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About this book
Il potere di Vladimir Putin sulla politica e sulla società sovietica non conosce praticamente più confini. I suoi uomini controllano tutti i gangli vitali di un paese in cui le condizioni di vita della maggioranza dei cittadini si sono pesantemente deteriorate nel corso degli ultimi anni. Sulla base di una ricchissima documentazione di prima mano l'autore ricostruisce l'inarrestabile ascesa di Putin dal Kgb ai vertici di uno Stato che sembra voler recuperare le sue tradizioni assolutiste tornando anche a rivendicare un ruolo imperiale sullo scacchiere geopolitico. Sacrificando, senza troppi complimenti, la vita democratica e il benessere dei cittadini russi.
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Information
1. Tra democrazia e dispotismo
La Russia, il paese più esteso del mondo, ricchissimo di risorse naturali e grande potenza militare, anche se un poā azzoppata, si trova a un bivio drammatico. Quale strada sceglierĆ ? Si allargheranno o si restringeranno gli spazi di democrazia, o si giungerĆ addirittura alla instaurazione di un potere personale per il quale sono state poste in questi anni molte premesse? Dalle colonne di un settimanale russo assai diffuso un noto giornalista ha cercato di dimostrare che Putin non sarĆ un secondo Stalin. Gli argomenti portati sono, tuttavia, poco convincenti. I principali sono due. Il primo ĆØ questo: Putin finora non ha mai violato la Costituzione della Russia, non esiste il culto della sua personalitĆ nonostante gli sforzi di molti mass media. Il secondo argomento ĆØ che Putin non può diventare Stalin, non per mancanza di carattere e pugno di ferro, ma soprattutto perchĆ© la Russia odierna non ĆØ più quella del tempo degli zar o del regime sovietico. Questa diversitĆ rispetto al passato la porterebbe ad esigere che anche i suoi leader siano diversi da quelli che li hanno preceduti. Si tratta di argomenti abbastanza lontani dalla realtĆ di un paese che si ĆØ lasciato da tempo alle spalle il Ā«sogno democraticoĀ» di Eltsin e non considera più la democrazia un valore. A parlare con molti russi di democrazia oggi si ha la stessa sensazione che si aveva nellāUrss prima della Perestrojka: semplicemente mostrano di non comprenderne il significato. Senza contare il peso della rivalutazione storica e culturale degli zar in corso in Russia, alla quale contribuisce insieme alla chiesa ortodossa anche lāattuale regime, e i cui riflessi emergono negli orientamenti politici ed istituzionali di numerosi cittadini. La simbiosi tra chiesa e potere ĆØ stata nella storia russa la levatrice di numerosi zar. Per questo viene vista con preoccupazione da numerose persone, scienziati, uomini di cultura. Ne ĆØ testimonianza la lettera aperta con cui dieci scienziati, tra cui i premi Nobel Vitalij Ginzburg e Zh. Alfiorov, membri dellāAccademia, si sono rivolti a Vladimir Putin chiedendo che sia impedita la clericalizzazione del paese. La lettera degli accademici pubblicata il 26 luglio 2007 su alcuni giornali ha avuto lāeffetto di una bomba in una societĆ in buona parte tesa alla riconquista della religiositĆ persa durante il regime sovietico e disponibile ad accettare qualsiasi revisione della storia ad opera delle autoritĆ ecclesiastiche. Revisioni che si riducono in sostanza a una divisione manichea dei protagonisti della storia. I Ā«buoniĀ» ovviamente sono gli zar, in particolare lāultimo, Nicola II fucilato insieme alla sua famiglia dai bolsceviki (i Ā«cattiviĀ»).
Voglia di Zar
Oggi la voglia di zar ĆØ palpabile. Una buona parte dei russi desidera un uomo forte al comando del paese e lo identifica nello zar. Sono delusi dai partiti per la loro tendenza a trasformarsi da parte in tutto. Questo antipartitismo, alimentato da varie teorie e da certe tradizioni culturali russe, sembra essere il brodo di cultura delle più diverse aspirazioni zariste. Guardando con disappunto alla vita dei partiti politici e alle loro trame i cittadini tornano a ciò che ĆØ tradizionale nellāanimo russo, il buono Ā«zarĀ» che, come un padre, può pensare a tutti, ĆØ al di sopra di tutto, e anche delle leggi. Questi nostalgici dello zar pensano che almeno non ruberĆ essendo giĆ ricco di suo. Lo zar, dallāalto del suo trono, potrebbe esercitare il suo potere con equilibrio e puntare solo alla stabilitĆ senza imbarcarsi in spericolate avventure.
Quando Vladimir Putin, il 1° ottobre 2007, annunciò lāintenzione di non ripresentare la propria candidatura per ottenere un terzo mandato presidenziale, in molti sorse il sospetto più che fondato che dietro questa decisione ci fosse il desiderio suo e dei suoi seguaci del partito Ā«Russia UnitaĀ» di continuare a governare la Russia in altra veste. Appunto quella di zar. In lingua russa il termine Ā«zarĀ» (dal latino caesar) fu usato per la prima volta da Ivan III per indicare il suo potere assoluto di monarca di tutte le Russie, che si avvaleva anche del titolo di Ā«autocrateĀ», di origine greca. Il titolo di zar, tuttavia, non si riferisce esclusivamente al monarca, ma anche a colui che domina con la propria influenza le persone che lo circondano. Designa, insomma, chi abbia instaurato un proprio stabile potere personale. In russo, di una persona un poā stupida si dice che non ha lo zar nella testa.
Persino un giornale noto per le sue simpatie verso il regime ha scritto preoccupato: Ā«PoichĆ© il popolo ĆØ debole avremo Putin per sempreĀ». Del resto non ĆØ accaduto cosƬ in varie repubbliche dellāex Unione Sovietica, dove il potere viene consegnato a vita a un dirigente e viene poi ereditato da unāaltra persona a lui vicina dopo la sua morte?
Nella storia della Russia è possibile trovare numerosi esempi di grandi personaggi che acclamati dal popolo sono stati elevati al trono di zar. Anche oggi una grande parte della popolazione, di boiari contemporanei e di ecclesiastici ortodossi implora Putin di restare presidente della Russia. Il 40% dei russi sarebbe perfino disponibile a rinunciare anche a quei limitati spazi di democrazia e di libertà politica ancora esistenti purché Putin resti al potere.
E non vāĆØ dubbio che Putin, dopo la famosa rinuncia, resterĆ comunque al potere. In un memorandum pubblicato il 17 ottobre 2007 da Rossijskaja Gazeta Boris Gryzlov, attuale speaker della Duma e capo di Ā«Russia UnitaĀ», afferma chiaramente che Putin continuerĆ a governare anche non essendo più presidente. Gryzlov svolge nel panorama politico russo, in folta compagnia, il ruolo di voce del padrone. In quel m...
Table of contents
- Indice
- Nota di redazione
- Una autonomia indispensabile e disarmata per la pace Tommaso Di Francesco
- «Operazione militare speciale»Osvaldo Sanguigni
- 1. Tra democrazia e dispotismo
- 2. Un «ragionevole Terminator»
- 3. I cocci della Russia
- 4. La Russia e il resto del mondo
- 6. Un futuro imperiale per la Russia?