In copertina BENI COMUNI
Tariffa dell’acqua: dieci anni dopo il referendum i conti non tornano? Primo tempo APPROFONDIMENTO
L’Agenda 2030 è stata scossa nel profondo dall’emergenza Covid-19 REPORTAGE
Non c’è pace per la Colombia. E i leader sociali restano nel mirino AMBIENTE
Ponte sullo Stretto, il ritorno. Perché è un incubo da abbandonare DIRITTI
Rimpatri e accordi informali: il “laboratorio” Tunisia visto da vicino ATTUALITÀ
La pandemia ha colpito la salute mentale di medici e infermieri INTERVISTA
Piero Cipriano. Il benessere che abbiamo trascurato SALUTE COSTITUZIONALE
La salute universale passa dalla conoscenza di territori “reali” Secondo tempo AMBIENTE
L’impegno dei produttori del Roero contro i diserbanti chimici in vigna ALTRE ECONOMIE
Coltivare la buona terra per rigenerare i territori ENERGIA
Le rinnovabili possono innescare la terza transizione energetica DIRITTI
Il ruolo delle donne nella lotta al cambiamento climatico Terzo tempo SOCIETÀ
Nadeesha Uyangoda. L’unica persona nera nella stanza CRIMINALITÀ
Andrea Di Nicola. La lezione americana sulle mafie TERRITORIO
Bertram Niessen. La cultura cresce in nuovi spazi I NOSTRI LIBRI
La transizione non è un pranzo di gala ma un cambiamento integrale Rubriche Editoriale di Duccio Facchini Obiettivo Monitor La salute al caleidoscopiodiNicoletta Dentico Il clima è (già) cambiatodiStefano Caserini Il diritto di migrarediGianfranco Schiavone Semi in viaggiodiRiccardo Bocci Distratti dalla libertà di Lorenzo Guadagnucci Il dizionario economico dell’ignotodiAlessandro Volpi Piano TerradiPaolo Pileri Osservatorio sulla coesione di Paolo Graziano Avviso PubblicodiPierpaolo Romani Un volto che ci somigliadiTomaso Montanari La pagina dei libraidiLibreria Zabarella Una finestra sul commercio equodiGaga Pignatelli Le idee eretiche di Roberto Mancini

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LawNadeesha Uyangoda. Lâunica persona nera nella stanza
Partendo dal racconto del proprio vissuto, la giornalista di origine srilankese Nadeesha Uyangoda disvela le dinamiche razziste ancora presenti nella societĂ italiana
di Alessandro Pirovano
"
L'unica
persona nera nella stanza
â
(66thand2nd Editore) non è solo il titolo del primo libro della
giornalista ventottenne Nadeesha Uyangoda ma rappresenta nella sua
concretezza anche il senso di isolamento vissuto da tanti italiani
di seconda generazione, nati o cresciuti in Italia da genitori
stranieri. Un destino condiviso dalla stessa autrice che, nata in
Sri Lanka, allâetĂ di sei anni viene messa in aereo per raggiungere
i genitori, giĂ emigrati nella Penisola. Proprio da questo episodio
prende il via il libro, in cui il racconto di alcuni episodi
significativi della sua vita offre lo spunto allâautrice per
analizzare la societĂ italiana, disvelando le dinamiche razziste
che ancora la caratterizzano sotto molti aspetti. E che, se
allâapparenza percepite come innocue dalla maggioranza bianca della
popolazione, sono vissute dai figli di immigrati e immigrate in
Italia come offensive e avvisaglie di un diffuso sentire comune
xenofobo.
âNel mio passaporto che sembrava non superare mai i
controlli dâingresso in aeroporto, nelle ispezioni âcasualiâ oltre
le casse automatiche del supermercato, nel âtuâ dellâimpiegato di
banca che ritornava al lei col cliente successivoâ. In questi
momenti, come in tanti altri episodi narrati nel corso del libro,
le sue origini srilankesi e la sua pelle nera sono diventate un
aspetto determinante, anzi discriminante, nella sua vita. Come e
quando ha preso coscienza di questa linea del colore che attraversa
la societĂ italiana? Câè un momento particolare?
NU Penso che lâepisodio che piĂš mi ha segnato, da
questo punto di vista, sia stato quello dellâautista del pullman.
