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Italiani in Südtirol

  1. 168 Seiten
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Italiani in Südtirol

Über dieses Buch

A oltre trenta anni dall'entrata in vigore dello Statuto di autonomia per la provincia di Bolzano, la comunità italiana in Alto Adige si trova al suo minimo storico quanto a consistenza numerica, forza economica, peso politico e influenza culturale. Una condizione solitamente presentata come il risultato di una sorta di rivincita attuata dalla minoranza nazionale tedesca in Alto Adige, che gestirebbe l'autonomia della provincia come una sorta di apartheid. Spaesati, Italiani in Südtirol presenta invece una lettura diversa, individuando le cause della decadenza del gruppo altoatesino nella storia politica italiana, a Roma come a Bolzano. L'ignavia politica di cui ha dato prova lo Stato alle prese con la questione sudtirolese ha pesantemente pregiudicato i rapporti tra i due maggiori gruppi linguistici in Alto Adige. I sudtirolesi hanno sviluppato una forte identità culturale e politica, rendendosi protagonisti di un'epica rinascita. Gli altoatesini invece, mandati nella nuova provincia da colonizzatori, sono stati abbandonati a se stessi quando le pressioni internazionali hanno costretto l'Italia a tener fede ai suoi impegni nei confronti della minoranza tedesca. Cause della debolezza del gruppo altoatesino sono inoltre le politiche dei diversi partiti, nessuno dei quali è riuscito a proporre un progetto credibile e percorribile di partecipazione al governo della provincia. Gravi insufficienze hanno dimostrato anche la scuola e l'informazione italiane, che non riescono a dare agli altoatesini le conoscenze e gli strumenti necessari per vivere in questa terra, lasciandoli appunto nella condizione di spaesati. Partendo dalla cronaca degli ultimi anni, il libro presenta una rassegna degli errori e delle insufficienze messe in campo dallo Stato italiano, dal mondo politico e cultura. È una rassegna paradossale, perché mostra che spesso coloro che proclamavano di voler difendere gli italiani, hanno lavorato in realtà contro i loro interessi.

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Note

Introduzione

1 Non manca neppure oggi chi si ostina a considerare la questione sudtirolese una questione prettamente interna allo Stato italiano. Questa, d’altronde, è stata a lungo l’impostazione che lo stesso governo italiano ha sempre voluto dare: “Le misure proposte sono espressione della inalienabile sovranità italiana ed hanno ed avranno carattere interno ed autonomo”, sosteneva il Presidente del Consiglio Mariano Rumor il 3 dicembre del 1969 alla Camera dei deputati. Tutti i documenti internazionali smentiscono tale impostazione, a cominciare dall’accordo firmato il 5 settembre 1946 a Parigi tra il Presidente del Consiglio italiano Alcide Degasperi e il Ministro degli esteri austriaco Karl Gruber, che è appunto un accordo internazionale inserito nel trattato di pace che gli alleati stipularono con l’Italia. La “quietanza liberatoria” (Streitbeilegungserklärung), che l’Austria in quanto potenza tutrice della minoranza sudtirolese avrebbe rilasciato a conferma dell’attuazione delle norme previste dal “pacchetto”, è espressamente prevista dal calendario operativo concordato dai ministri degli esteri Aldo Moro e Kurt Waldheim. La “quietanza liberatoria” fu votata a grande maggioranza dal parlamento di Vienna il 5 giugno 1992, con 125 voti a favore (SPÖ - socialdemocratici, ÖVP - popolari, Grünen - verdi) e 30 voti contrari (FPÖ, liberal-nazionali).
2 Accordo Degasperi – Gruber, art. 1. Pubblicato in Manuale dell’Alto Adige – Provincia Autonoma di Bolzano, 2005, pag. 30
3 Sull'uso dei termini “sudtirolese”, “altoatesino” e di altre espressioni tratte dal vocabolario politico locale cfr. il cap. “Glossario”.
4 Cfr. Friedl Volgger, Mit Südtirol am Scheideweg – Erlebte Geschichte. Haymon Verlag, Innsbruck, 1984, pagg. 159-160.
5 Il dato trova conferma in un documento del 21 novembre 2002 dei consiglieri provinciali di An dedicato alla scuola italiana. Esso ricorda che gli studenti delle elementari e delle medie italiane sono appena il 17% della popolazione studentesca complessiva, un dato molto al di sotto della consistenza del gruppo italiano rilevata con il censimento del 2001.
6 Cfr. Sergio Romano, Le cinque Regioni autonome e la “minaccia” del federalismo, “Corriere della Sera” 29.11.2002, pag. 12: “Per evitare le contaminazioni etniche è stato permesso alla SVP di instaurare nella provincia di Bolzano un regime di apartheid…”.

La débâcle italiana

1 Nel luglio 2004 l’entrata in Consiglio provinciale di Riccardo Dello Sbarba, che succede al Consigliere Sepp Kusstatscher eletto al Parlamento europeo, cambia nuovamente le cifre. I consiglieri del gruppo italiano diventano otto, quelli del gruppo tedesco ventisei, mentre tra i consiglieri della Volkspartei vi è anche un ladino.
2 Intervista all’ANSA, del 01 nov. 2003.
3Cfr. “Alto Adige”, 11 genn. 2006, pag. 9
4 Dichiarazione rilasciata il 14 luglio 2005 da Giustino Di Santo al Telegiornale regionale della Rai, edizione ore 14:00
5 Ibid.
6 Dichiarazione al Telegiornale regionale della Rai il 14 luglio 2005, ediz.: 19:30
7Cfr. capp. Ignoranza e pregiudizio e Falsa informazione.

