Dall'incipit del libro: Con questo libro penetriamo nella intima essenza del complesso dell'attività di Rudolf Steiner. Perchè tutta l'opera sua aveva questo unico fine: di tracciare al mondo le vie che conducono al Cristo. Nel tempo del razionalismo e del materialismo, il Cristo, per noi, era andato perduto; le Chiese sbadigliavano nella desolazione del vuoto, e chi non si adagiava in esse come un fanciullo ingenuo e puro, aveva testa e cuore o vuoti, o pieni di contraddizioni. Quanto usciva dalle labbra dei rappresentanti della dottrina cristiana non operava come verità e convinzione; suonava spesso vuoto, gonfio o artificioso, nel migliore dei casi volto a stordire sè stesso. La Chiesa era diventata una cosa formale, convenzionale, e di fronte alla scienza scendeva a compromessi, senza poterle opporre alcuna realtà operante; doveva a mano a mano rinunziare pretendere dagli uomini la fede, perchè a chi dubitava non era in grado di opporre nulla di sufficientemente concreto, che fosse capace di trasformare la credenza in sicuro convincimento e in sapere. Perfino i catecumeni dovevano ritirare i loro quesiti dinnanzi all'incertezza del venerato pastore e alla sua evidente ritrosìa ad affrontare tutto ciò che fosse essenziale; essi si vedevano come scolaretti abbandonati posti di fronte al Nulla spirituale, si sentivano vacillare il terreno psichico sotto i piedi.

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Il Vangelo di Giovanni
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Theology & ReligionSubtopic
Biblical StudiesXII - L’essere della Vergine Sofia e dello Spirito Santo
Ieri siamo giunti fino a parlare di quel mutamento che, con la meditazione, la concentrazione e gli altri esercizi prescritti dai diversi metodi d’iniziazione, si verifica nel corpo astrale dell’uomo. Abbiamo visto che, per virtù di questi esercizi, il corpo astrale viene elaborato in modo da acquistarsi gli organi, che ad esso occorrono per vedere nei mondi superiori; e abbiamo detto, che fino a questo punto – sebbene gli esercizi si adeguino completamente alle diverse rispettive epoche di civiltà – il principio su cui è basata l’iniziazione è tuttavia ovunque il medesimo. Una differenza fondamentale comincia a determinarsi soltanto, quando si rende necessaria la presenza di un elemento nuovo. Perchè, infatti, l’uomo possa veramente penetrare con lo sguardo nei mondi superiori, occorre che ciò, che in fatto di organi si è elaborato nella sua parte astrale, s’impronti, s’imprima nel corpo eterico, che venga insomma spinto dentronel corpo eterico.
L’elaborazione del corpo astrale per via di meditazione e di concentrazione, viene, con espressione antica, chiamata «catarsi», purificazione. Questa catarsi opurificazione ha lo scopo di eliminare dal corpo astrale tutto quanto impedisce che esso sia organizzato armonicamente e regolarmente, così da consentire che acquisti organi più elevati, perchè esso ha la disposizione ad avere questi organi superiori, e occorre soltanto di mettere, per così dire, a nudo le forze, che in esso si trovano. Dicevamo, che si possono seguire i metodi più diversi, per determinare questa catarsi. In questa direzione, l’uomo può arrivare già molto lontano, se, per esempio, giunge a compenetrarsi e a sperimentare tanto intimamente tutto ciò che sta scritto nel mio libro: «Filosofia della Libertà», da avere il sentimento, che quel libro abbia avuto per lui un’azione suscitatrice, ma che egli può veramente riprodurre oramai da sè, e in modo fedele e preciso, i pensieri che in esso sono indicati. Se qualcuno sicontiene nei riguardi di quel libro – perchè in questo senso esso è stato scritto – all’incirca come un virtuoso che suona il pianoforte rispetto al compositore di cui eseguisce la composizione, in modo, cioè, da riprodurre in sè tutta l’opera – naturalmente, in maniera adeguata – riesce possibile, per virtù della rigida concatenazione dei pensieri di quel libro, di portare la catarsi a un alto grado. Perchè in queste cose, come in quel libro, ciò che importa è che i pensieri sieno tutti collocati in modo,da diventare operanti. In molti altri libri dei nostri tempi, purchè se ne disponga in modoun po’ diverso l’ordinamento, è in fondo possibile modificare l’ordine degli argomenti: non è invece così nella Filosofia della Libertà. Nel contenuto di quest’opera è altrettanto impossibile spostare di una cinquantina di pagine la pagina 150, quanto lo scambiare in un cane le gambe anteriori con le posteriori. Quel libro, infatti, è un organismo articolato, e il lavoro di ricostruirne il corso di pensieri agisce aun dipresso come un allenamento interiore. Vi sono dunque varii metodi per determinare la catarsi. Chi, dopo aver letto attentamente il libro, non l’ha determinata, non deve credere che sia errato ciò ch’io dico, ma piuttosto che è stato lui, che non ha lavorato su quel libro giustamente, o abbastanza energicamente e radicalmente.