Come racconto anche nel libro, alla mia vista si è lasciato andare
in una serie di insulti che volevano rimarcare una distanza
abissale tra lui e me. Tra un ânoiâ, in cui io, con la mia pelle e
con le mie origini, non avrei mai potuto rientrare, e un âloroâ. In
quel momento mi sono vista con gli occhi della componente dominante
nella societĂ , quella degli italiani bianchi, e mi sono resa conto
che il colore nero della mia pelle e i miei tratti somatici,
diversi, per loro avevano una rilevanza a me sconosciuta.
Possiamo definire il suo una sorta di romanzo di
formazione, in cui lei progressivamente prende coscienza del
background migratorio della sua famiglia e mostra al lettore come
episodi, apparentemente banali o questioni a prima vista meramente
linguistiche, siano vissute come ferite da una persona di origine
straniera. Questa presa di coscienza è un processo naturale, comune
alle seconde generazioni?
NU Non penso e non voglio pensare che sia un
processo che accomuni tutti, perchÊ la verà libertà è non pensare
alla propria identitĂ : si dovrebbe solo essere sĂŠ stessi. Non a
caso le persone di pelle bianca, soprattutto se uomini
eterosessuali, non hanno e non sentono il bisogno di pensare a che
cosa sono, perchÊ la loro identità è lo
standard, la normalitĂ . Invece le persone che rientrano in
gruppi marginalizzati per il sesso, il genere, lâetnia sono spesso
costrette a riflettere sulla propria identitĂ perchĂŠ non hanno cosĂŹ
facilmente la libertĂ di essere sĂŠ stesse.
âLe persone di pelle bianca, soprattutto se
uomini eterosessuali, non hanno e non sentono il bisogno di pensare
a che cosa sono, perchÊ la loro identità è lo
standard, la normalitĂ â
Per lei questa presa di coscienza della sua identitĂ , come
è avvenuta?
NU Ă stato lâesito di una serie di fattori: da un lato, è stato un processo naturale di autoriflessione; dallâaltro, il risultato delle percezioni di altri nei miei confronti. Un peso lo ha avuto anche la frequentazione della comunitĂ srilankese. Mi ha aiutato a riflettere sul background migratorio mio e della mia famiglia e sulla mia identitĂ . Tanto italiana quanto srilankese.
NU Ă stato lâesito di una serie di fattori: da un lato, è stato un processo naturale di autoriflessione; dallâaltro, il risultato delle percezioni di altri nei miei confronti. Un peso lo ha avuto anche la frequentazione della comunitĂ srilankese. Mi ha aiutato a riflettere sul background migratorio mio e della mia famiglia e sulla mia identitĂ . Tanto italiana quanto srilankese.
A chi si trova dallâaltro versante, quello bianco, diciamo
per sintetizzare, cosa consiglia sul come approcciarsi alle
minoranze, senza far pesare la sua condizione intrinseca di
privilegio?
NU La risposta è ascoltare. Spesso si ha voglia di
fare domande a persone di minoranza etnica che possono essere
percepite, quando scadono nella morbositĂ , come microaggressioni.
Per evitarle bisogna capire la condizione di chi appartiene a una
minoranza, ascoltarne le storie e le esperienze e capirne cosĂŹ il
punto di vista. Solo dando spazio e ascoltando, si può fare buon
uso del privilegio che qualcuno di noi ha.
Lei è cresciuta in una piccola cittadina, ma ha studiato a
Milano. Un giovane di origine straniera sente molto la differenza
tra cittĂ e provincia?
NU Sia quando ero piccola sia oggi, solitamente,
la differenza tra il vivere in cittĂ e in periferia per uno
straniero è il tendenziale isolamento âesteticoâ con cui ci si
trova a convivere. In un paese ci si sente spesso âlâunica persona
nera nella stanzaâ, mentre in cittĂ la presenza di grosse comunitĂ
straniere permette alle persone con origini non italiane di non
essere soli.
Nel libro, data anche la sua giovane etĂ , la scuola torna
spesso. A volte sotto una luce positiva, a volte sotto una negativa
come i suoi due compagni di banco sfacciatamente razzisti o il
professore che ripete con insistenza la âparola con la nâ durante
le sue lezioni. Secondo la sua esperienza la scuola italiana riesce
a trasmettere lâidea di una societĂ inclusiva oppure rischia solo
di esacerbare i pregiudizi etnici?
