Le sentenze civili condannano lo Stato italiano a pagare 300 milioni di euro di risarcimenti per l'abbattimento del DC-9 della compagnia Itavia in una battaglia aerea nei cieli di Ustica, che però secondo le sentenze penali non c'è mai stata, al punto che i giudici hanno bollato i tanti scenari di guerra come fantapolitica o romanzo che potrebbero anche risultare interessanti se non vi fossero coinvolte 81 vittime innocenti. Com'è possibile una divergenza cosÏ forte? A quarant'anni dalla tragedia, questo volume spiega tale incredibile contraddizione e racconta l'intricata vicenda giudiziaria dall'interno delle istituzioni e delle aule di tribunale. AnzichÊ affidarsi alle ipotesi romanzesche che hanno plasmato l'immaginario collettivo, gli autori apportano interviste di prima mano, analisi delle fonti, le proprie testimonianze dirette e un'appendice di documenti inoppugnabili per chiarire perchÊ la leggenda del missile, naufragata in Corte d'Assise e Cassazione, sia risorta davanti a un giudice onorario aggiunto, fino all'incredibile risultato di due certezze inconciliabili.Un paradosso nel quale gioca un ruolo centrale la politica e che spiega perchÊ, come disse nel 2014 il giornalista britannico David Learmount L'Italia è un brutto posto per avere un incidente aeronautico. Se volete la verità , avete meno probabilità di trovarla lÏ che in praticamente qualsiasi altra parte del mondo.

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Ustica, un'ingiustizia civile
PerchÊ lo Stato pagherà 300 milioni per una battaglia aerea che non c'è mai stata
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Ustica, un'ingiustizia civile
PerchÊ lo Stato pagherà 300 milioni per una battaglia aerea che non c'è mai stata
About this book
Information
Publisher
Rubbettino EditoreeBook ISBN
9788849868449
Year
2021Ustica: il mare di fango
Gregory Alegi
Un DC-9 dellâItavia precipita in mare con 81 persone a bordo al largo dellâisola di Ustica, mentre si appresta ad atterrare allâaeroporto di Palermo. Lâaereo, proveniente da Bologna, scompare improvvisamente dai radar che seguono il suo volo. Nessun superstite fra i passeggeri e i membri dellâequipaggio. Lâintervento dei mezzi di soccorso porta solamente al recupero di alcune salme e del troncone di coda dellâaereo. Il ventaglio delle ipotesi si allarga anche a quella di una collisione con un aereo militare.
Nella zona del disastro era in corso una manovra aero-navale della NATO. Gli americani escludono che un missile partito dalle loro navi o dai loro aerei possa aver abbattuto lâaereo Itavia. Lâaeronautica militare viene messa sotto inchiesta. I tracciati di molti radar militari sono introvabili. Un MiG libico è precipitato sullâaltopiano della Sila. Potrebbe essere stato abbattuto mentre scortava lâaereo del colonnello Gheddafi diretto in un paese dellâEst il giorno dellâincidente1.
Nella sua stringatezza, il riassunto del giornalista Gianni Bisiach rispecchia con sufficiente esattezza la percezione â tanto diffusa quanto errata â relativa alla caduta del DC-9 I-TIGI la sera del 27 giugno 1980, tragedia che rientra nella grande categoria dei âmisteri dâItaliaâ insieme ad altri casi clamorosi rimasti o considerati irrisolti. Trascinatosi per decenni, il âcaso Usticaâ ha creato un clima di sospetto e sfiducia intorno allâAeronautica Militare, alla quale ha inferto un colpo gravissimo in termini di immagine pubblica, di posizione nei riguardi delle altre forze armate, persino di compattezza interna a seguito della costituzione di parte civile del ministero della Difesa. A fronte di questo danno certo, alimentato dai puntuali riflessi mediatici scaturiti da un livello di polemica sempre molto alto, le indagini non hanno purtroppo consentito di identificare quanti causarono la distruzione del DC-9 e la morte di 81 innocenti: lâarchiviazione disposta dal giudice istruttore nel 1999 ha lasciato ignoti gli esecutori e i loro mandanti2. Lâintreccio delle inchieste susseguitesi nel tempo (tecnico-formale, giudiziaria e persino parlamentare) ha in compenso condotto ad una successione di ipotesi e scenari avanzati da diversi soggetti pubblici e privati, non sempre in accordo tra loro salvo per la diffidenza di fondo per i dati ufficiali e per lâassunto di un coinvolgimento politico di grado elevatissimo in qualche modo âcopertoâ dallâAeronautica Militare e dai suoi uomini tramite una complessa opera di depistaggio intorno alla quale â e solo intorno alla quale â ha ruotato il rinvio a giudizio di alcuni generali per lâipotesi di âalto tradimentoâ3.
Quando lâesame delle singole posizioni è passato dallâistruttoria ai processi, lâesito è stato in realtĂ di segno opposto. Dal 2001 numerose sentenze penali di diverso ordine e grado hanno infatti assolto, dichiarato prescritto o archiviato le posizioni di tutti gli accusati, spesso su richiesta dello stesso pubblico ministero4. Il risultato favorevole ai militari e alla forza armata, messa - e a lungo tenuta - sotto inchiesta in ogni sua articolazione centrale o periferica, si colloca, di fatto, allâestremo opposto della metafora del âmuro di gommaâ che per molti è migrata da titolo cinematografico a vera essenza del caso. Nonostante lâindubbia presenza di occasionali censure a questo o quel comportamento o la sottolineatura dellâopportunitĂ o meno di certe posizioni, i tribunali non risultano ad oggi aver condannato alcun militare nĂŠ, come si è detto, per il fatto principale nĂŠ, tanto meno, per quelli collegati.