Ora, però, c’è un altro punto da considerare: ed è, che quando la catarsi si è effettuata, quando nel corpo astrale si sono formati gli organi sensorii astrali, tutto questo complesso deve venir impresso nel corpo eterico. Nelle iniziazioni precristiane, questo processo si svolgeva così: si diceva al discepolo, dopo che aveva terminato gli esercizi preparatori, che spesso gli si erano fatti fare per varii anni: «È giunto adesso ilmomento, in cui il corpo astrale è tanto progredito, da avere organi di conoscenza proprii; questi ora possono dare la loro impronta nel corpo eterico». Il discepolo veniva allora sottoposto a un procedimento, che oggigiorno – almeno per l’epoca della nostra civiltà – non soltanto non è più necessario, ma non potrebbe nemmeno più eseguirsi seriamente. Veniva tenuto in condizione letargica per tre giorni e mezzo, durante i quali veniva curato in guisa, che non gli succedeva solamente quanto si verifica ogninotte durante il sonno, ossia l’uscita del corpo astrale dal corpo fisico e dall’eterico, ma gli si traeva fuori fino a un certo grado anche il corpo eterico, e si aveva cura inoltre, che il corpo fisico rimanesse intatto e che il discepolo stesso intantonon morisse. Così il corpo eterico era liberato dalle forze del corpo fisico, che operano su di esso. Si era reso il corpo eterico, per così dire, elastico e plastico, e immergendo ora in esso ciò che in fatto di organi sensorii era stato formato nel corpoastrale, gli si faceva ricevere l’impronta dell’intiero corpo astrale. Quando poi il paziente veniva dall’ierofante ricondotto allo stato normale, quando il suo corpo astrale e l’Io tornavano a unirsi col suo corpo fisico e col suo corpo eterico (questo era un processo, del quale s’intendeva l’ierofante), non vi era per lui solamente la catarsi, ma anche quella che si chiama «illuminazione», «Fotismos». Il discepolo poteva ora nel mondo che lo circondava, non soltanto percepire tutte le cose fisico-sensibili, ma poteva anche avvalersi di organi di percezione spirituale, vale a dire che vedeva lo spirituale ed era in grado di percepirlo. L’iniziazione, in sostanza, constava di quei due processi, della purificazione o purgazione e dell’illuminazione.