NU La scuola ha delle difficoltĂ a creare ambienti effettivamente multiculturali e inclusivi. Questo a causa anche di una narrazione mediatica che, troppo spesso, individua nella ricchezza culturale e linguistica un ostacolo, quasi insuperabile, alla didattica. Pensiamo ai titoli allarmistici dei giornali sulla composizione delle classi allâinizio di ogni anno. E poi il grado di inclusione dipende spesso anche dal tipo di scuola di cui parliamo: ci sono licei in cui la presenza dei neri, di persone appartenenti a minoranze etniche, è disincentivata solo per motivi economici o di prestigio.
NU La scuola ha delle difficoltĂ a creare ambienti effettivamente multiculturali e inclusivi. Questo a causa anche di una narrazione mediatica che, troppo spesso, individua nella ricchezza culturale e linguistica un ostacolo, quasi insuperabile, alla didattica. Pensiamo ai titoli allarmistici dei giornali sulla composizione delle classi allâinizio di ogni anno. E poi il grado di inclusione dipende spesso anche dal tipo di scuola di cui parliamo: ci sono licei in cui la presenza dei neri, di persone appartenenti a minoranze etniche, è disincentivata solo per motivi economici o di prestigio.
âUna legge sulla cittadinanza ancora
imperniata sullo Ius sanguinis non fa che peggiorare la situazione,
avvallando lâidea che non ci possano essere neri italianiâ
Tra i temi che emergono con piĂš forza nel libro câè quello
della cittadinanza. Per ottenerla, scrive, gli stranieri se la
devono âmeritareâ, devono âessere perfettiâ. Per lei avere o non
avere la cittadinanza ha mai fatto la differenza? Ă urgente una
riforma della legge sulla cittadinanza?
NU Una buona proposta di legge è quella del 2017,
in cui la cittadinanza la si può ottenere âcon un atto di volontĂ â
o se si è nati qui oppure se si ha frequentato la scuola. Ora,
invece, un bambino, non avendo la cittadinanza, rischia di crescere
con la percezione di non essere italiano. Con un conflitto
identitario tra ciò che si percepisce di essere e ciò che si è. E
una legge sulla cittadinanza ancora imperniata sullo Ius sanguinis
non fa che peggiorare la situazione, avvallando lâidea che non ci
possano essere neri italiani perchĂŠ con la cittadinanza si
trasmettono anche tratti somatici. E non è una cosa banale perchÊ
il mancato riconoscimento della cittadinanza può avere effetti
molto concreti come le difficoltĂ burocratiche, fino al diniego
della possibilitĂ di imbarcarsi su un aereo, a cui una persona
senza passaporto italiano, come me quando ero a scuola, può andare
incontro in aeroporto.
Intersezionalità è un termine che ricorre nel suo libro.
Essere donna è già motivo di discriminazione, essere donna e
straniera lo è ancora di piÚ. In che senso?
NU Ricordo un episodio avvenuto proprio poco tempo fa intorno a Lecco, dove tre ragazze sono state aggredite mentre passeggiavano. à stato raccontato solo come aggressione razzista ma quello che è successo è anche una violenza contro le donne. I due piani si intersecano spesso quando si parla di aggressioni e molestie nei confronti di donne di origine straniera. E questo fatto non riesce a trovare lo spazio sufficiente nel movimento femminista italiano che, per quanto impegnato a ribadire alcune delle storiche rivendicazioni delle femministe, ha una certa reticenza a farsi carico di istanze nuove, espressioni di una società in cambiamento.
NU Ricordo un episodio avvenuto proprio poco tempo fa intorno a Lecco, dove tre ragazze sono state aggredite mentre passeggiavano. à stato raccontato solo come aggressione razzista ma quello che è successo è anche una violenza contro le donne. I due piani si intersecano spesso quando si parla di aggressioni e molestie nei confronti di donne di origine straniera. E questo fatto non riesce a trovare lo spazio sufficiente nel movimento femminista italiano che, per quanto impegnato a ribadire alcune delle storiche rivendicazioni delle femministe, ha una certa reticenza a farsi carico di istanze nuove, espressioni di una società in cambiamento.
Il suo libro, la serie tv âZeroâ, il podcast âSulla razzaâ,
la blackface esclusa dalle programmazioni Rai: possiamo
considerarle avvisaglie di unâattitudine che cambia in Italia nei
confronti delle seconde generazioni e in generale delle questioni
razziali?
