Estratto della mappa contenuta nel sito www.campifascisti.it che mostra i luoghi di internamento di vario tipo presenti in Molise, Puglia e nella provincia di Foggia.
Legenda:
rosso â campo di concentramento
giallo â campo per prigionieri di guerra
blu â localitĂ di internamento
rosa â carcere
bianco â de definire
arancio â luogo di confino [isole Tremiti]
Estratto della mappa contenuta nel sito www.campifascisti.it che mostra i luoghi di internamento di vario tipo presenti in Puglia, nella provincia di Brindisi.
Legenda:
rosso â campo di concentramento
giallo â campo per prigionieri di guerra
bianco â de definire
marroncino â campo distaccamento lavoro per prigionieri di guerra
LE ORIGINI DEL FASCISMO IN PUGLIA1
Lâintera Puglia ai primi del â900 era una lunga distesa di terre con culture poverissime. Braccianti e contadini poveri lavoravano sparsi su territori immensi, lontani dai loro paesi di origine specialmente nei mesi di raccolta.
Le rivolte dei contadini erano sporadiche ma violente e la polizia spesso sparava uccidendo i proletari indifesi. Nelle tre province pugliesi (Bari, Foggia e Lecce), il fascismo si manifestĂČ come espressione di una borghesia contraria al rinnovamento emergente nelle campagne e negli strati popolari delle cittĂ .
Nei capoluoghi aderirono burocrati e piccoli borghesi, mentre nelle campagne furono i proprietari terrieri e le organizzazioni padronali degli agricoltori a creare i primi nuclei. La prima guardia armata, che poi Ăš il nucleo dellâorganizzazione fascista sorge a Cerignola nel 1921 e qui emerse la figura di Giuseppe Caradonna.
I prezzi dei generi alimentari aumentarono e le piazze si riscaldarono e questo comportĂČ lâinizio della strategia fascista per generare terrore nelle campagne e nelle cittĂ . Molti erano quelli che emigravano.
Il fascismo, agli inizi degli anni â30, cercĂČ di porre un argine creando un altro fenomeno, quello del trasferimento di operai disoccupati e contadini verso lâAbissinia, la guerra di Spagna, verso i lavori pubblici che venivano compiuti in Albania.
Il 9 aprile 1931 il fascismo varĂČ una legge che proibiva ogni tipo di trasferimento e affidava al maresciallo locale dei carabinieri il compito di predisporre fogli di via obbligatoria a quanti venivano sorpresi in paesi e cittĂ che non fossero quelli di loro residenza. I primi nuclei fascisti, e quindi i fasci, luoghi di aggregazione del movimento, sorsero intorno ai circoli della Marina e degli industriali con lâadesione di professori e ufficiali reduci della guerra. A Lecce e Foggia sorsero, invece intorno alle associazioni agrarie. A essi venne dato un ordine: la distruzione di quanti volevano introdurre il bolscevismo in Italia.
Il rosso era il colore del pericolo.
La nascita del fascismo va di pari passo con lâaspra lotta di classe preesistente: il fortissimo scontro tra padroni e contadini; in Puglia questo comportĂČ uno spostamento verso il fascismo del padronato agrario.
Il successo del fascismo nelle campagne, coinciso con il periodo dellâautunno 1920, era dovuto al sostegno degli agrari che lo eressero a movimento di difesa dei propri interessi. Gli agrari che avevano subito nel primo dopoguerra lâoccupazione delle loro terre e gli scioperi agrari (le occupazioni di terre continueranno nel Foggiano e nord Barese anche tra il 1920 e il â21 e costituiranno una delle forme della lotta socialista alla violenza fascista in questi anni) avevano fondato e appoggiato le nascenti organizzazioni fasciste.
I grandi proprietari e i braccianti vivevano nella grandi «agrotown», fu qui ina fatti che si svolsero le maggiori battaglie in quanto la lottpolitica nel primo dopoguerra si distinse anche per il controllo dello spazio cittadino.
Sia i fascisti che i proprietari terrieri erano rappresentati da figure nuove, gli homines novi che utilizzarono il fascismo come una risorsa politica.
Alle origini del fascismo lâ«ideologia della giovinezza» attrasse molti giovani che avevano ereditato il mito della guerra (appena conosciuta o non conosciuta affatto per motivi anagrafici), divenuta per loro un potente fattore di identificazione.
In questa zona abbiamo una forte presenza di minorenni allâinterno delle organizzazioni fasciste. Le fonti della Questura reperite per la provincia di Bari mostrano una forte presenza di giovanissimi nelle azioni di violenza; si trattava in molti casi di minorenni accusati di reati anche molto gravi.
Il prefetto di Bari in una sua lettera al Ministero spiegava che la giovane etĂ di coloro che commettevano reati non permetteva la punizione dei colpevoli nonostante la gravitĂ dei reati. In genere, sosteneva il prefetto, la faccenda si risolveva con unâammonizione informale in caserma e un rinvio ai genitori.