Ora, nelcorso dell’evoluzione dell’umanità, è subentrata per l’uomo una fase, per la quale a mano a mano gli è divenuto impossibile di staccar più il corpo eterico da quello fisico, senza determinare un vasto perturbamento di tutte le funzioni; tutta la evoluzione postatlantea, infatti, andò a finire in un consolidamento sempre maggiore del corpo eterico nel corpo fisico. Fu perciò necessario di adottare altri metodi, per i quali il corpo astrale, anche senza la separazione del corpo eterico da quello fisico, purché sufficientemente sviluppato nel corso della catarsi, nell’atto di rientrare da solo nel corpo eterico e nel fisico, non ostante l’impedimento di quest’ultimo, giungesse a imprimere i proprii organi nel corpo eterico. Quello che occorreva, dunque, era, che nella meditazione e nella concentrazione operassero forze più possenti affinchè si determinassero nel corpo astrale dei vigorosi impulsi, capaci di superare la forza di resistenza del corpo fisico. Per prima venne allora l’iniziazione veramente specificamente cristiana, la quale richiedeva che l’uomo si assoggettasse ai procedimenti, che sono stati ieri descritti come i sette gradini. Quando l’uomo ha traversato queste sensazioni e questi sentimenti, il suo corpo astrale ne rimane così lavorato, da formare plasticamente i suoi organi di percezione – talvoltav’impiega degli anni, ma può anche arrivarvi prima, o più tardi, – e da imprimerli poi nel corpo eterico, per fare così dell’uomo un illuminato. Potrei descrivere perfettamente questo genere di iniziazione, che è specificamente cristiano, se invece di tenere delle conferenze ancora per qualche giorno, potessi tenervene una al giorno su tutti i dettagli per circa due settimane. Ma questo non importa. Importava ieri di indicarvi certi particolari dell’iniziazione cristiana. Vogliamo renderci edotti soltanto del principio, a cui essa s’informa. – Per il fatto di traversare un procedimento simile, l’uomo è effettivamente in condizione di conseguire l’iniziazione, senza i tre giorni e mezzo di sonno letargico; specialmente se il discepolo cristiano medita continuamente sui versetti del Vangelo di Giovanni. Se egli fa ogni giorno agire su di sè i primi versetti di quel Vangelo, dalle parole: «Nel principio era il Verbo...» fino alle altre «... pieno di graziae di verità», egli fa una meditazione di enorme importanza. Questa forza i versetti l’hanno in sè. Perchè questo Vangelo di Giovanni, nella sua unità, non esiste affatto per essere solamente letto e compreso con l’intelligenza, ma al contrario deve esserevissuto e sentito interiormente. Allora è esso stesso una forza, che viene in aiuto all’iniziazione e lavora per essa; e allora si sperimentano la «lavanda dei piedi», la «flagellazione» e altri processi interiori, visioni astrali tutte, nel modo preciso come vengono descritti dal capitolo XIII in poi.
Ma l’iniziazione rosicruciana, quantunque fondata su basi cristiane, opera piuttosto con altre rappresentazioni simboliche che determinano la catarsi, e precisamente con immaginazioni figurate. Questa è una nuova modificazione, che si è dovuta introdurre, perchè l’umanità, da parte sua, aveva percorso un altro tratto della propria evoluzione, e il metodo nell’iniziazione deve adeguarsi ai progressi che l’umanità a mano a mano va compiendo. Dobbiamo ora comprendere, che l’uomo, quando conseguirà questa iniziazione, diverrà in fondo affatto diverso da quel che era prima. Mentre prima non era in rapporto altro che con le cose del mondo fisico, dopo, invece, acquista la possibilità di praticare ugualmente i processi e gli esseri del mondo spirituale. Questo implica, che l’uomo raggiunge la conoscenza in un senso molto più reale di quello astratto, timido, prosaico, con cui si parla ordinariamente della conoscenza. Per chi consegue la conoscenza spirituale, il processo cognitivo è anche tutt’altro; è una vera e propria realizzazione del bel detto: «Conosci te stesso!» Ma è