Il complesso delle risultanze processuali penali delinea dunque un quadro molto diverso da quello stratificatosi nellâopinione pubblica, non solo per il mancato recepimento dellâimpostazione accusatoria complessiva ma anche per la progressiva messa a fuoco di molti snodi cruciali del âcaso Usticaâ.
A quarantâanni di distanza dalla tragedia ciò permette di tracciarne un sintetico bilancio storiografico, come auspicato nel 2005 dalla Corte dâAppello di Roma5, non per individuare chi fu responsabile della morte di 81 persone ma per tentare di comprendere come si sia potuta sedimentare nellâimmaginario collettivo una percezione degli avvenimenti tanto diversa da quella processualmente accertata in sede penale. La specificazione è importante per le differenze intrinseche tra il giudizio penale e quello civile, in termini di standard di prova (âal di lĂ del ragionevole dubbioâ contro âpiĂš probabile che nonâ), di livello di approfondimento, persino di procedura.
Da questa impostazione discendono, necessariamente, alcune conseguenze. La prima è la centralitĂ del disastro aviatorio rispetto agli scenari ipotizzati o immaginabili, centralitĂ che si traduce nel basare le interpretazioni sui fatti piuttosto che cercare i fatti sulla base delle interpretazioni6. Ciò non significa negare lâevidenza di oggettive tensioni internazionali ma piuttosto ritenere non provato, come in effetti processualmente non è stato, il nesso causale diretto e univoco tra lo âscenarioâ e la tragedia. Corollario di questa impostazione è il basare lâanalisi non sugli aspetti eccentrici o tangenziali rispetto alla vicenda principale ma sui soli punti chiave della eventuale conoscenza e consapevolezza del fatto nella sua immediatezza (nella sala radar di Ciampino e di qui sino al vertice militare), della possibilitĂ di interpretazione univoca dei dati radaristici (qualora evidenti), della simultanea presenza o meno di altri velivoli (compreso il MiG-23 caduto sulla Sila il 18 luglio successivo), dellâasserita risalita di tali notizie ai vertici per ritornare verso il basso con la decisione di occultare le evidenze in modo piĂš o meno sistematico.
Un esame dunque di sintesi, dettato sia dallâimpossibilitĂ â e finanche lâinutilitĂ â di ripercorrere passo per passo una vicenda snodatasi per oltre un quarto di secolo dal disastro alla seconda assoluzione, sia â e soprattutto â dal convincimento che incentrare lâanalisi su elementi solo indirettamente o presuntivamente collegabili al disastro sia di ostacolo alla comprensione della sostanza dei fatti. Pur utilizzando i materiali accumulati negli ambiti strettamente giuridici o meramente tecnici, studiare Ustica come fatto storico vuol dire anche disgiungere il disastro dai significati politici di cui è stato caricato da quanti intendevano piegarne la soluzione alla preesistente lettura di un momento particolarmente teso della vicenda nazionale, o piĂš esattamente per costruire una spiegazione tramite tale lettura esterna e preesistente al fatto.
Lâultimo volo dellâI-TIGI
Partito da Bologna con due ore di ritardo, il volo Itavia IH870 scomparve dagli schermi radar alle 20.59.45â7. A bordo viaggiavano 81 persone, compreso lâequipaggio. Sulla scorta delle conversazioni conservate dal Cockpit Voice Recorder (Registratore delle voci in cabina, CVR), dei dati del Flight Data Recorder (Registratore dei dati di volo, FDR) e delle registrazioni del servizio assistenza al volo, lâultimo volo dellâI-TIGI è tanto chiaro da essere riportato con minime varianti in tutte le ricostruzioni parlamentari, giudiziarie e giornalistiche. Le uniche variazioni riguardano lâaccentuazione degli aspetti umani legati alla presenza di questo o quel passeggero, ai motivi per il quale ci si recava a Palermo, al ritrovamento in mare di un oggetto personale.
Indagini e inchieste
Alla nascita del mistero di Ustica ha in parte contribuito anche lâestrema difficoltĂ di orientarsi tra i diversi livelli dâindagine o dâinchiesta che si sono intrecciati per circa ventâanni, generando ciascuno commissioni, relazi...
Table of contents
- Introduzione
- Parte prima
- Tutto cominciò un 28 giugno
- Mito e realtĂ
- Il silenzio responsabile dellâAeronautica: una scelta pagata cara
- Lâonore calpestato di quattro galantuomini
- Visti da vicino
- LâAssociazione
- La leggenda delle âmorti straneâ
- Come non sono morto per Ustica
- Un processo politico?
- Nelle aule deserte
- Unâassoluzione ignorata
- I processi dimenticati
- Lâultimo viaggio dellâI-TIGI
- In Cassazione
- Legione straniera: periti scomodi
- Addio alle foto, Quilici
- Un colloquio surreale
- Segreti di Stato
- La grande bufala del MiG
- Il marinaio Sandlin e il fact-checking
- Cui prodest
- Parlare di Ustica
- Parte seconda
- Ustica: il mare di fango
- Note
- Bibliografia ragionata
- Appendici
- Appendice I Storia di un caso relativo allâanalisi di un relitto Lezioni tratte dallâindagine sullâincidente aereo di UsticaA. Frank Taylor
- Appendice II Archiviazione a Crotone della presunta retrodatazione della caduta del MiG-23 in Calabria, 5 marzo 1989
- Appendice III Daria Bonfietti ad Armando Cossutta, 13 gennaio 1999
- Appendice IV Associazione per la VeritĂ su Ustica al Presidente della Repubblica, 19 giugno 2018
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