbrica del consenso’, il rapporto con le forze economiche, il nesso tra politica interna e politica estera».139
La banalizzazione della marcia su Roma ha influito gravemente sull’interpretazione delle origini del regime fascista. Vari storici sostengono che il fascismo, quando giunse al potere, non aveva nessun programma di governo e soprattutto non aveva alcuna idea di un nuovo regime da instaurare.
Alberto Aquarone nel libro L’organizzazione dello Stato totalitario, pubblicato nel 1965, affermò che il fascismo al potere mosse i «primi passi nel segno dell’incertezza», e solo dopo il 3 gennaio 1925, a causa della crisi provocata dal delitto Matteotti, decise di imporre la «dittatura a viso aperto».140
Nel 1966, Renzo De Felice affermò che dopo la marcia su Roma, Mussolini non aveva «una chiara volontà autoritaria». E anche se era contro la libertà che «aveva contrassegnato lo Stato postunitario e soprattutto postbellico», neppure il fascismo, secondo De Felice, «aveva una propria chiara alternativa» allo Stato liberale, mentre «i suoi capi più responsabili, in primo luogo Mussolini» chiedevano soltanto una «maggiore autorità all’esecutivo», «senza mettere in discussione le fondamenta dell’assetto costituzionale e in particolare il sistema parlamentare».141 Più recentemente, nel 2000, Roberto Vivarelli ha sostenuto che quando giunse al potere, il fascismo non aveva ancora assunto una sua precisa fisionomia» e nel «suo primo anno di vita come forza di governo rimaneva ancora una nebulosa di assai incerta definizione».142
Secondo questi storici, dunque, il regime a partito unico instaurato in Italia dal fascismo fu il prodotto di circostanze impreviste, piuttosto il risultato della debolezza degli avv...
Table of contents
- Copertina
- Occhiello
- Frontespizio
- Colophon
- Elaine Papoulias, Foreword
- Giuseppe Pastorelli, Foreword
- Renato Camurri, Introduction. Gaetano Salvemini: The Harvard Years
- Emilio Gentile, The March on Rome: How Antifascists Understood the Origins of Totalitarianism (and Coined the Word)
- Elaine Papoulias, Premessa
- Giuseppe Pastorelli, Premessa
- Renato Camurri, Introduzione. Geatano Salvemini: gli anni di Harvard
- Emilio Gentile, La marcia su Roma: come alcuni antifascisti compresero le origini del totalitarismo (e coniarono il concetto)
- Quarta di copertina
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