pericolosissima cosa, nella sfera della conoscenza, comprendere questo detto in modo errato, come oggidì succede anche troppo spesso. Molti si spiegano quel detto nel senso, che essi non debbono più guardare attorno nelmondo, ma soltanto curiosare nella propria interiorità o cercare in essa sola ogni spiritualità. Questa è una interpretazione molto errata di quel detto, che ha invece tutt’altro significato. L’uomo deve rendersi chiaramente conto, che una vera conoscenza superiore è anche un’evoluzione, che da un punto di vista, che l’uomo aveva già raggiunto, conduce a un altro, che prima non aveva raggiunto ancora. Se ci si esercita nell’autoconoscenza in modo, come se ci si covasse interiormente, si vede soltanto ciò che già prima si aveva; non si acquista nulla di nuovo, ma solamente una conoscenza, intesa nel senso che oggi è corrente, del proprio io inferiore. Questa interiorità non è che una parte di quanto si richiede per la conoscenza; l’altra parte, che le occorre, deve ancora aggiungersi. Senza entrambe le parti, non si conchiude nulla. Per mezzo dell’interiorità, l’uomo può arrivare a sviluppare in sè gli organi, coi quali esercita le sue facoltà cognitive. Ma come l’occhio, organo sensorio esteriore, non conoscerebbe il sole, se guardasse introspettivamente in sè stesso, invece di guardar fuori verso il sole stesso, così del pari anche l’organo cognitivo interiore deve guardar fuori, s’intende verso una esteriorità spirituale, per poter veramente conoscere. Il concetto di «conoscenza» aveva nei tempi, in cui s’intendevano le cose spirituali più realisticamente, un significato assai più profondo, più realistico di oggi.Leggete nella Bibbia, che cosa significa: «Abraham conobbe sua moglie!» oppure, che questo o quel patriarca «conobbe la propria moglie». Non dovete faticare molto a comprendere, che in quei passi s’intende parlare di fecondazione, e se si considera il detto: «conosci te stesso»in greco, non significa: «va a curiosare nella tua interiorità», bensì «feconda il tuo sè con ciò che fluisce a te dal mondo spirituale». Conosci te stesso! significa: Feconda te stesso col contenuto del mondo spirituale! – All’uopo occorrono due requisiti: che l’uomo si prepari con la catarsi e l’illuminazione, e poi che apra la sua interiorità liberamente al mondo spirituale. In questa connessione con la conoscenza, possiamo paragonare l’interiorità dell’uomo all’elemento femminile, e l’esteriorità al maschile. L’interiorità bisogna renderla atta a ricevere il Sè superiore; quando a ciò sia resa atta, il Sè superiore dell’uomo, dal mondo superiore, fluisce e penetra nell’uomo stesso. Dove infatti è il Sè superiore dell’uomo? Sta forse là dentro, nella persona umana? No! Durante i periodi di Saturno, del sole e della luna, il Sè superiore era riversato sull’intiero Cosmo; l’Io del Cosmo fu allora riversato sull’uomo, e questo Io, l’uomo deve far lavorare su di sè, deve farlo lavorare sulla propria interiorità preparata in precedenza. Vale a dire, che deve essere purificata e purgata, nobilitata, assoggettata alla catarsi l’interiorità dell’uomo, in altre parole: il suo corpo astrale. Allora egli può aspettarsi che la spiritualità esteriore penetri in lui, a illuminarlo. E questo succede quando l’uomo è tanto bene preparato, da avere sottoposto il suo corpo astrale alla catarsi e da avere per tal mezzo formato i suoi organi interiori di conoscenza. Il corpo astrale, allora, è sotto ogni riguardo tanto progredito, quando s’immerge nel corpo eterico e in quello fisico, da far seguire l’illuminazione, il fotismo. Ciò che veramente si verifica è per l’appunto che il corpo astrale dà al corpo eterico l’impronta dei propri organi, con che si determina il fatto che l’uomo percepisce il mondo spirituale che gli sta d’attorno, ossia che la sua interiorità, il corpo astrale, accoglie ciò che gli può offrire il corpo eterico, ciò che il corpo eterico gli trae da tutto il Cosmo, dall’Io cosmico.