Ignoranza e pregiudizio

1 Sebastiano Vassalli, Sangue e suolo. Viaggio tra gli italiani trasparenti. Einaudi, Torino, 1985
2Cfr. “Corriere dell’Alto Adige”, 13.11.2003
3 Pag. 30
4 Pag. 78
5 Pag. 33
6 Pag. 149
7 Pag. 18
8 Pag. VIII; pag. 43
9 Pag. 29
10 Pagg. 14, 15
11 Pag. 24
12 Pag. 162
13 Pag. 134, 135
14 Pag. 139
15 Pag. 167
16 Pag. 46
17 Pag. 17
18 Pag. 101
19 Cfr. il romanzo “La chimera”, ricostruzione della storia della “strega di Zardino”, nel Novarese, vissuta tra il 1590 e il 1610. Einaudi, Torino, 1990.
20 Non va dimenticato che al congresso del 22 novembre 1969 i delegati della SVP si espressero a favore del “pacchetto” con una maggioranza risicata: 52,9%. L’altra metà del partito, capeggiata dal senatore Peter Brugger, si trovava invece su una posizione più oltranzista di quella rappresentata dal sostenitore del “pacchetto”, Silvius Magnago.
21 Non ha resistito alla tentazione di dare lezioni di buone maniere ai suoi concittadini di lingua tedesca il verde Riccardo Dello Sbarba nella sua funzione di Presidente del Consiglio provinciale altoatesino. Il fatto è avvenuto il 22 settembre 2006, allorquando diverse compagnie di Schützen hanno festeggiato il sessantacinquesimo compleanno del Landeshauptmann con degli spari a salve davanti al Consiglio provinciale. La cosa ha suscitato le ire del Consigliere provinciale Donato Seppi, di Unitalia, che pretendeva l’intervento dei carabinieri. Dello Sbarba si dichiara non competente per ciò che avviene davanti al palazzo del consiglio provinciale, aggiungendo che si tratta comunque di un fatto “di cattivo gusto”. Immediatamente si scatena una bagarre in aula, con tutti i consiglieri provinciali di lingua tedesca schierati a difesa delle tradizioni degli Schützen e (quasi) tutti i consiglieri italiani impegnati ad attaccarle: una spaccatura etnica, insomma, l’ultima cosa che un politico “interetnico” dovrebbe augurarsi.

Scuola allo sbando

1 Cfr. “Alto Adige”, 01.05.2004, pag. 1.
2 Le norme sulla conoscenza delle due lingue per i dipendenti del pubblico impiego furono approvate dal Consiglio dei ministri l’8 giugno 1976, insieme alle norme sulla “proporzionale”.
3 Al contrario degli altoatesini, i sudtirolesi riconobbero fin da subito che la conoscenza di quella che per loro era la seconda lingua (l’italiano) era indispensabile per non finire schiacciati nella competizione sociale ed etnica. Tanto è vero che la “Stille Hilfe”, l’organizzazione di soccorso che a partire dal secondo dopoguerra raccoglieva fondi in Austria e in Germania per sostenere i “fratelli oppressi” a sud del Brennero, destinava parte di quei fondi al finanziamento di corsi di italiano per sudtirolesi.
4 Conferenza stampa di Romano Viola, PDS, cit. in Ansa, Viola (PDS) propone “scuola ad immersione” in Alto Adige, 3 ott. 1991, 13:12
5 Cit. in Ansa, Scuola: al via “immersione” alle Archimede, 25 nov. 1993, 18:30
6 Cit. in Ansa, Ulivo su scuola e università in Alto Adige, 17 apr. 1996, 12:35
7 Il documento è citato in Ansa, Scuola: Genitori per il bilinguismo a “stati generali”, 19 dic 2001, 11:21
8 Pubblicazione n. 123 della collana Astat, Istituto provinciale di statistica, Provincia Autonoma di Bolzano-Alto Adige, Bolzano 2006.
9 Tra la popolazione di lingua tedesca sono in maggioranza (53%) coloro che ritengono di avere avuto un insegnamento adeguato da parte della scuola; tra la popolazione ladina la soddisfazione è ancora maggiore: 83%.
10 La ricerca, promossa dalle università di Modena e di Graz e curata da Chiara Vettori, prende in esame un campione di circa 400 ragazzi delle terze medie e delle seconde classi superiori, accertando il loro grado di competenza attiva e passiva nel parlato e nello scritto. “Bolzanini bocciati in tedesco”, così il quotidiano ”Alto Adige” presenta i risultati della ricerca nell'edizione del 23.02.2006. I dirigenti della scuola italiana hanno prontamente contestato le modalità e l'attualità dell'indagine, che è disponibile presso l'Accademia europea (Eurac) di Bolzano.
11 Il Consigliere provinciale del PDS Romano Viola fu il primo a proporre ufficialmente una “scuola ad immersione” in Alto Adige. Lo fece nell’ottobre del 1991, di ritorno da un viaggio studi in Quebec, Canada, dove gli studenti di madrelingua inglese apprendono il francese con quel metodo.
12 La pratica di iscrivere i propri figli nelle scuole...

Inhaltsverzeichnis

  1. Cover
  2. Titolo
  3. Impronta
  4. Indice
  5. Introduzione
  6. La débâcle italiana
  7. Ignoranza e pregiudizio
  8. Scuola allo sbando
  9. Di Langer e del „langerismo“
  10. Senza masse e senza classe
  11. Il mite e i furbi
  12. Destra in piazza
  13. Preveggenti e visionari
  14. Falsa informazione
  15. Il nemico
  16. Disagiati, ma non troppo
  17. Glossario
  18. Note
  19. Indice dei nomi
  20. Ringraziamenti

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