NU Ă una tendenza che si è accentuata con lâuccisione in diretta di George Floyd. Spero proprio che questo risveglio della sensibilitĂ verso le minoranze non sia solo un riflesso di quanto succede negli Stati Uniti ma sia da sprone a indagare il passato italiano e a ritrovare le tracce piĂš o meno visibili che anche lâesperienza coloniale ha lasciato in questo Paese.
NU Ă una tendenza che si è accentuata con lâuccisione in diretta di George Floyd. Spero proprio che questo risveglio della sensibilitĂ verso le minoranze non sia solo un riflesso di quanto succede negli Stati Uniti ma sia da sprone a indagare il passato italiano e a ritrovare le tracce piĂš o meno visibili che anche lâesperienza coloniale ha lasciato in questo Paese.
Š riproduzione riservata
Livatino e Condorelli, valori coerenti con i comportamenti praticati
Dalla Sicilia di ieri e di oggi arrivano due storie esemplari, di cui il nostro tempo avverte un forte bisogno. Il commento di Pierpaolo Romani di Avviso Pubblico
di Pierpaolo Romani
Viviamo tempi non facili. Tempi in cui la paura, lâincertezza e
la precarietĂ rischiano di spingerci a disinteressarci della vita
pubblica, del futuro del nostro Pianeta e di quello dei nostri
figli, a pensare esclusivamente a noi stessi, ai nostri interessi
particolari, a salvare il nostro salvabile. Sono tempi in cui si
avverte la stanchezza di tante parole e il loro distacco da
comportamenti che da piĂš parti si invocano a gran voce -uno per
tutti: vivere rispettando le regole- ma di cui in molti faticano a
vedere la traduzione in concreto. Forte è la tentazione di
abbandonarsi alla polemica o allo scoramento, al cinismo o alla
rassegnazione. Che fare?
Per nostra fortuna, nelle ultime settimane, da una terra
bellissima e disgraziata, comâè la Sicilia definita da Paolo
Borsellino, sono giunti degli esempi che ci fanno capire quanto
valga la pena di vivere una vita fondata sullâimpegno, sulla voglia
di cambiamento e di riscatto, sul mettere in gioco noi stessi,
innanzitutto, senza chiedere sempre agli altri di fare il primo
passo. Ci riferiamo alle storie di vita del giudice Rosario
Livatino e dellâimprenditore Giuseppe Condorelli.
Il primo, magistrato integerrimo che tra gli anni Ottanta e
Novanta del secolo scorso ha operato contro la mafia presso il
tribunale di Agrigento, con competenza e riservatezza, è stato
proclamato beato della chiesa cattolica il 9 maggio. Livatino è
stato ucciso da un gruppo di sicari della stidda siciliana il 21
settembre 1990 mentre si recava al lavoro con la sua auto, senza
alcuna forma di protezione. I responsabili di questo efferato
omicidio sono stati individuati grazie alla testimonianza di Pietro
Nava, un rappresentante settentrionale di porte blindate che, come
testimone diretto, denunciò immediatamente quanto aveva visto alle
autoritĂ competenti.
Alla domanda âLo rifarebbe?â, Nava ha sempre risposto
convintamente in modo affermativo, anche se la sua vita e quella
della sua famiglia sono completamente cambiate, tanto da dover
assumere una nuova identitĂ e dover andare a vivere allâestero per
ragioni di sicurezza. Livatino e Nava, pur con vite e destini
diversi, hanno dimostrato entrambi, senza nessun eroismo, quella
coerenza tra i valori in cui essi credevano e i comportamenti
praticati, di cui il nostro tempo avverte un forte bisogno.
Il secondo esempio che vogliamo ricordare è quello
dellâimprenditore Giuseppe Condorelli, titolare di unâazienda
dolciaria diventata famosa per i torroncini pubblicizzati in un
noto spot televisivo dallâattore Leo Gullotta. Alcun mesi fa,
davanti alla sede aziendale, a Belpasso, è stato messo un biglietto
sul quale è stata scritta questa frase: âMettiti a posto ho (sic)
ti facciamo saltare in aria. Cercati un amicoâ. Condorelli ha
denunciato il tentativo di estorsione ai carabinieri permettendo
alla Direzione distrettuale antimafia di Catania di avviare
unâindagine e di arrestare gli estorsori.
