La storia della grande fuga
(un copione spaghetti-western)
Renato: Steve, unâaltra partita a briscola?
Steve McQueen: Pard, meglio se lavoriamo. Che arnesi hai recuperato stavolta?
Renato: Due lime da ferro. Una tronchese. Forbici da lattoniere. Occhiali da saldatura ossido-acetilenica.
Steve: Cool!
Renato: DĂŠ, hai ragione a dĂŹ culo, sĂŹ. E brodi loro che lasciano tutti questi attrezzi tra le miâ mani. Peggio posto âun câè. (Ride). Daâ retta, Steve. Te dammi un cacciavite e io ti ci ribalto lâinferno come un guanto. Ho fatto bene a faâ finta dâavĂŠ messo la testa a posto col padrone.
Steve: Hai recitato alla grande, io non avrei saputo far di meglio...
Renato: Che poi se quello lassĂš pensa châio gli regalo il miâ sudore a gratisse âun câha capito proprio nulla... ma poi hai sentito che leccate gli fa il fiorentino? Il sommo fattore che tutto move... Ma come si fa a fa certe sviolinate al capo? Io gli direi: ma te chi ti credi dâesse? Il padreterno? Son tutti cosĂŹ i padroni, li metti dietro a una scrivania e si sentono dio in terra. Pensano che la fabbrica è tutta roba loro. Il Principale âun batte mai chiodo ma pare abbia fatto tutto lui. âUn move un dito neanche a supplicarlo, e poi dice che è onnipotente. Il mondo? Roba sua, lâha fatto da solo in sei giorni, dĂŠ. E chi âun ci crede va allâinferno. Col cavolo. Il mondo sâè fatto noi. Con queste mani qui. Ho retto la parte, bisognava faâ buon viso a cattiva sorte. Ma ora si va alla resa dei conti. Ho ragione o no, Steve?
Steve: Parole sante, amigo. Parole sante. Saresti stato un grande attore, Renato.
Renato: E te saresti stato un grande livornese, Steve.
Steve: Comâon. Ripassiamo il piano. Come siamo messi?
Renato: DĂŠ, ci siamo. Ho rifilato con la mola il cancellaccio che porta al fiume. Ho assottigliato i cardini pian piano, riducendoli di qualche millimetro dâacciaio. Ho allentato i dadi dei bulloni e ridotto i gangheri fino al punto di rottura. BasterĂ una spinta per sfondare. Caronte, rincoglionito comâè, âun si dovrebbe accorge di niente. E quando andiamo via, lasciamo la porta aperta. Ci verranno dietro tutti gli operai che han perso la vita per arricchire i padroni. Il cerchio che ho costruito per loro ha delle feritoie nascoste da un lamierone brunito. Sembra ghisa, ma lo abbatteranno con un rutto. Se si scappa noi, bisogna che possano scappĂ anche loro. Aspettano solo di sentĂŹ lâurlo di guerra.
Steve: Lâurlo di guerra?
Renato: Certo. Come dite nei vostri film? La parola dâordine.
Steve: Su quella siamo dâaccordo allora?
Renato: Come preferisci te. Vada per âMompracem vivrĂ !â.
Steve: Bene. Mi sembra una soluzione cinematografica. Ma quando i tigrotti saranno fuori devono evitare di rimanere assieme. Bisogna disperdersi. Ognuno deve prendere una strada diversa. Ă una questione di strategia. Altrimenti gli sgherri di Brooke ci fregano.
Renato: Lâoperazione Mompracem!
Steve: Renato, ricorda che da te dipende la parte fondamentale dellâoperazione. Ripeti la procedura a memoria.
Renato: Chiudo le valvole del gas, spacco i manometri e mando in tilt le centraline elettriche. Non è mai successo finora, ma accadrĂ : le fiamme dellâinferno si spengeranno. A quel punto la catena si fermerĂ e i dannati abbandoneranno le linee e organizzeranno il primo picchetto sindacale dellâaldilĂ .
Steve: Possiamo fidarci di loro?
Renato: Per certe categorie professionali posso metteâ le mani sul foco. Bestemmiatori e lussuriosi stanno dalla nostra parte. Scateneranno lâinferno, amigo. Agiranno a gatto selvaggio. E poi ci basta che tengano impegnati quei simpaticoni dei cherubini per un poâ. Il tempo di distrarre la sorveglianza mentre noi, dallâaltro lato, ci diamo da fare col cancellone. Mi chiedo solo se ce la faremo. Il gioco è rischioso...
Steve: Tu pensa a sfondare il cancellaccio, compadre. Se le cose stanno come dici, che vicino a quel cancello ti arriva sulla radiolina trafugata in cantiere il segnale-radio delle partite...
Renato: Ma prendo solo la provincia di Livorno...
Steve: Appunto. Questo vuol dire che il cancello corrisponde alle tombe etrusche dei tuoi racconti. Non ci resta che guadare lâAcheronte e dovremmo spuntare fuori in quella necropoli.
Renato: Le trombâetrusche di Baratti!
Steve: In realtĂ pare si tratti di un pregevole sito archeologico...
Renato: Sieh, aridagli... ora mettitici anche te. Ascolta, Steve, fanno un porpo âbriaco da quelle parti che è uno spettacolo. Col vino rosso è la suâ morte.
Steve: Renato, andremo di corsa. Lo so come girano le cose quando sei in fuga. Dobbiamo bruciare i tempi.
Renato: Che si fa?
Steve: Che si fa? Quando siamo fuori la prima cosa è rimediare una moto. La inforchiamo e a quel punto ci penso io. Devi solo starmi attaccato alla schiena e guardarmi le spalle, ok?
Renato: Niente moto, Steve, diamo troppo nellâocchio. So io dove rimediĂ una vecchia audi 80 del 1990. Quella âun mâha mai lasciato a piedi.
Steve: Ok, sei tu quello che ha i contatti in zona.
Renato: Ma quando saremo fuori vuoi che non mandino sulla nostra pista quellâattrezzi con lâalucce?
Steve: Questa è la seconda parte del piano. Per un poâ stiamo nascosti. Facciamo calmare le acque, poi troviamo un modo per arrivare in Costa Rica.
Renato: In Costa Rica a faâ che? A prende il sole in mezzo ai quattrinai in vacanza?
Steve: Amigo, mica siamo dei brodi. Guarda cosâho nel taschino della mia camicia...
Renato: Unâarmonica?
Steve: GiĂ , unâarmonica. Sai chi m...