L’esoterismo cristiano chiamava questo corpo astrale purificato, purgato, che nel momento di sottoporsi all’illuminazione non contiene più nessuna delle impressioni impure del mondo fisico, ma solamente gli organi per la conoscenza del mondo spirituale: «la pura, casta, sapiente, vergine Sofia». Per mezzo di tutto ciò che accoglie nella catarsi, l’uomo purifica e monda il suo corpo astrale sino a farne la Vergine Sofia. E alla Vergine Sofia muove incontro l’Io cosmico, l’Io dei mondi, che opera l’illuminazione, che fa sì che l’uomo abbia luce, luce spirituale attorno a sè. Questosecondo elemento, che si aggiunge alla Vergine Sofia, l’esoterismo cristiano chiamava – e lo chiama ancor oggi – lo «Spirito Santo». Di guisa che, in senso cristiano esoterico, si dice cosa giustissima, quandosi dice che il cristiano esoterico per mezzo dei processi iniziatici ottiene la purificazione, la purgazione del suo corpo astrale; che egli fa di quest’ultimo la Vergine Sofia, e che viene illuminato – se volete, potete dire: adombrato – dallo «Spirito Santo», dall’Io cosmico dei mondi. E chi dunque è illuminato, chi, in altri termini, nel senso dell’esoterismo cristiano, ha ricevuto in sè lo «Spirito Santo», parla oramai in senso diverso da prima. Come parla egli? Parla in modo, che non esprime ilsuoparere, quando discorre di Saturno, del sole, della luna, delle varie membra dell’entità umana, dei processi dell’evoluzione cosmica. Deisuoigiudizi non fa neppure cenno. Quando un cotal uomo parla di Saturno, è Saturno stesso che parla attraverso di lui; quando parla del sole, è l’entità spirituale del sole che parla attraverso di lui. Egli è uno strumento; il suo io si è sommerso, vale a dire, che per dei momenti come quelli ora citati, è divenuto impersonale, ed è l’Io cosmico che si serve di lui come diuno strumento, per parlare attraverso di lui. Nei veri insegnamenti esoterici, perciò, che provengono dall’esoterismo cristiano, non si può parlare di punti di vista e di opinioni. Sarebbe un errore nel più alto senso della parola: nonesistono. Chi, nel senso dell’esoterismo cristiano, parla con retto intendimento del mondo, dice a sè medesimo: «Non interessa, che io dica alla gente, che ho visto due cavalli, dei quali uno mi piace meno, e l’altro a parer mio deve esser pigro. Ciò che importa, è che io descriva agli altri quei cavalli, e dia loro dei fatti!» E si tratta precisamente di questo: che bisogna raccontare ciò che si è osservato nel mondo spirituale, prescindendo da ogni opinione personale. In ogni sistema d’insegnamento di scienza dello Spirito,occorre raccontare semplicemente la successione dei fatti, senza che ciò abbia nulla a che fare con le vedute di colui che li racconta.
Abbiamo così cominciato col conoscere due concetti, nel loro significato spirituale: cioè l’essere della Vergine Sofia,che è il corpo astrale purificato, e l’essere dello Spirito Santo, dell’Io cosmico dei Mondi, che viene accolto dalla Vergine Sofia e che può allora parlare dal corrispondente corpo astrale. Conviene però conseguire ancora dell’altro, conseguire un grado più alto: potere, cioè, aiutare il prossimo, potergli dare gl’impulsi per realizzare quei due concetti. Gli uomini del nostro periodo di evoluzione possono accogliere nel modo suddescritto la Vergine Sofia (il corpo astrale purificato) e lo Spirito Santo (l’illuminazione). Soltanto Cristo Gesù poteva dare alla Terra, ciò che all’uomo era necessario. Egli ha inoculato nella parte spirituale della Terra le forze, che rendono possibile il verificarsi di ciò che si è descritto con l’iniziazione cristiana. Come èciò avvenuto?