2.032. Le posizioni esaminate nel 2020 dal Comitato di
solidarietĂ attivo presso il Commissario del governo per il
coordinamento delle attivitĂ antiracket e antiusura che ha
deliberato la concessione di oltre 23 milioni di euro tra
elargizioni per denunce relative al racket e mutui per denunce
relative allâusura
Trentâanni fa Libero Grassi, un altro imprenditore
siciliano, disse pubblicamente e in completa solitudine che non
avrebbe mai pagato il âpizzoâ ai mafiosi, li denunciò e rivendicò
con fermezza la sua libertĂ di uomo, di cittadino, di operatore
economico. Pagò con la vita questa sua scelta, ma grazie a Libero
Grassi è nato un movimento associativo antiracket e sono state
varate apposite leggi a difesa degli imprenditori onesti che si
oppongono allâarroganza mafiosa. Alla domanda âperchĂŠ ha
denunciato?â, Condorelli ha risposto: âĂ per i miei figli e per la
Siciliaâ. Sono i fatti che contano. Grazie Livatino, Nava, Grassi e
Condorelli.
Pierpaolo Romani è coordinatore nazionale di â
Avviso pubblico, enti locali
e Regioni per la formazione civile contro le mafieâ
Š riproduzione riservata
Andrea Di Nicola. La lezione americana sulle mafie
Negli Usa ci hanno messo 70 anni a capire quanto fosse pericolosa Cosa Nostra. Per contrastare le mafie straniere in Italia dobbiamo fare tesoro di quella esperienza
di Ilaria Sesana
Per comprendere meglio le mafie straniere in Italia bisogna fare un salto indietro nel tempo e attraversare lâAtlantico. Tornare nellâaula del tribunale di New York dove, il 24 ottobre 1985, il pubblico ministero Robert Stewart ha pronunciato la requisitoria finale del processo âPizza Connectionâ. Punto dâarrivo di unâinchiesta che ha svelato il ruolo di Cosa Nostra nel traffico di stupefacenti negli Stati Uniti tra il 1975 e il 1984, oltre che i legami tra i capi locali e quelli rimasti in Sicilia, terra dâorigine di molti degli imputati alla sbarr...
Table of contents
- Copertina
- Altreconomia 238 - Giugno 2021
- Indice dei contenuti
- Le imprese coinvolte nell'occupazione della Palestina e la ricerca che fa paura
- Monitor, osservatorio sul mondo (giugno 2021)
- Tariffa dellâacqua: dieci anni dopo il referendum i conti non tornano?
- LâAgenda 2030 è stata scossa nel profondo dallâemergenza Covid-19
- Non câè pace per la Colombia. E i leader sociali restano nel mirino
- Covid-19: una Chernobyl sanitaria che si doveva evitare
- Ponte sullo Stretto, il ritorno. PerchÊ è un incubo da abbandonare
- Gli obiettivi climatici e quell'enfasi sull'idrogeno
- Rimpatri e accordi informali: il âlaboratorioâ Tunisia visto da vicino
- La finta riforma del sistema europeo di asilo
- La pandemia ha colpito la salute mentale di medici e infermieri
- Piero Cipriano. Il benessere che abbiamo trascurato
- Le affascinanti sfide che attendono lâagricoltura
- La salute universale passa dalla conoscenza di territori ârealiâ
- Porsi il problema del linguaggio che usiamo
- Il Pnrr non riforma la tassazione, ma non è una sorpresa
- Lâimpegno dei produttori del Roero contro i diserbanti chimici in vigna
- Cara Repubblica, ti stanno togliendo la terra da sotto i piedi
- Coltivare la buona terra per rigenerare i territori
- Le âtre Italieâ del mancato progresso sociale
- Le rinnovabili possono innescare la terza transizione energetica
- Il ruolo delle donne nella lotta al cambiamento climatico
- Nadeesha Uyangoda. Lâunica persona nera nella stanza
- Livatino e Condorelli, valori coerenti con i comportamenti praticati
- Andrea Di Nicola. La lezione americana sulle mafie
- Giovanni Passannante da Salvia di Lucania, precursore dellâavvenire
- Bertram Niessen. La cultura cresce in nuovi spazi
- La transizione non è un pranzo di gala ma un cambiamento integrale
- La pagina dei librai (da Altreconomia 238)
- I big player guardano ai consumatori critici. Che fare?
- La fede autentica che apre gli occhi di chi la vive, quella nel bene comune
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