La gran parte degli scontri comincerà nel centro dei borghi rurali e poi si sposterà in campagna. Le città rurali della zona considerata erano cosÏ strutturati: un centro con un Corso principale attraversato dai palazzi dei signori e una piazza con una cattedrale. In genere questa zona abitata dagli agrari era separata dai quartieri popolari abitati prevalentemente dai contadini, braccianti a giornata. La forte divaricazione sociale presente in queste «agrotown» coincideva anche con una separazione degli spazi. Intorno al controllo degli spazi pubblici si combatteva la lotta per la conquista del potere politico nel primo dopoguerra. La presenza del sindacalismo rivoluzionario in Puglia, specie a Cerignola, roccaforte rossa e patria di Giuseppe Di Vittorio, rese gli scontri molto cruenti.
I giovani braccianti organizzati in leghe sindacali, sono i principali protagonisti degli scontri avvenuti tra il 13 e il 15 maggio 1921. Saranno questi a organizzare una resistenza armata per difendere i quartieri popolari.
Il sindacalismo rivoluzionario pugliese diede sin dallâinizio del Novecento e in particolare con gli scioperi del 1907 grande prova della sua forza e vitalitĂ . A differenza che al Nord, la prassi dellâazione diretta era garantita a Cerignola non dallâeterogeneitĂ sociale dei membri che componevano il movimento, ma dalle condizioni nelle quali versavano i componenti delle leghe contadine, nella maggioranza dei casi braccianti a giornata.
La forte divaricazione sociale tra le due classi, massari o proprietari terrieri e braccianti a giornata, aveva reso il conflitto nelle campagne piĂč aspro che in altre parti dâItalia. La violenza fascista invadeva anche gli spazi privati. In questo caso si rompono i confini tra spazio pubblico e spazio privato e coloro che agiscono la violenza, in questo caso i fascisti, individuano uno spazio «compatto» da colpire nella sua interezza. Emerge da questa come da altre testimonianze, il sostegno fornito ai socialisti dalle donne dei quartieri popolari, legate ai gruppi socialisti, che avvertivano gli uomini della presenza dei fascisti e dei rischi che correvano, che andavano a parlamentare con i fascisti per evitare possibili violenze, che denunciavano alle autoritĂ giudiziarie le violenze fasciste.
Le donne, quando si aprĂŹ il procedimento sui fatti del 15 maggio 1921, furono le prime a rilasciare testimonianze che accusavano i fascisti. Furono le mogli, le madri, le vicine di casa di socialisti accusati o fatti oggetto di violenza a puntare il dito verso i membri del locale partito fascista.
A partire dai primi giorni del mese e fino alle elezioni politiche del 15 maggio, a Cerignola la violenza sarĂ piĂč forte negli spazi pubblici. La conquista degli spazi pubblici nelle mani dei socialisti dallâautunno 1920 divenne lâobiettivo principale della lotta fascista.
La volontĂ di dominare incontrastati era la ragione alla base dellâesercizio di questa violenza.
1 Rosanna Clemente, Origine del fascismo in Puglia, articolo su fascismoinpuglia.wordpress.com, 17 febbraio 2013.
ISOLE TREMITI LUOGO DI CONFINO E DEPORTAZIONE
Anticipazione storica del confino, come nacque
I precedenti del confino politico nel periodo liberale
Nella Roma antica, un individuo, qualora fosse stato giudicato pericoloso nei confronti dello Stato, anche senza aver commesso alcun crimine, poteva essere condannato allâesilio o ai lavori forzati1.
Usi affini erano presenti anche nei Comuni italiani del tardo Medioevo2. NellâOttocento, il Regno delle Due Sicilie, quello di Sardegna e lo Stato Pontificio erano soliti ricorrere al domicilio coatto o allâesilio per i sospetti in linea politica3.
Ă proprio nel codice penale sardo promulgato da Carlo Alberto di Savoia Carignano nel 1839 che compare il termine «confino», nel Libro I, Titolo I, Capo II dove si tratta delle pene correzionali (in tutto sei, ossia, ordinate secondo la loro gravitĂ : carcere, ergastolo, confino, esilio locale, sospensione dallâesercizio dei pubblici uffizi, multa).
Per lâarticolo 29 del codice in questione il confino consiste nellâobbligo ingiunto al delinquente di abitare in un designato comune nella distanza almeno di un miriametro e mezzo tanto dal luogo del commesso reato, quanto dal comune del proprio domicilio, e di quello della persona offesa o danneggiata.
Il periodo da trascorrere al confino poteva variare da tre mesi a cinque anni. Esso si differenziava dallâesilio locale in quanto nel secondo caso il condannato, sebbene costretto ad abitare a trenta chilometri dal Comune di residenza, o dove si era commesso reato, era libero di scegliere dove risiedere.
Erano puniti c...