Per comprendere questo, ci conviene addurre due fatti: dobbiamo in primo luogo acquistare una cognizione di ordine puramente storico, dobbiamo cioè conoscere il modo, completamente diverso da oggi, come si davano i nomi al tempo, in cui furono scritti i Vangeli.
Coloro che interpretano oggigiorno i Vangeli, non comprendono nulla del principio col quale si assegnavano i nomi al tempo dei Vangeli stessi, e non discorrono perciò come dovrebbero. È straordinariamente difficile spiegare quale fosse a quel tempo la norma che regolava la scelta dei nomi; ma ce la possiamo tuttavia rendere comprensibile, sia pure in via molto sommaria. Figuratevi che vedendo un uomo che ci viene incontro, non ci fermassimo affatto al nome, punto adatto per lui, che gli è stato assegnato col sistema astratto che oggi; come si davano i nomi, al tempo in cui stessimo in ascolto, per avvertire quali sieno le sue qualità precipue, il più notevole segno del suo carattere, e fossimo in grado d’investigare chiaroveggentementele sfere più profonde del suo essere, e gli dessimo poi il nome secondo le qualità più importanti, che credessimo di dovergli riconoscere.
Se si seguisse una volta questo criterio per la sceltadei nomi, si farebbe a un dipresso, in un ordine inferiore, più elementare, quel che facevano nell’imposizione dei nomi coloro che imponevano i nomi nel senso dello scrittore del Vangelo di Giovanni. Volendo esser molto chiaro nello spiegare il modo, come procedeva lo scrittore di quel Vangelo nella scelta dei nomi,dovrei ora dire:
Questo scrittore del Vangelo di Giovanni ha considerato quella che fu storicamente la madre esteriore di Gesù secondo le sue più spiccate qualità e si è domandato, dove avrebbe potuto trovare un nome, che nel modo più perfetto esprimesse il suo essere. E poichè per le precedenti incarnazioni, per le quali era passata, ella era giunta all’elevatezza spirituale, in cui ora si trovava; poichè appariva nella sua personalità esteriore come un’impronta, come una manifestazione di ciò che nell’esoterismo cristiano si chiama la Vergine Sofia, egli chiamò la Madre di Gesù «Vergine Sofia». Così essa ha sempre avuto nome nei santuarii esoterici, dove il cristianesimo veniva insegnato esotericamente: la Vergine Sofia. Exotericamente egli non la nomina neppure – a differenza degli altri, che scelsero per lei il nome profano di Maria. Egli non poteva prendere il nome profano. Giovanni doveva esprimere nel nome di lei il senso della profonda evoluzione storica del mondo. E questo egli ha fatto, indicando che essa non poteva chiamarsi Maria, e per di più ponendole accanto sua sorella Maria, moglie di Cleofa, e chiamandola semplicemente la madre di Gesù. Con ciò egli mostra, di non voler nominare il nome di lei, e che esso non può essere reso di pubblica ragione. Nei circoli esoterici, la si chiamava sempre la «Vergine Sofia». Essa era colei, che come persona storica rappresenta la «Vergine Sofia».
Se ora vogliamo penetrare più oltre nell’essere del cristianesimo e del suo Fondatore, dobbiamo porci dinanzi all’anima ancora un altro mistero. Dobbiamo renderci chiaramente conto, che occorre distinguere fra ciò che nell’esoterismo cristiano si chiama «Gesù di Nazareth» e colui, che si chiama il «Cristo-Gesù», il Cristo nel Gesù di Nazareth. Che cosa significa questo? Significa quanto segue. Nella personalità storica del Gesù di Nazareth, abbiamo anzitutto a che fare con un uomo superiormente evoluto, che ha attraversato molte incarnazioni e si è rincarnato dopo un periodo superiore di evoluzione, e che perciò venneattirato verso una madre così pura, che lo scrittore del Vangelo di Giovanni ha potuto chiamarla la Vergine Sofia. Abbiamo dunque a che fare con un uomo elevatissimo, con Gesù di Nazareth, il quale nel corso della sua evoluzione era nella precedente sua incarnazione già molto progredito, e penetrò in questa incarnazione essendo già a un alto grado di spiritualità. Gli altri Evangelisti, al di fuori dello scrittore del Vangelo diGiovanni, non sono illuminati in così alta misura quanto lo scrittore di questoVangelo. Ad essi è piuttosto aperto il vero mondo sensibile, in cui vedono aggirarsi il loro Maestro e Messia come Gesù di Nazareth. D’altra parte rimangono per loro nascosti i rapporti spirituali più occulti, per lo meno in quelle altezze in cui lo scrittore del Vangelo di Giovanni spinge lo sguardo. Essi devono perciò dare speciale valore al fatto, che in Gesù di Nazareth si esplica ciò che ha sempre vissuto nel Giudaismo, che si è sempre perpetuato nel Giudaismo attraverso tutte le generazioni come Diodei Giudei, il padre. E questo difatti essi lo esprimono, dicendo: «Se rintracciamo l’origine di Gesù di Nazareth attraverso le generazioni, possiamo indicare che veramente scorre in lui il sangue che è scorso attraverso le generazioni». Essi dànno perciòla tavola genealogica e la dànno in conformità del grado diverso di evoluzione a cui essi stessi si trovano. Matteo tiene anzitutto a mostrare: «Abbiamo in Gesù di Nazareth un uomo, nel quale vive il Padre Abraham: il sangue del Padre Abraham è scorso giùfino a lui!» Egli dà perciò la tavola genealogica fino ad Abraham. Egli sta a un punto di vista più materiale di Luca. A quest’ultimo importa di mostrare, che si può rintracciare l’origine, la successione, per via di sangue, ancor più indietro, fino ad Adamo, e che Adamo era un figlio della divinità stessa; vale a dire, che egli apparteneva al tempo, in cui l’uomo per la prima volta passò dalla spiritualità nella corporeità. Ad ambedue, Matteo e Luca, importa di mostrare, che questo provvisorio Gesù di Nazareth consta soltanto di ciò, che essi riconducono su fino alla forza divina del Padre. Allo scrittore del Vangelo di Giovanni che guardava nello Spirito, questo non importava; perché a lui non importavano le parole: «Io, e il Padre Abraham siamo uno», bensì egli voleva mostrare: «In ogni momento vi è nell’uomo un quid eterno, che era nell’uomo prima del Padre Abraham! Era nel primo principio, era il Logos, che si chiama «Io-sono». Prima che tutte le cose esteriori e le entità fossero, esso era, era nel primo principio». Per coloro, dunque, che volevano descrivere piuttosto il Gesù di Nazareth, e che potevano anche descrivere lui solo, si trattava di mostrare, come il sangue fosse scorso fin dal principio giù per le generazioni. Per loro, era importante mostrare, che in Giuseppe, padre del Gesù di Nazareth, viveva il sangue, che era scorso giù per le generazioni.
Se potessimo parlare del tutto esotericamente, sarebbe qui naturalmente necessario parlare dell’idea della cosiddetta «immacolata concezione», la quale però non può essere discussa che nei circoli più ristretti. Essa però fa parte dei più pr...
Table of contents
- BREVI PAROLE DEL TRADUTTORE
- PREFAZIONE
- I - La dottrina del Logos
- II - Esoterismo cristiano
- III - La missione della Terra
- IV - Il risveglio di Lazzaro
- V - I sette gradidell’iniziazioneI primi segni
- VI - L’«Io-sono»
- VII - Il mistero del Golgotha
- VIII - L’evoluzione dell’uomoin relazione col Principio-Cristo
- IX - L’annunzio profeticoe il sorgere del Cristianesimo
- X - L’azione dell’Impulso-Cristo nell’umanità
- XI - L’iniziazione Cristiana
- XII - L’essere della Vergine Sofia e dello Spirito Santo
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